Trasporto: pochi camion elettrici, infrastrutture inesistenti

Trasporto pesante: la politica se ne disinteressa

di Paolo Starace, presidente di UNRAE Veicoli Industriali

 

Si conferma anche a novembre la crescita a doppia cifra del mercato dei veicoli industriali, con 2.141 unità immatricolate contro le 1.909 del 2021 (+12,2%). Il volume di immatricolazioni dei primi undici mesi dell’anno chiude a +0,2% (23.036 verso 22.984), superando quello registrato nello stesso periodo del 2021. Continua il trend positivo dei veicoli pesanti di massa uguale o superiore a 16 t, che segnano il +15,3% rispetto allo scorso anno. Chiude, invece, in negativo la fascia di peso medio-leggera sotto le 16 t, a -13,7% sul 2021, mentre registrano una decisa ripresa i mezzi leggeri sotto le 6 t (+77,5%).

 

Accogliamo, dunque, con favore il dato relativo al mercato dei veicoli industriali di novembre e auspichiamo che, dopo aver recuperato negli scorsi mesi il terreno perduto a inizio 2022, il comparto possa chiudere l’anno con un risultato in linea con il 2021.

 

Tuttavia, evidenziamo ancora una volta come il basso volume di immatricolazioni di veicoli elettrici e l’assenza di uno specifico piano infrastrutturale rivolto ai veicoli industriali con alimentazioni alternative a bassissime o zero emissioni, rischino di compromettere la transizione ecologica del settore e di rendere vani gli ingenti investimenti profusi dalle Case costruttrici.

 

Riteniamo, pertanto, che sia fondamentale un piano di sostegno alla decarbonizzazione del trasporto merci su gomma e a questo proposito abbiamo chiesto al Governo il riconoscimento per il prossimo quadriennio di un fondo ad hoc da 250 milioni di euro annui per il rinnovo in ottica ambientalmente sostenibile del parco circolante dei veicoli industriali, caratterizzato a oggi da un’anzianità media di oltre 14 anni.

Pirelli: si conferma leader di sostenibilità

Pirelli e la Cina

Foto: Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo e amministratore delegato di Pirelli

 

Pirelli è stata confermata negli indici Dow Jones Sustainability World e Europe nell’ambito della revisione degli indici condotta annualmente da S&P Global. La conferma segue l’annuncio del Top Score di Settore raggiunto da Pirelli lo scorso ottobre per il comparto ATX Auto Components nell’ambito del Corporate Sustainability Assessment 2022 di S&P Global. Pirelli ha ottenuto il massimo punteggio in diverse aree di gestione, tra cui Governance e Due Diligence in ambito diritti umani, gestione delle risorse naturali e riduzione delle emissioni di CO2, innovazione e cyber security, e completezza e trasparenza della rendicontazione sociale e ambientale, con un punteggio complessivo di 85 punti, lo score più alto del proprio settore a livello globale.


Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo e amministratore delegato di Pirelli, ha commentato: “Essere tra i componenti degli Indici Dow Jones Sustainability, insieme alle aziende più virtuose nella sostenibilità a livello globale riconosce il nostro impegno ed è motivo di orgoglio per tutti noi. Il punteggio massimo ottenuto nel nostro comparto dimostra come per Pirelli la sostenibilità sia un modello di business, una strategia di crescita e soprattutto, una sfida al miglioramento continuo nella creazione di valore per tutti gli Stakeholder”.

 

Lanciati nel 1999, i Dow Jones Sustainability Indexes di S&P Global sono tra i più rilevanti indici borsistici in tema di sostenibilità a livello mondiale. L’analisi annuale copre più di 13.000 aziende.

Bmw e Alcantara: due eccellenze per il mito M

Bmw e Alcantara

di Roberta Pasero 

 

M come Milano. M come BMW. E poi A come Alcantara. Ma cosa accomuna un’eccellenza italiana con il brand super premium tedesco? Lo spiega Andrea Boragno, presidente e amministratore delegato di Alcantara, che con Massimiliano Di Silvestre, presidente e amministratore  delegato di BMW Italia, ha presentato la one-off M4 all’House of Bmw di Milano, a cinquant’anni dalla nascita della divisione M.

