Il “Think Tank” sulla mobilità di Unipol: Nordio (Motus-E)

di Pierluigi Bonora

 

“La transizione di può analizzare da due punti di vista: da utente contano costi, tempi di ricarica e autonomia. E sotto questo punto di vista si sta riducendo il divario rispetto alle auto tradizionali; presto le elettriche costeranno meno delle future Euro 7. Dal lato industriale ci sono, invece,

opportunità di produrre batterie e creare una filiera del riciclo. Ci sono rischi da disinnescare, ma anche opportunità che è un peccato lasciare ad altri“.

Al Think Tank “The Urban Mobility Council”, promosso dal Gruppo Unipol, era presente anche Massimo Nordio, presidente di Motus-E,  la prima associazione in Italia costituita da operatori industriali, filiera automotive, mondo accademico e movimenti di opinione per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica. Ecco il suo punto di vista sulla complessa transizione energetica in Europa.

AUTO ELETTRICHE INVENDUTE/ Batterie, colonnine, tempi di ricarica: ecco perché la gente non si fida

Grazie agli amici del “Sussidiario.net” per avermi nuovamente interpellato su un tema che necessita, in generale, di chiarezza, buon senso e realtà dei fatti.

Pubblicazione: 14.07.2023 – int. Pierluigi Bonora

In Germania e Usa, ma anche in Italia, Olanda e altri Paesi, le auto elettriche non sfondano. Hanno costi elevati e scontano scomodità oggettive

Frans Timmermans, vicepresidente Commissione Ue e responsabile Green Deal (LaPresse, 2023)

Succede in Italia, in Olanda, ma soprattutto in Germania e Stati Uniti: aumenta il parco delle auto elettriche che rimane invenduto. Proprio mentre l’Unione Europea sceglie di produrre solo vetture di questo tipo a partire dal 2035 (con unica eccezione le macchine alimentate da combustibili sintetici) i mercati, cioè i consumatori, si mostrano sempre più freddi nei confronti di questi modelli di automobili, riluttanti nell’acquistarle.

“Tutti i nodi vengono al pettine – dice Pierluigi Bonora, giornalista de Il Giornale esperto del settore automobilistico –. È una questione di costi, ma non solo”. Chi deve mettere in conto l’acquisto di un’auto si trova di fronte, infatti, nel caso delle elettriche, a prezzi superiori rispetto ai veicoli alimentati in altro modo. Non solo scoraggia il fatto, ad esempio, che mentre il rifornimento per chi usa macchine a benzina o diesel dura pochi minuti, quello delle elettriche è molto più lungo. Una scomodità che finisce per scoraggiare gli acquisti.

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Anche in Germania e Stati Uniti le auto elettriche faticano a convincere i consumatori e l’invenduto rimane ancora alto. Le auto elettriche che abbiamo scelto come vetture del futuro in realtà non le vuole nessuno?

La Germania dimostra che se vengono meno gli incentivi l’auto elettrica diventa inavvicinabile come prezzi di listino. Anche l’inflazione e le norme sempre più stringenti, mi riferisco agli Usa, che impongono ai costruttori di alzare l’asticella dei piani industriali, si riflettono sui costi.

È solo un problema di costi o anche di credibilità del progetto auto elettrica? In Italia di colonnine, ad esempio, non se ne vedono molte e la procedura di ricarica è ancora lunghissima: lo scetticismo degli acquirenti dipende anche da questo?

 

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Certo, c’è anche il problema delle ricariche. In Germania, e in generale nei Paesi europei, le colonnine non mancano, ma anche per la ricarica veloce non si impiega meno di 15-20 minuti. Se piove, se una persona deve aspettare da sola la sera o comunque c’è una situazione particolare di disagio, l’attesa può pesare ancora di più. Se poi ci fossero anche solo due o tre macchine arrivate prima per ricaricarsi si potrebbe attendere anche un’ora. Fino a che non si arriverà a un pieno di corrente elettrica di tre o quattro minuti, come i nostri rifornimenti abituali, ci sarà sempre questo svantaggio. Ci sono delle scomodità oggettive che penalizzano le auto elettriche. Se per le macchine a motore endotermico per rifornirsi in un distributore self service basta prende la pompa e metterla nel serbatoio, per le elettriche bisogna togliere il cavo dal bagagliaio, collegarlo e scollegarlo quando si è finito. Un’operazione un po’ più complicata, ancora di più se, per esempio, sta piovendo o deve eseguirla una persona anziana. È anche un problema di praticità.

