Gli Autovelox in Italia stanno cambiando. Il tradizionale apparecchio destinato esclusivamente a misurare la velocità sta progressivamente lasciando spazio a sistemi molto più complessi, inseriti in reti digitali capaci di integrare lettura automatica delle targhe, videosorveglianza intelligente, Intelligenza Artificiale, Smart Road e comunicazione tra veicoli e infrastrutture. È il quadro tracciato dall’edizione di luglio 2026 dell’Osservatorio tecnico nazionale Coyote sui sistemi di controllo della velocità e sulle tecnologie di enforcement stradale, che analizza l’evoluzione registrata tra il 2025 e il primo trimestre del 2026 suddividendo l’Italia nelle macro-aree Nord, Centro, Sud e Isole.
Il punto centrale della ricerca va oltre il semplice numero degli apparecchi. Sta cambiando la funzione stessa dell’infrastruttura di controllo, che tende a diventare parte di un ecosistema digitale per la gestione della mobilità.
L’Autovelox non misura più soltanto la velocità
La trasformazione tecnologica descritta dall’Osservatorio parte dalla progressiva integrazione di differenti strumenti. Gli autovelox continuano a essere centrali per il controllo della velocità, ma possono essere affiancati da sistemi ANPR, Automatic Number Plate Recognition, radar Doppler multi-corsia e videocamere intelligenti capaci di classificare i veicoli e supportare l’analisi automatica degli eventi. Il risultato è un’infrastruttura nella quale differenti flussi di informazioni possono essere raccolti e integrati.
L’obiettivo indicato dall’Osservatorio è superare progressivamente una concezione esclusivamente sanzionatoria dell’apparecchiatura per arrivare a piattaforme capaci di produrre dati utili alla gestione complessiva della mobilità e della sicurezza stradale. Una trasformazione importante anche nel dibattito sugli autovelox. La tecnologia, infatti, dovrebbe servire innanzitutto a migliorare la sicurezza e la gestione della circolazione, evitando che questi strumenti vengano percepiti dagli automobilisti esclusivamente come generatori di multe.
Lombardia prima con 494 dispositivi
Nel Nord Italia, secondo i dati riportati dall’Osservatorio sulla base del censimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aggiornato a giugno 2026, è la Lombardia ad avere la rete di monitoraggio più estesa, con 494 dispositivi. Seguono Veneto con 399, Emilia-Romagna con 374 e Piemonte con 369. Ma anche in questo caso il numero degli apparecchi racconta soltanto una parte della trasformazione.
La Lombardia ha avviato il programma Smart Mobility Data Driven, articolato in tredici progetti dedicati all’integrazione dei flussi informativi. Il Veneto, invece, ha sviluppato una dorsale di videosorveglianza intelligente che, secondo quanto riportato dall’Osservatorio, può arrivare a 350 nodi distribuiti su circa 600 chilometri di rete. Per il 2025 il rapporto indica inoltre per il Veneto un volume di proventi sanzionatori stimato in circa 185 milioni di euro.
Da Bologna alle Alpi, il controllo diventa digitale
In Emilia-Romagna l’Osservatorio richiama il modello di Bologna e della Città 30, mentre per il Piemonte viene indicata la piattaforma MaaS gestita dalla società 5T. Sono esempi differenti, ma accomunati dalla crescente convergenza tra digitalizzazione della mobilità e sistemi di controllo. Nelle aree alpine e di confine si stanno facendo strada anche le tecnologie V2X, Vehicle-to-Everything, attraverso le quali veicoli e infrastrutture possono scambiarsi informazioni.
Tra gli esempi riportati figura il progetto europeo 5G-BEAM lungo il Corridoio del Brennero. È probabilmente proprio questa tecnologia a indicare una delle direzioni più interessanti per il futuro: la strada non sarà più soltanto un’infrastruttura fisica sulla quale viaggiano le automobili, ma una rete capace di dialogare con i veicoli.
Roma abbandona le spire e passa ai radar
Nel Centro Italia, che comprende nell’analisi Lazio, Toscana, Marche e Umbria, Coyote rileva soprattutto una trasformazione dell’hardware installato sulle strade. Si passa progressivamente dai tradizionali sensori isolati a radar capaci di controllare più corsie, moduli ANPR con elaborazione Edge Computing e reti di comunicazione crittografate. Nel Lazio viene segnalata la dismissione dei rilevatori a spira nell’anello urbano di Roma in favore di sistemi radar non invasivi.
In Toscana si è invece consolidato il controllo della velocità media attraverso sistemi Tutor sulle strade extraurbane. Nelle Marche l’aggiornamento dei nodi ANPR avrebbe introdotto anche capacità di riconoscimento delle merci pericolose lungo i corridoi logistici, mentre in Umbria lo sviluppo si sarebbe concentrato sulla sicurezza delle infrastrutture tecnologiche presenti nelle gallerie e sull’alimentazione sostenibile delle postazioni extraurbane isolate.
