Produzione e imprese: automotive in forte sofferenza

di Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica

 

Ci sono tanti segnali nel primo semestre e tutti contrastanti. Abbiamo risultati positivi della produzione industriale nel secondo trimestre con peggioramento però nell’ultimo mese, e un dato complessivamente negativo se confrontato con lo scorso anno. Abbiamo comparti in lieve crescita e settori in evidente difficoltà come l’automotive toccato da problemi congiunturali e nel bel mezzo di una complessa transizione tecnologica ed ecologica.

 

È pertanto necessaria una politica industriale organica che consenta di cogliere le opportunità che ci sono e di affrontare i problemi che emergono nell’interesse generale. Abbiamo ancora imprese che prevedono di aumentare l’occupazione ma aumentano le aziende che fanno fatica a trovare i profili che servono. Esistono e resistono, evidentemente, problemi strutturali nel nostro Paese che si fatica a risolvere e che non fanno che amplificare le criticità in una fase difficile come quella che stiamo vivendo.

Europa e transizione: l’avventatezza si tocca con mano

di Andrea Taschini, manager automotive

 

Il mio commento al pezzo de “Il Sole 24 Ore” del 16 settembre 2022. Per difendere a ogni costo il piano di transizione energetica europea che palesemente si rivela ogni giorno meno sostenibile per via delle fortissime dipendenze che crea da Paesi illiberali e potenzialmente nemici, l’Europa sta cercando di correre ai ripari. La mappatura, però, rivela tutta la fragilità di un tentativo abbastanza goffo e pieno di incognite.
 

Come si può facilmente verificare dalla tabella, la dipendenza europea dalla Cina è enorme, mentre secondo i piani della commissione, il fabbisogno europeo di terre rare, dovrebbe subire un aumento fino al 400% entro il 2030.


Un’impresa che sembra a dir poco impossibile anche perché la maggior parte dei materiali qui elencati vengono poi raffinati e lavorati esclusivamente da Pechino (85% del litio) e quindi stanno comunque sotto il suo ferreo controllo. È poi evidente inoltre, che la Cina ha già in mano contratti con i Paesi estrattori con licenze decennali come nel caso più specifico del cobalto congolese.


L’azione sembra fatta più per rassicurare i cittadini europei sulla fattibilità di un piano energetico molto più spericolato che realizzabile e che appare ogni giorno dettato piu da esigenze politiche che scientifiche. Chiaramente stanno emergendo tutte le incongruenze della transizione energetica sia sotto il profilo ambientale che economico tanto che le dichiarazioni d’intenti hanno il sapore di un imbarazzante esame di riparazione di un progetto messo in piedi senza valutarne le reali e fattive conseguenze.


Se la transizione energetica proseguisse così come è stata pianificata ma senza chiare risposte alle tante domande che essa pone, ci troveremmo in una situazione estremamente preoccupante tanto da far sembrare un nulla la questione della dipendenza dell’Unione dal gas russo. Appare che una maggiore ponderazione a riguardo sia assolutamente necessaria.

Europa e cambiamenti: equilibri geopolitici a rischio

di Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo e ad di Pirelli
(da un’intervista a MF)

 

La situazione reale vede un’Europa al centro di una potenziale crisi molto grave. Dovrà essere affrontata con un cambiamento strutturale e una strategia unitaria. L’Europa è una regione del mondo trasformatrice, la globalizzazione ha portato una crescita basata su materie prime a basso costo di cui il nostro continente è privo.

 

Ora, a partire dal prezzo dell’energia, tutto cambia. I nuovi equilibri geopolitici mettono a rischio la regione del mondo più protetta socialmente e con gli standard di vita più elevati. Il tema oggi è il cambiamento di paradigma, l’Europa può guardare a un futuro di continuità, di crescita e di tutela dei propri valori se riesce a essere unita, sia a livello geopolitico sia come forza di mercato. Altrimenti sarà destinata ad avere più problemi degli altri Paesi mettendo a rischio la sua struttura sociale e con il prezzo più alto pagato dalle fasce più deboli.

 

Il futuro dell’automobile sarà evidentemente diverso. Ci sono delle regioni del mondo, con grandi mercati in evoluzione come Cina e Stati Uniti, che resteranno chiave per l’automotive. Ma il vero cambiamento è a livello tecnologico. L’Europa aveva un vantaggio sulla tecnologia, le scelte che si sono fatte, come la decisione di abbandonare il motore a combustione nel 2035, possono minare gli equilibri, non tengono conto della capacità competitiva delle diverse tecnologie e rischiano di spostare il valore della filiera verso l’Oriente.

 

Con il motore elettrico, per via della maggiore accelerazione rispetto ai motori a combustione, servono pneumatici di nuova generazione, più tecnologici e resistenti e con un continuo miglioramento dell’impatto ambientale.