 

Boragno mostra i numerosissimi dettagli lifestyle di questa vettura, in particolare lo skyline di Milano realizzato con tecnica laser e posizionato sui pannelli delle porte laterali. Una delle migliaia di personalizzazioni che trasformano ogni automobile che “veste” Alcantara in una piccola opera d’arte da collezione. 

Stop a benzina e Diesel: nessun senso economico

di Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e Trasporti

 

Nel corso degli incontri avuti a Bruxelles abbiamo parlato anche di rivedere modi e tempi dell’attuazione di alcune politiche. Penso all’integralismo pseudo-ambientalista che rischia di non servire all’ambiente, ma di lasciare in mezzo alla strada decine di migliaia di operai. 

 

Ne ho parlato con la commissaria con il collega francese e con quello tedesco: mettere fuorilegge le auto a benzina e Diesel dal 2035, chiedendo nel contempo di passare all’Euro 7 dal 2025 è una cosa che non ha alcun senso economico, ambientale e sociale.

L’auto preferita: nuova, ibrida, sicura e sotto i 30mila euro

Un italiano su 3 si dice pronto a valutare l’acquisto di un’auto nuova nei prossimi 12 mesi; nel farlo prenderà in considerazione in primis il prezzo, che non dovrà comunque superare i 30mila euro, e i costi di gestione e poi le emissioni di CO2 e la sicurezza e il comfort garantiti dal mezzo. L’ibrido è oggi l’alimentazione preferita da chi intende comprare una vettura, per la sua capacità di ridurre i costi di gestione e per il suo ridotto impatto ambientale. 

Sono queste le principali evidenze che emergono dalla nuova instant survey “Acquistare un’auto oggi, cosa si aspettano gli italiani?” condotta da Areté (azienda leader nella consulenza strategica) nel mese di novembre per indagare sul campo la propensione degli italiani all’acquisto dell’auto e le caratteristiche più ricercate in un veicolo. Il presupposto da cui parte lo studio è che l’auto costituisce ancora oggi il principale veicolo di mobilità degli italiani per gli spostamenti abituali (indicata dal 78% del campione), seguita dai mezzi pubblici (12%), da scooter/moto (4%) e dalla bicicletta (3%). Tutte le altre forme di mobilità (monopattino, car sharing, car pooling) risultano ancora residuali.

Ma quanti sono gli italiani che pensano di acquistare un’auto nei prossimi 12 mesi? Non pochi, il 34% si dice intenzionato a farlo. E ben 7 su 10 sostengono di preferire affidarsi all’offerta del nuovo, piuttosto che al mercato dell’usato. Lo studio lascia emergere come la scelta dell’acquisto sia oggi guidata da fattori più razionali e meno orientati dalla passione per le quattro ruote rispetto al passato. Se un tempo, le prestazioni della vettura costituivano un elemento centrale di valutazione, ora a determinare quale veicolo comprare sono principalmente il prezzo di acquisto e il costo complessivo di gestione, evidenziato dal 46% dei rispondenti, le basse emissioni di CO2 (segnalate dal 20%), la sicurezza (17%) e la confortevolezza (10%).

Il dibattito europeo e nazionale sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica sembra aver fatto breccia nei consumatori: il 50% si dice pronto a valutare l’acquisto di un’auto ibrida, tecnologia ormai giudicata affidabile e in grado di consentire di produrre risparmi anche sui costi di manutenzione e, al contempo, di inquinare di meno. Ma fino a che cifra gli italiani sono disposti a spingersi per l’acquisto di un’auto nuova, ibrida? Otto su 10 non oltre i 30.000 euro. Un limite che riduce di molto il range di veicoli disponibili a essere comprati, pur con il supporto degli attuali incentivi.

A confermarlo è anche la valutazione dell’offerta delle Case automobilistiche fornita dal campione: il 37% degli intervistati ritiene i prezzi delle vetture sul mercato troppo alti e 1 su 3 evidenzia come anche i tempi di consegna siano in questa fase troppo dilatati e totalmente non allineati alle aspettative dei consumatori. Infine, il test drive resta un elemento fondamentale nel rapporto di avvicinamento all’acquisto dell’auto nuova: l’80% dei consumatori lo ritiene necessario per provare la vettura prima di comprarla.

