T&E sulle auto elettriche: i marchi cinesi continuano a crescere, a questo punto…

T&E sulle auto elettriche: i marchi cinesi continuano a crescere, a questo punto...

I dazi europei sulle auto elettriche, a partire dalla loro introduzione, hanno ridotto di cinque punti percentuali la quota di mercato UE dei veicoli prodotti in Cina (inclusi quelli dei carmaker occidentali); ma non hanno fermato l’espansione dei marchi cinesi. Se, da un lato, i costruttori USA ed europei hanno progressivamente trasferito la produzione dalla Cina all’Europa, dall’altro le esportazioni dei brand cinesi verso il blocco continuano a crescere. Questo anche grazie alla convenienza di prezzo: in media un veicolo elettrico prodotto in Cina resta, nonostante i dazi, il 21% meno costoso rispetto a quelli dei produttori europei.

Non c’è competizione invece in tema di batterie dove le esportazioni cinesi sono aumentate di 7 volte tra il 2020 e il 2025. È quanto emerge da una nuova analisi di Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti. Per evitare che l’Europa diventi una “valvola di sfogo” per l’eccesso di capacità produttiva cinese, o un mero polo di assemblaggio, T&E chiede di rafforzare gli strumenti di difesa commerciale, estendendoli anche alle batterie prodotte in Cina.
 

I marchi occidentali riportano la produzione in Europa

Nel primo trimestre del 2026, le auto elettriche prodotte in Cina hanno rappresentato il 17% del mercato europeo delle auto elettriche a batteria (BEV), in calo rispetto al picco del 22%registrato nel 2024, anno di introduzione dei dazi. La flessione è dovuta soprattutto alla decisione di marchi occidentali come Tesla, BMW e Volvo di trasferire parte della produzione dalla Cina all’Europa. La quota dei costruttori europei sulle importazioni di BEV dalla Cina è scesa dal 38% del 2024 al 23% nel primo trimestre del 2026, mentre quella di Tesla è diminuita dal 26% al 19%. Oggi oltre la metà delle auto elettriche importate dalla Cina è prodotta da case automobilistiche cinesi.

 

La risposta dei produttori cinesi: produzione locale e ibride plug-in

Anche i produttori cinesi hanno reagito ai dazi, sebbene con risultati differenti a seconda del livello tariffario applicato. Le importazioni di BEV del colosso cinese SAIC, soggetto a un dazio del 35%, si sono quasi dimezzate tra il 2023 e il 2025. Al contrario, BYD, colpita da un dazio del 17%, ha più che raddoppiato le proprie esportazioni verso l’UE. Nonostante i dazi, le auto elettriche dei marchi cinesi continuano a essere, in media, il 21% meno costose rispetto a quelle dei produttori europei.

L’introduzione delle misure commerciali ha inoltre accelerato gli investimenti produttivi in Europa. Dal settembre 2023, quando la presidente della Commissione europea ha annunciato l’avvio dell’indagine anti-sovvenzioni, sono stati annunciati dieci nuovi stabilimenti produttivi da parte di aziende cinesi. Parallelamente, i produttori cinesi hanno incrementato la presenza nel segmento delle ibride plug-in: oggi i marchi cinesi detengono il 13% del mercato europeo delle PHEV, contro il 3% del 2024.

 

Boom delle importazioni di batterie

Nel frattempo, le importazioni di batterie cinesi – praticamente esenti da dazi – sono aumentate di sette volte tra il 2020 e il 2025. La produzione europea resta invece debole: meno di un quarto delle batterie realizzate nell’UE è prodotto da aziende europee e le prospettive del settore rimangono incerte. 

Secondo T&E, misure commerciali mirate consentirebbero ai produttori europei di competere più efficacemente sul mercato interno senza rallentare la transizione all’elettrico. Le stime mostrano che un dazio del 20% sulle batterie cinesi comporterebbe un aumento medio del prezzo delle auto elettriche prodotte nell’UE di appena il 2,8%.

 

Obiettivi sulle emissioni di CO₂ più deboli, più spazio ai marchi cinesi

In questi mesi a Bruxelles, le istituzione dell’UE sono impegnate nella revisione del regolamento sulle emissioni di CO₂ per le nuove auto. L’analisi di T&E esamina anche gli effetti di un possibile allentamento della normativa vigente, prendendo in considerazione la proposta di revisione venuta dalla Commissione e quella avanzata dal relatore del Parlamento europeo, l’eurodeputato Massimiliano Salini (Forza Italia). I target più deboli proposti da quest’ultimo consentirebbero ai costruttori europei di risultare conformi alla normativa pur rallentando fortemente la conversione all’elettrico della loro produzione. Il risultato sarebbe quello di determinare una sostanziale stagnazione nel mercato delle BEV;  in questo scenario, in cui ai carmaker europei verrebbe meno ogni stimolo normativo, secondo T&E l’industria cinese conquisterebbe ulteriori spazi di mercato. 

 

Nel caso di adozione della proposta venuta da Salini, sempre per T&E, la quota di mercato dei marchi cinesi in UE potrebbe raggiungere, nel canale delle BEV, il 30% entro il 2035, rispetto al 15% in uno scenario in cui venissero accolte le proposte di revisione del regolamento presentate dalla Commissione europea lo scorso dicembre.

Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia, ha dichiarato: “I dazi europei hanno funzionato, ma solo in parte. I produttori occidentali hanno riportato la produzione in Europa e quelli cinesi hanno iniziato a investire nella produzione locale. Tuttavia, la competitività dell’industria europea delle auto elettriche e delle batterie resta a rischio. Gli standard europei sulle emissioni di CO₂ sono fondamentali per sostenere lo sviluppo del mercato dell’elettrico, ma se l’UE vuole costruire una filiera solida delle batterie servirà una strategia che combini incentivi industriali e adeguate misure di protezione commerciale.”

T&E invita i legislatori europei a: estendere le misure di difesa commerciale anche alle batterie prodotte in Cina, aumentando gli attuali dazi, oggi di fatto prossimi allo zero; impedire l’aggiramento delle misure di difesa commerciale attraverso il trasferimento della produzione in Paesi terzi; adottare senza ulteriori ritardi l‘Industrial Accelerator Act e il regolamento sulla decarbonizzazione delle flotte aziendali (Clean Corporate Vehicles Regulation), per creare un mercato solido per le auto elettriche e le batterie prodotte in Europa; preservare il percorso di elettrificazione del settore automobilistico europeo, mantenendo gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ previsti per il 2030 e il 2035.

 


Foto da Sito BYD

Sicurezza stradale: una strategia integrata per ridurre l’incidentalità

Sicurezza stradale: una strategia integrata per ridurre l'incidentalità
di Toni Purcaro, presidente di DEKRA Italia
 
Accogliamo con favore le iniziative messe in campo dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il rafforzamento dei controlli sul territorio, l’attenzione dedicata ai giovani e l’istituzione di un tavolo tecnico che coinvolga Ministero dell’Interno, Infrastrutture e Istruzione rappresentano un segnale importante nella direzione di una strategia sempre più integrata per la sicurezza stradale.
 
La riduzione dell’incidentalità richiede infatti una responsabilità condivisa, che coinvolga istituzioni, imprese, mondo della scuola e cittadini. La sicurezza non dipende soltanto dal rispetto delle regole, ma dalla capacità di costruire una vera cultura della prevenzione, fondata su educazione, formazione, consapevolezza e innovazione.
 
È fondamentale continuare a investire nella formazione dei conducenti, nell’educazione dei più giovani, nella qualità delle infrastrutture e nella diffusione di una cultura della sicurezza che inizi nelle scuole e accompagni le persone lungo tutto l’arco della vita.
 
Tutelare la vita sulle nostre strade significa coniugare competenze, innovazione tecnologica, controlli efficaci e prevenzione, mettendo sempre al centro la persona. L’approccio di collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine, sistema educativo e operatori del settore emerso dalla recente riunione (il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata e presieduta al Viminale dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, con il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara) rappresenta un passo importante verso un modello di mobilità sempre più sicuro, innovativo e responsabile.
 

Toni Purcaro, Presidente e AD DEKRA Italia – Foto da ufficio stampa DEKRA

L’auto in Italia: occorrono incentivi anche per le elettriche dei privati

Roma, ZTL a pagamento per le auto elettriche: un vero disincentivo alla transizione
di Roberto Pietrantonio, pesidente di UNRAE
 
I dati di giugno ci consegnano un segnale incoraggiante. La crescita del mercato dimostra che gli italiani hanno voglia di partecipare alla transizione verso una mobilità sempre più sostenibile. Quando il consumatore viene messo nelle condizioni di scegliere, grazie a un’offerta sempre più ampia e accessibile e a misure che ne favoriscono concretamente l’acquisto, la risposta arriva ed è positiva. È la dimostrazione che sostenibilità e mercato possono crescere insieme, purché si creino le condizioni giuste per accompagnare famiglie e imprese lungo questo percorso.
 
Sul piano delle politiche pubbliche di sostegno al settore, si registra la recente entrata in vigore del DPCM 10 giugno 2026, pubblicato dal MIMIT lo scorso 26 giugno. Le risorse del provvedimento – che concentrano i fondi su veicoli commerciali leggeri, quadricicli, infrastrutture di ricarica domestica e noleggio sociale a lungo termine – saranno accessibili solo all’attivazione della Piattaforma Invitalia.
 
Accogliamo con favore la pubblicazione dell’atteso provvedimento che include le misure già annunciate dal Ministro. In vista del Tavolo Automotive del 14 luglio, auspichiamo inoltre il rapido ripristino dei 251 milioni di euro dirottati dal Fondo Automotive a interventi di contrasto al caro carburanti, così da mantenere l’investimento complessivo inizialmente previsto per il settore.
 
Resta tuttavia critica l’assenza di incentivi all’acquisto di vetture elettriche pure da parte dei privati, soprattutto considerando il forte ritardo del nostro Paese rispetto al resto d’Europa: nei primi cinque mesi del 2026, la quota BEV in Italia si è fermata all’8,2%, contro il 23,5% del mercato europeo al netto dell’Italia. Per raggiungere i target vincolanti di decarbonizzazione, riteniamo necessario valutare con urgenza misure mirate anche per le autovetture.
 

Foto da ufficio stampa UNRAE