L’Europa che ci troviamo: non unisce, non rassicura e non ascolta

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO SMET Group

 
Le parole pronunciate dalla Presidente della Commissione europea. Ursula von der Leyen, nel video che trovate su Linkedin (inizia con “L’Europa apre una nuova era…”), sono, purtroppo, l’ennesima conferma di quanto sia profonda la distanza tra Bruxelles e la vita reale dei cittadini europei.

Da un lato abbiamo un’Unione che parla come se rappresentasse un’unità politica, militare e valoriale compatta. Dall’altro abbiamo imprese che chiudono, famiglie che non arrivano a fine mese, governi nazionali costretti a inseguire decisioni prese altrove, spesso senza un vero mandato democratico. Si continua a usare un linguaggio “etico” e “valoriale” mentre si spingono Paesi già fragili verso nuovi rischi geopolitici, nuovi costi energetici, nuove fratture sociali.

Si parla di “Europa”, ma non si parla mai del prezzo che pagano gli europei in termini di lavoro, sicurezza, competitività industriale. Si evocano scenari di potenza, di leadership globale, di “missioni storiche”, mentre l’unica realtà tangibile è una deindustrializzazione crescente, il crollo della capacità produttiva e un malcontento diffuso che viene liquidato come populismo anziché essere ascoltato.

Questo modo di comunicare non unisce, divide. Non rassicura, polarizza. Non costruisce pace, alimenta tensione. Un’Europa davvero matura dovrebbe parlare meno in nome dei cittadini e cominciare, finalmente, ad ascoltarli.

Foto da ufficio stampa SMET Group
 

Report di “Quattroruote”: in Italia un’auto su 10 è cinese

Report di "Quattroruote": in Italia un'auto su 10 è cinese

Ventiquattro marchi, quota di mercato al 10%, prezzi medi ponderati a -11% e garanzie di durata maggiore: questi i dati che fotografano la presenza, o meglio l’avanzata, dell’industria automobilistica cinese in Italia, rivelati dal nuovo Rapporto “Quattroruote”.
 

Intitolato non a caso “Un dragone senza freni” e pubblicato sul numero di dicembre, lo speciale realizzato dalla redazione di “Quattroruote” racconta, grazie alle informazioni fornite da “Quattroruote Professional”, la rapida e sempre più rilevante crescita delle auto cinesi nel nostro Paese.

Un solo marchio attivo nel 2021; 12 quelli presenti nel 2025. Un numero che raddoppia se si allarga il concetto di “mondo Cina” a quei Costruttori e a quei marchi italiani che finalizzano in Italia l’allestimento di auto prodotte in Cina e ai brand europei di proprietà cinese (Lotus, MG, Polestar, Smart, Volvo). Un universo che oggi registra una quota di mercato superiore al 10%.

Infatti, le immatricolazioni sono cresciute del 43% tra gennaio e ottobre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2024, in un mercato che nel complesso è arretrato del 2,7%, portando così – spiega il Rapporto “Quattroruote” – un guadagno nella quota di quasi tre punti percentuali, dal 6,1 all’8,9% (ma sopra il 10% nei mesi di luglio, settembre e ottobre). Con una precisazione: il 74,7% di tali volumi proviene da soli quattro brand ovvero MG, che all’interno del mondo Cina pesa per il 37,4%, BYD (14,5%), DR (12,6%) e Volvo (10,2%).

Tutte elettriche? Niente affatto. Il Rapporto “Quattroruote” smentisce il luogo comune che identifica le auto del dragone con la propulsione a batteria. In realtà nel “mondo Cina” l’offerta di modelli elettrici ammonta a poco più di un quarto. Sale al 36,2% se si considerano soltanto le cinesi pure e rappresenta poco più della metà dei modelli a listino tra le eurocinesi (una percentuale gonfiata dalla presenza di tre marchi, Lotus, Polestar e Smart con una gamma interamente a elettroni).

Dall’analisi firmata “Quattroruote” emerge anche che l’offerta del “made in China” è più semplice: meno versioni e allestimenti (2,3 versioni per ogni modello per le cinesi pure contro una media di 10,5 per il mercato nel suo complesso). Listini più asciutti, processi di configurazione più chiari, produzione più lineare e veloce e quindi meno costosa.

Il range di prodotti si dimostra comunque ampio e capace di coprire vari segmenti – dalle utilitarie alle grandi berline e Suv, con una prevalenza nel C e nel D – e varie motorizzazioni. Ed è competitivo sui prezzi. L’effetto risparmio più marcato, nei segmenti B, C, D ed F, con prezzi medi inferiori a quelli di mercato rispettivamente del 9,3%, 14,2%, 29,1% e 14,9%.  

