Pensieri e parole… scritte: il 2035 è un vicolo cieco

Pensieri e parole

di Mario Verna, manager automotive

 

Il 2035 è un vicolo cieco: possibile che nessuno riesca a dirlo senza usare perifrasi stucchevoli?
Il freddo di inizio anno ha intorpidito il dibattito sull’auto e anche le vendite. In molti si nascondono dietro le decisioni di qualcun altro e chi dovrebbe davvero decidere ha paura di farlo.

E così per evitare il colpo delle multe verdi si cercano crediti da comprare e i pool proliferano.
In Europa silenzio assordante, tranne qualche pasdaran che gioca con i soldi altrui: non si tocca nulla del piano net-zero.

 

In Germania si voterà a breve: iniziano le giravolte salva-poltrona, mentre l’industria cola a picco.
In settimana parte l’avventura Trump, ne vedremo delle belle…

Forza che il bello arriva ora, tra guerre che finiscono e battaglie commerciali che cominciano.
Servono donne e uomini forti anche in Europa.

Aston Martin Vantage Roadster: V8 da 665 cv per la scoperta british

Aston Martin Vantage Roadster: V8 da 665 cv per la scoperta british

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 

Aston Martin ha svelato la nuova Vantage Roadster, versione “open air” della celebre sportiva britannica che porta con sé l’aggiornamento tecnico già introdotto dalla sorella coupé nei mesi scorsi. La Vantage Roadster promette un’esperienza di guida ancora più coinvolgente grazie a significativi miglioramenti in termini di potenza, agilità e innovazione tecnologica.

Prestazioni migliorate

Il cuore pulsante della Vantage Roadster è costituito un motore V8 biturbo da 4.0 litri, che ha incrementato la potenza a 665 cv e la coppia massima a 800 Nm, con un potenziamento di 155 CV e 115 Nm rispetto al modello precedente. Questo aumento di potenza è il risultato dell’utilizzo di turbocompressori più grandi, nuovi alberi a camme e un lavoro di ottimizzazione del rapporto di compressione. Accoppiato a una trasmissione automatica a 8 velocità e a un differenziale a slittamento limitato, il propulsore V8 biturbo permette alla nuova Vantage Roadster di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 3,5 secondi, raggiungendo una velocità massima di 325 km/h.

Design più elegante e funzionale

Il design della nuova Aston Martin Vantage Roadster combina estetica e performance, con linee scolpite che esaltano la sua sportività senza rinunciare all’eleganza. La carrozzeria, caratterizzata da una struttura in alluminio ultra-rigida e leggera, contribuisce a migliorare la precisione di guida e la sicurezza. Il tetto retrattile, che si apre in appena 6,8 secondi, consente di vivere l’esperienza della guida a cielo aperto in modo pratico, senza compromettere dinamismo di guida, con il meccanismo “Z-fold” che permette di aprire e chiudere il tetto retrattile anche in movimento fino a 50 km/h.

Tecnologie avanzate per la guida

Sul fronte della dinamica di guida, la nuova Aston Martin Vantage Roadster si distingue per un sistema di sospensioni di derivazione racing, che includono doppie sospensioni anteriori e un asse posteriore multilink. Gli ammortizzatori adattivi Bilstein DTX ottimizzano la risposta della vettura, mentre il sistema frenante ad alte prestazioni con dischi carboceramici e pinze a sei pistoncini offre un’eccezionale potenza di arresto. Inoltre, il sistema di controllo della trazione avanzato consente al guidatore di scegliere tra otto livelli di assistenza, adattandosi alle differenti condizioni della strada e ai diversi stili di guida di chi si trova al volante.

Personalizzazione e comfort premium

Anche gli interni della Vantage Roadster tengono fede all’eleganza tipica del marchio Aston Martin, con un avanzato e moderno sistema di infotainment che prevede un display touchscreen da 10,25 pollici, dotato di compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay per l’integrazione smartphone. A completare l’equipaggiamento di serie c’è il sistema audio da 390 W con 11 altoparlanti, o in alternativa l’impianto Bowers & Wilkins disponibile in optional. La nuova Aston Martin Vantage Roadster, di cui il prezzo non è stato ancora annunciato, sarà disponibile sul mercato a partire dal secondo trimestre del 2025.

