Methodos Consulting e Pentana Solutions: valorizzare la Business Intelligence automotive

Methodos Consulting e Pentana Solutions: valorizzare la Business Intelligence automotive

Nel contesto di un mercato automotive sempre più complesso e guidato dai dati, Methodos Consulting e Pentana Solutions annunciano una partnership strategica finalizzata a integrare il DMS Sipad.X Power – disponibile nel portfolio globale e noto nel mercato italiano come SIPAD.Power – con le avanzate soluzioni di Business Intelligence sviluppate da Methodos Consulting.

La firma dell’accordo è avvenuta in occasione del recente Automotive Dealer Day, punto di riferimento per l’ecosistema della distribuzione automobilistica e momento ideale per presentare una collaborazione orientata all’innovazione e all’efficienza gestionale. L’obiettivo della sinergia è chiaro: trasformare la complessità dei dati in strumenti concreti di supporto decisionale per concessionarie e dealer, consentendo alle aziende del settore di evolvere verso una gestione sempre più scientifica, tempestiva e orientata alle performance. 

 

Dati, innovazione e cultura manageriale

Nel panorama attuale, caratterizzato dal cosiddetto “paradosso dei Big Data”, le concessionarie dispongono di enormi quantità di informazioni che spesso rimangono inutilizzate all’interno dei database aziendali. «Questo è il primo di una serie di accordi strategici che Methodos vuole sviluppare con partner del settore tecnologico e digitale per creare sempre più valore alle Concessionarie e ai Brand», afferma Dromo Faffa, CEO & Founder di Methodos Consulting. «Governare i processi attraverso i numeri non è più un’opzione o un lusso per pochi. La digitalizzazione ha riempito i server di dati, ma non ha fornito la cultura manageriale per interpretarli. Il software è lo strumento, ma è la consulenza specialistica a fornire la reale chiave di lettura».

La collaborazione punta quindi a trasformare i dati generati dal DMS in asset strategici, capaci di supportare il management con informazioni chiare, affidabili e immediatamente utilizzabili.

 

Foto da ufficio stampa Methodos Consulting

L’Europa e la lezione cinese: reagire o rinunciare alla capacità produttiva

Bene difendere il clima: al tempo stesso si tuteli la capacità produttiva

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Le dichiarazioni del fondatore di Leapmotor, Zhu Jiangming, non vanno archiviate come una provocazione o come una semplice operazione di marketing. Se davvero la Cina dovesse arrivare a concentrare fino all’80% della produzione automobilistica mondiale, significherebbe che il processo di deindustrializzazione europea avrà raggiunto il suo punto più critico.

Il tema non è più l’auto elettrica. Il tema è la politica industriale. La Cina ha costruito negli ultimi vent’anni una strategia coerente, integrando produzione, materie prime, batterie, software, ricerca, componentistica e mercato interno.

L’Europa, invece, ha scelto di affidare il proprio destino a obiettivi ideologici, imponendo scadenze e divieti senza aver prima costruito una filiera autonoma e competitiva. Abbiamo sostituito la visione industriale con la regolamentazione.

Abbiamo pensato che fosse sufficiente vietare una tecnologia per crearne automaticamente un’altra. La realtà è molto diversa. Oggi i costruttori cinesi non competono più sul basso costo del lavoro, ma sulla velocità di esecuzione, sull’integrazione verticale e sulla capacità di innovare con tempi che il modello europeo non riesce più a sostenere.

La vera domanda che dobbiamo porci è un’altra. L’Europa vuole ancora essere una potenza manifatturiera oppure intende trasformarsi in un grande mercato di consumo per tecnologie e prodotti sviluppati altrove? Perché se la seconda ipotesi dovesse prevalere, non perderemmo soltanto quote di mercato.

Perderemmo competenze, occupazione qualificata, ricerca, investimenti e una parte significativa della nostra sovranità economica. La transizione ecologica non può coincidere con la rinuncia alla nostra capacità produttiva.

Una politica industriale seria non si costruisce con i divieti, ma con gli investimenti, con la neutralità tecnologica e con una strategia di lungo periodo. Il rischio non è che la Cina diventi il leader mondiale dell’automobile. Il rischio è che l’Europa continui a osservare questo processo senza reagire.

 

Foto da ufficio stampa Gruppo SMET