Francesco Naso, segretario generale di Motus-E
Il Bonus colonnine domestiche 2026 può rappresentare un tassello concreto per rendere più semplice la diffusione dell’auto elettrica in Italia. Motus-E accoglie positivamente il rilancio dell’incentivo da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: il contributo copre l’80% delle spese per acquistare e installare colonnine o wallbox, fino a 1.500 euro per le persone fisiche e 8.000 euro per gli interventi condominiali. Per il 2026 sono disponibili 15 milioni di euro, mentre la dotazione complessiva raggiunge 68 milioni fino al 2030.
La misura non sostiene soltanto chi sceglie un’auto elettrica. Il MIMIT sottolinea infatti la ricaduta industriale dell’incentivo: secondo il Ministero, il 54% delle infrastrutture di ricarica di nuova generazione installate in Italia viene prodotto nel nostro Paese. Un elemento importante in una transizione dell’automotive che, per essere sostenibile anche economicamente, deve riuscire a creare valore industriale e occupazione sul territorio italiano.
Bonus colonnine, quanto si può ottenere
Il meccanismo è rivolto alle persone fisiche residenti in Italia e ai condomìni. Il contributo in conto capitale è pari all’80% delle spese ammissibili, con due soglie massime:
- 1.500 euro per una persona fisica;
- 8.000 euro per le installazioni sulle parti comuni di un condominio.
Per il 2026 sono ammesse le infrastrutture la cui installazione viene completata tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026. Non basta quindi acquistare una wallbox: l’installazione deve essere effettivamente conclusa.
«Si tratta di una misura molto utile per accompagnare lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia e apprezziamo particolarmente l’accento posto dal Mimit anche a quelle che sono le opportunità per le filiere nazionali connesse alla transizione del settore dei trasporti», ha sottolineato Francesco Naso, segretario generale di Motus-E.
Quali spese rientrano nell’incentivo
Il perimetro del Bonus è più ampio del semplice prezzo della colonnina. Tra le spese ammissibili figurano acquisto e installazione dell’infrastruttura di ricarica, impianti elettrici e opere edili strettamente necessarie, dispositivi per il monitoraggio, progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi.
Può rientrare inoltre il costo per la connessione alla rete elettrica attraverso l’attivazione di un nuovo POD. Le spese devono però essere sostenute con pagamenti tracciabili. Le infrastrutture devono essere nuove di fabbrica, installate sul territorio italiano e, nel caso dei privati, destinate esclusivamente all’uso privato e non accessibili al pubblico.
C’è inoltre un dettaglio importante per chi sta valutando l’intervento: non è possibile richiedere prima il contributo e successivamente effettuare l’acquisto. Invitalia chiarisce che il Bonus riguarda acquisti e installazioni già effettuati.
Domande dal 22 settembre, ecco come richiedere il Bonus
Lo sportello aprirà alle ore 12 del 22 settembre 2026 e resterà disponibile fino alle ore 12 del 31 gennaio 2027. Le richieste dovranno essere presentate esclusivamente attraverso la piattaforma Invitalia.
Per accedere sono necessari SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Invitalia specifica inoltre che per compilare la domanda è richiesto un indirizzo PEC attivo. Alla richiesta deve essere allegata anche la relazione finale relativa all’investimento e alle spese sostenute.
Per Motus-E è anche un’opportunità per l’industria italiana
La posizione di Motus-E guarda oltre il vantaggio economico immediato per l’automobilista. «La nostra industria ha l’esperienza e le competenze per essere leader anche sulle tecnologie connesse all’elettrificazione», aggiunge Naso, ricordando la collaborazione dell’associazione con il Ministero per rendere la misura continuativa e semplice.
È un punto centrale. Sostenere l’auto elettrica senza rendere più semplice la ricarica domestica rischierebbe di affrontare soltanto metà del problema. Per molti automobilisti la possibilità di ricaricare nel proprio box o nel parcheggio condominiale può incidere sulla praticità quotidiana di una BEV almeno quanto autonomia e tempi di ricarica pubblica.
Allo stesso tempo, una misura programmata fino al 2030 offre maggiore continuità rispetto a incentivi episodici. Dopo i 15 milioni stanziati per il 2026, sono previsti altri 15 milioni all’anno dal 2027 al 2029 e 8 milioni per il 2030.
Incentivare le infrastrutture, insomma, significa intervenire su uno degli elementi indispensabili perché la transizione dell’automotive possa procedere attraverso strumenti concreti per automobilisti, condomìni e filiera industriale, senza limitarsi a fissare obiettivi sulla diffusione delle nuove motorizzazioni.
Foto da ufficio stampa Motus-E




