Abolito il bollo auto e moto: per La Russa (ACI) è “una notizia epocale”

Abolito il bollo auto e moto: per La Russa (ACI) è “una notizia epocale”

“Una notizia epocale”. Così il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russa, plaude alla decisione varata dal Consiglio dei Ministri di abolire il bollo per le vetture di piccola e media potenza e per i motocicli. “Un intervento, quello posto in essere dal Governo – aggiunge Geronimo La Russa – che incide in maniera forte e decisa su una tassa impopolare. Questo provvedimento va nella direzione che abbiamo sempre auspicato, garantendo una mobilità che non penalizzi sempre e comunque l’automobilista, troppo spesso spremuto come un bancomat da imposte e decisioni a senso unico. Ringraziamo il presidente Giorgia Meloni e il Governo – conclude il presidente dell’ACI – per aver posto in essere un atto che gli automobilisti attendevano da moltissimo tempo”. “La misura la consideriamo strutturale. Non è un provvedimento che vale solo adesso perché ci sono le elezioni. E una delle tante tasse che abbiamo abolito o abbassato”, ha spiegato la premier Meloni a “Dieci minuti'” su Retequattro. L’abolizione del bollo, approvata dal Consiglio dei ministri, riguarda auto e moto di potenza massima 80 kW, che equivalgono a circa 109 cavalli vapore (CV) per entrambi i settori (la conversione ufficiale usa il fattore 1 kW = 1,35962 CV, quindi 80 1,35962 = 108,77 CV, arrotondato attorno a 109 CV nei listini e nei libretti di circolazione). Non esiste una conversione diretta tra kW (o CV) e cilindrata (espressa in centimetri cubici, cc, o litri). Si tratta di due grandezze fisiche diverse che misurano aspetti differenti del motore.

 
La potenza (kW o CV) indica quanta energia il motore è in grado di produrre nell’unità di tempo, mentre la cilindrata rappresenta il volume totale dei cilindri, ovvero lo spazio in cui avviene la combustione. Un motore da 80 kW può’ quindi avere cilindrate molto diverse a seconda della tecnologia, dell’alimentazione e del tipo di veicolo.
 
Nel mondo delle automobili, 80 kW si trovano su motori con cilindrate molto variabili. Motori aspirati benzina: tipicamente tra 1.400 e 1.600 cc (es. 1.4 TSI, 1.5 TSI, 1.6 MPI). Motori turbo benzina: anche solo 1.000-1.200 cc grazie alla sovralimentazione (es. 1.0 EcoBoost, 1.2 PureTech). Motori Diesel: generalmente tra 1.500 e 1.800 cc (es. 1.6 TDI, 1.8 CDTI). Motori ibridi: la potenza totale può derivare dalla combinazione di un termico da 1.000-1.400 cc più il contributo elettrico. Un esempio pratico: una Volkswagen Golf con motore 1.5 TSI sviluppa spesso intorno agli 80-85 kW (109-116 CV).
 
 

foto_Geronimo_La_Russa- Da ufficio stampa ACI

 

Fondazione “Caracciolo” ACI – Diati: il punto sulla sicurezza stradale nelle città

Fondazione "Caracciolo" ACI - Diati: il punto sulla sicurezza stradale nelle città
La sicurezza stradale si decide sempre più nelle città. È quanto emerge dallo studio Mobilità urbana sicura. Analisi comparativa dei dati di incidentalità e governance in alcune città europee, realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo, in collaborazione con ACI e DIATI, il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino. L’analisi mette a confronto l’incidentalità urbana in nove città: Roma, Milano, Napoli, Torino, Barcellona, Berlino, Londra, Madrid, Parigi.
 
Il quadro conferma una criticità strutturale: in Italia oltre il 73% degli incidenti stradali e il 43% dei morti si registrano in ambito urbano. Nel 2024, sulle strade italiane, si sono verificati 173.364 incidenti, con 3.030 vittime. Il numero dei morti è in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, ma il calo resta ancora troppo contenuto rispetto agli obiettivi europei della Vision Zero, che prevedono il dimezzamento delle vittime entro il 2030 e il loro azzeramento entro il 2050.
 
Per centrare il target intermedio del 2030, l’Italia dovrebbe ridurre il numero dei morti sulle strade di circa il 10% ogni anno. Negli ultimi dieci anni, invece, la riduzione media annua è stata pari ad appena lo 0,5%. Un ritmo insufficiente, che segnala la necessità di un salto di qualità nelle politiche di prevenzione, controllo, pianificazione urbana e innovazione tecnologica.
 
Particolarmente esposti sono gli utenti vulnerabili della strada: pedoni, ciclisti, ciclomotoristi e motociclisti. In Italia, nel 2024, rappresentano il 70,5% dei morti sulle strade urbane. In ambito urbano, dunque, sette vittime su dieci appartengono alle categorie più fragili della mobilità
 
La dimensione del fenomeno non è solo sanitaria e sociale, ma anche economica. Il costo sociale degli incidenti stradali in Italia supera i 18 miliardi di euro l’anno, quasi un punto percentuale del PIL. Di questi, oltre 11 miliardi sono attribuibili agli incidenti che avvengono sulle strade urbane, pari al 62% del costo sociale complessivo nazionale. 
 
Tra i fattori di rischio individuati dallo studio figurano comportamenti di guida scorretti o inadeguati – mancato rispetto della segnaletica, distrazione, velocità non adeguata al contesto, mancato rispetto della distanza di sicurezza – ma anche criticità infrastrutturali, carenze manutentive, limiti nella qualità dei dati sulle cause degli incidenti e una crescente complessità della circolazione urbana, dove convivono automobili, trasporto pubblico, mezzi pesanti, biciclette, monopattini e altre forme di micromobilità.
 
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il parco circolante. L’Italia presenta un’età mediana delle autovetture di circa 13 anni, con una quota molto elevata di veicoli con più di dieci anni. Nelle città italiane analizzate, il peso delle auto più anziane è nettamente superiore rispetto a molte realtà europee: Napoli rappresenta il caso più critico, con quasi metà del parco auto oltre i vent’anni di età. L’obsolescenza dei veicoli incide non solo sulle emissioni, ma anche sulla diffusione dei più moderni sistemi di sicurezza attiva.
 
La tecnologia può offrire un contributo importante. Sistemi avanzati di assistenza alla guida, frenata automatica di emergenza con riconoscimento dei pedoni, dispositivi anti-angolo cieco per i mezzi pesanti, sistemi intelligenti di regolazione della velocità e strumenti digitali di monitoraggio possono ridurre il rischio e mitigare le conseguenze degli incidenti. Tuttavia, lo studio sottolinea che la tecnologia da sola non basta.
 
Per rendere più sicura la mobilità urbana serve un approccio integrato: pianificazione coerente, infrastrutture più sicure, manutenzione costante, controlli efficaci, raccolta e analisi dei dati più accurate, rinnovo del parco veicolare, educazione permanente alla sicurezza stradale e maggiore coordinamento tra istituzioni nazionali e amministrazioni locali.
 
Le esperienze europee analizzate mostrano che la riduzione dell’incidentalità urbana passa da strategie sistemiche: riduzione del traffico motorizzato privato, rafforzamento del trasporto pubblico, protezione della mobilità pedonale e ciclabile, moderazione della velocità, logistica urbana più sostenibile e uso più razionale dello spazio pubblico.
 
La mobilità urbana sicura, conclude lo studio, non può essere considerata un obiettivo settoriale, ma una componente essenziale della qualità della vita, della sostenibilità ambientale, dell’accessibilità e dello sviluppo delle città. Per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 e al 2050, l’Italia dovrà accelerare il percorso di riduzione dell’incidentalità, rafforzando le politiche urbane di sicurezza stradale e mettendo al centro gli utenti più vulnerabili.
 