Tangenziale di Napoli, 217 telecamere e 40 antenne V2X
Il Sud e le Isole rappresentano un altro laboratorio per la trasformazione digitale delle strade. Il caso indicato come riferimento dall’Osservatorio è quello della Tangenziale di Napoli A56, descritta nel rapporto come la prima tratta del Mezzogiorno interamente convertita in Smart Road certificata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
L’infrastruttura dispone, secondo i dati riportati, di 217 telecamere UHD e 40 antenne per la comunicazione V2X, oltre a un sistema Dynamic Speed Limit che permette una gestione dinamica dei limiti di velocità. È un concetto molto diverso dall’Autovelox tradizionale. Il limite e il controllo entrano in una rete tecnologica più articolata, capace di raccogliere informazioni e adattare la gestione della strada alle differenti condizioni di circolazione.
Tutor 3.0 e telecamere a infrarossi
La modernizzazione interessa anche altre Regioni meridionali. In Puglia vengono segnalati nuovi moduli Tutor 3.0, mentre in Sicilia sono utilizzati sistemi di illuminazione a infrarossi per facilitare la lettura delle targhe quando la visibilità è ridotta. In Sardegna l’attenzione si concentra invece su stazioni di rilevamento blindate e termoregolate. Per Calabria, Abruzzo, Basilicata e Molise l’Osservatorio evidenzia il ruolo della connettività 5G e 4G associata a VPN dedicate, attraverso cui diventa possibile trasmettere informazioni anche da postazioni collocate nelle aree più isolate.
Il rapporto attribuisce inoltre al Sud Italia e alle Isole il 18% dei dispositivi di controllo presenti a livello nazionale e segnala una crescente diffusione di apparecchiature con architetture Edge AI. Su questi ultimi dati, tuttavia, è necessaria cautela: la stessa nota metodologica dell’Osservatorio precisa che alcune informazioni relative al Sud, comprese la quota nazionale dei dispositivi e la percentuale di apparecchiature Edge AI, sono ancora in corso di verifica indipendente.
Cos’è l’Edge AI e perché può cambiare i controlli
Una delle parole destinate a diventare sempre più frequenti parlando di mobilità è proprio Edge AI. Il principio consiste nell’elaborare almeno una parte delle informazioni direttamente in prossimità del dispositivo che le raccoglie, anziché inviare necessariamente tutti i dati a un’infrastruttura centrale prima di analizzarli. Applicata alla strada, questa tecnologia può permettere ai sistemi di videosorveglianza e monitoraggio di interpretare più rapidamente ciò che sta accadendo.
L’evoluzione indicata da Coyote comprende videocamere capaci di classificare i veicoli e sistemi intelligenti utilizzabili per supportare l’analisi automatizzata degli eventi. L’Intelligenza Artificiale entra così progressivamente anche nell’infrastruttura stradale, non necessariamente per moltiplicare le sanzioni, ma per gestire quantità di dati che con i sistemi tradizionali sarebbero molto più difficili da analizzare.
Dall’autovelox alla strada che comunica con l’auto
Il passaggio successivo potrebbe essere ancora più importante. Secondo l’Osservatorio, Smart Road e tecnologie V2X rappresentano il principale contesto infrastrutturale nel quale potranno svilupparsi i futuri sistemi di gestione della mobilità e della sicurezza. Il concetto di Vehicle-to-Everything prevede infatti lo scambio di informazioni tra il veicolo e ciò che lo circonda.
Una strada intelligente può quindi diventare una fonte di informazioni in tempo reale sulle condizioni della circolazione e sulle situazioni di potenziale pericolo, creando una relazione completamente diversa tra automobile e infrastruttura.
È una prospettiva che acquisterà ulteriore importanza con la diffusione di automobili sempre più connesse e dotate di sistemi avanzati di assistenza alla guida.
Più tecnologia deve significare anche più trasparenza
L’evoluzione tecnologica non elimina però le questioni che da anni accompagnano il dibattito italiano sugli Autovelox. Al contrario, più i sistemi diventano sofisticati, maggiore deve essere la chiarezza sulle loro funzioni, sulla conformità tecnica e sulle verifiche periodiche. L’Osservatorio richiama proprio le evoluzioni normative promosse dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in materia di conformità, tracciabilità e controlli delle apparecchiature.
È un punto fondamentale anche per ricostruire un rapporto di fiducia con gli automobilisti. Radar, Tutor, telecamere ANPR e Intelligenza Artificiale possono diventare strumenti estremamente efficaci per migliorare la sicurezza e la gestione della mobilità. Ma la loro efficacia passa necessariamente attraverso regole chiare, apparecchi conformi e finalità trasparenti.
La vera rivoluzione, quindi, non dovrebbe essere quella di avere semplicemente più autovelox. Dovrebbe essere quella di costruire strade capaci di utilizzare la tecnologia per prevenire gli incidenti, gestire meglio il traffico e fornire informazioni ai veicoli. Se questa trasformazione verrà portata avanti correttamente, l’Autovelox del futuro potrebbe diventare soltanto uno dei tanti sensori di una strada sempre più intelligente.
Foto da ufficio stampa Coyote

Vendite due ruote in Italia: moto e scooter sempre forti