Ferrari SF90XX: Stradale o Spider da 1.030 cavalli

Di Pierluigi Bonora

Ecco la Ferrari SF90XX Stradale, nuova versione speciale basata sulla SF90 Stradale, insieme alla spider SF90XX Spider dotata di tetto rigido retrattile, apribile o richiudibile in soli 14 secondi. Le due vetture V8 ibride plug-in verranno prodotte in edizione limitata rispettivamente a 799 e 599 esemplari e rappresentano la versione più innovativa ed estrema del concetto di «versione speciale», cioè di quelle Ferrari volte a esasperare le prestazioni di alcuni modelli di gamma.

 

Al pari della SF90 Stradale, anche la SF90XX Stradale è dotata di tre motori elettrici. La potenza complessiva è di 1.030 cavalli (+30 cv rispetto alla SF90 Stradale), posizionandosi come nuovo riferimento in termini di prestazioni.

 

Il modello Coupè, prezzo 770mila euro, sarà distribuito dal secondo quadrimestre del 2024, mentre la Spider, prezzo 850mila euro, sarà in distribuzione dal quarto quadrimestre del prossimo anno. Le prime consegne arriveranno quindi a circa nove mesi dalla produzione e continueranno fino al 2026. Facciamo il punto con Enrico Galliera,  chief marketing e commercial officer di Ferrari.

Auto del futuro con chassis regolabile: dobbiamo averne paura?

di Luca Talotta

Se è vero che spesso le novità sono la principale causa di paure nelle persone, convinte che restare nel proprio agio sia la cosa migliore, è altrettanto vero che senza queste difficilmente il mondo potrebbe andare avanti. Personalmente ho avuto il piacere di guidare il City Transformer, un’auto compatta con un’innovativa caratteristica: uno chassis regolabile in larghezza. Questo veicolo è stato sviluppato in Israele da una startup omonima. La storia del City Transformer inizia nel 2013, quando l’idea è stata concepita da Asaf Formoza, fondatore dell’azienda.

 

L’obiettivo principale del City Transformer è offrire una soluzione di mobilità urbana efficiente, che consenta di affrontare meglio le sfide del traffico e della mancanza di spazio per il parcheggio nelle città congestionate. Fin qui tutto normale, ma la domanda che ci si deve porre è un’altra: in qualità di automobilisti, ma anche di pedoni, dovremmo avere paura di auto che modificano la propria dimensione?

 

Perché la caratteristica distintiva del veicolo è proprio questa, la capacità di modificare la lsua arghezza. Grazie a un sistema di estensione dell’asse, l’auto può passare da una configurazione più ampia per la guida su strada, di 1,5 metri, a una configurazione più stretta per il parcheggio, riducendo lo spazio occupato a un solo metro.

 

Il City Transformer, progettato per essere completamente elettrico e rispettoso dell’ambiente, può ospitare due persone, con un design compatto e agile che consente una facile manovrabilità nelle strade urbane. Ma riuscirà la forma particolare e il design curato a far passare in secondo piano l’eventuale paura delle persone a fronteggiare un mezzo che cambia la sua forma mentre è in movimento, quasi come un’automobile di un film di fantascienza?

 

La startup ha sviluppato diversi prototipi nel corso degli anni e ha lavorato per ottimizzare il design e l’efficienza del veicolo. L’obiettivo finale del City Transformer è quello di rendere la mobilità urbana più sostenibile, riducendo la congestione stradale e migliorando l’accessibilità alle città. E magari far passare molte paure ad automobilisti e pedoni.

Auto e sostenibilità: è tempo di “green box”

di Luca Talotta (da “Time Magazine”)

 

Sulla base dei dati telematici rilevati dalle scatole nere installate sui veicoli dei clienti Unipol nelle province di Roma, Brescia e Bari, emerge che l’E-Private Mobility Index – la percentuale di veicoli tradizionali (a motore endotermico) che può essere effettivamente sostituita da veicoli elettrici – non è uniforme sul territorio nazionale ed è pari al 17% nella provincia di Roma, al 28% nella provincia di Brescia, al 42% nella provincia Bari. La difformità è frutto della diversa estensione geografica, dei servizi presenti sul territorio e delle abitudini di guida della popolazione; è inoltre inversamente correlata ai km percorsi: l’E-Private Mobility Index aumenta al ridursi dei km percorsi dal singolo veicolo.