“La nostra nuova instant survey registra un cambiamento nel mercato automotive – evidenzia Massimo Ghenzer, Presidente di Areté – perché a guidare l’acquisto della vettura nuova da parte degli italiani sono oggi soprattutto fattori come la necessità di contenere i costi, di limitare le emissioni climalteranti e il desiderio di viaggiare su veicoli sicuri e confortevoli. Proprio il prezzo continua a costituire una barriera all’acquisto per automobilisti che mostrano di preferire la tecnologia ibrida, ma a patto di spendere al massimo 30mila euro. Un tetto di spesa che limita in modo significativo la scelta tra i modelli disponibili sul mercato e che impone alle Case automobilistiche di correre ai ripari”. 

Decarbonizzare i trasporti: occorre informare con correttezza

Decarbonizzazione

di Massimo Artusi, vicepresidente di Federauto con delega Trucks&Van

 

Il dibattito che si è acceso, sia a livello nazionale sia europeo, riguardo l’elettrificazione dei veicoli commerciali leggeri e pesanti, come soluzione mono-tecnologica per sostenere i programmi europei per la decarbonizzazione dei trasporti, merita alcuni chiarimenti per evitare che la discussione sia basata solo su opinioni, orientamenti e “interessi privati” che nulla hanno a che vedere con la sostenibilità ambientale e il bene della collettività. Sono questi, infatti, e non l’affermazione di una tecnologia, gli obiettivi da raggiungere.

 

Federauto Trucks ha elaborato e divulgato a livello istituzionale un documento di proposte per il settore della logistica italiana, con l’indicazione di soluzioni pragmatiche e coerenti che includono, per citarne alcune, le misure necessarie al rinnovo del parco, alla diffusione dell’energia rinnovabile e le azioni per rendere più competitivo il settore.

 

Il documento parte da alcune premesse. La prima è che l’autotrasporto, inteso come trasporto professionale di merci in conto terzi, impatta tra il 3% e il 4% sulle emissioni complessive di CO2 generate dal Paese e a tali emissioni corrispondono una pluralità di missioni, tanto che si parla di settore “difficile da abbattere”.

 

La seconda premessa è che quando si parla di energia elettrica per l’autotrazione, è essenziale partire dal fatto che, se si vogliono raggiungere le emissioni zero di CO2, l’energia elettrica impiegata deve essere prodotta alla fonte a emissioni zero. Non ha alcun effetto benefico produrre energia elettrica per i veicoli usando combustibili fossili, poiché così facendo non si eliminano le emissioni di climalteranti e inquinanti, ma se ne trasferisce altrove la produzione.

 

La terza premessa consiste nella necessità di valutare l’impatto ambientale dell’autotrazione (di quella elettrica come di tutte le altre, per garantire la massima neutralità), considerando l’intero ciclo di vita del prodotto attraverso l’uso del LCA (Life Cycle Assessment). Le conseguenze negative per l’ambiente non derivano solo dall’uso del prodotto e dai combustibili fossili, ma anche dalla realizzazione del prodotto e degli equipaggiamenti e/o accessori, dal loro smaltimento (ad esempio le batterie, l’estrazione dei materiali occorrenti e l’impatto per lo smaltimento sono invasivi per l’ambiente e costosi in termini energetici), così come dalla vita utile che possiamo dare a ciò che utilizziamo.

 

Come ultima premessa è necessario concentrare l’attenzione sui climalteranti (in pratica solo le emissioni di CO2), ma senza dimenticare le emissioni inquinanti, come il particolato, gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici, dannosi non solo per l’ambiente ma anche per le persone.

 

Allo stato attuale, quindi, sul piano delle emissioni la tecnologia full electric è una soluzione che può dare un contributo per la sostenibilità ambientale della logistica, specie per le missioni di breve raggio, ma significativo solamente in termini di riduzione della concentrazione di ossidi e polveri sottili nelle tratte e aree di maggior traffico. Si tratta quindi di una scelta in grado di decarbonizzare il comparto solo in parte, finendo anzi per nascondere il problema anziché eliminarlo.

 

L’operatività delle flotte che svolgono logistica di lungo raggio – anche di tipo intermodale – richiede autonomia di esercizio, tempi di rifornimento e volumi di carico non compatibili con le alimentazioni full electric, stante l’attuale stato di sviluppo delle batterie e la difficoltà di approvvigionamento di elettricità (il tema dell’autonomia di produzione di energia elettrica rinnovabile dovrebbe essere una priorità per il nostro Paese) ancor prima dell’assenza di strutture di ricarica.

