La nuova disciplina sugli autovelox 2026 ha ridisegnato la mappa italiana dei dispositivi per il controllo della velocità. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio Coyote, su 3.305 apparecchi censiti a livello nazionale, 2.593 risultano omologati e 712 sono stati disattivati perché non conformi al nuovo quadro regolatorio. Una cifra importante, che tuttavia non significa che le multe già elevate attraverso quei dispositivi siano automaticamente nulle.
Il punto di svolta indicato dall’Osservatorio è il D.M. 8 giugno 2026, n. 125 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” l’11 luglio ed entrato in vigore il giorno successivo. La nuova disciplina interviene su omologazione, taratura e verifica della funzionalità degli apparecchi.
Autovelox disattivati, perché le vecchie multe non spariscono
È proprio qui che occorre evitare conclusioni troppo semplicistiche. La disattivazione amministrativa di un autovelox non determina automaticamente l’illegittimità dei verbali emessi in precedenza.
Per valutare una singola sanzione bisogna ricostruire la situazione dell’apparecchio utilizzato, la data dell’accertamento, il suo status tecnico-amministrativo e la documentazione disponibile.
La data spartiacque diventa così il 12 luglio 2026, giorno dell’entrata in vigore della nuova disciplina. Gli accertamenti precedenti e quelli successivi devono essere valutati tenendo conto del regime normativo applicabile.
Dal Nord Italia arrivano interpretazioni differenti
Uno dei temi che ha alimentato maggiormente il contenzioso riguarda la distinzione tra approvazione e omologazione degli Autovelox. Secondo quanto ricostruito dall’Osservatorio Coyote, in Lombardia il Tribunale di Milano ha annullato accertamenti nei quali mancava la prova dell’omologazione, orientamento seguito anche dal Giudice di Pace di Milano.
Situazioni analoghe vengono segnalate in Piemonte e Veneto. Più articolato il quadro dell’Emilia-Romagna: a Bologna sono emerse interpretazioni differenti tra Tribunale e Giudice di Pace sulla validità delle sanzioni rilevate attraverso apparecchi approvati ma non omologati.
In Liguria, invece, a Genova l’amministrazione comunale ha scelto di mantenere operativi gli apparecchi in attesa dell’omologazione, decisione contestata attraverso un esposto dell’associazione Altvelox.
Toscana prima al Centro per numero di apparecchi spenti
Al Centro Italia è la Toscana a registrare il numero più elevato tra le quattro regioni considerate: 69 autovelox disattivati su 301 censiti, pari al 22,9%.
Nel Lazio gli apparecchi censiti sono 194 e quelli disattivati 34, con 28 casi concentrati nella Città metropolitana di Roma. Nelle Marche risultano invece 15 disattivazioni su 91 dispositivi, mentre l’Umbria presenta la situazione più contenuta: 3 apparecchi fermati su 66.
Il quadro territoriale dimostra quanto sia difficile affrontare il tema degli autovelox soltanto attraverso il numero complessivo degli apparecchi. Non tutti i dispositivi e, soprattutto, non tutti i verbali si trovano nella stessa situazione giuridica.
Al Sud meno disattivazioni, ma i ricorsi continuano
Nel Mezzogiorno l’impatto numerico appare generalmente più contenuto. La Puglia registra 7 dispositivi disattivati su 60, la Sicilia 8 su 79, la Sardegna 6 su 31 e la Calabria 4 su 56.
In Abruzzo sono 12 gli apparecchi disattivati su 97 censiti. Proprio da Pescara, secondo la ricostruzione dell’Osservatorio, ha avuto origine il procedimento sfociato nell’ordinanza della Cassazione n. 7374/2026, che ha attribuito rilievo alla prova della verifica
La vera questione resta la certezza delle regole
Il riordino può rappresentare un passaggio importante anche per ricostruire un rapporto più trasparente tra controlli stradali e automobilisti. Il tema non dovrebbe trasformarsi in una contrapposizione tra sicurezza e libertà di circolazione: il controllo della velocità ha una funzione precisa, ma proprio per questo deve poggiare su apparecchi conformi e procedure verificabili.
La riforma del 2026, almeno secondo il quadro delineato dall’Osservatorio Coyote, non mette quindi la parola fine al contenzioso. Sposta piuttosto l’attenzione sull’intera procedura: omologazione, taratura, verifiche di funzionalità, collocazione, segnalazione e documentazione dell’autovelox.
Per chi riceve una multa, dunque, il dato dei 712 dispositivi disattivati non costituisce da solo un motivo sufficiente per considerare il verbale illegittimo. La verifica continua a dover essere effettuata caso per caso.
47ca4206-5109-49ac-928b-bffb74dce79e – Foto da ufficio stampa Coyote




