Consiglio Ue: ok la scadenza del 2026 per la verifica sul “non elettrico”

di Gilberto Pichetto, viceministro allo Sviluppo economico

 

Il compromesso raggiunto tra i Paesi Ue sul pacchetto clima, con lo stop alla vendita delle auto a benzina e diesel dal 2035, non può essere di piena soddisfazione per un grande Paese produttore di componentistica quale è l’Italia, ma è sicuramente un passo in avanti. Ringrazio per questo il ministro Roberto Cingolani per aver sostenuto in quel consesso la nostra posizione e quella espressa dal recente “Tavolo automotive”.

 

Adesso si apre una nuova sfida a fianco dell’elettrico e di tutte le nuove tecnologie a esso connesse. Apprezzo la deadline del 2026 per la verifica dello stato di avanzamento rispetto a tecnologie e ricerche necessarie al raggiungimento della neutralità climatica, una impostazione da me sostenuta nel corso dei recenti “Tavoli automotive”.

Tutto elettrico: ora l’Ue sciolga il nodo delle materie prime

 

di Oliver Zipse, presidente di ACEA

 

L’industria automobilistica contribuirà pienamente all’obiettivo di un’Europa a emissioni zero nel 2050, ma la decisione del Consiglio solleva questioni significative a cui non è stata ancora data risposta, ad esempio come l’Europa garantirà un accesso strategico alle materie prime chiave per la mobilità elettrica.

 

Se l’Ue vuole essere un pioniere della mobilità sostenibile, la disponibilità di questi materiali deve essere garantita,  in caso contrario, saremo minacciati da nuove dipendenze, poiché altre regioni economiche si sono già posizionate in una fase iniziale.

 

In futuro, l’apertura tecnologica significa che anche l’idrogeno e altri combustibili CO2 neutrali possono svolgere un ruolo importante nella decarbonizzazione del trasporto su strada.

Quali auto in Europa: il 2026 data decisiva

Paolo Scudieri, Anfia

di Paolo Scudieri, presidente di ANFIA

 

Anche a giugno il mercato auto conferma una flessione a due cifre (-15%), attestandosi sulla stessa variazione negativa già registrata a maggio (-15,1%). Gli incentivi all’acquisto per le vetture a zero e a basse emissioni (elettriche, ibride plug-in ed endotermiche a basso impatto), entrati in vigore nella seconda parte del mese scorso, sono già esauriti per la fascia 61-135 g/Km di CO2, dove si è concentrato il maggior numero di richieste.

 

Intanto, si fanno passi avanti nella definizione dei futuri target ambientali a livello europeo. Lo scorso 28 giugno, infatti, la posizione espressa dal Consiglio Europeo Ambiente, Clima ed Energia sull’approvazione del pacchetto “Fit for 55”, ha sostanzialmente confermato il bando ai motori endotermici dal 2035, pur non essendosi ancora definitivamente concluso l’iter legislativo. In ottica di un approccio improntato alla neutralità tecnologica – che ANFIA sostiene da sempre – resta tuttavia aperto uno spiraglio per tecnologie alternative come idrogeno, combustibili sintetici e nuove soluzioni ibride plug-in, se saranno in grado, nei prossimi anni, di garantire gli obiettivi di neutralità carbonica. Inoltre, nel 2026 la Commissione dovrà verificare lo stato di adozione della mobilità elettrica in Europa, sia in riferimento ad eventuali impatti sociali, sia alla diffusione delle infrastrutture di ricarica.  

Caro carburanti e Altroconsumo: ecco dove fare il pieno

 

La pandemia e il conflitto tra Russia e Ucraina hanno aggravato notevolmente la situazione economica e la politica globale. “In particolare, le conseguenze di questi fenomeni hanno avuto una ricaduta significativa sui prezzi della benzina, del gasolio e del Gpl. Il temporaneo taglio sulle accise attuato dal Governo non è stato sufficiente per risolvere questa condizione, infatti, il prezzo del carburante è aumentato dapprima in maniera più contenuta (2% a settimana da gennaio a fine febbraio 2022), dopodiché in modo quasi esponenziale. Solo nella prima settimana di marzo il prezzo alla pompa ha infatti subìto un balzo dell’8,94%. Inoltre, recentemente, il prezzo della benzina in modalità “self” si è alzato sopra quota 2 euro al litro”, ha dichiarato Federico Cavallo, responsabile relazioni rsterne di Altroconsumo.

