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Sondaggio ECR: il 37% degli europei incolpa l’UE per la crisi dell’auto

Sondaggio ECR: il 37% degli europei incolpa l'UE per la crisi dell'auto
Più di un europeo su tre, il 37%, pensa che l’industria dell’auto UE si trovi in difficoltà a causa dei provvedimenti decisi da Bruxelles. Una quota inferiore, il 29%, imputa le difficoltà alla concorrenza sleale cinese. E’ quanto emerge da un sondaggio della società di ricerca Polling Europe, svolto su incarico del gruppo ECR, mirato ad analizzare i punti di vista dell’opinione pubblica europea rispetto alle difficoltà che il settore automobilistico sta attraversando. L’indagine, realizzata tra il 28 novembre e il 7 dicembre 2024, è basata su un campione di 5mila cittadini dei 27 Paesi UE, distribuito tra gli Stati membri proporzionalmente all’ampiezza della popolazione ed è quindi rappresentativo dell’opinione pubblica dell’Unione Europea.
 
Una parte non irrilevante degli intervistati, il 24%, attribuisce la responsabilità della crisi del settore anche alle stesse industrie, che avrebbero fatto “scelte sbagliate”. Per il 22%, inoltre, i produttori europei avrebbero difficoltà a stare al passo con le innovazioni tecnologiche. Solo per il 10% la crisi è una flessione “fisiologica” e il mercato si riprenderà nel tempo. I risultati, osserva l’ECR, mettono in evidenza i diffusi dubbi dei cittadini europei nei confronti delle politiche UE che puntano ad arrivare alla messa al bando entro il 2035 di 
auto nuove a motore a scoppio, creando un mercato dominato dai veicoli elettrici.
 
Dalla platea degli intervistati emergono forti perplessità verso i veicoli elettrici. Oltre un cittadino europeo su tre (il 34%) pensa che le auto elettriche inquinino effettivamente meno rispetto ai motori a benzina o diesel (il 22% un po’ di meno, il 12% molto meno), se si considerano tutti gli aspetti legati alla produzione, all’utilizzo e allo smaltimento. Per il 30% non c’è differenza, mentre il 27% ritiene che le emissioni dei veicoli elettrici siano addirittura maggiori. Per il 58% non è credibile che entro il 2035 i Paesi europei siano capaci di produrre sufficiente energia elettrica da fonti rinnovabili per alimentare tutte le auto elettriche.
Si nota come i francesi si mostrino i più disillusi su questa questione. In sostanza, il 31% degli europei sostiene che in prospettiva bisognerebbe puntare sull’alimentazione elettrica per le auto, contro il 34% che preferisce la tecnologia ibrida, mentre il 30% auspica investimenti sull’idrogeno e il 24% sui biocarburanti. Per gli europei, quindi, benzina e Diesel non sono il futuro, ma non vogliono nemmeno scommettere soltanto sull’elettrico e preferiscono un approccio più aperto, improntato alla neutralità tecnologica. Il provvedimento che prevede il divieto di vendita delle auto a motore termici dal 2035 è oramai ampiamente conosciuto nei 27 Stati membri (70%), anche se un po’ meno nei Paesi dell’Est e nell’Europa settentrionale (66%).
Tuttavia prevalgono le opinioni negative su questo provvedimento, 58% contro il 34% di favorevoli, principalmente motivate dalla percezione che i veicoli elettrici siano inadatti (troppo cari, scarsa autonomia, difficoltà a ricaricarli) e perché l’elettrico non è ritenuto la soluzione migliore per ridurre le emissioni. I favorevoli, invece, ritengono la decisione delle istituzioni UE giusta nell’ottica di una necessaria riduzione delle emissioni, ma alcuni comunque sollevano dubbi sulla tempistica. Ancora una volta sono i francesi ad essere più contrari, mentre gli spagnoli mostrano maggiori aperture.
Di conseguenza, una larga maggioranza dell’opinione pubblica europea è d’accordo con l’ipotesi di una revisione della normativa, sia nell’ottica di prendere maggiormente in considerazione altre soluzioni, oltre quella elettrica, sia di prevedere tempistiche più dilatate al fine di non penalizzare l’industria automobilistica europea rispetto ai concorrenti.
foto da uff stampa ECR