Piano d’azione UE: l’ennesima occasione perduta

Mercato Italia: prevedibile il boom dell'elettrico, privati sempre al palo
di Massimo Artusi, presidente di Federauto
 
È sorprendente l’accanimento terapeutico che la Commissione UE mostra di voler esercitare nei confronti dei veicoli elettrici nonostante gli evidenti segnali di scarso appeal che emergono dal mercato reale e i drammatici effetti su industria e lavoro già manifestatisi. L’Action Plan appena presentato dalla Commissione UE continua nel solco di una impostazione dirigistica che ha già espresso tutta la sua debolezza strategica, aggiungendo generici indirizzi a supporto di una sola tecnologia, quella meno attrattiva per il mercato, quella elettrica.
 
La Commissione europea continua a essere prigioniera di un approccio dogmatico, quello di chi dispensa teorie, compromettendo inesorabilmente la vitalità  di un settore fondamentale dell’economia reale europea. Dispiace doverlo dire, ma siamo di fronte all’ennesima occasione perduta, che non giustifica alcuna espressione di soddisfazione.
 
Chiunque conosce le regole del mercato dell’automotive sa che questo genere di soccorsi servono a poco o a nulla. Ci si chiede quali effetti tangibili possa produrre un piano d’azione che intende supportare la tipologia di prodotto meno interessante per il mercato (l’auto elettrica ha una quota di mercato in Europa di appena il 15%, con trend in sensibile decrescita) al di là  del limitato sostegno finanziario alla produzione europea delle batterie.
 
Inoltre, l’annunciato emendamento mirato al Regolamento sui target CO2 di autovetture e LDV da parte della Commissione UE (inspiegabile che venga ignorato quello sugli HDV!), che “concede” più tempo alle case per raggiungere gli obiettivi sulle emissioni ed evitare le relative multe CAFE – al di là del momentaneo sospiro di sollievo da parte di qualche costruttore – lascia sostanzialmente inalterato sia l’elemento strutturale che è alla base dello stato critico del comparto automotive, sia le ben più gravi problematiche di scarso contributo alla decarbonizzazione che genera la scelta mono-tecnologica di Bruxelles.
Per rispondere ai target e alle scadenze “sfidanti” – in realtà irrealistiche – poste dalla Commissione europea non serve di certo posticipare le scadenze, sperando che prima o poi il mercato cambi idea sulla scarsa appetibilità dell’auto elettrica, ma un cambio netto di strategia, mettendo al centro i target di
decarbonizzazione, non quelli dell’elettrificazione.
Si tratta innanzitutto di revisionare l’approccio metodologico sul calcolo della CO2, superando il dogma delle emissioni al tubo di scarico, quindi, di modificare sia il Regolamento per le autovetture (LDV) che quello per i veicoli pesanti (HDV) rispettando rigorosamente il principio della “neutralità tecnologica”.
È certamente un segnale positivo che vi siano ripensamenti, a fronte dell’evidente inapplicabilità del vecchio Green Deal, ma concedere agli OEM 3 anni anziché 1 per mettersi nelle condizioni di non pagare le multe significa solo “annacquare” momentaneamente la sostanza del problema. Questa soluzione non cambia la posizione delle concessionarie che, evidentemente, continueranno a essere sottoposte a pressioni commerciali per l’immatricolazione dei veicoli elettrici che il mercato non assorbe.
I concessionari italiani insistono nel riconoscere il “Non Paper” del Governo italiano,  appoggiato da 15 Paesi Membri e a sua volta ispirato dal Piano Draghi, come punto di riferimento strategico per dare un futuro al settore ed auspicano che questo Action Plan Automotive della Commissione sia implementato
dall’Europarlamento e dal Consiglio Europeo con misure compatibili con le reali dinamiche di mercato (e dell’ambiente), a partire dalla profonda revisione in senso pragmatico e pluritecnologico, dei Regolamenti sui target CO2, sia per le auto che per i veicoli pesanti.

Automotive Action Plan: verso un’industria fiorente che fornirà zero emissioni

Automotive Action Plan

In una nota di ACEA si legge come le case automobilistiche e i fornitori riconoscono gli sforzi collettivi del dialogo strategico, ma non c’è tempo da perdere per salvaguardare la competitività.

I produttori di veicoli e i fornitori automobilistici europei hanno investito centinaia di miliardi di euro e si sono impegnati a fare della mobilità a zero emissioni un modello di business di successo. L’urgenza di agire c’è: il mercato dei veicoli a zero emissioni non sta decollando abbastanza velocemente. La transizione può funzionare solo se abbinata ad azioni immediate e ambiziose per potenziare le infrastrutture, richiedere incentivi e misure per ridurre i costi di produzione.