 

Anche se ancora non è stato sufficientemente evidenziato, soprattutto per il medio e il lungo raggio, la tecnologia elettrica non è tuttora pronta e i costi operativi restano troppo elevati. Diversamente da quanto sostenuto da alcuni studi di parte, non è possibile compensare i maggiori costi di investimento a carico delle imprese di autotrasporto per l’acquisto di un mezzo full electric (nonché i crescenti costi dell’elettricità, specie in configurazione fast-charging) né con una riduzione significativa dei costi di esercizio, né con una disponibilità della committenza a pagare sufficientemente di più le missioni di trasporto (salvo alcune sporadiche sperimentazioni), né tanto meno mediante gli incentivi in vigore per la transizione ecologica dell’autotrasporto (che sono comunque a carico della collettività).

 

Tuttavia, gli incentivi destinati in generale al rinnovo del parco circolante si rivelano assolutamente necessari a eliminare dalla circolazione, incentivandone la sostituzione nel modo più veloce possibile, tutto quel parco obsoleto e antecedente all’Euro V (che si stima essere superiore al 60% del circolante) e che incide negativamente e in misura più che proporzionale rispetto ai veicoli di ultima generazione Euro VI in termini di inquinamento e di sicurezza (non essendo dotati dei più moderni sistemi di sicurezza dei veicoli di ultima generazione).

 

In questa direzione e allargando per un momento l’area della discussione, si dovrebbe incidere in maniera rilevante anche sul «conto proprio», mediamente meno propenso al rinnovo del parco. Le soluzioni già disponibili che oggi garantiscono il massimo dell’abbattimento delle emissioni di CO2 nel trasporto merci sono i bio-fuels (in particolare BIOLNG e HVO), che presentano caratteristiche più idonee allo scopo, essendo prodotti nella logica dell’economia circolare e appoggiandosi a reti di distribuzione già esistenti.

 

Sarebbe una scelta dettata dal puro realismo quella di considerare che una parte dei trasporti, quelli in cui i veicoli hanno missioni molto specifiche, dovrà comunque avvenire con motori a combustione interna (o con una tecnologia che è ancora da identificare?).

 

In conclusione, la correttezza informativa su un tema così delicato come quello della sostenibilità dei trasporti, quindi della nostra economia è fondamentale e necessaria nel nostro Paese, dove si è appena aperta una nuova prospettiva di Governo che avrà il compito di fare le scelte migliori, ma anche di sostenere le posizioni che prenderà in ambito europeo.

 

Federauto, mantenendo un approccio tecnologicamente neutrale e orientato prioritariamente al raggiungimento dei target di decarbonizzazione, vuole essere al servizio delle Istituzioni, delle imprese e della collettività.

Anfia: Formula SAE Italy dal 12 al 16 luglio ’23

Sono state ufficialmente pubblicate le date 2023 di Formula SAE Italy, la competizione tecnico sportiva internazionale aperta, come evento educational, alla partecipazione dei team di studenti  di ingegneria provenienti dalle università di tutto il mondo

La manifestazione – da sempre un’esperienza altamente formativa per gli aspiranti ingegneri di  domani, messi alla prova anche a livello di capacità organizzative e di gestione del tempo, di  team-working e di illustrazione dettagliata delle scelte tecniche della squadra e del progetto nel  suo insieme, dal punto di vista del business plan e della sostenibilità economica – riconferma il  format interamente in presenza e si svolgerà dal 12 al 16 luglio presso l’Autodromo “R. Paletti” di Varano de’ Melegari (Parma) – partner dell’iniziativa insieme a SAE International.

Le principali novità del 2023: la Classe 1C potrà comprendere anche vetture ibride non plug in. Inoltre, entro la fine del 2022, verrà pubblicato il regolamento ufficiale aggiornato dell’evento, rivisto in alcune parti per agevolare la partecipazione degli studenti che si misurano anche con  altre formula student europee. Il Business Presentation Event seguirà le linee guida del 2022. 

