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Elettrificazione a tutti i costi: l’insistenza col paraocchi della Commissione UE

Mercato Italia: "troppe auto-immatricolazioni" a fine mese, così non va
di Massimo Artusi, presidente di Federauto
 

A parità di giorni lavorativi rispetto allo stesso mese dello scorso anno, il mese di luglio– caratterizzato da una scarsissima affluenza dei clienti negli show room delle concessionarie – segna una modesta crescita delle immatricolazioni di auto nuove. Tenuta dell’immatricolato resa possibile dal ricorso alle auto immatricolazioni e alla targatura delle auto in portafoglio dei dealer, cui si aggiunge la spinta derivante dal canale noleggio a breve termine.

 
Il dato relativamente positivo sui modelli full-electric è in buona misura ascrivibile alle consegne, peraltro in via di esaurimento, effettuate alla vigilia della scadenza degli incentivi PNRR/MASE. È l’ennesima dimostrazione che il mercato mostra interesse verso il veicolo elettrico soltanto se sorretto da massicci incentivi, naturalmente a carico di tutti i contribuenti, anche di quelli – la maggioranza – che l’auto elettrica non la vogliono o non se la possono permettere neppure con gli incentivi.

In questo quadro, continua a destare perplessità l’insistenza con cui la Commissione Ue continua a proporre misure disallineate rispetto alle reali dinamiche di mercato, come il recente “Electrification Action Plan” che addirittura accelera l’elettrificazione dei consumi nell’Unione – trasporti compresi – raddoppiandola entro il 2040 dal 23% al 46%, attraverso agevolazioni che dovrebbero essere finanziate dagli Stati Membri, a dispetto sia delle logiche funzionali della sostenibilità economico-finanziaria. Ma i costi esorbitanti dell’elettrificazione forzosa e totale cominciano già a farsi sentire.


Da una parte c’è il commissario per l’Energia, Dan Jørgensen, che punta a recuperare risorse, mediante una non meglio precisata cancellazione delle sovvenzioni pubbliche a favore dei combustibili fossili (che metterebbe in ginocchio settori, come l’autotrasporto, dove l’elettrico non è oggettivamente praticabile), dall’altra, più pragmaticamente, c’è il governo UK che ha deciso di far pagare l’accisa – seppur indirettamente – anche alle auto elettriche, che dal 2028 dovranno versare tra gli 1,5 e i 3 centesimi di sterline a miglio percorso, con un gettito previsto di 1,1 miliardi di sterline.

Se a tutto questo aggiungiamo che la trazione elettrica aiuta in modo assai parziale la decarbonizzazione, a causa dell’elevata presenza di fossile nel mix energetico, delle sue fasi di produzione (ancora in larga parte legata a combustibili fossili) e di smaltimento (per l’alto tasso di inquinamento prodotto dalle batterie), si comprende quanto sia astratta e ideologica l’impostazione normativa della Commissione UE.

A nostro avviso, servirebbe piuttosto incentivare la ricerca e l’utilizzo dei biocarburanti (davvero decarbonizzanti nel ciclo di vita utile) già oggi disponibili e economicamente sostenibili per i consumatori, superando il freno ideologico di una Commissione europea che – in attesa di un Parlamento europeo sempre più scettico sulla strada del full electric – naviga ormai a vista in una nebbia attraverso cui gli unici ad essere in condizione di orientarsi sono gli esportatori di tecnologia a basso costo, in barba ai segnali del mercato e degli indici di disoccupazione nel settore automotive europeo.
 

Foto da ufficio stampa Federauto