 

La discussione su un approccio più pragmatico per la decarbonizzazione basato sul principio di neutralità tecnologica riconosce la necessità di un controllo della realtà affinché questa transizione abbia successo. La proposta di riduzione delle sanzioni per gli obiettivi del 2025 per auto e furgoni è un primo passo nella giusta direzione, e anche un maggiore supporto per i veicoli autonomi e la filiera europea delle batterie sono segnali positivi. Tuttavia, il ruolo unico e le sfide del settore dei camion e degli autobus necessitano ancora di un riconoscimento appropriato.

 

Ola Källenius, presidente dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA) e CEO di Mercedes-Benz: “Questo dialogo strategico arriva esattamente al momento giusto. La trasformazione della nostra industria automobilistica è in pieno svolgimento e ora dobbiamo definire un quadro che garantisca la competitività dell’UE in questo settore critico. La transizione verso una mobilità a zero emissioni e un’industria automobilistica europea fiorente devono procedere insieme: questo non è negoziabile. Apprezziamo l’attenzione rivolta all’accelerazione dell’implementazione della guida autonoma e le misure di riduzione delle emissioni di CO2 proposte per il 2025 per autovetture e furgoni. Ma vorrei essere chiaro sulla nostra preoccupazione principale: come tracciare la rotta verso il 2035 con la flessibilità e il pragmatismo necessari per far funzionare questa transizione? Questa è la domanda fondamentale che vorremmo affrontare con il Presidente della Commissione durante il prossimo incontro del dialogo strategico”.

 

Matthias Zink, presidente dell’Associazione Europea dei Fornitori Automobilistici (CLEPA): “I fornitori, insieme ai produttori di veicoli, stanno guidando la decarbonizzazione del settore automobilistico e noi la faremo accadere. Tuttavia, una maggiore flessibilità è essenziale per garantire che la transizione sia ambiziosa e realisticamente realizzabile. Una domanda cruciale rimane senza risposta: come possiamo stabilire un quadro normativo aperto alla tecnologia che consenta soluzioni come PHEV e range extender oltre il 2035? Questo deve essere un elemento chiave del Piano d’azione per l’automotive e una parte fondamentale della revisione del regolamento sulla CO2. Oltre 3.000 aziende, molte delle quali piccole e medie imprese, dipendono da questa flessibilità per prosperare in Europa” .

 

Christian Levin, presidente del Consiglio di amministrazione di ACEA Commercial Vehicle e CEO di Scania: “Abbiamo meno di cinque anni per passare dal 2% al 35% di quota di mercato con quasi nessuna delle condizioni abilitanti necessarie in atto oggi. È essenziale che il prossimo Piano d’azione per l’industria automobilistica includa una revisione accelerata degli standard di CO2 per i veicoli pesanti fino al 2025 basata su una valutazione urgente delle condizioni abilitanti. Camion e autobus sono la spina dorsale dell’economia europea, essenziali per la vita quotidiana di milioni di cittadini e aziende. Ma per accelerare la loro transizione verso la neutralità climatica, è necessario dare molta più enfasi all’implementazione di infrastrutture critiche, garantendo la parità dei costi e aumentando la domanda di camion e autobus a zero emissioni“.

 

I produttori di veicoli e i fornitori del settore automobilistico hanno ribadito la richiesta congiunta di affrontare in via prioritaria le seguenti questioni prioritarie.

  1. Accelerare le revisioni delle normative sulle emissioni di CO2 per autovetture, furgoni e veicoli pesanti fino al 2025, compresa una valutazione urgente delle condizioni abilitanti del settore.
  2. Misure ambiziose per affrontare le condizioni abilitanti insufficienti che rallentano la trasformazione: il settore ha bisogno di vedere obiettivi AFIR più elevati, incentivi fiscali e di acquisto per promuovere l’adozione di massa di veicoli a zero emissioni e una serie specifica di misure per stimolare la domanda per il segmento dei veicoli pesanti affrontando il costo totale di proprietà.
  3. Mantenere l’apertura tecnologica : di fronte alla concorrenza globale e alla dipendenza dalla tecnologia delle batterie controllata da altre regioni, mantenere la flessibilità per tutte le tecnologie, compresi i veicoli ibridi plug-in, gli estensori di autonomia, l’idrogeno e altre soluzioni climaticamente neutre, è fondamentale per la resilienza e l’autonomia strategica dell’Europa.
  4. Commercio e partnership con altre regioni : garantire una politica commerciale equilibrata che livelli il campo di gioco con i concorrenti globali, che salvaguardi sia il valore aggiunto europeo sia i vantaggi di una supply chain connessa a livello globale. Garantire l’accesso ai finanziamenti per la supply chain automobilistica per consentire la competitività globale nelle tecnologie automobilistiche critiche.

