Mercato Italia: un mese di luglio da dimenticare

di Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia

 

Il peggior luglio della storia del mercato italiano a partire dal 1980, se si esclude quello del 2013, ancora tanti “vecchi” clienti in attesa della loro auto, molti di loro davvero sfortunati causa grandine che ha danneggiato migliaia di vetture nei piazzali, e con tante altre “km 0” che non ci si spiega perché vengano targate, come se il prodotto che viene ordinato non è quello che le Case vogliono mettere su strada.

 

Un mercato reale (che è quello che fanno i clienti) sempre più scollato dai piani dei produttori, elettrico che ancora non arriva al 4% ed emissioni medie che non si schiodano dai 121 g/km (con luglio a 122…), nonostante i proclami. Ma perché andare incontro ai consumatori quando mai si era guadagnato così tanto con così pochi volumi?

 

Mercato Italia: per i privati erosione del potere d’acquisto

Effetto annunci: ci risiamo

di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto

 

Il mese di luglio ha chiuso con una crescita rallentata come accaduto a giugno, segno che la raccolta  ordini sta via via decrementando, in parte perché siamo nel periodo estivo, in parte perché l’anticipazione da parte del Governo di una rimodulazione dell’Ecobonus crea il cosiddetto effetto attesa che incide sensibilmente sulla propensione degli acquisti correnti, e in parte perché gli acquirenti privati continuano a vedere pesantemente eroso il loro potere d’acquisto a causa dell’inflazione che si posiziona su livelli ancora piuttosto elevati. Di fatto, le  decisioni di acquisto di beni durevoli, maggiormente impegnative da un punto di vista economico, vengono  rinviate a periodi in cui le condizioni saranno ritenute più favorevoli.

Il mercato è stretto dalla rincorsa verso la transizione ecologica e lo sviluppo efficiente dell’infrastrutturazione  per la ricarica dei veicoli elettrici che, soprattutto in ambito privato, tarda a giovarsi dei provvedimenti in vigore  da molto tempo (DPCM 4 agosto 2022 e DL 14 agosto 2020), oltre che da una raccolta  ordini in declino che fatica a trovare nuovi stimoli.

Inoltre, la totale assenza di misure sull’auto aziendale nel DDL che delega il Governo a riformare il sistema fiscale, al contrario di quanto inserito nelle prime bozze del provvedimento, ci lascia fortemente preoccupati. Ancora una  volta non si è compreso come operando una revisione strutturale del regime fiscale degli autoveicoli, in armonia  con quanto accade negli altri Paesi UE, si possa agevolare una transizione verso una neutralità climatica realmente  sostenibile per tutti gli attori della filiera e velocizzare lo svecchiamento del parco circolante. È stata persa dunque  un’altra grande occasione per rivedere i criteri e le aliquote utilizzate da imprese e professionisti per la gestione  delle flotte auto aziendali, nell’ambito del più ampio progetto di rivisitazione dell’impostazione tributaria in  Italia.

Nel frattempo, auspichiamo un rapido intervento normativo per procrastinare i termini di completamento delle prenotazioni Ecobonus, da 180 a 270 giorni (come già chiesto al Ministero competente). Infatti, a causa di un  peggioramento nella logistica delle merci – in atto già da molti mesi – che sta mettendo in ginocchio la regolare consegna dei veicoli, oltre a una crisi dei chip non ancora del tutto risolta, in mancanza dell’allungamento dei  termini di validità delle prenotazioni, verranno penalizzati gli sforzi di coloro che si sono impegnati ad acquistare veicoli a basse e zero emissioni.

 

I nodi della transizione: polizze e auto elettriche

di Luca Talotta

Con l’avvento delle auto elettriche, è legittimo interrogarsi sulla possibile evoluzione delle polizze auto. In un’ottica innovativa, le compagnie assicurative potrebbero concentrarsi maggiormente sul comportamento degli automobilisti invece che sul veicolo stesso. I contratti si focalizzerebbero, quindi,sulla guida responsabile, la frequenza dei chilometri percorsi e la mobilità multimodale. L’IIA-Italian Insurtech Association ed EY hanno condotto uno studio dal titolo “Move to the future: e-mobility on its way”, in collaborazione con FairConnect e Ima Italia Assistance, al fine di sondare l’opinione degli assicuratori italiani e di altri attori del settore della mobilità elettrica.

Cambiamenti in vista?

I risultati hanno dimostrato che ben il 71% delle compagnie assicurative su 100 già propone polizze specifiche per le auto elettriche, mentre altre 23 su 100 stanno valutando di introdurle a breve. Per quanto riguarda il tipo di polizze, il 41% degli intervistati prevede una modalità “pay-for-use”, ovvero una tariffazione in base all’effettivo utilizzo del veicolo. Inoltre, è probabile che vengano introdotte coperture dedicate ad alcune componenti fondamentali e costose delle auto elettriche, nonché ai rischi associati all’utilizzo delle tecnologie digitali emergenti. Ad esempio, tali polizze potrebbero coprire malfunzionamenti dei sistemi di guida automatici o potenziali attacchi di pirateria informatica.

