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“Le grandi ipocrisie sul clima”: in Senato il libro di Abravanel e D’Agnese

“Le grandi ipocrisie sul clima”: in Senato il libro di Abravanel e D’Agnese

Nella cornice istituzionale della Sala Isma del Senato della Repubblica, è stato presentato il libro “Le grandi ipocrisie sul clima”, firmato dal saggista Roger Abravanel e da Luca D’Agnese, Direttore Advisory e Competence Center di Cassa Depositi e Prestiti. L’opera propone una lettura critica della transizione ecologica, denunciandone le ambiguità, le incoerenze e le derive ideologiche che rischiano di renderla inefficace, costosa e socialmente iniqua.

Un testo che affronta il tema senza concessioni al politicamente corretto, proponendo un modello alternativo: il “triangolo della sostenibilità”, in cui imprese, istituzioni e società civile cooperano con pragmatismo, evitando scorciatoie ideologiche e false soluzioni.

 

Dai dati alla realtà: un confronto ad alta voce

Tra i relatori presenti, nomi di peso del panorama istituzionale e industriale: Alfredo Altavilla (BYD), Renato Mazzoncini (A2A), i senatori Mariastella Gelmini e Pier Ferdinando Casini, con Roberto Sommella, direttore di “Milano Finanza”, in veste di moderatore.

Roger Abravanel, aprendo l’incontro, ha smascherato quello che definisce un “ottimismo green di facciata”: “Il greenwashing è ovunque. Spendiamo miliardi in incentivi senza criteri industriali: l’80% degli incentivi per le auto elettriche è finito all’estero. Intanto, il crollo produttivo in Europa è drammatico: da 18 a 10 milioni di auto vendute”.

Il co-autore Luca D’Agnese ha rafforzato il messaggio: “Parliamo di emergenza climatica, ma l’Europa paga più della Cina per abbattere una tonnellata di CO₂. La transizione è in atto, ma rischia di deragliare per inefficienze normative e visioni parziali”.

 

L’industria chiede un cambio di paradigma

Alfredo Altavilla, oggi Special Advisor di BYD per l’Europa, ha richiamato l’attenzione su una transizione a tre velocità: “Negli USA si vendono ancora SUV. In Cina, una targa per l’elettrico si ottiene in 24 ore. In Europa, invece, il Green Deal ha frenato il mercato e invecchiato il parco auto. Servono incentivi mirati e una rete di ricarica capillare, altrimenti l’elettrificazione fallirà”.

Renato Mazzoncini, CEO di A2A, ha denunciato le criticità economiche del sistema: “In Italia, realizzare un impianto fotovoltaico costa quasi dieci volte il prezzo del pannello. La burocrazia incide per 250.000 euro a megawatt. Serve semplificazione, non ideologia. La transizione è urgente, ma va resa accessibile e competitiva”.

 

Politica e società civile: serve una svolta culturale

Il Senatore Casini ha ribadito che non si può più affrontare la crisi climatica con approcci dogmatici: “Serve pragmatismo. La responsabilità sociale d’impresa è fare innovazione ambientale compatibile con il profitto. La cooperazione con la Cina, seppur complessa, è strategica. Non possiamo permetterci un approccio unilaterale e ideologico».

Mariastella Gelmini, senatrice di lungo corso, ha parlato in favore di un “Green Deal intelligente”: “Molti imprenditori lombardi hanno ragione: il Green Deal ha creato più burocrazia che opportunità. Dobbiamo trasformarlo in uno Smart Deal. Tassare meno chi produce con energia pulita significa essere competitivi, non protezionisti”.

 

Un nuovo patto tra impresa e ambiente

Il messaggio è chiaro: la sfida climatica è reale, ma le soluzioni devono essere concrete, bilanciate e accessibili. Basta greenwashing, basta retorica. Il libro di Abravanel e D’Agnese, come il dibattito emerso durante la presentazione, dimostra che serve una nuova alleanza operativa tra pubblico e privato, in grado di produrre risultati misurabili.

Il confronto ha avuto il merito di spostare il dibattito climatico su un piano più tecnico e realistico, restituendo centralità a una domanda fondamentale: come rendere la transizione ecologica davvero efficace, sostenibile e inclusiva?

 

Foto da ufficio stampa BYD (mohammad-fathollahi-lDNs9gZgtCc-unsplash)