Per il calcolo dell’E-Private Mobility Index sono stati processati circa 360 milioni di spostamenti per oltre 226.000 veicoli così suddivisi: per la provincia di Bari, 81.460 veicoli (il 60% delle box esistenti nella provincia) per un totale di circa 140 milioni di spostamenti; per la provincia di Roma 91.920 veicoli (circa il 40% delle box esistenti nella provincia) per un totale di circa 150 milioni di spostamenti; per la provincia di Brescia 53.410 veicoli (il 90% delle box esistenti nella provincia) per un totale di oltre 70 milioni di spostamenti. Tutti i dati sono statisticamente significativi.

Solo dopo aver calcolato l’E-Private Mobility Index, lo studio ha misurato anche la fattibilità economica ovvero, la convenienza dell’investimento per il passaggio all’auto elettrica, tenendo conto che in Italia 8 anni è il periodo pari alla durata media di proprietà di un’auto privata. Una delle variabili che maggiormente incide sulla fattibilità economica è il costo della ricarica: nella provincia di Roma tutte le auto elettrificabili (il 17% dell’E-Private Mobility Index) sarebbero ammortizzabili in 8 anni se la ricarica avesse un costo di 0,2 euro per KWh (costo pre crisi energetica); se il costo aumentasse a 0,36 euro per KWh (costo post crisi energetica), solo il 7% delle auto identificate andrebbe a break even in 8 anni. Le stesse percentuali sono 7% e 3% per Brescia, 13% e 6% per Bari.

È quanto emerge da uno studio condotto dal Politecnico di Milano, basato sulle analisi dei movimenti delle auto degli italiani, registrati attraverso box telematiche e presentati durante il secondo forum di “The Urban Mobility Council”, il Think Tank della mobilità, promosso dal Gruppo Unipol con il Patrocinio della Commissione Europea, del Parlamento europeo Ufficio in Italia, di AGID – Agenzia per l’Italia Digitale, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di Regione Lombardia e del Comune di Milano. Il progetto nasce per promuovere una piattaforma permanente di discussione, di condivisione di idee, ricerche e case studies tra stakeholders istituzionali, università e aziende impegnate ogni giorno per costruire la mobilità sostenibile del futuro: connessa, autonoma, integrata e green.

Lo studio del Politecnico di Milano evidenzia, inoltre, come i veicoli non immediatamente elettrificabili potrebbero continuare a circolare, a determinate condizioni, anche nelle zone a traffico limitato, se si prendessero in considerazione i dati rilevati dalle “green box”, uno strumento per definire e classificare l’impatto ambientale di ciascun veicolo, superando la tradizionale definizione di appartenenza alla classe Euro. La ricerca e le analisi realizzate con i dati della telematica UnipolTech2 consentono, infatti, di passare dal concetto di “scatola nera” a quello di “green box”, andando a misurare in modo continuativo i km percorsi, le velocità, le brusche accelerazioni e le frenate. In sintesi, l’analisi dei dati di guida di un’automobile mostra come un veicolo ecologico (classe Euro elevata) guidato in modo inefficiente possa generare un impatto ambientale maggiore rispetto a un’automobile più vecchia ma guidata in modo “green”.

Emerge, quindi l’importanza del chilometraggio e dello stile di guida sull’impatto ambientale complessivo di un veicolo, indipendentemente dalla sua età o tecnologia di propulsione e si evidenzia la necessità di promuovere una guida “green” e responsabile, fornendo informazioni agli automobilisti sulle pratiche di guida che possono ridurre le emissioni e l’inquinamento atmosferico. È un approccio innovativo che consente alle amministrazioni pubbliche di pianificare politiche efficaci per la gestione del traffico veicolare privato e limitare l’inquinamento.

In sostanza, attraverso i dati delle “green box,” le amministrazioni locali potrebbero passare da politiche basate sui dati medi, come quelli sulla quantità di emissioni rilasciate da un certo tipo di motore, a politiche basate sui dati effettivi del singolo veicolo e su come è guidato. Una rivoluzione, in particolare nella gestione degli accessi ai centri urbani, perché l’ingresso nelle ZTL sarebbe basato non solo sull’auto che si possiede, ma sui km che si percorrono, sulle velocità che si adottano, sul suolo che si occupa, sullo stile di guida.