 

“Al fine di rendere il prezzo dei carburanti meno gravoso per le famiglie italiane, Altroconsumo ha chiesto al Governo di intervenire in maniera strutturale e duratura, agendo direttamente sull’Iva, riducendone l’attuale aliquota del 22% e azzerandola del tutto quanto meno durante i periodi di emergenza, in modo da mettersi al riparo da eventuali eccessivi aumenti futuri”.

 

In questo difficile contesto, è fondamentale per i consumatori saper scegliere accuratamente il distributore più conveniente per fare il pieno. Per questo motivo, Altroconsumo ha monitorato il prezzo del carburante per un anno (dal 29 marzo 2021 al 12 aprile 2022), confrontando l’andamento delle principali insegne lungo le strade e autostrade italiane. I dati – aggiornati periodicamente in base alle informazioni fornite dalle stesse compagnie di distribuzione del carburante – sono stati reperiti forniti dal sito dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, che pubblica le informazioni con periodicità giornaliera.

L’indagine di Altroconsumo ha coinvolto tutte le insegne di rilevanza nazionale, monitorando nel complesso i prezzi dei carburanti di 14.506 distributori della rete urbana ed extraurbana e di 455 distributori della rete autostradale. Per le 2 reti di vendita e per ogni tipo di carburante, è stato preso in esame il costo in modalità “self” ed è stato calcolato il prezzo medio a settimana per provincia e per insegna.

 

Dall’indagine emerge che, per quanto riguarda le grandi insegne presenti nei centri urbani e nella rete extraurbana, i prezzi della benzina sono abbastanza allineati. Tamoil è in vetta alla classifica come la compagnia con il prezzo medio più conveniente. Al contrario, Api-Ip e Agip Eni sono quelle più care, ma comunque rientrano in una forbice di prezzo ridotta a solo circa il 2% in più. Per quanto concerne la rete autostradale, si contendono il primo posto equamente Tamoil, Q8 e Sarni Oil; segue Agip Eni, con prezzi medi superiori di circa il 4%.

 

Anche per i prezzi del gasolio praticati nella rete urbana ed extraurbana dalle grandi compagnie le differenze non sono elevate: in testa alla classifica troviamo Tamoil, mentre la più cara è Agip Eni (circa +3%). Per la rete autostradale la forbice invece si allarga, l’insegna più conveniente risulta essere Sarni Oil, seguita da Tamoil, Q8 ed Esso. L’insegna più cara è Agip Eni, con i prezzi medi più elevati di circa il 7%.

 

Dall’indagine emerge che le possibilità di risparmio per i consumatori sul gpl sono decisamente più ampie. Dal confronto tra i prezzi del gpl praticati dalle grandi insegne nei distributori della rete autostradale, la compagnia più conveniente è Q8, dove il rifornimento costa in media l’11% in meno rispetto alla più cara Api-Ip. Nonostante in autostrada gli impianti di metano da autotrazione siano decisamente meno rispetto agli altri tipi di carburante, Sarni Oil risulta l’insegna meno costosa, mentre ultima in classifica è Esso, dove il pieno costa in media circa il 12% in più.

 

L’indagine Altroconsumo ha preso in considerazione anche le cosiddette “pompe bianche” cioè gli oltre 4mila piccoli distributori indipendenti sparsi sul territorio nazionale, e gli impianti con brand delle catene della grande distribuzione, che sono state comprese nell’analisi dell’andamento dei prezzi. Considerando il prezzo finale alla pompa, dalla prima rilevazione di Altroconsumo (29/3/2021) all’ultima (12/4/2022), il metano da autotrazione è quello che ha subìto un aumento dei prezzi più che raddoppiato (+106%), seguito dal gpl (+30%). Gli aumenti, più contenuti, ma comunque evidenti si sono registrati per le insegne di gasolio (+23%) e quella di benzina (+12%).

 

Da notare in positivo i prezzi applicati dagli impianti delle catene della grande distribuzione (spicca Carrefour, dove dall’inizio dell’anno il prezzo della benzina è diminuito dell’1,2%), mentre, contrariamente alla vulgata comune che dà per economiche le pompe bianche, in queste ultime il prezzo di benzina e gasolio è rimasto in media più elevato di quello applicato dalle grandi compagnie.