Transizione energetica: Fondo sovrano europeo per sostenere le tecnologie “green”

di Veronica Aneris, direttrice di T&E Italia

Già oggi metà delle celle per batterie agli ioni di litio utilizzate nell’Ue è prodotta nel Continente. L’Inflation Reduction Act ha però cambiato le regole del gioco: per questo l’Europa deve garantire maggiori risorse se non vuole rischiare di perdere gli impianti produttivi già previsti e i relativi nuovi posti di lavoro a favore degli Stati Uniti. In questo quadro, per l’Italia è urgente sviluppare un piano atto a collocare la sua industria nazionale in una posizione strategica lungo la nuova catena del valore‘.

L’UE dovrebbe dotarsi di un Fondo Sovrano Europeo per il sostegno alle tecnologie verdi da finanziare attraverso l’emissione comune di debito. In questo modo si garantirebbe una parità di condizioni per tutti gli Stati membri evitando che i Paesi che dispongono di risorse maggiori traggano vantaggio da queste ultime offrendo generosi aiuti pubblici alle loro aziende.

Il Fondo dovrebbe offrire un supporto esclusivamente ai comparti produttivi verdi interessati dall’IRA (Inflaction Reduction Act) statunitense, come i veicoli elettrici, le batterie e le energie rinnovabili. A differenza dei finanziamenti previsti dal Next Generation EU, tuttavia, queste nuove risorse dovrebbero essere erogate direttamente alle imprese, velocizzando il processo di assorbimento dei fondi, risultato particolarmente lento nell’esecuzione del Recovery and Resilience Facility (Rrf) europeo.

Un Fondo Sovrano Europeo sarebbe in grado di sostenere una strategia industriale comune per tutti i Paesi del Continente, non solo i più ricchi. L’Esf (European Social Fund), però, non dovrà essere per l’Italia un’occasione persa in materia di mobilità elettrica come lo è stato il PNRR. I fondi dovranno essere indirizzati a quei settori strategici realmente capaci di salvaguardare il futuro dei posti di lavoro e la competitività industriale nazionale: veicoli elettrici, batterie ed energie rinnovabili. La nostra analisi dimostra che c’è ancora molto potenziale da catturare nella costruzione della nuova filiera automotive europea.

L’auto in Italia: è ora di guardare seriamente alla fiscalità

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

I decreti del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica vanno sicuramente nella direzione giusta per la transizione verso una mobilità sostenibile, che però ha bisogno di provvedimenti mirati anche alla ripresa del mercato, cominciando dall’inclusione tra i beneficiari di tutte le persone giuridiche senza alcuna esclusione e con bonus interi anziché dimezzati e dall’eliminazione delle soglie del price cap per le auto elettriche o, al massimo, prevedendo una soglia unica a 50mila euro.

 

È ancora necessario un provvedimento che allunghi i termini per il completamento delle prenotazioni ecobonus da 180 a 360 giorni e, in tema di infrastrutture di ricarica, è quanto mai urgente una spinta per accelerare l’iter dei recenti decreti sul finanziamento per l’acquisto e l’installazione di colonnine di ricarica da parte di privati e condomini che, ad oggi, prevedono tempi di attuazione molto lunghi.

 

Il Governo, inoltre, che ha davanti un’intera legislatura, ha l’opportunità di non perdere l’occasione per una revisione strutturale della fiscalità del settore, modulando detraibilità IVA e deducibilità dei costi in base alle emissioni di CO2 per le auto aziendali.

ANCMA e il boom delle 2 ruote elettriche: +59% nel 2022

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Nel 2022 boom di vendite in Italia per ciclomotori, scooter, moto e quadricicli a impatto zero. Nell’anno da poco terminato le immatricolazioni sono salite del 59% a oltre 23mila unità rispetto al 2021. Nel 2018 il mercato di questi mezzi faceva segnare poco più di 4.200 unità. Senza dimenticare la spinta favorevole degli incentivi all’acquisto e dell’avanzata delle opportunità di sharing, il 2022 registra un segno positivo in tutti i segmenti e conferma anche la predilezione dei privati all’utilizzo dei veicoli elettrici in città.