Matteo Laterza, amministratore delegato di UnipolSai, ha affermato: “Con la nascita di nuovi paradigmi di mobilità il ruolo delle compagnie di assicurazione non può limitarsi ad assicurare l’auto, ma offrire anche nuovi servizi. Grazie all’analisi dei dati della telematica, è possibile assecondare il cambio di abitudini dei cittadini verso un futuro più sostenibile e inclusivo. È auspicabile che tale evoluzione venga accompagnata anche da coerenti politiche delle amministrazioni comunali, regionali e nazionali. Come Gruppo Unipol seguiamo con interesse l’attività svolta dai Comuni in tema di pianificazione infrastrutturale con l’obiettivo di garantire ai cittadini l’accesso a servizi che promuovano la mobilità sostenibile, come l’installazione delle colonnine elettriche, l’apertura di nuovi parcheggi e fermate del trasporto pubblico così da incentivare i viaggi multimodali, aumentando la sicurezza stradale”.

Sergio Savaresi, direttore del Dipartimento Elettronica Informazione e Bioingegneria (DEIB,) del Politecnico di Milano), ha dichiarato: “Lo studio fatto sui dati telematici in collaborazione con UnipolTech ha dato evidenza quantitativa di due concetti fondamentali. Il primo è che l’impatto ambientale dell’uso di un veicolo (in particolare le sue emissioni di C02) è largamente legato al tipo di utilizzo del veicolo, ancor più che alla sua classe Euro; è forse giunto il momento, grazie alle moderne tecnologie telematiche, di misurare l’effettivo impatto di ciascun veicolo, e non basarsi su tradizionali valori medi. Il secondo è che, mantenendo il classico modello di automobili ad uso privato, l’effettiva elettrificabilità difficilmente può superare il 30%; va quindi gestita al meglio la transizione verso nuovi modelli di mobilità a servizio (più facilmente elettrificabili)”.

Carlo Ratti, architetto, urbanista e ingegnere, direttore Senseable City Lab, Massachusetts Institute of Technology di Boston, ha commentato: “Stiamo vivendo un periodo molto interessante, di grandi trasformazioni a livello tecnologico e sociale. Internet sta entrando nello spazio fisico – lo spazio delle nostre città – e diventando Internet of Things, andando a modificare molti dei paradigmi dell’urbanistica del passato. Uno dei settori più interessati al cambiamento è quello della Mobilità, dove i veicoli stanno diventando “computer su ruote” in grado di produrre e raccogliere enormi quantità di dati. Proprio dall’analisi dei Big data, come ci dimostra la ricerca in partnership con Unipol, possiamo andare ad accelerare ancora di più l’evoluzione delle nostre città e delle nostre strade, seguendo imperativi di sicurezza e attenzione ambientale”.

Sicurezza stradale: i Rotary per i giovani

Almeno 230 bambini hanno partecipato domenica 11 giugno, in Piazza Garibaldi a Tivoli, alla seconda edizione dell’evento “Questa è la mia strada” promosso dal Rotary Club “Roma Giulio Cesare” e da altri Rotary e Rotaract Club con il patrocinio del Comune di Tivoli e in collaborazione con Croce Rossa, Polizia Stradale, Protezione Civile, ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il progetto nasce dall’ esigenza di far scoprire ai bambini la sicurezza stradale grazie al coinvolgimento de “Il Parco Scuola del Traffico Itinerante”, che ha trasformato la piazza in un’area attrezzata di circa 5.000 mq con segnaletica, semafori, strisce pedonali, rotatorie, dove ai bambini da 3 a 12 anni è stata proposta nel corso della giornata un’esperienza di educazione stradale attiva su minivetture. È stato quindi utilizzato un approccio giocoso per insegnare ai bambini le regole basilari legate alla sicurezza.

“Sulla base dei dati Istat, in Italia gli incidenti stradali sono complessivamente la prima causa di morte per i giovani dai 15 ai 24 anni e di questi sono oltre 6.500 quelli causati ogni anno da alcol e droghe. E’ necessario, quindi, agire fin dalla più tenera età per trasmettere efficacemente la cultura della sicurezza stradale”, ha affermato Simone Orrù, presidente del Rotary Club Roma Giulio Cesare.