 

 

Foto ufficiale Aston Martin

 

 

 

Sondaggio ECR: il 37% degli europei incolpa l’UE per la crisi dell’auto

Sondaggio ECR: il 37% degli europei incolpa l'UE per la crisi dell'auto
Più di un europeo su tre, il 37%, pensa che l’industria dell’auto UE si trovi in difficoltà a causa dei provvedimenti decisi da Bruxelles. Una quota inferiore, il 29%, imputa le difficoltà alla concorrenza sleale cinese. E’ quanto emerge da un sondaggio della società di ricerca Polling Europe, svolto su incarico del gruppo ECR, mirato ad analizzare i punti di vista dell’opinione pubblica europea rispetto alle difficoltà che il settore automobilistico sta attraversando. L’indagine, realizzata tra il 28 novembre e il 7 dicembre 2024, è basata su un campione di 5mila cittadini dei 27 Paesi UE, distribuito tra gli Stati membri proporzionalmente all’ampiezza della popolazione ed è quindi rappresentativo dell’opinione pubblica dell’Unione Europea.
 
Una parte non irrilevante degli intervistati, il 24%, attribuisce la responsabilità della crisi del settore anche alle stesse industrie, che avrebbero fatto “scelte sbagliate”. Per il 22%, inoltre, i produttori europei avrebbero difficoltà a stare al passo con le innovazioni tecnologiche. Solo per il 10% la crisi è una flessione “fisiologica” e il mercato si riprenderà nel tempo. I risultati, osserva l’ECR, mettono in evidenza i diffusi dubbi dei cittadini europei nei confronti delle politiche UE che puntano ad arrivare alla messa al bando entro il 2035 di 
auto nuove a motore a scoppio, creando un mercato dominato dai veicoli elettrici.
 
Dalla platea degli intervistati emergono forti perplessità verso i veicoli elettrici. Oltre un cittadino europeo su tre (il 34%) pensa che le auto elettriche inquinino effettivamente meno rispetto ai motori a benzina o diesel (il 22% un po’ di meno, il 12% molto meno), se si considerano tutti gli aspetti legati alla produzione, all’utilizzo e allo smaltimento. Per il 30% non c’è differenza, mentre il 27% ritiene che le emissioni dei veicoli elettrici siano addirittura maggiori. Per il 58% non è credibile che entro il 2035 i Paesi europei siano capaci di produrre sufficiente energia elettrica da fonti rinnovabili per alimentare tutte le auto elettriche.
Si nota come i francesi si mostrino i più disillusi su questa questione. In sostanza, il 31% degli europei sostiene che in prospettiva bisognerebbe puntare sull’alimentazione elettrica per le auto, contro il 34% che preferisce la tecnologia ibrida, mentre il 30% auspica investimenti sull’idrogeno e il 24% sui biocarburanti. Per gli europei, quindi, benzina e Diesel non sono il futuro, ma non vogliono nemmeno scommettere soltanto sull’elettrico e preferiscono un approccio più aperto, improntato alla neutralità tecnologica. Il provvedimento che prevede il divieto di vendita delle auto a motore termici dal 2035 è oramai ampiamente conosciuto nei 27 Stati membri (70%), anche se un po’ meno nei Paesi dell’Est e nell’Europa settentrionale (66%).
Tuttavia prevalgono le opinioni negative su questo provvedimento, 58% contro il 34% di favorevoli, principalmente motivate dalla percezione che i veicoli elettrici siano inadatti (troppo cari, scarsa autonomia, difficoltà a ricaricarli) e perché l’elettrico non è ritenuto la soluzione migliore per ridurre le emissioni. I favorevoli, invece, ritengono la decisione delle istituzioni UE giusta nell’ottica di una necessaria riduzione delle emissioni, ma alcuni comunque sollevano dubbi sulla tempistica. Ancora una volta sono i francesi ad essere più contrari, mentre gli spagnoli mostrano maggiori aperture.
Di conseguenza, una larga maggioranza dell’opinione pubblica europea è d’accordo con l’ipotesi di una revisione della normativa, sia nell’ottica di prendere maggiormente in considerazione altre soluzioni, oltre quella elettrica, sia di prevedere tempistiche più dilatate al fine di non penalizzare l’industria automobilistica europea rispetto ai concorrenti.
foto da uff stampa ECR
 

UE e transizione green: riaprire subito tutta la partita

L'UE e l'auto: occorre la piena neutralità tecnologica
di Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI al Parlamento europeo
 
I cittadini europei non vogliono morire per l’auto elettrica. I dati del sondaggio europeo condotto da Polling Europe per conto di ECR dimostrano ancora una volta la necessità di procedere a una transizione graduale, impostata sulla neutralità tecnologica e sulla libertà di scelta dei consumatori.
È tempo di agire, non soltanto rinviando le multe ai costruttori che stanno generando una speculazione assurda a vantaggio ancora una volta dei produttori extra-Ue, ma riaprendo l’intera partita.
Per questo non si può più aspettare e ci auguriamo che vengano meno i giochi politici che stanno impedendo al Parlamento europeo di pronunciarsi su questo tema dirimente per il futuro industriale dell’Europa. 
 
