di Massimo Artusi, presidente di Federauto
Agosto, soprattutto per effetto delle ferie estive, è sempre poco significativo per i volumi di immatricolazione. Infatti, il risultato negativo, tra l’altro conseguito per oltre la metà negli ultimi tre giorni nel mese appena conclusosi, porta il tasso di crescita annuo ad un nuovo ridimensionamento, con le vendite di BEV in sostanziale arretramento – dopo l’esaurimento degli incentivi Ecobonus nella fascia 0-20 g/km di CO2 – e la transizione verso l’elettrico in evidente affanno, come si riscontra anche nel resto d’Europa.
Ancora una volta è palese come senza adeguati stimoli da parte del Governo, il mercato dell’elettrico è destinato a un sostanziale immobilismo piuttosto che ad una crescita spontanea e costante nel tempo. Per questo, oltre alla definizione di nuovo schema di sostegno alla domanda di veicoli elettrici e a basse emissioni inquinanti, così come anticipato dal MIMIT il mese scorso durante il Tavolo Automotive, per resta centrale la revisione strutturale della fiscalità per le auto aziendali, un’azione di politica economica oramai non più procrastinabile che avrebbe effetti positivi sia sul lato ambientale che della sicurezza stradale, con una maggiore capacità di ringiovanimento del parco circolante.
Inoltre, l’auspicio è che la nuova Commissione europea possa davvero porre il settore automotive al centro di un dibattito condiviso superando la logica di una politica a senso unico che ha dimostrato finora tutti i suoi limiti e dando, invece, spazio anche alle riflessioni degli operatori della distribuzione che ogni giorno si confrontano con le imprese e i cittadini riuscendo a intercettarne e soddisfarne le necessità e desideri di mobilità. In gioco c’è la competitività di tante imprese.

“Bulimia legislativa” esagerata e dannosa: occorre un quadro normativo unico