L’ultima edizione, a luglio 2022, ha visto la partecipazione di circa 1.700 studenti suddivisi in 64  squadre – provenienti da 18 Paesi – di cui 54 europei (20 gli italiani, provenienti da 15 diversi  atenei) e 10 extra-europei. E’ in apertura anche la campagna sponsorship della manifestazione, che deve buona parte del suo successo proprio al supporto delle aziende della filiera dell’automotive e del motorsport.  

UNRAE: Presidente Meloni, ci ascolti per il bene del Paese

di Michele Crisci, Presidente di UNRAE
(la lettera inviata il 13/12/2022 al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni)

Mi rivolgo a Lei, le scrivo da Presidente di UNRAE, una delle associazioni più illustri e longeve della storia dell’Automotive in Italia. Un’Associazione che in 70 anni di storia è stata capace di costruire basi solide e continuative per accogliere in Italia una lunga serie di operatori esteri, accompagnandoli e supportandoli in un cammino che non è stato certamente facile, specialmente ai tempi delle quote fisse di importazione.

Sono aziende che negli anni hanno provveduto ad importare e distribuire milioni di autovetture, veicoli commerciali, industriali e bus, automezzi che rappresentavano sempre il meglio della tecnologia del momento – spesso non disponibile in Italia – e che hanno garantito mobilità a persone e merci sulle nostre strade con la massima efficienza e sicurezza possibili.

Si tratta di investitori che hanno portato lavoro e ricchezza al nostro Paese Portando allo stesso tempo crescita economica e sociale. UNRAE, con i suoi Presidenti dal 1950 a oggi, ha avuto sempre confronti costruttivi con tutti i 60 Governi – di ogni formazione politica – che nel frattempo si sono succeduti in Italia, nonché con le amministrazioni locali, attraverso le Regioni, le Province e i Comuni.

In questi decenni abbiamo anche interloquito, con mutua soddisfazione, con il cosiddetto “costruttore nazionale” che non fa parte della nostra associazione, ma con il quale – ancora oggi che difficilmente lo si può ancora definire tale – ci confrontiamo regolarmente pur nel massimo rispetto della libera concorrenza. La stessa che caratterizza sempre i rapporti fra membri della Associazione. Sì, perché la competizione libera e corretta è alla base della crescita, del mercato e delle aziende.

I marchi che noi rappresentiamo hanno contribuito allo sviluppo del nostro Paese in generale, e in particolare della nostra Industria, anche e soprattutto nell’area della componentistica la cui qualità è nota in tutto il mondo. Sì, presidente, anche nell’auto esiste il “Made in Italy” ed esiste grazie alle sfide vinte nel mondo.

Mi rivolgo a Lei perché in un Suo recente discorso, prima di andare al Governo, Lei ha espressamente detto, tra le altre cose, di essere fiera di essere Italiana e di essere Madre. Bene da qui vorrei partire… Io sono Italiano, come Lei, e fiero di esserlo anche e soprattutto quando rappresento il nostro Paese all’estero, nel mio Headquarter svedese. Sì perché noi siamo uno dei pochi Paesi al mondo che hanno scritto la storia dell’Automotive, innovando nelle tecnologie, nel design e nei contenuti.

Negli ultimi anni, tuttavia, il mondo e con esso “il nostro mondo” dell’Automotive sta cambiando radicalmente, l’introduzione ormai definitiva di nuove tecnologie motoristiche che riducano fortemente l’impatto ambientale, di tecnologie legate, all’elettronica, al digitale, all’intelligenza artificiale, stanno profondamente sfidando la capacità dell’Italia di tenere il passo.

I sacrosanti target ambientali dettati dall’Europa, e ripeto sacrosanti, impongono una riconversione industriale rapida ed efficiente, basata su queste nuove tecnologie e non sulla difesa del passato, su una capacità di innovazione che, sola e quale condizione irrinunciabile, potrà ridarci il posto che meritiamo come Paese in questo settore strategico, in Europa e nel Mondo.

Non possiamo difenderci arroccandoci su posizioni passate e su tecnologie passate, basti pensare che nella componentistica, per esempio, oltre il 60% del fatturato delle aziende italiane si sviluppa verso le aziende estere che UNRAE rappresenta.