Aumenterà il costo dell’assicurazione?

Si pone quindi spontanea la domanda se l’assicurazione delle auto subirà un aumento dei costi a causa di queste nuove dinamiche. Secondo il 59% degli intervistati, i costi aumenteranno, mentre il restante prevede una stabilità dei prezzi. Pertanto, sarà interessante monitorare l’evoluzione del mercato assicurativo in questo senso. Nel frattempo, alcune compagnie sono già iniziate a proporre soluzioni assicurative più convenienti per i possessori di veicoli elettrici, dimostrando una maggiore attenzione nei confronti di questa categoria di persone. Queste novità testimoniano il carattere dinamico e in continua evoluzione del settore assicurativo e rappresentano un importante passo verso un futuro della mobilità più sostenibile e digitalizzato.

Clima: più flessibilità, non esistono singole soluzioni

di Roberto Cingolani, ex ministro della Transizione ecologica

Il tema del cambiamento climatico e del riscaldamento globale è stato sottovalutato per anni. Ora siamo in ritardo. E’ una corsa dell’ultimo minuto, stiamo faticando. Con la guerra in Ucraina sono cambiate le priorità. Effettivamente l’Italia è stata in grado di sostituire la maggior parte del gas fornito dai russi in meno di 6 mesi senza interrompere la decarbonizzazione del 55% prevista dall’accordo di Parigi entro il 2030. Ma questo non è stato il caso per la maggior parte dei grandi Paesi. E ovviamente stiamo faticando a mantenere il ritmo della decarbonizzazione.

Secondo me l’unico modo per perseguire una riduzione delle emissioni è l’energia nucleare, che è stata abbandonata in molti Paesi, e questo è stato un errore. E, naturalmente, dobbiamo incentivare l’energia rinnovabile ovunque sia possibile. Servirebbe più flessibilità.

Credo che uno dei grandi errori attuali sia quello di cercare una singola soluzione, ad esempio far guidare a tutti un’auto elettrica o far installare fotovoltaico o energia eolica a tutti. Invece, credo che dovremmo ripartire da un approccio tecnologicamente neutrale molto serio. Ci sono molte altre cose che possono essere fatte utilizzando biocarburanti, carburanti sintetici, energia nucleare.

Non dovremmo restare vincolati a una singola soluzione. Non esiste una soluzione miracolosa per il cambiamento climatico. Non c’è¨ una singola soluzione che possiamo adottare per migliorare la situazione. Quindi dobbiamo essere più flessibili, più aperti.

ANFIA Sezione Autobus: Rampini presidente

Foto: Il presidente Andrea Rampini

Nel quadro della nuova Governance di ANFIA, Andrea  Rampini, amministratore delegato di Rampini Carlo Spa, è stato nominato presidente della  Sezione Autobus dell’Associazione. Il comparto della mobilità collettiva sta oggi vivendo una fase di profonda trasformazione. Gli sfidanti obiettivi di decarbonizzazione proposti dalla Commissione europea – autobus  urbani a zero emissioni dal 2030 – devono necessariamente coniugarsi con una realistica  transizione energetica della mobilità pubblica, che deve poter contare su strumenti di  supporto agli investimenti produttivi e alle attività di Ricerca & Innovazione nelle nuove  tecnologie.

 

“La conferma della Rampini Carlo Spa, nella mia persona, come rappresentante della sezione Autobus è per la nostra azienda motivo di orgoglio – ha affermato il neo presidente -. La filiera dell’autobus sta affrontando oggi numerose sfide, dalle normative molto stringenti guidate dal processo di decarbonizzazione, fino ad arrivare alle normative  tecniche di miglioramento e modernizzazione in vigore già dal 2024 e che avranno un  impatto estremamente significativo. Allo stesso tempo, ha però di fronte una serie di opportunità come non accadeva da  tempo, come il PNRR e i relativi fondi che offrono la possibilità di velocizzare la  transizione energetica grazie alle spinte verso l’Elettrico e la tecnologia Idrogeno. Sfide ed opportunità della transizione rappresentano un impegno notevole per le aziende  della filiera. Al loro fianco e per il loro sostegno dedicherò le mie competenze e il mio  impegno a rappresentare gli associati della sezione autobus di ANFIA”.

Andrea Rampini succede a Fabio Magnoni, a cui – si legge in una nota – vanno i più sentiti ringraziamenti di ANFIA  e delle aziende associate per il lavoro svolto in rappresentanza della filiera produttiva italiana degli autobus.