Con la nostra azione continuiamo a sostenere l’iniziativa del Governo Meloni e del ministro Adolfo Urso che in Consiglio stanno guidando il fronte del buon senso.
 
Foto da ufficio stampa On. Carlo Fidanza
 

ACEA e le priorità: potenziare le colonnine e un iter uniforme di incentivi

ACEA e le priorità: potenziare le colonnine e un iter uniforme di incentivi
di Ola  Källenius, presidente di ACEA
(dalle dichiarazioni rilasciate al Brussells Motor Show e al “Financial Times”)
 
Per arrivare all’obiettivo del 2035 delle auto a zero emissioni servono una drastica accelerazione sulle infrastrutture di ricarica» per le auto elettriche e un «percorso uniforme e prevedibile» degli incentivi a livello europeo. Se prendiamo gli ultimi cinque anni, siamo passati da praticamente zero al 13%, ora abbiamo 10 anni per fare il restante 87%, cosa dobbiamo fare per avere successo? È possibile nei restanti 10 anni avere un’infrastruttura di ricarica completa con una copertura totale in tutti i 27 Paesi europei?
Se guardiamo lo stato attuale solo in una manciata di Paesi ci sono stati dei progressi abbastanza buoni, ma la stragrande maggioranza dei 27 è ancora all’inizio di quel percorso. Come possiamo fare in modo che ciò accada? Non aboliremo i trasporti e la mobilità individuale, l’intera economia, l’intera società, è costruita su questa libertà individuale che i nostri padri fondatori hanno inventato 39 anni fa. Quindi se vogliamo arrivare a zero emissioni nei prossimi 10 anni, dobbiamo certamente accelerare drasticamente la velocità di una di queste dimensioni, che è l’infrastruttura di ricarica, perché decarbonizzare il settore dei trasporti è un cambiamento sistemico. E riguarda anche la fonte di energia che dev’essere decarbonizzata per far muovere un veicolo elettrico, ma è un cambiamento sistemico.
È probabilmente la più grande sfida industriale che abbiamo avuto dall’invenzione dell’automobile, e almeno nei primi cinque anni, non è andato così velocemente come avremmo voluto. La lezione che abbiamo imparato nell’ultimo anno è che se hai degli incentivi imprevedibili che salgono e scendono come se fossero sulle montagne russe si crea incertezza nel mercato e il consumatore non sa cosa aspettarsi. Parlo ad esempio del mio mercato interno, la Germania, dove letteralmente da un giorno all’altro gli incentivi sono stati aboliti. E quello che è successo nel 2024 è stato un significativo calo nel mercato tedesco. La Germania è il più grande mercato automobilistico per un ampio margine per l’Europa. Quindi non sorprende che se il mercato più grande va giù, cala tutta l’Europa.
In questa fase gli incentivi sono importanti per la transizione. A un certo punto devi essere in grado di progettare un punto di arrivo, ma devi avere un il miglior percorso possibile, armonizzato, a lungo termine, importante in tutti i 27 Paesi. Ciò che possiamo osservare è che molti politici e diversi leader, a livello nazionale, in diversi Paesi, stanno iniziando a chiedere un rinnovamento, e a porsi la domanda se funzionerà davvero? Se possiamo decarbonizzare nel modo in cui avevamo pianificato originariamente, garantendo allo stesso tempo posti di lavoro o dobbiamo riorganizzare il piano?
L’UE, inoltre, dovrebbe incoraggiare le case automobilistiche cinesi ad aprire più stabilimenti in Europa nel quadro di un accordo per abbattimento le tariffe punitive sui veicoli elettrici cinesi importati. Nessuno è in disaccordo sul fatto che la parità di condizioni sia una discussione legittima. La domanda è: quale strumento utilizzare? Quando siamo arrivati in Cina i responsabili politici ci hanno chiesto: industrializzatevi qui se volete conquistare il mercato. A quanto mi risulta, i politici europei hanno detto lo stesso nei confronti dei cinesi. Penso che queste siano conversazioni legittime, ma ciò significa che si dovrebbero aprire i mercati e creare il più possibile condizioni di parità, per poi lasciare che vinca il miglior attore del mercato.
Foto da ufficio stampa ACEA