Fondi per ecoincentivi: accelerare gli iter finali

Produzione industriale a gennaio: segnali incoraggianti

di Gianmarco Giorda, direttore di ANFIA

 

A settembre, il mercato auto italiano registra per il secondo mese consecutivo un segno positivo (+5,4%) dopo quello di agosto (+9,9%). Anche in questo caso, pesa sul risultato il confronto con un settembre 2021 in forte flessione (-32,7%). Finalmente il DPCM firmato a inizio agosto è stato pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” lo scorso 4 ottobre. E’ ora fondamentale che si acceleri nella pubblicazione del decreto direttoriale di attuazione delle nuove previsioni per consentire a cittadini e condomini di conoscere le modalità di fruire degli incentivi per l’acquisto di auto a zero e basse emissioni e per l’installazione dei punti di ricarica domestici, fattore abilitante cruciale per il passaggio alla mobilità elettrificata.

 

Una spinta importante al mercato delle auto elettriche e ibride plug-in, che nel mese di settembre si confermano in calo rispettivamente del 40,4% e del 20,6%, sarà data dall’ampliamento dei beneficiari dell’ecobonus anche alle società di noleggio. L’auspicio è che il limite di utilizzo delle risorse previsto per loro dalla norma sia interpretabile nella maniera più ampia possibile, così da ottimizzare l’impiego delle importanti risorse ancora a disposizione fino a fine anno. 

Verso il nuovo Governo: occorrono pragmatismo e lungimiranza

Effetto annunci: ci risiamo

di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto

 

Dopo il ripristino e l’allineamento dei sistemi telematici del MIMS, la cui indisponibilità il 30 settembre scorso aveva determinato forte apprensione tra gli operatori della filiera, il dato definitivo del mese evidenzia una crescita imputabile oltre che ai primi effetti degli incentivi varati con il DPCM dell’aprile scorso, soprattutto al confronto con un disastroso settembre 2021, i cui volumi di immatricolato avevano registrato -32,5%.

Non sono ancora operative, invece, a causa del ritardo di pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale” (avvenuto solo di recente), le disposizioni contenute nel DPCM 4 agosto 2022 che apportano modifiche al funzionamento degli incentivi auto 2022: occorrono ulteriori passaggi normativi e tecnici per la concreta fruibilità. Nel percorso ambizioso per il raggiungimento degli obiettivi ambientali fissati a livello europeo, certamente il rilancio degli acquisti di elettriche e plug-in e i contributi per l’installazione privata di colonnine di ricarica elettrica rappresentano misure primarie, ma occorre una maggiore velocità amministrativa per dare esecuzione alle cosiddette “buone intenzioni”.


Le infrastrutture continuano, infatti, a essere insufficienti, mentre la disponibilità di una rete di ricarica elettrica pubblica e privata capillare ed efficiente su tutto il territorio,
 nonché la rapidità nei tempi di ricarica, unitamente alla maggiore competitività dei prezzi delle auto verdi, rappresentano i fattori abilitanti per stimolare scelte di acquisto volte alla più ampia diffusione della mobilità elettrica e a bassissime emissioni di CO2.

 

Recenti e autorevoli indagini mostrano come per oltre un quarto degli acquirenti le difficoltà legate alla ricarica del veicolo elettrico influenzano la decisione di acquisto finale. Inoltre, troppo spesso gli spazi dedicati alla ricarica pubblica non sono immediatamente e facilmente accessibili (aree occupate inutilmente, cavi troppo corti, avvio di App per la ricarica, ecc.), con buona pace degli automobilisti più virtuosi che impiegano tempi indeterminati per ricaricare i propri veicoli green.


Ora, dopo le elezioni politiche, attendiamo l’insediamento del nuovo Parlamento e la rapida formazione del Governo, per un confronto sui temi strategici per il settore, tra cui sono di primario interesse la rivisitazione del fisco, in particolare del regime tributario degli autoveicoli aziendali, e un maggior impegno per facilitare l’accesso ai contributi per l’installazione di infrastrutture di ricarica elettrica.

 

Inoltre, confidiamo che la rinnovata politica possa gestire con pragmatismo e lungimiranza i delicati equilibri economici, ambientali, occupazionali del nostro Paese e delle nostre imprese, alla luce delle grandi trasformazioni geopolitiche, tecnologiche ed energetiche in atto e degli effetti su economia reale e coesione sociale. Purtroppo, i rischi dell’emergenza energetica, sommati alla pressione inflazionistica sono tangibili e senza incisivi e determinanti interventi europei comuni la situazione resta complicata per tutti, anche per una transizione verso i veicoli verdi che sia equa e accessibile per cittadini e imprese.