Le chiedo cosa succederà alle nostre aziende italiane quando le loro clienti estere, come sta accadendo, si concentreranno velocemente sul fabbisogno solo di queste nuove tecnologie? Come saranno in grado le aziende della componentistica italiana di rispondere a questa sfida per mantenere quel 60% di fatturato… senza il quale è facile prevedere la loro chiusura e la perdita di migliaia di posti di lavoro?

Difendere il passato non significa proteggere l’Italia dagli “invasori esteri” come qualcuno continua a dire in giro… piuttosto ahimè significa consegnare le nostre aziende ad un futuro… senza futuro. E allora: come velocizzare questa riconversione?

Dando direzioni chiare al mercato(operatori e clienti, sia aziende che consumatori) sull’accoglimento delle nuove tecnologie. Perché solo un mercato in salute (e quello italiano non lo è più da tempo) può rappresentare un’interessante area dove investire, sia per le nostre aziende che per quelle estere.

Sì, perché quello a cui stiamo assistendo in Italia è una serie di provvedimenti poco pragmatici, quasi di facciata o che spesso, per non si capisce quale “fine ultimo sociale”, restano incompiuti e inefficaci. Mi riferisco, è chiaro, agli incentivi basati sulle classi di CO2, che prima sono stati ben pensati su base triennale e poi sono stati rovinati da limitazioni senza senso, quali le soglie di prezzo o l’esclusione delle aziende, che di fatto ne hanno completamente sterilizzato l’efficacia.

Ma mi riferisco anche e soprattutto alla ormai cronica assenza di una revisione fiscale sull’Automotive, per le auto aziendali e non solo, soprattutto alla luce dei chiarissimi segnali dati in questa direzione dalla stragrande maggioranza dei mercati europei, da ultimo il Belgio, dopo Norvegia, Olanda, Germania e Francia.

Le aziende Italiane non possono essere solo un vanto del “Made in Italy” quando vendono i loro prodotti, dovrebbero essere tutelate nella competizione verso i mercati europei e mondiali anche quando acquistano, in questo caso le auto.

La conseguenza di questi provvedimenti non chiari e di altrettanti messaggi non chiari o di segno completamente opposto, talvolta mirati unicamente a una sterile raccolta di consensi, sono i dati che mostrano l’Italia unico aese europeo che retrocede nelle vendite di auto con la spina e resta fanalino di coda dei Major 5 markets europei. Così non si attraggono gli investimenti dall’estero, al contrario si rallenta la transizione. Così non si proteggono le aziende italiane, le si mettono fuori mercato per molti decenni a venire.

L’Italia deve poter contare su infrastrutture di ricarica in grado di convincere gli italiani di quale sia la scelta da fare, con impianti di ricarica potenti, capillari su tutto il territorio italiano, su tutte le autostrade e le strade di maggior traffico. Oggi per l’elettrificazione, domani o forse prima, per l’idrogeno. Investire sulle infrastrutture sarà una grande opportunità per le aziende italiane, esattamente quelle che vogliamo difendere.

So quanto Lei sia consapevole della fortuna di tutti noi che viviamo in questo meraviglioso Paese, costellato di bellezza e meta di tutto il turismo mondiale. E quindi ben consapevole del PIL che il turismo genera. Ecco, facciamo che i turisti che raggiungano l’Italia in auto possano davvero trovare dove e come ricaricare le loro auto, pensiamoci con serietà.

Chiudo questa mia lettera a Lei, Presidente del Consiglio, riallacciandomi a quando Lei ha detto con orgoglio di essere madre. Io sono papà di una ragazza di 15 anni, e sento tutto il dovere, tutta la pressione e tutta l’urgenza di iniziare con serietà a invertire la rotta che il nostro pianeta ha preso, una rotta che noi abbiamo segnato con i nostri comportamenti anche nell’esigenza di diffondere benessere e sicurezza.

Oggi la tecnologia ci può aiutare a continuare su questa strada di diffusione del benessere ma al contempo ci può aiutare, ed è in grado di farlo mi creda, a invertire il degrado a cui abbiamo consegnato il nostro pianeta. E allora approfitto per affrontare un ultimo argomento che forse avrebbe potuto essere il primo, il parco circolante italiano di auto e veicoli commerciali leggeri e pesanti. Il più vecchio e numeroso d’Europa. Non voglio raccontarLe di nuovo le cifre, ormai sono chiare a tutti. Il parco auto, così come quello dei veicoli commerciali va rinnovato con somma urgenza.