 

L’industria automobilistica – sottolinea il comunicato di ACEA –  riconosce gli sforzi collettivi della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e dei commissariTzitzikostas, Séjourné, Minzatu, Virkkunen e Hoekstra per essersi impegnati con il nostro settore in questa fase critica. Non vediamo l’ora di lavorare con loro per realizzare il Piano d’azione.

 

Foto da sito ACEA

Revisione UE delle norme capestro: si cincischia sempre sull’orlo dell’abisso

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo
di Massimo Artusi, presidente di Federauto
 
Dopo l’apertura in negativo a gennaio, anche il consuntivo di febbraio registra un nuovo calo su cui pesa certamente il giorno lavorativo in meno. Ma, al di là di questa considerazione, tenuto conto che a febbraio i dealer hanno contribuito con circa 11.000 auto immatricolazioni, desta preoccupazione la flessione del canale privati che, a nostro avviso, è una chiara reazione al clima di confusione e di incertezza che si sta creando attorno all’Automotive nel contesto delle notizie che giungono da Bruxelles sulle possibili evoluzioni in tema di emissioni degli autoveicoli.
 
Le anticipazioni che stanno circolando sull’Action Plan, che la Commissione europea renderà noto il 5 marzo, non sono confortanti, non solo perché sembrerebbe prevalere un orientamento tecnologico non neutrale, ma anche per la mancanza di soluzioni efficaci al sistema di penalties a carico dei costruttori dal 2025.
 
Rispondere ai target e alle scadenze “sfidanti” – ma in realtà irrealistiche – poste dalla Commissione europea, unicamente posticipando le scadenze, nella speranza che prima o poi il mercato cambi idea sulla scarsa appetibilità dell’auto elettrica, e non cambiando invece nettamente la strategia, mettendo al centro i target di decarbonizzazione, anziché dell’elettrificazione, significa cincischiare sull’orlo dell’abisso, come dimostrano ormai ogni mese i dati del mercato.
 
Vedremo se le anticipazioni – peraltro comunicate ufficialmente dalla presidente della Commissione – sono complete o se il timido accenno alla “neutralità tecnologica” (che non deve significare solo eFuel…) ha contenuti più concreti. Ma le parole pronunciate da Ursula von der Leyen non sembrano lasciare eccessive speranze di ravvedimento e non sgombrano il campo a iniziative dirigistiche quali il “Greening Corporate Fleet” Per ogni necessario commento, e questa volta iniziativa concreta a difesa dei concessionari, aspetteremo qualche cosa di “nero su bianco”.

Sanzioni UE rinviate tre anni: T&E se la prende con Bruxelles

Sanzioni UE rinviate tre anni: T&E se la prende con Bruxelles

La Commissione europea indebolirà l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2025, consentendo alle case automobilistiche di conformarsi al regolamento in tre anni anziché in uno, ha dichiarato  il presidente Ursula von der Leyen. La misura, che deve ancora essere approvata dai governi dell’UE e dagli eurodeputati, è un regalo senza precedenti all’industria automobilistica europea, proprio nel mezzo dell’anno in cui i carmaker dovrebbero raggiungere i loro obiettivi di conformità.

La Commissione ha dichiarato che proporrà di estendere la finestra di conformità per l’obiettivo del 2025 fino al 2027. Se attuata, questa misura di flessibilità consentirebbe alle case automobilistiche divendere meno auto zero emissioni nel 2025, dovendo per compensazione venderne di più nel 2026-27. Ciò ritarderebbe la crescita dell’economia di scala per la produzione di veicoli elettrici in Europa, e toglierebbe la pressione sull’industria per il lancio di modelli elettrici più economici nel 2025. 

William Todts, direttore esecutivo di T&E e partecipante all’EU Automotive Dialogue: “L’indebolimento delle norme europee sulle auto pulite premia i ritardatari e non giova all’industria automobilistica europea, se non lasciandola ancora più indietro rispetto alla Cina per quanto riguarda i veicoli elettrici. L‘UE rischia di creare un’incertezza molto dannosa sulla transizione verso la mobilità elettrica in Europa. Ci aspettiamo quindi un piano d’azione per il settore automobilistico che ripristini la fiducia e riporti l’Europa e la sua industria sulla strada verso il 100% di auto zero-emissioni nel 2035”.