La garanzia è un altro aspetto preso in considerazione dalla ricerca che dimostra come quasi tutti i 24 brand analizzati offrano coperture più lunghe rispetto a quelle dei competitor europei (in genere di due anni): in ben sedici situazioni della durata di almeno cinque anni, in tre casi addirittura di sette.

Unico, vero tasto dolente è l’usato. Le auto cinesi di seconda mano con 12 mesi di anzianità, spiega “Quattroruote”, hanno un valore residuo mediamente inferiore a quello medio del mercato, con un gap di 1,4 punti percentuali a ottobre 2025, in aumento di 0,4 punti rispetto a dodici mesi prima.

 

 

Foto da ufficio stampa Quattroruote

 

 

Europa, auto, 2035: fumosità intollerabile, serve subito chiarezza

UNRAE sul bollo auto: ok ridurre il carico fiscale, ora il via a misure davvero efficaci
di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE
(dall’intervento al Forum ANSA sul tema 
‘Auto, 2035 e competitività: l’Europa cambia strada?”)
Chiarezza immediata sulle regole dopo il 2035 e un cambio di marcia dell’Italia su infrastrutture, fisco e costo dell’energia. Quello sul 2035 è un dibattito che si trascina ormai da un paio d’anni, è diventata una data feticcio. La normativa vigente a oggi prevede un divieto di immatricolazione di nuove vetture a combustione interna, non il blocco di circolazione o dell’usato. C’è una fumosità ormai intollerabile. La transizione è stata impostata esclusivamente in termini di obiettivi da raggiungere e in termini sanzionatori per le case che stanno già pagando da un paio d’anni delle multe miliardarie sulle emissioni.

La mobilità elettrica è un ecosistema, non è un prodotto come un altro. Il primo nodo è la rete di ricarica: oggi la stragrande maggioranza dei punti di ricarica è concentrata in tre Paesi su 27 e l’Italia, in termini di capillarità, è al 16esimo posto nell’Unione europea. La penetrazione delle auto elettriche nel nuovo si aggira intorno al 5%” nonostante incentivi rapidamente esauriti. Una situazione anomala se confrontata con Paesi come Bulgaria, Portogallo, Romania, Grecia, dove il Pil pro capite è anche inferiore a quello italiano, ma la quota di auto a batteria è più alta.

L’altro grande freno è il costo dell’energia, che colpisce sia l’industria sia i consumatori. In Italia non si riesce a essere competitivi né sulle vecchie né sulle nuove tecnologie perché è un industria energivora che semplicemente non è classificata come tale e i costi di ricarica nelle infrastrutture pubbliche sono estremamente elevati. Quanto alle flotte aziendali potrebbero essere il vero volano della transizione, ma in Italia la fiscalità è estremamente penalizzante rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei.

 
All’Europa dico fate presto perché ci serve chiarezza, chiarezza subito e oltre il 2035 e non soltanto dare un calcio al barattolo e ritrovarsi 5 anni dopo, 10 anni dopo, con gli stessi identici problemi. All’Italia dico facciamo la nostra parte, a partire dal fisco e dall’uso pieno delle risorse del PNRR per ricarica elettrica e idrogeno. L’Europa i soldi ce li aveva dati e il Paese non può più permettersi di sprecarli.
Foto da ufficio stampa UNRAE
 

Geely Auto Talks a Milano: il nuovo Rinascimento tecnologico dell’automotive

Geely Auto Talks a Milano: il nuovo Rinascimento tecnologico dell’automotive

Il Rinascimento tecnologico dell’automotive è il tema al centro della prima edizione italiana dei Geely Auto Talks, un appuntamento che segna l’ingresso ufficiale di Geely nel mercato italiano e che ribadisce come innovazione, sicurezza e digitalizzazione siano oggi gli assi portanti della trasformazione del settore. L’evento, ospitato a Palazzo Giureconsulti, a Milano, ha riunito rappresentanti istituzionali, industria, accademia e attori internazionali, dando vita a una piattaforma di dialogo che mira a ridefinire il futuro della mobilità in chiave tecnologica e sostenibile.

 

ADAS e intelligenza artificiale: lo studio del Politecnico di Milano

Al centro dell’incontro, la presentazione della nuova ricerca dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, realizzata per Geely Italia su un campione di oltre 5mila cittadini in undici Paesi. Un’indagine che offre una fotografia dettagliata dell’impatto degli ADAS e delle tecnologie intelligenti sulla sicurezza stradale.

