Nuovo regolamento UE: giú le mani dalle nostre auto

Nuovo regolamento UE: giú le mani dalle nostre auto

di Isabella Tovaglieri, europarlamentare
(estratto da Linkedin)

Se passa la proposta della Commissione, una lettera ci comunicherà che la nostra vettura è diventata un rifiuto da smaltire immediatamente. Lo stop alla vendita delle auto benzina e Diesel dal 2035 è solo un paravento perché in realtà l’Europa vuole impedirci di usare le auto a motore endotermico già molto tempo prima, imponendoci la rottamazione dei veicoli obsoleti attraverso un nuovo provvedimento presentato di recente dalla Commissione UE.

Si tratta del “Regolamento per la gestione dei veicoli fuori uso”, una misura choc che intende togliere ai proprietari il diritto di decidere quando è il momento di rottamare la propria vettura. Sarà infatti un elenco di criteri stabiliti da Bruxelles a dire se un’auto può continuare a circolare o se invece deve essere avviata alla demolizione. In un futuro non troppo lontano potrebbe dunque capitare di ricevere una lettera del registro automobilistico che ci comunica che il nostro veicolo è diventato un rifiuto da smaltire con effetto immediato perché il costo di riparazione supera il valore di mercato, o perché la vettura ha saltato per due anni il controllo tecnico nazionale, o ancora perché il motore o il cambio devono essere sostituiti, o perché i freni e i componenti dello sterzo sono troppo usurati, solo per fare alcuni esempi. Se uno dei criteri viene raggiunto, il diritto di proprietà decade e l’auto deve essere riciclata.

Una proposta assurda che lede la libertà di scelta e il diritto di proprietà, che non tiene conto del valore d’uso e del valore affettivo dei veicoli, e che minaccia di penalizzare non solo i cittadini e i lavoratori che non sono in grado di cambiare l’automobile, ma anche il settore delle auto storiche. Secondo i criteri ipotizzati dalla commissione UE, infatti, si salverebbero solo le vetture con almeno 30 anni, uscite di produzione, storicamente conservate e mantenute nel loro stato originale senza aver subito modifiche significative. Dopo il boicottaggio dei biocarburanti, una nuova spada di Damocle incombe sul futuro di un settore che dà lustro alla storia del motorismo e del design europeo, legato a doppio filo con la nostra cultura e la nostra identità.

Giù le mani dalle nostre auto, basta ecotasse e imposizioni assurde. Occorre fermare questa ennesima eco-follia partorita dalla prepotenza delle sinistre che dettano legge a Bruxelles.

 

Auto elettriche: non è colpa delle colonnine

Auto elettriche: non è colpa delle colonnine

(Fonte: AGITALAB)

Le vendite di auto elettriche sono basse, molto più basse delle aspettative, in Italia ma anche all’estero, dove c’è un enorme problema di stock invenduto.
La colpa viene data, oltre al prezzo molto più alto di una corrispondente autotermica, alla mancanza di colonnine di ricarica. Ma i dati mostrano una realtà diversa. In Italia ci sono 47mila punti di ricarica pubblici e sono in costante e robusto aumento. Nel terzo trimestre sono state installate 2.000 nuove colonnine pari a oltre il 4% di incremento, mentre nei 12 mesi a settembre scorso erano cresciute del 42%.

 

Uno studio di Ambrosetti qualche tempo fa aveva fatto emergere che in Italia il rapporto auto per colonnina era già ben sopra la Francia e la Germania, segno che non è questo a tenere i clienti lontano da questa tecnologia. Anche perché la maggior parte dei clienti che hanno scelto un’auto alla spina si è dotata di una wallbox privata, a casa o al lavoro, funzionale alle brevi percorrenze quotidiane.

 

Per i viaggi, 1/3 delle stazioni di servizio in autostrada offre un punto di ricarica, di cui l’80% sopra il 43 kW e il 59% addirittura sopra i 150 kW. Certo, la distribuzione delle colonnine privilegia il Nord, con oltre la metà, mentre il Centro e il Sud si dividono l’altra metà. Ma questo riflette anche la diversa penetrazione delle auto elettriche nel Paese.

 

foto maxim-hopman-unsplash

Intelligenza artificiale: a rischio la sicurezza, anche stradale

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Faccio una confessione a cuore aperto: l’Intelligenza Artificiale, di cui si parla tantissimo da un po’ di tempo, mi mette ansia. Mi fa paura. La tv ci mostra come questa “AI” può essere manipolata facilmente, traendo in inganno l’opinione pubblica anche attraverso i social. Ascoltiamo e soprattutto vediamo personaggi appartenenti alla politica, all’industria, al mondo dello spettacolo dire cose che non corrispondono alla realtà. Sono loro che parlano, il labiale corrisponde alle parole pronunciate, ma nella realtà è tutto finto e opera di una regia occulta. Basta un fraintendimento, una sovrapposizione, a questo punto, per scatenare il finimondo.

 

Guardiamo al settore automotive, per restare nei nostri argomenti, sempre più esageratamente proiettato in visioni quasi fantascientifiche. E se la manipolazione, come è già avvenuto con gli hacker per i sistemi di assistenza alla guida, facesse un ulteriore balzo in avanti? Non oso pensare alle conseguenze.

 

E lo stesso vale per il sistema dei trasporti pubblici, aerei, navali e ferroviari. Insomma, si corra rapidamente ai ripari. Qui si rischia tantissimo. E non solo, come afferma giustamente il premier Giorgia Meloni, per quanto riguarda l’occupazione con la persona umana messa definitivamente all’angolo.

 

La questione sta diventando un vero caso di sicurezza, anche stradale. Pensiamo ai pericoli derivanti da false comunicazioni e veicoli resi ingovernabili. Insomma, occorrono un quadro di regole per fare in modo che questa “AI” sia ben governata, sicura e tracciabile. Ma era proprio necessario arrivare a questo punto?