Tutor in autostrada: giù il tasso di incidentalità

Tutor in autostrada

di Elisabetta Olivieri, presidente di ASPI

L’impegno del Gruppo Autostrade per l’Italia nell’ambito della sicurezza va vista e affrontata da più punti di vista. Quando parliamo di sicurezza parliamo di sicurezza delle infrastrutture, della circolazione e del personale che tutti i giorni lavora sulle nostre autostrade nelle intense opere di ammodernamento e di potenziamento della rete. Oggi le tecnologie presentano tali potenzialità che vanno pensate già nel momento in cui si concepisce un intervento di ammodernamento e potenziamento di un tratto.

Va integrato l’approccio più tradizionale dell’ingegneria civile ed edile in un’ottica multidisciplinare. Un esempio di questa tendenza è il tutor, tecnologia sviluppata dal Gruppo, dispositivo che consente di intervenire sul superamento del limite di velocità di un segmento autostradale compreso tra due portali. La sua capacità di dimezzare il tasso di incidentalità mortale è emersa fin dalle prime istallazioni, sia intervenendo nella riduzione della velocità media di attraversamento del segmento, sia sulla velocità di punta.

Il tutor è stato raffinato via via nel tempo, man mano che la tecnologia evolve, ed è in grado anche di rilevare il superamento dei limiti di velocità nel segmento su cui è installato e che prevedano delle variazioni di velocità stessa per la presenza di cantieri. I dati di violazione poi vengono trasmessi alla Polizia per il processamento conseguente. Il comportamento è alla base in larghissima parte delle cause di incidentalità. Per i giovani l’incidentalità stradale è la prima causa di morte ed è qui in particolare che dobbiamo agire.

Il Gruppo Autostrade ha sempre promosso iniziative di sensibilizzazione alla sicurezza stradale e al rispetto del Codice della strada – in collaborazione con la Polizia Stradale; l’ultima campagna è stata pensata (con la regia dell’autore della serie di successo “Mare Fuori” e il protagonista della stessa, Giacomo Giorgio), proprio per andare a cogliere l’attenzione dei ragazzi, per dire loro di non chiudere gli occhi.

E questo non chiudere gli occhi ha una valenza triplice, verso il fenomeno, verso i dati – oltre 3.100 vittime – e di non chiudere gli occhi mentre si guida, perché guardare il cellulare mentre si guida, se lo si fa in autostrada a 130 km/h significa percorrere interi tratti a occhi chiusi. Speriamo che questo messaggio venga colto. Per arrivare più direttamente ai ragazzi porteremo questa campagna nelle scuole, da oggi fino alla prossima primavera: intendiamo raggiungere con questo progetto circa 12.000 ragazzi.

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