La ricerca evidenzia che i sistemi avanzati di assistenza alla guida installati tra il 2010 e il 2024 hanno generato un risparmio economico complessivo di 1,89 miliardi di euro, grazie alla riduzione degli incidenti e dei relativi costi sociali. Un risultato che rafforza l’idea che l’innovazione tecnologica non sia soltanto un elemento di comfort, ma un investimento strategico con effetti misurabili sulla sicurezza.

Il comparto ADAS mostra inoltre una forte crescita: nel 2024 il settore ha registrato un incremento del 26%, raggiungendo un valore di 1,2 miliardi di euro. Un’espansione che riflette la crescente diffusione delle dotazioni di sicurezza attiva su tutti i principali segmenti di mercato.

 

AI automotive: un mercato globale in rapida espansione

Il focus dell’indagine sottolinea anche il ruolo chiave dell’intelligenza artificiale come motore della nuova mobilità. Oggi l’automotive è uno dei settori con il più alto tasso di adozione dell’AI, con il 30% delle aziende impegnate in progetti strutturati e team dedicati.

Le proiezioni globali indicano che il mercato dell’AI applicata all’automotive potrebbe raggiungere 36 miliardi di dollari entro il 2035, mentre l’arrivo della generative AI nei veicoli apre scenari ancora più significativi: interfacce uomo-macchina intelligenti, personalizzazione dell’esperienza di guida, ottimizzazione dei percorsi e sistemi predittivi per la sicurezza attiva. Una rivoluzione che, pur richiedendo competenze nuove e uno sforzo industriale coordinato, rappresenta un passaggio fondamentale per rendere la guida più sicura, consapevole ed efficiente.

 

L’Italia come hub strategico per Geely Auto

L’iniziativa non si è limitata alla presentazione di dati, ma ha delineato una visione precisa: l’Italia può diventare uno dei centri strategici per l’innovazione di Geely Auto in Europa. Il Paese è considerato dal gruppo un punto di riferimento per qualità progettuale, cultura industriale, eccellenza tecnologica e capacità di fare sistema tra istituzioni, università e industria.

La presenza degli ospiti internazionali – tra cui Geng Xiewei (Consolato Generale cinese), Mr. Moe Wang (Vice President Geely Auto International) e Fady Jameel (Vice Chairman ALJ International) – ha evidenziato la dimensione globale dell’iniziativa. Hanno partecipato anche figure istituzionali italiane di primo piano come l’On. Salvatore Deidda (Presidente Commissione Trasporti), l’On. Giulia Pastorella, l’assessore regionale lombardo rappresentante regionale Franco Lucente e accademici, come Francesco Boggio Ferraris e Andrea Catizone.

La convergenza tra questi attori ha mostrato come la mobilità intelligente sia ormai una priorità nazionale, in cui pubblico e privato lavorano con un obiettivo comune: creare valore, sostenibilità e nuove opportunità occupazionali.

 

Nuove competenze per un settore in trasformazione

Durante l’evento, moderato dal direttore di “Wired Italia” Luca Zorloni, è emerso con forza il tema delle competenze. La mobilità del futuro richiede figure professionali capaci di dialogare con sistemi avanzati, comprendere i dati, gestire nuove tecnologie digitali e operare con strumenti predittivi basati sull’intelligenza artificiale.

In questo scenario, Geely Auto intende promuovere un ecosistema aperto e collaborativo, che metta a sistema eccellenze italiane, know-how globale e tecnologie emergenti. Lo ha ribadito Marco Santucci, Managing Director di Geely Italia, affermando: «L’Italia può assumere un ruolo centrale nel nuovo Rinascimento Tecnologico dell’automotive. La tecnologia, dall’AI agli ADAS, non è un fine ma uno strumento al servizio delle persone. La nostra visione pone al centro la qualità della vita, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile».

 

Un programma pluriennale fino al 2026

I Geely Auto Talks non rappresentano un episodio isolato, ma il primo passo di un percorso che proseguirà fino al 2026 con appuntamenti dedicati ai temi chiave della mobilità del futuro. L’obiettivo è creare un ponte stabile tra Italia e Cina, favorire la nascita di nuove competenze e costruire un ecosistema competitivo e moderno, capace di rispondere alle esigenze delle nuove generazioni e alle sfide globali del settore automotive.

Un “Rinascimento tecnologico” che vuole tradurre dati, ricerca e visione strategica in opportunità concrete per il mercato e per il Paese.