L’attuale obiettivo di CO2 per il 2025 è ampiamente alla portata delle case automobilistiche europee, che hanno tempo fino alla fine dell’anno per conformarsi al regolamento. Modificando la finestra di conformità a tre anni, le case automobilistiche saranno meno stimolate a immettere sul mercato modelli più convenienti, come la Renault R5 e la Citroën eC3, entrambi prodotti e commercializzati con una tempistica finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo del 2025.

Piano d’azione UE: perché non si parla più di ecobonus europei?

Transizione energetica: accelerare con misure concrete
di Michele Crisci, presidente di UNRAE
 
Dalle primissime indiscrezioni sul “Piano d’Azione della Commissione Europea” non sembrano ancora emergere misure concrete per rendere il settore più competitivo e affrontare con decisione la transizione verso la decarbonizzazione. In particolare, per quanto riguarda la “mobilità pulita”, la Commissione dichiara infatti di voler supportare concretamente lo sviluppo della domanda di auto a zero emissioni, ma non parla più di incentivi europei alla domanda, bensì di raccomandazioni agli Stati membri per valorizzare le best practices e individuare possibili fonti di finanziamento per supportarne l’implementazione.
 
Con un approccio del genere e senza un fondo centralizzato per il loro finanziamento, si allontana indefinitamente l’obiettivo di ottenere dei programmi di incentivazione omogenei a livello europeo. UNRAE dichiara, invece, apprezzamento per la dichiarazione della presidente Ursula Von der Leyen riguardo a un emendamento sui regolamenti riguardanti le sanzioni per il mancato rispetto dei target di emissione di CO2, tenendo conto delle reali difficoltà di mercato: per risultare efficace, la proposta, che consentirebbe di calcolare le emissioni sulla media di tre anni, dovrà essere rapidamente approvata da Parlamento e Consiglio Europeo.
 
Tra le prossime tappe, UNRAE sarà coinvolta l’11 marzo al Tavolo Automotive promosso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. In tale occasione l’Associazione ribadirà ancora una volta la necessità di istituire a livello nazionale un piano pluriennale di sostegno alla domanda di veicoli a zero o bassissime emissioni e di accelerare lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica e di rifornimento di idrogeno.
 
UNRAE insisterà anche sulla necessità di riformare in tempi brevi il regime fiscale delle auto aziendali, oggi inadeguato e penalizzante rispetto agli altri Paesi europei, di modulare la detraibilità IVA e deducibilità dei costi in base alle emissioni di CO2, con riduzione del periodo di ammortamento a 3 anni.Le proposte, già ampiamente illustrate alle Istituzioni, potranno aiutare a creare un ambiente realmente competitivo e sostenibile per il settore automotive in Italia.
Foto da ufficio stampa Unrae
 
 

Mercato Italia e news da Bruxelles: vincono le elettrificate, Ursula ci ripensa

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA
di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA
 
I dati delle immatricolazioni in Italia a febbraio (-6,3%) mostrano quanto sia sterile la diatriba in corso tra chi sostiene unicamente la tecnologia dell’elettrico e chi solo quella dei motori ICE, essendo quasi due terzi delle registrazioni mensili relativi a vetture con vari livelli di
elettrificazione (dalle mild-hybrid alle full-hybrid alle BEV e PHEV), mentre le vetture a combustione interna prive di qualunque elettrificazione rappresentano poco più di un terzo, segno che il processo di comprensione e accettazione di veicoli vieppiù
elettrificati si sta realizzando anche nel nostro Paese, nonostante rimanga un gap notevole in termini di volumi, tre volte al di sotto la media europea.
 
Ovviamente, mentre commentiamo questi dati, tutta la nostra attenzione è rivolta alle decisioni che saranno contenute nel Piano d’azione per l’Automotive che la Commissione UE si appresta a rilasciare il 5 marzo prossimo.
 
A questo proposito, accogliamo con favore i progressi della Commissione nel voler mitigare gli oneri a carico dei Costruttori per il periodo 2025-2029 (multe di non- compliance). Parimenti, registriamo con favore la dichiarazione della presidente della Commissione che sarà preparata in tempi rapidi una revisione dello schema al 2035 che avrà come principio chiave quello della piena neutralità tecnologica. Restiamo in attesa
di conoscere che cosa in concreto questo significherà.
Foto da ufficio stampa ANFIA

Dietrofront UE sulle multe: Bruxelles dà ragione all’Italia

Sbloccato il DPCM automotive: sostegno per investimenti, a luglio nuove risorse
La presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen, ha annunciato di voler concedere più tempo ai costruttori di auto per adeguarsi ai target sulla riduzione delle emissioni di CO2, che restano comunque invariati. Anziché avere una compliance annuale, è stato deciso di concedere tre anni di tempo per adeguarsi agli standard di conformità.
di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy
 
Salvata l’industria auto europea, la Commissione dà ragione all’Italia. Eliminata la tagliola delle multe che avrebbe determinato il collasso del settore.
 