L’auto in Italia: il mercato è alla canna del gas

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

 

Le immatricolazioni di autovetture in Italia, dopo tredici cali mensili consecutivi, hanno fatto registrare crescite in agosto del 9,9% e in settembre del 5,4%. Sono segnali positivi, ma flebili. Il mercato italiano dell’auto (come d’altra parte quello europeo) si trova ancora in una situazione difficilissima. Il bilancio dei primi nove mesi del 2022 chiude con un calo rispetto allo stesso periodo del 2021 del 16,3%. E se poi si fa riferimento al periodo precedente la pandemia, cioè allo stesso periodo del 2019, vi è un calo del 33,5%. In buona sostanza, nei primi nove mesi del 2022 sono state immatricolate 976.055 autovetture. Nello stesso periodo del 2019 le immatricolazioni erano state 1.468.238. Mancano dunque all’appello 492.183 autovetture.


Con una buona dose di ottimismo si può prevedere che il 2022 si chiuderà intorno a quota 1.200.000 immatricolazioni, un livello da fine anni ’60 del secolo scorso. Come si può ritornare ai giorni nostri? Al momento nessuno lo sa. Il Governo Draghi, anche nei suoi ultimi sprazzi di vita, cerca con generosità di affrontare la situazione ed è recentissima la notizia di ulteriori interventi per favorire l’acquisto di auto ecologiche. Come si è tuttavia già ampiamente constatato, gli interventi del Governo non sono però immediatamente operativi e lo diventano solo con un iter burocratico che finora si è rivelato lungo e farraginoso.

 

A ciò si aggiunge che questi nuovi provvedimenti, come è giusto, sono sempre ispirati al politicamente corretto, cioè in primis privilegiano i percettori di redditi bassi e le soluzioni ecologiche. Ma i percettori di redditi bassi possono permettersi soluzioni ecologiche avanzate? I numeri dimostrano che non è così perché gli stanziamenti per incentivi alle soluzioni ecologiche si dimostrano sistematicamente del tutto esuberanti e non certo in grado di dare al mercato dell’auto e all’ecologia la
spinta di cui avrebbero bisogno. Sempre i numeri dimostrano invece che gli incentivi che hanno dato risultati positivi immediati sono quelli per le auto con alimentazione tradizionale ed emissioni contenute.


Rebus sic stantibus si può dire che il mercato italiano dell’auto resta alla canna del gas.
 Dall’inchiesta congiunturale del Centro Studi Promotor di settembre emerge, tra l’altro, che ben il 43% dei concessionari è pessimista anche sul prossimo futuro. Al momento soltanto la pandemia sembra mordere meno (almeno per ora), mentre tutti gli altri fattori di crisi del mercato dell’auto sono invece pienamente operativi, se non addirittura più virulenti del passato. Ci riferiamo in particolare alla guerra in Ucraina, alle difficoltà dell’economia, al ritorno dell’inflazione e alla carenza di componenti essenziali per costruire le automobili, carenza che fa si che alla crisi della domanda si aggiunga anche una crisi dell’offerta.


Particolarmente eloquenti sulle conseguenze di quest’ultimo fattore di crisi, cioè della crisi dell’offerta, sono i dati della già citata inchiesta congiunturale del Centro Studi Promotor di settembre. Secondo questa fonte ben il 96% dei concessionari dichiara di non avere giacenze di auto nuove sufficienti per far fronte alla domanda. E a ciò si aggiunge che la carenza di auto nuove ha molto stimolato la domanda di auto usate per cui l’82% dei concessionari dichiara di avere giacenze insufficienti anche di auto usate.


La conseguenza di questa situazione è che la gente si tiene l’auto che ha, anche se è vecchissima, e il crollo nelle rottamazioni di auto a fine vita lo conferma. Secondo ACI nel periodo gennaio-agosto le radiazioni dal PRA di autovetture si sono infatti ridotte rispetto allo stesso periodo del 2021 del 30,3% cioè di 308.124 autovetture. La conseguenza è ovvia. L’anzianità media del nostro parco circolante (tra i più vecchi d’Europa) non sta calando, ma anzi il suo ritmo di invecchiamento è in accelerazione.

Concessionari di auto: cambia il modello d’impresa

Gli italiani e la scelta dell'auto: ecco come cambiano i tempi

di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility

 

Le concessionarie di auto italiane potrebbero essere forzate a un radicale cambiamento del modello d’impresa, nei prossimi anni, a seguito del nuovo contratto di agenzia, che sostituisce quello della concessione, e della vendita online da parte delle Case.


Secondo una recente indagine, il cliente opterà per quella concessionaria (che nel frattempo non sarà più tale) che offrirà la miglior qualità e convenienza sui servizi accessori alla vendita, da quelli finanziari all’assicurazione, dall’assistenza al supporto alla mobilità. 

 

I servizi finanziari già oggi rappresentano una fonte importantissima di ricavi e di margini e dobbiamo aspettarci che assumano una centralità ancora maggiore. Le aziende che già operano dentro e al fianco delle concessionarie, a cominciare proprio dalle finanziarie, dovranno accompagnare questa transizione non facile, offrendo soluzioni agili e appetibili per il cliente ma anche aiutando la conversione culturale delle strutture, che già adesso si prospetta la sfida più difficile.


Tutto ciò non succederà in un giorno né in un anno, ma la lunga marcia parte oggi.