 

C’è poi il tema delle batterie e del loro smaltimento: quanto è importante?

Una batteria non può durare in eterno. Tra una ventina d’anni si porrà il problema. Adesso viene ignorato ad arte. Si dice che le batterie verranno utilizzate per altri scopi. Ma se un produttore realizza modelli che durano un’eternità, nel giro di un certo numero di anni fallisce: ci dovrà essere un ricambio. Però non c’è un piano per lo smaltimento delle batterie. Già da qui a pochi anni se ne costruiranno di più efficienti. E quelle che abbiamo adesso dove le mettiamo?

Si tratta di un contesto, comunque, che contraddice il piano elaborato dall’Ue per la produzione esclusiva di auto elettriche dal 2035?

È un piano elaborato in maniera frettolosa e ideologica: si vuole costruire una casa partendo dal tetto.

 

Ci sono dodici anni per adeguarsi a questo programma: un tempo sufficiente per arrivare pronti all’appuntamento?

Ho letto di previsioni secondo le quali per arrivare a emissioni zero ci vorranno almeno 50 anni. Tra l’altro si leggono studi di tutti i colori, da una parte l’elettrico è fantastico, va bene, il giorno dopo, invece, leggi l’esatto contrario. C’è una grande confusione. Con tutto il rispetto poi dietro certi studi ci sono anche forti pressioni per far emergere le cose che interessano. Vedo, comunque, troppe differenze tra uno studio e l’altro.

 

Audi intanto sarebbe vicina all’acquisto di una piattaforma per auto elettriche dalla cinese Saic. Si sono invertiti i ruoli? Ora è l’Europa che acquista tecnologia dalla Cina?

Giro il problema: l’accordo siglato l’altro giorno per la joint venture tra i cinesi della Geely (che già controlla la Volvo ed è azionista forte di Mercedes Benz) e la Renault con l’appoggio esterno del colosso arabo saudita degli idrocarburi Aramco spalanca le porte ai cinesi, che sono sempre stati deboli nelle tecnologie endotermiche, per l’acquisizione del know how di Renault proprio sui motori endotermici.

 

Paradossalmente se un brand europeo dal 2035 avrà stabilimenti fuori dalla Ue, potrà continuare a produrre auto con motori endotermici?

Secondo i piani della Commissione europea e di Timmermans dovrebbe essere così. Siamo i numeri uno nell’endotermico a livello mondiale e ci facciamo male da soli. L’anno della verità sarà il 2024: se, con le elezioni, cambiano gli equilibri politici, in Europa potremmo avere una Commissione più pragmatica. Fatto salvo che il piano relativo alle auto elettriche è ormai tracciato, perché ci sono gli investimenti e per questo andrà avanti, parallelamente ci saranno altre cose. Non vedo la morte dell’endotermico.

 

Global Automotive Outlook di AlixPartners: una superpotenza di nome Cina

Foto: Dario Duse, EMEA co-leader dell’Automotive & Industrial team e Country Leader Italia di AlixPartners

Il mercato dell’auto continua la sua moderata ripresa dopo il crollo del 2020, per ritornare ai volumi pre-pandemia (90 milioni di veicoli) nel 2025. La ripresa sarà guidata dalla Cina che sta rapidamente diventando una “superpotenza” dell’Automotive, aggiungendo al primato del mercato più grande del mondo anche quello di primo esportatore di auto. Nel contesto di moderata domanda, di forte riduzione delle tensioni sulle forniture e di costi ancora elevati a causa dell’inflazione, i margini dell’industria rimarranno sotto pressione.