Ora avanti con la piena neutralità tecnologica, l’autonomia strategica nella produzione di batterie e un piano incentivi europeo.
Foto da ufficio stampa Min. Urso

PPE contro lo stop a benzina e Diesel nel 2035: ma manterrà questa linea?

Rimodulare le multe UE non basta: serve rivoluzionare il "Green Deal"
di Paolo Borchia, capo delegazione Lega al Parlamento Europeo
 
Apprendiamo con soddisfazione che anche il PPE si schiera contro lo stop UE alle auto a benzina e Diesel, ideato e promosso dalla loro stessa maggioranza, sempre osteggiato dalla Lega e dai suoi alleati in Europa. Fin dal primo giorno abbiamo evidenziato le contraddizioni e le assurdità di un piano che sacrifica sull’altare dell’ideologia green aziende, lavoratori e famiglie e che rappresenta un suicidio economico per tutto il Continente.
 
Lega e Patrioti continueranno a dare battaglia per fermare Ursula Von der Leyen: il PPE starà dalla parte del buonsenso e della concretezza, o si schiererà ancora con la sinistra?

Foto ufficio stampa Borchia

Formazione professionale: BYD con l’Istituto “G. Ruffini” di Imperia

Formazione professionale

Foto – Alfredo Altavilla, Special senior advisor di BYD per l’Europa

 

L’Istituto d’Istruzione Superiore “G. Ruffini” di Imperia e la Multinazionale Tecnologica BYD hanno sottoscritto un accordo di collaborazione, il primo in Italia, per sostenere e investire nella formazione e nella crescita professionale dei giovani; le due realtà condividono l’obiettivo di sostenere lo sviluppo della mobilità elettrica tramite nuove progettualità al servizio delle future generazioni di meccanici e professionisti di officina, che saranno così capaci di gestire al meglio i servizi e l’assistenza su queste nuove tecnologie.

 

BYD, prima casa costruttrice al mondo per numero di vetture elettriche prodotte e commercializzate, entra così in Italia nel settore dell’istruzione e formazione trovando ad Imperia, e in particolare al “Ruffini”, terreno fertile dove sperimentare per la prima volta questo tipo di collaborazione. Nel dettaglio, BYD fornirà all’Istituto “Ruffini” attrezzature e formazione: 2 autovetture per le attività didattiche (una full electric e una con l’innovativa tecnologia DM-i); kit di attrezzi e sistemi software per la gestione delle tecnologie specifiche delle auto; corsi di formazione annuali, gratuiti, per i docenti dell’Istituto presso i propri centri di formazione, in Italia e/o all’estero.

 

Tale investimento, in materiale e in formazione, permetterà una ricaduta significativa e concreta sul corso di studio permettendo agli studenti di approfondire le proprie competenze oltre che sugli attuali motori termici e ibridi, anche sugli sviluppi dei sistemi elettrici.

 

Foto da archivio forumautomotive-diario (P. Bonora)

#FORUMAutoMotive “Cuore & Motori”: nel mondo de “La Chiocciola”

#FORUMAutoMotive "Cuore & Motori"
Nel 2024 #FORUMAutoMotive ha dato vita, in occasione dell’appuntamento di ottobre, all’iniziativa “Cuore & Motori” dedicata alle esigenze di mobilità e di svago che il mondo automotive è in grado di garantire alle persone con varie disabilità. Sottolineando l’impegno dei costruttori, dell’ACI e di tante realtà del volontariato presenti sul territorio, #FORUMAutoMotive periodicamente è lieto di presentare, attraverso il suo “Diario”, le attività che vengono svolte.
 
Ecco allora il cortometraggio realizzato dai ragazzi ospiti dell’Associazione Onlus “La Chiocciola APS” di Garlasco (Pavia), guidata da Annalisa Zanotti con il suo team di volontari, partecipare a un Concorso Mediaset Friends e classificarsi al 27° posto su 320 concorrenti. Il titolo: “È il mio mondo”.” Inutile volerlo commentare, basta guardarlo per capire ciò che siamo e come il mondo è per noi”, spiega Annalisa Zanotti.