Le auto legate ai cicli omologativi ante Euro 5 (4,3,2,1) vanno gradualmente ma velocemente sostituite, aiutando chi non è in grado di farlo con scivoli verso ibridi o piccoli endotermici nuovi e/o usati di ultima generazione, virtuosissimi rispetto alle auto che guidano, che invece vanno inderogabilmente rottamate.

Non possiamo pensare e nemmeno aspettare che sia l’elettrico o l’idrogeno la soluzione in questo caso specifico perché la legge della domanda e dell’offerta e i costi relativi non lo consentirebbero.

Ci vuole pragmatismo, ci vuole la capacità di individuare le soluzioni giuste a misura delle problematiche urgenti, ma ci vuole anche la visione per mettere a terra strategie per il prossimo futuro. Abbracciare le nuove tecnologie velocizzandone l’adozione a partire dai soggetti che hanno la disponibilità di farlo, velocizzando al contempo, l’abbattimento dei costi e dei prezzi, questo è l’unico modo per aumentarne la diffusione per tutti. Come sempre è successo alle innovazioni nel corso della storia. Solo le nuove tecnologie ed il loro accoglimento possono difendere il tessuto sociale ed economico di questo meraviglioso Paese, accrescendone il PIL per il benessere di tutti.

Un benessere sostenibile, Presidente, che va ormai irrinunciabilmente ricercato e trovato anche al nostro pianeta per il futuro dei nostri figli. Questo è il dovere di una madre e di un padre… ma più in generale mi creda questo è il dovere di tutti.

 

Autotorino: ricavi +14,5%, piano welfare per i dipendenti, nuovo sito

A fine 2022, la Lombardia, con 34 filiali attive, è la regione dove venderà più auto (stima 34.700) seguita dall’Emilia-Romagna (6.100), dal Piemonte (6.000), Friuli-Venezia Giulia (4.800) e Veneto (3.100). I collaboratori sempre più al centro del modello aziendale: attivato un programma di welfare che per l’anno in corso stanzia 1,6 milioni di euro e avviato il percorso evolutivo condiviso “DNA Autotorino”. Il Gruppo continua il suo percorso per semplificare e rendere accessibile la mobilità a tutti e lancia il nuovo portale online: un hub al servizio del cliente per tutte le sue esigenze, con nuove dinamiche di ricerca avanzate e innovative.

Autotorino, primo dealer automotive italiano, attraverso le sue 62 sedi in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, si avvia a chiudere un 2022 in crescita, con una proiezione di fatturato pari a 1,6 miliardi di euro, con un aumento del 14,5% sull’anno precedente, e oltre 54.700 auto vendute. Risultati frutto del lavoro e della dedizione dei 2050 collaboratori che hanno agevolato la mobilità a 250.000 clienti per i servizi commerciali e/o di post-vendita. È quanto emerso durante la convention annuale del Gruppo, tenutasi a Fiere di Parma, e tornata in presenza dopo i due anni di pandemia.

In un anno caratterizzato da macro-eventi che hanno influenzato l’economia in tutti i settori a causa del rincaro del costo dell’energia e delle materie prime – nonché la loro scarsa reperibilità – gli italiani si sono affidati molto all’usato, che rappresenta il 42,5% del totale delle vetture vendute da Autotorino durante il 2022. Tra gli ordini di auto nuove (31.600, 57,5% del totale), l’ibrido incide per il 38,7% superando le vetture a motore Diesel (23,4%) e benzina (26,3%): un segnale che evidenzia l’incontro tra la crescente introduzione della tecnologia elettrificata nelle gamme e l’attenzione degli italiani verso la transizione della mobilità e la sostenibilità ambientale. Risultati che confermano la solidità dei pilastri su cui si basa il modello di Autotorino: persone, processi e tecnologia. 