 

 

Foto da ufficio stampa Geely

 

Boom di furti parziali di auto: la Lombardia in testa alla classifica

Boom di furti parziali di auto: la Lombardia in testa alla classifica

Cresce in Italia il fenomeno dei furti parziali di autovetture, che colpisce principalmente le utilitarie, ma anche le auto di segmento più elevato, producendo danni elevati (fino a oltre 5mila euro per vettura) per i proprietari dei mezzi e alimentando il mercato illegale dei pezzi di ricambio, nel nostro Paese e in Nord Africa, Emirati Arabi e Sud Africa. Grazie a LoJack sono stati recuperati nei primi 6 mesi dell’anno 1.032 veicoli, per un valore complessivo di 33,4 milioni.


Sono questi i principali dati e trend che emergono dal report sui furti parziali e sui recuperi di veicoli sottratti nel primo semestre del 2025, elaborato da LoJack Italia, società del Gruppo CalAmp leader nelle soluzioni telematiche per l’Automotive e nel recupero dei veicoli rubati. L’analisi raccoglie e analizza i dati provenienti da elaborazioni e studi nazionali e internazionali sul fenomeno e li integra con le statistiche provenienti dagli oltre un milione di dispositivi installati a bordo di veicoli in circolazione sulle nostre strade.

I furti parziali di componenti di auto rappresentano oggi una minaccia crescente per i proprietari di veicoli in Italia: nel 2024 sono stati registrati quasi 14mila interventi per riparare danni causati da furti parziali o tentativi di furto, in crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente (fonte: Osservatorio Car Clinic). Questo fenomeno, noto come cannibalizzazione delle auto, colpisce principalmente veicoli di età compresa tra i 4 e i 6 anni (1 su 3 degli episodi totali), ma anche quelli di più recente immatricolazione, fino a 3 anni (28% del complessivo). Tali crimini causano ingenti danni economici ai proprietari dei mezzi e alimentano il mercato nero internazionale dei pezzi di ricambio.
 

I veicoli più “depredati”

Sebbene non esistano dati precisi sui brand più colpiti, i modelli maggiormente coinvolti sono quelli più diffusi sul mercato, che generano maggiori richieste di pezzi di ricambio, ma anche quelli che consentono di ottenere ricambi con un maggior valore economico. Tra i più vandalizzati ci sono, infatti, alcuni modelli del Gruppo Stellantis (Fiat Panda, 500, Punto, Lancia Ypsilon, 500X e Jeep Renegade), ma anche i modelli dei brand Audi, Smart, Alfa Romeo, Ford, Peugeot, Renault, Citroen, Toyota, Lexus (prese di mira per le batterie), Range Rover e Volkswagen. Come per i furti di intere autovetture, il fenomeno assume particolari peculiarità a seconda della latitudine della Penisola in cui si verifica: al Sud le più colpite sono le Fiat Panda e le 500, mentre al Nord a prevalere sono i modelli dei marchi Toyota, Lexus, Range Rover e Volkswagen.

Le Regioni a “bollino rosso”


La geografia dei furti parziali appare leggermente diversa da quella delle sottrazioni di veicoli: la Lombardia è oggi la regione italiana più colpita da queste sottrazioni; su questo territorio si verifica quasi la metà dei casi (40%), seguono Lazio (27% dei casi totali) e Campania (18%). Il fenomeno si concentra particolarmente all’interno delle grandi città: a Roma e Milano si registra circa il 28% dei danneggiamenti totali. La Puglia, e in particolare l’area tra Manfredonia e Cerignola (nota come “triangolo delle Bermuda dei furti”), rappresenta il luogo in cui le vetture corrono il maggior rischio di essere oggetto furto di componenti, con vere
e proprie centrali di smontaggio sparse nelle campagne e officine e autoparchi spesso compiacenti che rivendono i pezzi rubati. Anche la Campania sta registrando un significativo aumento di questi episodi.
 

Le componenti più rubate
 
Quali sono i pezzi di ricambio più ambiti? Dalle statistiche emerge chiaramente come questo business si concentri in modo particolare su alcuni elementi del veicolo, il cui valore può variare sensibilmente a seconda del mezzo da cui vengono sottratti: telecamere di bordo, paraurti (con valore che oscilla dai 45 agli 800 €), monitor (dai 180 ai 920 €), fanali (dai 500 ai 2.500 €) , cerchi in lega (dai 450 ai 1.500 €) e catalizzatori, particolarmente ambiti per la presenza di metalli preziosi come platino e palladio, molto richiesti sul mercato nero in Europa e non solo. Altri componenti particolarmente ricercati sono i gruppi ottici avanzati (fari LED,
laser e sistemi di orientamento automatico), che possono valere oltre 5.000 €, nonché motori, portiere, cruscotti, centraline, pneumatici e parti di carrozzeria.
 

