di Domenico De Rosa, CEO SMET Group
Da un lato abbiamo un’Unione che parla come se rappresentasse un’unità politica, militare e valoriale compatta. Dall’altro abbiamo imprese che chiudono, famiglie che non arrivano a fine mese, governi nazionali costretti a inseguire decisioni prese altrove, spesso senza un vero mandato democratico. Si continua a usare un linguaggio “etico” e “valoriale” mentre si spingono Paesi già fragili verso nuovi rischi geopolitici, nuovi costi energetici, nuove fratture sociali.
Si parla di “Europa”, ma non si parla mai del prezzo che pagano gli europei in termini di lavoro, sicurezza, competitività industriale. Si evocano scenari di potenza, di leadership globale, di “missioni storiche”, mentre l’unica realtà tangibile è una deindustrializzazione crescente, il crollo della capacità produttiva e un malcontento diffuso che viene liquidato come populismo anziché essere ascoltato.
Questo modo di comunicare non unisce, divide. Non rassicura, polarizza. Non costruisce pace, alimenta tensione. Un’Europa davvero matura dovrebbe parlare meno in nome dei cittadini e cominciare, finalmente, ad ascoltarli.

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