È quanto emerge dalla ventesima edizione annuale del Global Automotive Outlook di AlixPartners. Ripresa del 5% del mercato globale dell’auto, con 83 m di veicoli nel 2023 (4 milioni di veicoli più del 2022), grazie all’allentamento delle tensioni sulle forniture, come quelle dei semiconduttori. Dopo il 2025 si prevede una crescita più moderata della domanda (+3% medio annuo tra il 2024 e il 2027). L’incremento delle vendite di veicoli BEV continuerà e sosterrà i volumi complessivi del mercato, contro una riduzione dei veicoli con motore a combustione del 3% annuo circa.

Il mercato crescerà con un andamento diverso nelle regioni principali: US crescerà del +10% nel 2023 per poi attestarsi a un tasso del 3% annuo fino al 2027; il recupero dei volumi per l’Europa nel 2023 sarà più contenuto (+6%) così come il tasso di crescita al 2027 (+2%), raggiungendo circa l’85% dei volumi del 2019. La Cina continuerà a essere il mercato più grande del mondo con 24,9 milioni di veicoli nel 2023 (24,8 milioni nel 2019), in ulteriore sviluppo fino a 29,1 milioni di veicoli nel 2027 (+4% annuo).

Nel frattempo, il 2023 sarà l’anno dei record per la Cina e i produttori cinesi: la Cina diventerà il primo esportatore mondiale di automobili (superando anche il Giappone), con un tasso in crescita dell’80% rispetto il primo trimestre del 2022; per la prima volta nella storia, più del 50% del mercato locale sarà soddisfatto con veicoli prodotti da brand domestici (35% nel 2020); e i brand cinesi contribuiranno anche alla crescita delle esportazioni, ma con effetti ancora limitati in Europa, dove si prevede un guadagno di market share dal 4% al 6% nel 2026.

“A lungo termine, l’Europa si attesterà intorno a 17,4 milioni di veicoli nel 2027, il 16% sotto le vendite del 2019”, ha affermato Dario Duse, EMEA co-leader dell’Automotive & Industrial team e Country Leader Italia di AlixPartners. “La Cina si sta prospettando come una “superpotenza” dell’Automotive, con i brand Cinesi che raggiungeranno per la prima volta una quota del 51% nel mercato locale, e con esportazioni in forte crescita nei prossimi anni. Controllo della tecnologia, supporti governativi, competitività di costo e modelli di business che rispondono meglio e più velocemente alle richieste del mercato sono la combinazione alla base del loro successo. I player tradizionali dovranno essere pronti a rivedere il proprio approccio per competere sul mercato cinese e difendere le quote nei mercati occidentali”.

A livello globale la battaglia per la distribuzione dei profitti sulla catena di fornitura continuerà a essere serrata. La profittabilità media dei costruttori, dal 2020 superiore a quella dei fornitori, si sta erodendo negli ultimi trimestri in virtù del contemporaneo allentamento delle tensioni sulle forniture e dell’affievolimento della domanda.

“Nel 2022 i costruttori sono riusciti a registrare ancora margini record, con EBITDA al 12,7% e con un divario di +2,8 punti percentuali rispetto alla profittabilità media dei fornitori che si è attestata al 9,9%, il punto più basso mai registrato dal 2009”, aggiunge Paolo Pucino, Partner dell’Automotive & Industrial team di AlixPartners,“la guerra per la re-distribuzione dei profitti lungo la catena di fornitura continuerà, ma i costruttori non disporranno di una leva prezzo come quella degli ultimi anni: nel primo trimestre 2023, i margini dei costruttori si sono abbassati al 12,1% rispetto al 15,5% registrato nel primo trimestre 2022”.

Negli ultimi 12 mesi, il calo di profittabilità, unita alla necessità di nuovi investimenti dettati dalla transizione verso il motore elettrico, ha comportato il crescere dell’indebitamento dei fornitori del 27% (+30 miliardi di dollari) e un abbassamento del livello di copertura del debito (l’interest coverage ratio, capacità di coprire il costo del debito attraverso i risultati aziendali/), che è passato da 8,2 a 6,7. L’aumento del livello di indebitamento richiederà un’attenzione ancora maggiore ai flussi di cassa soprattutto per quei fornitori che risentiranno maggiormente del declino del motore a combustione interna.

La stima degli investimenti per la transizione elettrica è passata da 526 miliardi di dollari per il periodo 2022-26 a 616 miliardi di dollari per il periodo 2023-27 (+17%); dei 90 miliardi di aumento, circa l’80% (73 miliardi) riguardano investimenti in batterie. Con gli investimenti annunciati l’autosufficienza europea per la produzione di batterie dovrebbe essere raggiunta a partire dal 2026. Il focus si sposterà quindi sempre più verso l’integrazione e il controllo dell’estrazione delle materie prime, verso cui già oggi molti costruttori stanno lavorando attivamente per assicurarsi una fonte di approvvigionamento più controllata e sostenibile.

“Il percorso verso l’elettrificazione prosegue e ci attendiamo che nel 2035 i veicoli a batteria (BEV) rappresentino la maggioranza dei volumi globali, con una quota del 59% negli Stati Uniti, dell’82% in Europa (geografica) e del 66% in Cina. La quota di mercato dei BEV nel 2022 è stata pari al 14,2%, siamo quindi ancora in una fase di early adoption,2 e il focus continuerà a spostarsi verso la riduzione del time to market e la sostenibilità economica”, sottolinea Emanuele Cordone, Director dell’Automotive & Industrial team di AlixPartners. “Nel frattempo, la sfida su costi e produttività continua: le materie prime si sono ridotte, ma con un costo dell’87% superiore a quello del 2020. Inoltre, per i prossimi anni, i volumi medi di BEV prodotti per piattaforma rimarranno sotto a quelli dei veicoli con motore a combustione, limitando la capacità di assorbire gli investimenti e i costi fissi”.

In Italia nel 2023 si prevede che saranno immatricolati circa 1,7 milioni di veicoli, con una crescita di circa il 12% rispetto allo scorso anno, influenzati da una coda lunga di domanda insoddisfatta derivante dal periodo di tensioni sulle forniture degli ultimi anni.

“In aggiunta alla crescita di quest’anno, per l’Italia si stima che la ripresa continui negli anni successivi al 2024 con tassi di crescita annui intorno al 2%. Da un punto di vista della filiera produttiva, il fatturato dei componenti prodotti in Italia dovrebbe continuare il percorso di ri-crescita iniziato nel 2021, registrando un aumento del 5,4% medio annuo nel periodo 2022-24, trainato principalmente da un aumento dell’export del 6,4%3 all’anno. Nello stesso periodo le importazioni, al netto delle batterie, cresceranno a un tasso del 5,6% annuo”, conclude Duse.

Mercato dell’auto a 38 miliardi: balzo del prezzo

Gli italiani e la scelta dell'auto: ecco come cambiano i tempi

di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility

 

Nel 2022 il mercato auto è aumentato in valore rispetto al 2021 (+5,6%), superando i 37,6 miliardi di euro. Nonostante volumi ancora in forte contrazione, scesi ai livelli del 2013, anno della peggiore crisi del secolo, gli italiani hanno speso 37,6 miliardi di euro per immatricolare 1,3 milioni di vetture, quasi quanto spesero nel 2008, quando si vendettero 2,2 milioni di auto. Il valore medio netto delle auto ha superato i 28.000 euro, +16% rispetto ai 24.300 dello scorso anno.

 

Negli ultimi dieci anni il prezzo medio netto è passato dai 18.000 euro del 2013 ai 21.000 del 2019, prima del Covid, grazie soprattutto all’affermazione dei Suv. Nei successivi tre anni, facendo leva sulla mancanza di prodotto, i costruttori sono riusciti a portare il prezzo medio netto ai valori attuali, con una crescita media annua superiore al 10%”.

 

Nel 2022 le immatricolazioni uso noleggio hanno superato gli 11,5 miliardi di euro, al netto di sconti. Una cifra mai toccata prima e superiore del 16% a quella pre-Covid.

 

Il risultato economico è stato determinato in gran parte dall’aumento dei listini e dalla riduzione degli sconti. Inoltre, abbiamo rilevato una forte concentrazione di immatricolazioni di vetture ibride plug-in, notoriamente molto costose. Da una nostra analisi esclusiva emerge che i contratti del noleggio a lungo termine stipulati nel 2022 hanno visto un incremento del canone superiore al 30%.