Crescono infatti i ciclomotori (+53,3% con 5.904 mezzi messi su strada) e gli scooter (+56,9% e 9.896 veicoli immatricolati). Più contenuto, invece, l’incremento del segmento moto, che immatricola 540 pezzi e chiude a +7,5%. Infine, con 7.043 veicoli e una crescita del 74,1%, i quadricicli elettrici si rendono protagonisti di un vero e proprio exploit, confermandosi come una delle tendenze più nuove e interessanti dell’anno. È quando rileva uno studio di Confindustria ANCMA(Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori).

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, Roma, Milano e Trento risultano rispettivamente le tre città con la più alta densità di veicoli elettrici, mentre sono Catania e Palermo le province dove il mercato è cresciuto maggiormente in termini percentuali negli ultimi due anni. Sud Italia che si conferma protagonista anche nell’incremento – sempre tra il 2020 e il 2022 – del mercato dei quadricicli con Palermo, Catania e Napoli, che salgono sul podio dei territori con le migliori performance.

Torino è invece la città dove si è assistito alla maggiore crescita percentuale nel mercato moto, seguita da Firenze e Palermo, mentre Catania, Bergamo e Trento si prendono le prime tre posizioni per il segmento dei ciclomotori.

“Il nostro è il settore che cresce di più nell’ambito della mobilità elettrica, siamo di fronte a numeri significativi, che dicono molto anche della capacità delle aziende che rappresentiamo di produrre veicoli sempre più innovativi e fruibili. E che confermano l’importanza di continuare a sostenere questo ambito per fargli raggiungere quella maturità che merita non solo in termini percentuali. È un momento molto interessante per le due ruote: oggi l’elettrico è arrivato a rappresentare poco più dell’8% dell’intero mercato e affianca un’offerta termica complessiva sostenibile ed avanzata, che fa del nostro Paese il leader nella vendita e nella produzione in Europa,” ha commentato il presidente di ANCMA, Paolo Magri.

Gennaio 2023 in recupero per l’auto: elettriche ancora ko

Paolo Scudieri, Anfia

di Paolo Scudieri, presidente di ANFIA

 

Apertura positiva del 2023 per il mercato dell’auto (+19%) – che fa seguito ai  rialzi a doppia cifra registrati negli ultimi tre mesi del 2022 – anche grazie a un giorno lavorativo in più rispetto a gennaio 2022 (21 giorni lavorativi contro 20) e al confronto  con un primo mese del 2022 in pesante ribasso (-19,7%).

 

Sul fronte delle alimentazioni, le immatricolazioni di autovetture ricaricabili  aumentano dell’1,1% nel mese, dopo il -16,6% registrato a dicembre 2022 e il -17,1%  dell’intero 2022, e rappresentano il 7,3% del mercato (8,9% nel 2022). Tra queste, le  auto elettriche continuano tuttavia a presentare un segno negativo, in linea con il trend  del 2022 (-26,9%) e chiudono il mese di gennaio 2023 a -11,2%, con una quota del 2,5%.

 

Le ibride plug-in, invece, crescono del 9,2% e rappresentano il 4,8% delle  immatricolazioni di gennaio. Gli incentivi attualmente in vigore rappresentano una risorsa importante che speriamo,  nei prossimi mesi, possa risollevare almeno in parte le vendite di vetture a zero e a  basse emissioni. Come previsto, la fascia di incentivazione delle auto con emissioni di  CO2 tra 61 e 135 g/km è quella che conta il maggior numero di prenotazioni e risulta già  in esaurimento (con un residuo minore del 25% del fondo).

 

Sarebbe utile per favorire il  rinnovo del circolante in ottica green, a nostro avviso, reinvestire le risorse avanzate  dalla campagna di incentivazione 2022 in quest’ultima fascia e nella fascia 0-20 g/km di  CO2 degli incentivi 2023. Ricordiamo, infine, che da gennaio 2023 si registra un aumento dei pedaggi del 2% su circa il 50% della rete autostradale nazionale, con un ulteriore rincaro programmato a  partire dal 1° luglio. Un elemento che va ad aggiungersi agli altri fattori.