“Durante la convention, abbiamo proseguito l’approfondimento dei valori su cui abbiamo fondato Autotorino e sui quali intendiamo dare continuità per il futuro – ha commentato Plinio Vanini, presidente di Autotorino – si tratta di DNA Autotorino, nato da un percorso di confronto e scrittura che ha coinvolto tutti i nostri collaboratori, affinché ciascuno si senta sempre più parte di una comunità umana e professionale coinvolgente e appagante,  continuando a stringere e consolidare quel rapporto di fiducia con i clienti che ci ha permesso di raggiungere i risultati di questi anni.  Il buon andamento dell’anno 2022 – conclude Vanini – ci ha consentito di attivare un programma di welfare che per quest’anno prevede un valore globale di 1,6 milioni di euro che fornirà a tutti i collaboratori e alle loro famiglie la possibilità di mitigare in parte gli aumenti dei costi energetici e del costo della vita”.

“Per noi – sottolinea Mattia Vanini, partner Autotorino – il 2023 è già iniziato e siamo pronti a coglierne le opportunità: il nostro obiettivo è creare un ecosistema interamente dedicato alla mobilità che sia accessibile e soddisfacente per tutti, con un modello che guarda a nuove prospettive, anche all’estero, mantenendosi sempre radicato nel rapporto con le comunità locali e le persone. È proprio in quest’ottica che abbiamo perseguito e portato a termine il lancio del nuovo sito, che porta online il nostro approccio di “mobility as a service”, nella fluida continuità tra esperienza digitale e di servizio nelle sedi fisiche”.

Il nuovo portale – presentato durante la convention e realizzato in collaborazione con Engineering, la Digital Transformation Company che ne ha avuto la responsabilità degli sviluppi tecnologici, e Cernuto Pizzigoni & Partner, la Brand Experience Design Company che ne ha curato la progettazione di UX e UI – si presenta come un vero e proprio hub al servizio di tutte le esigenze di mobilità, grazie anche a nuove ed avanzate dinamiche di ricerca e ad un approccio estremamente rivolto alla user experience: offre la possibilità di acquistare o vendere veicoli, informarsi, entrare in contatto con gli specialisti Autotorino, scoprire, configurare soluzioni di mobilità “All-Inclusive” complete di servizi accessori (sempre più graditi e richiesti dai clienti) e molto altro. A tutto questo si aggiunge la trasparenza dell’offerta e la possibilità di creare un’area riservata personale con diverse funzionalità personalizzate evolute, garantite dall’ecosistema digitale sviluppato dal Dealer.

“La nuova piattaforma lanciata proprio durante la convention – dichiara Stefano Martinalli, direttore generale e consigliere delegato di Autotorino – non è che l’inizio: costituisce un nuovo punto di partenza su cui continueremo a sviluppare nuovi servizi e funzioni che anticipino e rispondano ai cambiamenti del mercato e delle tendenze. Un approccio che sarà sostenuto anche dalla continua formazione dei nostri collaboratori, dall’ampliamento di partnership qualificanti e dall’esplorazione di nuove vie affinché il cliente possa sempre individuare in Autotorino un interlocutore di qualità e di fiducia. In questo senso, l’impegno di competenze e di risorse in campo tecnologico per noi rappresenta un amplificatore del know-how maturato in decenni e delle potenzialità professionali che ciascun collaboratore sa esprimere nel rapporto con il pubblico che si rivolge a noi. Siamo nel corso di una rivoluzione dei modelli di mobilità sin qui conosciuta edogni persona in Autotorino è coinvolta nel plasmare la nostra evoluzione, per continuare a garantire sempre libertà di scelta e movimento ai nostri clienti”.

Tra i risultati dell’anno, Autotorino per il secondo anno consecutivo è stata inclusa dalla ricerca ITQF ‘Italy’s Best Employers’ tra le migliori 400 aziende italiane in cui lavorare, per cultura aziendale e possibilità di realizzazione professionale, e ha ricevuto lo scorso 24 novembre il premio “Industria Felix – l’Italia che compete”, annoverata dall’indagine di CERVED e Università LUISS tra le 203 aziende più competitive e affidabili d’Italia del 2022.

Toyota e transizione “green”: 6 novità e…una città in costruzione

di Roberta Pasero

Prius ma non soltanto Prius. Elettrico, ma non soltanto motorizzazioni elettriche. Al Kenshiki Forum 2022, a Bruxelles, è stato svelato il futuro del marchio

 

Lo racconta, a Diario-Forumautomotive, Luigi Lucà, amministratore delegato di Toyota Italia: una transizione ecologica che passerà dai 6 modelli da qui al 2026 a una città ideale in costruzione che ruota attorno.