Metodi e tecniche utilizzate dai ladri

Come per i furti di veicoli, dietro questo particolare business spesso si celano gli interessi di organizzazioni criminali che si muovono in modo organizzato e gestiscono il mercato nero dei pezzi di ricambio, agendo in modo tradizionale o con tecniche più sofisticate e veloci, avvalendosi delle più avanzate tecnologie.
Mediamente per portare a termine un furto parziale un ladro esperto impiega dai 50 ai 90 secondi. I colpi vengono studiati a tavolino sulla base delle richieste ricevute dal mercato, spesso agendo lungo le strade meno trafficate e più buie.
 
In alcuni casi ad alimentare il mercato dei pezzi di ricambio sono intere autovetture, trascinate con cavi o spinte da altri veicoli oppure rubate clonando la chiave, o ancora sottratte in meno di due minuti tramite la connessione alla rete CAN bus, che collega le unità di controllo elettronico per permettere lo scambio di dati (soprattutto per veicoli come Alfa Romeo Stelvio e Giulia, Jeep Renegade e Compass). Una volta portate in capannoni per lo smontaggio, le vetture vengono cannibalizzate nell’arco di 3-4 ore da specialisti e i pezzi rivenduti su mercati illegali, spesso in Nord Africa, Emirati Arabi o Sud Africa.

Oltre ai 136mila veicoli che ogni anno vengono rubati nel nostro Paese, esiste un fenomeno che quotidianamente colpisce un numero crescente di automobilisti italiani, il cosiddetto furto parziale, cioè la sottrazione di componenti dalle vetture parcheggiate. Un business che, gestito da organizzazioni criminali, ha ormai assunto dimensioni significative e che alimenta stabilmente il mercato nero dei pezzi di ricambio. I ladri sono oggi sempre più tecnologici e spesso impiegano attrezzature all’avanguardia che consentono anche in pieno giorno di sottrarre componenti della vettura o di far sparire l’intera auto per poi procedere rapidamente allo smontaggio e alla commercializzazione dei pezzi ottenuti, provocando danni anche di diverse migliaia di
euro per i malcapitati proprietari. Per questo è oggi ancora più importante tutelarsi dal furto con adeguati strumenti tecnologici che lo prevengano e, nel peggiore dei casi, ne agevolino il recupero”, ha osservato Maurizio Iperti, Presidente Automotive LoJack International.
 

Oltre mille veicoli recuperati da LoJack nei primi 6 mesi del 2025

Nei primi 6 mesi del 2025 LoJack, grazie alla tecnologia in radiofrequenza unica sul mercato, a una centrale sempre operativa e al team esperti che sul campo supporta le attività di ricerca delle Forze dell’Ordine, ha portato al recupero di oltre mille veicoli (1.032), per un valore complessivo di circa 33 milioni e 400mila euro. I ritrovamenti hanno riguardato nel 54% dei casi i SUV (su tutti il Toyota RAV4), nel 32% le auto (in testa la FIAT Panda). Teatro del maggior numero di ritrovamenti sono state le Regioni che a tutt’oggi vedono una più ampia concentrazione di episodi criminali, con in testa il Lazio, seguito da Campania, Puglia, Lombardia e Sicilia.
 

“Green Deal” automotive e produzione italiana: lo sfogo di Palombella (UILM)

"Green Deal" automotive e produzione italiana: lo sfogo di Palombella (UILM)

Il piano europeo di transizione verso l’elettrico fallito e il 60% degli stabilimenti italiani fermo o con i lavoratori in cassa integrazione. Non basta l’avvio della produzione della nuova Fiat 500 ibrida a Mirafiori: segnale positivo, ma non sufficiente. Per sostenere gli impianti del Paese occorrono marchi italiani, ma anche che vengano prodotti qui in Italia e non all’estero. E poi c’è il progressivo aumento dell’offerta cinese.

Ecco lo sfogo di Rocco Palombella, leader del sindacato UILM, direttamente da Torino, che tra l’altro coincide con le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, il quale ha deciso per il ridimensionamento delle misure sulle emissioni prese dal predecessore Joe Biden. Ma Palombella si riferisce anche alle recenti affermazioni del CEO di Stellantis, Antonio Filosa, sull’Italia e i nuovi maxi investimenti da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti.