Il mercato delle auto connesse in Italia continua a crescere e restituisce l’immagine di un settore automotive molto più dinamico di quanto spesso venga raccontato. Nel 2025 il comparto Connected Vehicle & Mobility ha raggiunto un valore di 3,7 miliardi di euro, in aumento del 14%, mentre sulle strade italiane circolano ormai 18,8 milioni di veicoli connessi, oltre il 40% del parco nazionale.
Sono alcuni dei dati più significativi emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, che fotografa un’automobile sempre meno assimilabile a un semplice mezzo di trasporto e sempre più vicina a una piattaforma digitale capace di comunicare, elaborare dati e offrire nuovi servizi.
Il cambiamento, soprattutto, è già entrato nelle abitudini degli automobilisti: il 48% degli italiani possiede un’auto dotata di almeno una funzionalità smart e la grande maggioranza sfrutta concretamente le tecnologie disponibili.
Il mercato delle auto connesse vale 3,7 miliardi
La crescita non riguarda un unico segmento. Il mercato delle auto connesse vale 1,76 miliardi di euro, con un incremento del 6%, mentre sono soprattutto i sistemi ADAS installati sulle nuove vetture a correre: frenata automatica d’emergenza, mantenimento della corsia e altre tecnologie di assistenza raggiungono complessivamente 1,52 miliardi, con una crescita del 27%.
A questi numeri si aggiungono i 400 milioni di euro generati dai veicoli commerciali e industriali connessi, in aumento dell’11%. In termini di diffusione, in Italia si contano 6,5 milioni di auto nativamente connesse tramite SIM, il 16% in più rispetto al 2024, oltre a 1,7 milioni di veicoli commerciali e industriali connessi e 10,6 milioni di box GPS/GPRS utilizzati soprattutto per finalità assicurative.
Numeri che aiutano anche a cambiare prospettiva sul futuro dell’automobile. L’innovazione digitale non rappresenta necessariamente un’alternativa all’auto: sempre più spesso è proprio dentro l’automobile che tecnologie, servizi e nuovi modelli di business trovano uno dei principali terreni di sviluppo.
Software-defined vehicle, l’auto cambia dall’interno
Uno dei passaggi più importanti riguarda il Software-Defined Vehicle, cioè il modello nel quale una parte crescente delle caratteristiche e delle funzioni dell’auto viene gestita attraverso il software. A livello globale, il 92% delle organizzazioni automotive ritiene che l’intera filiera dovrà evolvere verso un modello software-based e l’81% considera prodotti e servizi software-defined destinati a diventare una componente centrale dell’offerta. La trasformazione, però, è ancora all’inizio. Soltanto il 14% delle aziende ha raggiunto la piena industrializzazione delle componenti software e questi prodotti e servizi rappresentano attualmente il 13% dei ricavi degli OEM a livello globale.
In Italia, alla fine del 2025, il fatturato derivante da prodotti e servizi basati sul software ha raggiunto 180 milioni di euro, appena il 5% del totale ma con una crescita annuale del 22%. «Il paradigma del Software-Defined Vehicle sta diventando il principale riferimento strategico per il settore Automotive», spiega Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility. Secondo Salvadori, alla crescita delle piattaforme software si affianca il ruolo dell’Intelligenza Artificiale, considerata da oltre l’85% degli OEM centrale soprattutto per ADAS, cybersecurity e personalizzazione dell’esperienza a bordo.
Gli italiani usano davvero le funzioni smart
La tecnologia installata sulle automobili non sembra essere soltanto un argomento da brochure. L’indagine realizzata con Ipsos Doxa mostra un utilizzo elevato delle funzioni digitali da parte dei proprietari di vetture connesse. Tra le applicazioni maggiormente sfruttate ci sono l’infotainment, utilizzato dal 91% degli utenti, la navigazione aggiornata in tempo reale, all’88%, e i sistemi avanzati di assistenza alla guida,utilizzati dall’82%.
Interessante anche il rapporto con i dati. Il 34% dei consumatori dichiara di non vedere particolari criticità nella condivisione dei propri dati personali quando questa permette di ottenere servizi a valore aggiunto. Non mancano, naturalmente, le resistenze. Il 21% indica nella possibile distrazione alla guida un problema delle funzionalità connesse, mentre il 17% continua a preferire strumenti esterni come smartphone e navigatori.
Il 38% degli italiani sarebbe comunque disposto a pagare per almeno una funzionalità smart come optional. Tra quelle considerate più interessanti figurano i pagamenti effettuabili direttamente dall’auto, gli antifurto connessi e i sistemi biometrici per accedere al veicolo.
Intelligenza Artificiale, per l’80% può migliorare l’auto
Anche l’Intelligenza Artificiale applicata all’automobile comincia a essere percepita come qualcosa di concreto. L’80% degli italiani riconosce potenziali benefici dall’integrazione dell’AI nei veicoli. Sicurezza, ottimizzazione dei consumi e manutenzione predittiva sono tra gli ambiti nei quali vengono individuati i vantaggi principali.
L’evoluzione tecnologica dell’auto, quindi, non passa soltanto dalla motorizzazione.Elettrico, ibrido, benzina o altre soluzioni energetiche rappresentano una parte della trasformazione, ma parallelamente sta avanzando una rivoluzione digitale destinata a modificare l’esperienza di possesso e utilizzo della vettura.
Auto elettriche, il 32% pensa all’acquisto ma il prezzo pesa
Sul fronte dell’elettrificazione, il quadro rimane più complesso. Il 32% degli italiani dichiara di voler acquistare una BEV o una PHEV entro tre anni, ma quasi un potenziale acquirente su due prenderebbe in considerazione questa scelta soltanto in presenza di incentivi o agevolazioni economiche. Chi ha già acquistato un’elettrica o un’ibrida plug-in appare comunque soddisfatto: nove proprietari su dieci esprimono un giudizio positivo.
Il problema principale rimane economico. Per il 44% degli intervistati il prezzo elevato rappresenta il maggiore ostacolo all’acquisto, davanti all’autonomia limitata della batteria, indicata dal 29%, e all’impossibilità di ricaricare presso la propria abitazione, segnalata dal 23%. Il dato suggerisce una riflessione importante per l’intero settore: chiedere al mercato di accelerare la transizione senza intervenire contemporaneamente su prezzi, infrastrutture e accessibilità rischia di scaricare sull’automobilista una trasformazione che richiede invece condizioni industriali e infrastrutturali adeguate.
Elettriche e plug-in crescono, ma l’Italia resta indietro
Gli incentivi hanno contribuito alla crescita delle immatricolazioni. Ad aprile 2026 le auto elettriche pure hanno raggiunto una quota dell’8,5%, con oltre 16.000 immatricolazioni, contro il 4,8% dello stesso mese del 2025. Le ibride plug-in sono arrivate al 9,1%, rispetto al 5,7% di un anno prima. Il confronto europeo, tuttavia, evidenzia ancora un divario significativo. Considerando insieme BEV e PHEV, la Germania raggiunge il 33,4%, il Regno Unito il 34,4%, la Francia il 32,5% e la Spagna il 21,2%.
Il mercato italiano sta dunque aumentando la propria quota elettrificata, ma il percorso non può prescindere dalla capacità di rendere le nuove tecnologie economicamente sostenibili per famiglie e imprese.
Guida autonoma, più di un italiano su due vuole provarla
La guida autonoma non sembra più incontrare soltanto diffidenza. Il 54% degli italiani dichiara di essere interessato a utilizzare un’auto autonoma, soprattutto negli spostamenti ripetitivi come il tragitto casa-lavoro e nella circolazione urbana congestionata. Restano timori sulla perdita di controllo, sull’affidabilità della tecnologia e sulla cybersecurity, ma secondo l’Osservatorio il 2026 rappresenta un passaggio particolarmente importante.
«La domanda non è più se i veicoli autonomi cambieranno la mobilità urbana, ma con quale modello di business, dove e con quale velocità», sottolinea Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility.
Robotaxi e robosharing, fino a 6,1 miliardi di benefici
Particolarmente significativa è la simulazione effettuata dall’Osservatorio sull’impatto socioeconomico che robotaxi e robosharing potrebbero avere in Italia tra il 2028 e il 2050. Secondo le stime della ricerca, la sostituzione della flotta professionale tradizionale con mezzi autonomi più efficienti potrebbe ridurre fino al 70% il tasso di feriti per chilometro percorso. Considerando anche il maggiore utilizzo dei mezzi, la flotta necessaria potrebbe scendere fino a circa un terzo di quella attuale.
L’effetto combinato potrebbe tradursi in una diminuzione fino al 90% dei feriti nei servizi professionali di mobilità, con circa 3.000 feriti evitati e un beneficio economico cumulativo di 168 milioni di euro. Ancora più rilevante sarebbe l’effetto indiretto. Con servizi più efficienti e tariffe inferiori, alcune famiglie potrebbero rinunciare alla seconda automobile. Su un parco urbano stimato in circa 18 milioni di veicoli, lo scenario elaborato dall’Osservatorio ipotizza 900.000 auto in meno, circa 100.000 feriti evitati e 41.000 tonnellate di emissioni in meno. Il beneficio sociale complessivo potenziale arriverebbe così a 6,1 miliardi di euro entro il 2050.
Smart Mobility, sei Comuni su dieci hanno già investito
La trasformazione coinvolge inevitabilmente anche le infrastrutture. Il mercato italiano delle soluzioni di Smart Mobility urbana vale 310 milioni di euro, il 5% in più, con applicazioni concentrate soprattutto nella gestione del traffico e dei parcheggi. Tra il 2023 e il 2025, il 61% dei Comuni ha avviato almeno un progetto di mobilità intelligente. Rimane però una distanza evidente tra sperimentazione tecnologica e vita quotidiana: l’86% dei cittadini continua infatti a considerare l’accesso ai servizi di mobilità una delle criticità più rilevanti del proprio comune.
Un’altra evoluzione potenzialmente importante riguarda il Plug & Charge, sistema che permette all’auto elettrica di autenticarsi alla colonnina e gestire automaticamente avvio della ricarica e pagamento. Secondo le stime presentate dall’Osservatorio, il tempo necessario ad avviare una sessione potrebbe passare dagli attuali 30-120 secondi a circa 3-5 secondi, mentre il successo alla prima connessione potrebbe salire dal 70 al 95%.
Smart Road, un mercato da 240 milioni
Le Smart Road valgono invece 240 milioni di euro, con una crescita del 17%, sostenuta anche dai bandi pubblici e dal PNRR. Tra il 2023 e il 2025 sono state avviate in Italia 23 iniziative. Sensori IoT, infrastrutture connesse e piattaforme di monitoraggio permettono di controllare le strade in tempo reale, intervenire sulla manutenzione e creare progressivamente le condizioni necessarie alla mobilità connessa e autonoma.
La tecnologia, però, da sola non basta. Complessità burocratiche e tempi autorizzativi continuano a rallentare i progetti. Il biennio 2026-2027 viene quindi indicato come decisivo per introdurre procedure più snelle e strumenti regolatori capaci di accompagnare l’innovazione.
Flotte aziendali, elettrificazione già all’89%
Le flotte rappresentano probabilmente uno dei laboratori più avanzati della trasformazione automotive. L’89% delle aziende ha già introdotto veicoli BEV o PHEV e il 73% prevede di aumentarne la presenza entro il prossimo anno. La connettività completa riguarda ancora soltanto il 27% dei mezzi, ma le funzionalità digitali sono già diffuse. Gli ADAS sono presenti nel 61% dei casi e l’infotainment nel 57%, mentre gestione di guasti e manutenzione e navigazione real-time raggiungono entrambe il 39%.
Le imprese investono nelle auto connesse soprattutto per aumentare la sicurezza dei dipendenti e ottimizzare i consumi, entrambe motivazioni indicate dal 45% degli intervistati. Nei prossimi cinque anni, i fleet manager prevedono di concentrare gli investimenti sull’acquisto di nuove tipologie di veicoli, sullo sviluppo di servizi IT e sul potenziamento della telematica.
L’automobile non sta scomparendo: sta diventando digitale
I numeri dell’Osservatorio raccontano soprattutto una trasformazione che merita di essere letta senza contrapposizioni semplicistiche. L’automobile non è soltanto al centro di una transizione energetica: sta diventando connessa, software-defined, assistita dall’AI e progressivamente integrata con le infrastrutture. Per l’industria automotive la sfida sarà trasformare questa enorme quantità di tecnologia in vantaggi realmente percepibili dagli automobilisti. Sicurezza, semplicità, costi sostenibili e servizi utili saranno probabilmente più determinanti della tecnologia fine a se stessa.
Ed è forse proprio qui che emerge il dato più interessante: mentre il dibattito pubblico tende spesso a descrivere l’auto come un oggetto appartenente a un modello di mobilità da superare, investimenti, industria e consumatori stanno indicando una direzione diversa. L’auto continua a evolversi, e una parte consistente dell’innovazione della mobilità passa ancora attraverso di essa.
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