 

Foto di Usman Malik su Unsplash

 

Regolamenti UE sulla CO2: è ora di cambiare spartito

Regolamenti UE sulla CO2: è ora di cambiare spartito

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 
La stagione della revisione dei Regolamenti sui target di emissione della CO2 perautovetture LDV e veicoli industriali HDV rappresenta un’occasione da non perdere per la decarbonizzazione, o defossilizzazione, per rendere più credibili le regole in relazione alle dinamiche del mercato e per allineare le regole stesse a quanto indicano gli studi indipendenti in materia di decarbonizzazione dei trasporti.
 
 Il riferimento è al recente studio del TUM (Technical University Munich – Politecnico di Monaco di Baviera) “Toward a Life Cycle-Based Standard for Automotive Greenhouse Gas Regulation”, che entra nello specifico del come deve essere revisionato il Regolamento (EU) 2019/631 sui target di CO2 per i LDV (autovetture M1 e veicoli commerciali N1), superando il calcolo delle emissioni climalteranti al terminale di scarico e optando per un calcolo più affine possibile al ciclo
LCA (Life Cycle Assessment) che considera gli impatti dell’intero carbon footprint
del veicolo.

Non ci si può più nascondere dietro l’inerzia retorica – in realtà ideologica e astratta – che assegna solo alla tecnologia dell’auto elettrica BEV la facoltà messianica di defossilizzare il sistema dei trasporti. L’evidenza tecnico-scientifica indica con chiarezza che occorre cambiare spartito e ragionare in una chiave pluritecnologica, valorizzando tutte le tecnologie in grado di contribuire a raggiungere i target di defossilizzazione della RED III, quindi – oltre all’elettrico, che presenta indubbi benefici per determinate missioni di mobilità – anche una ibridizzazione sempre più efficiente e una diffusione sempre maggiore dei carburanti rinnovabili (Biofuel, Biometano, Bio-LNG, Bio-etanolo, HVO, RFNBO, ecc).

E’ auspicabile che le Istituzioni UE . a partire dalla Commissione ENVI dell’Europarlamento – si rendano conto che il trend europeo del mercato – con ben 10 Paesi Membri,
inclusi mercati importanti come Italia, Spagna, Polonia e Cechia, che assegnano alle BEV un market-share a 1 cifra – non è compatibile con gli obiettivi dell’attuale Regolamento e con le relative multe a carico dei Costruttori (dov’è la rete elettrica e dov’è l’energia elettrica verde a condizioni accessibili?) e colgano l’occasione per attuare quanto indicato in modo ineludibile nello studio indipendente del TUM.

Tenendo conto delle metodologie di calcolo ISO standard sui cicli WtW e LCA già regolati a livello normativo UE, si tratta di mettere sul medesimo livello tutte le tecnologie in grado di defossilizzare il sistema, affiancando alla tecnologia delle BEV anche le tecnologie dei VEEF (Vehicle running Exclusively with Eligible Fuels), così come concepiti nell’ambito dei lavori della stessa Commissione ENVI dell’Europarlamento.
 
Chiunque ha a cuore l’espansione dell’economia circolare, l’indipendenza energetica e la difesa dell’occupazione in Europa, non può sprecare questa occasione strategica, revisionando i Regolamenti CO2 in modo più razionale e tecnologicamente neutro.
 
 

Foto da ufficio stampa Federauto

“Automotive World” anno 5: i tira e molla di Ursula von der Leyen

"Automotive World" anno 5: i tira e molla di Ursula von der Leyen

Quinto anno per “Automotive World” l’appuntamento online con Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e il giornalista Pierluigi Bonora sul canale del magazine “Auto” diretto da Andrea Brambilla.

Continua, dunque, il confronto tra il top manager e il giornalista, promotore di #FORUMAutoMotive, a commento di frasi pronunciate da personaggi di spicco sui problemi del settore.

Il terzo appuntamento verte su una frase pronunciata da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE: “Proporremo di collaborare con l’industria su una nuova iniziativa per le auto elettriche piccole ed economiche”.