ACI Milano: Pietro Meda confermato presidente fino al 2030

ACI Milano: Pietro Meda confermato presidente fino al 2030

Si è tenuta la prima riunione del Consiglio Direttivo di Automobile Club Milano per il quadriennio 2026-2030. Il nuovo Consiglio è stato eletto da un’Assemblea molto partecipata il 18 giugno scorso. Ecco i componenti: Giandomenico Amodeo, Paolo Longoni, Pietro Meda, Enrico Radaelli ed Edoardo Schön.

Nella riunione d’insediamento è stato eletto il Presidente del prossimo quadriennio 2026-2030, confermando all’unanimità l’avvocato Pietro Meda. Nel corso della seduta sono stati anche eletti i due Vicepresidenti: Enrico Radaelli ed Edoardo Schön.

L’insediamento del nuovo Consiglio Direttivo oltre a segnare un punto di continuità, rappresenta anche l’impegno rinnovato dell’Ente a proseguire il proprio servizio in favore dei Soci, delle Istituzioni e dell’intera collettività.

Automobile Club Milano costituisce da oltre 120 anni un punto di riferimento per automobilisti, appassionati di auto storiche e sportive e del Motorsport.

Il Consiglio ha tenuto a far sapere che particolare attenzione sarà dedicata alle iniziative – soprattutto nei confronti dei giovani – sulla promozione dei valori dello sport, della sicurezza e dell’educazione stradale con la diffusione di comportamenti consapevoli e sicuri.

 


Foto da ufficio stampa ACI

Urgenze UE: fiscalità, agevolazioni strutturali, infrastrutture di ricarica e costo dell’energia

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali
di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE
 

La Commissione ha recentemente presentato il Pacchetto di primavera del Semestre europeo, aprendo alla possibilità di includere nella clausola di salvaguardia nazionale per le spese di difesa – il cui tetto aggiuntivo è fissato all’1,5% del PIL – anche un margine dello 0,3% annuo per misure di sostegno energetico nel triennio 2026-
2028, entro un limite cumulativo dello 0,6%. Per l’Italia, tale flessibilità si tradurrebbe in una concessione del valore di circa 14 miliardi di euro, derivabili direttamente dalle risorse rilasciate da Bruxelles.

Questo margine rappresenta un’occasione concreta da utilizzare come fonte di finanziamento per defiscalizzare la transizione energetica delle flotte aziendali, tema sul quale l’UNRAE ha elaborato e promosso nei tavoli istituzionali uno specifico schema di possibile applicazione.
Nel frattempo, prosegue il dibattito sui dossier comunitari. In relazione alla proposta di Regolamento per i veicoli aziendali puliti, il primo testo di compromesso del Consiglio dell’UE lascia sostanzialmente inalterato l’impianto delineato della Commissione, con obiettivi estremamente sfidanti che non tengono conto della reale diffusione delle vetture BEV nei singoli Stati membri, rischiando così di penalizzare nazioni come l’Italia (equiparata alla
Francia, seppur con una quota BEV pari a nemmeno un terzo).
 
In Consiglio, il dibattito sta quindi evidenziando posizioni divergenti tra gli Stati membri, con la composizione di assi tra Paesi che esprimono valutazioni critiche e chiedono maggiore flessibilità, tra cui l’Italia e la Germania, e altri – quali Francia e Spagna – che sostengono pienamente la proposta.
Divergenze specifiche si riscontrano anche nel confronto sul draft report del relatore Salini relativo agli standard CO2 per i veicoli leggeri, attualmente in discussione in Commissione ENVI del Parlamento europeo e dove emergono posizioni discordanti tra i Gruppi politici.
L’UNRAE valuta in modo critico il fatto che si continui a ragionare esclusivamente in termini di obblighi e prescrizioni, focalizzandosi alternativamente solo sul fronte dell’offerta oppure su quello della domanda. Il contesto è più articolato e l’attenzione va posta maggiormente sui fattori abilitanti – fiscalità, agevolazioni strutturali,
infrastrutture di ricarica e costo dell’energia
– oltre a considerare i consumatori stessi più al centro di queste discussioni rispetto a quanto avvenuto finora.
In attesa della formale ratifica dal Consiglio dell’UE, dobbiamo ricordare che in questo ambito, come UNRAE, da oltre 20 anni siamo già al fianco dei Costruttori impegnati a sostenere misure in linea con le best practices dell’economia circolare e che, ora ancor di più, continueremo a fornire alle Associate il supporto operativo necessario a rispettare gli adempimenti più stringenti previsti dal nuovo quadro normativo.
 
Foto Ufficio Stampa Unrae


Associazione Gabriele Borgogni: il dolore non è uno spettacolo

Associazione Gabriele Borgogni: il dolore non è uno spettacolo

L’Associazione Gabriele Borgogni comunica di aver dato mandato ai propri legali affinché vengano intraprese tutte le iniziative giudiziarie ritenute opportune nei confronti dell’autore dei video diffusi sui social network in relazione alla tragedia che ha spezzato la vita di Sofia Barberi e provocato gravissime conseguenze all’amica che era con lei.


“Di fronte a contenuti di questo genere – si legge nella nota dell’Associazione Gabriele Borgogni – non possiamo e non vogliamo restare in silenzio. Le immagini e le dichiarazioni diffuse rappresentano un’offesa intollerabile alla
memoria della vittima, al dolore delle famiglie coinvolte, alla sofferenza della giovane ferita e alla sensibilità di tutti coloro che credono nel valore della vita umana”.

“Non siamo di fronte soltanto a una gravissima mancanza di rispetto. Siamo di fronte a un comportamento che dimostra una sconcertante assenza di empatia, di consapevolezza e di umanità. Trasformare una tragedia che ha devastato delle famiglie in un palcoscenico per l’autopromozione o in un racconto privo di qualsiasi segno di pentimento o compassione è qualcosa che non può essere normalizzato né tollerato”.
“Chi perde una figlia, una sorella, un’amica, chi ogni giorno convive con le conseguenze fisiche e psicologiche di un evento drammatico, merita rispetto. Merita silenzio. Merita dignità. Non certo contenuti che rischiano di umiliare ulteriormente chi sta già pagando un prezzo altissimo”.
“L’Associazione Gabriele Borgogni esprime la propria totale e incondizionata vicinanza alle famiglie delle due giovani coinvolte. Da anni siamo al fianco delle vittime della strada e delle loro famiglie. Sappiamo quanto sia difficile affrontare il lutto, il dolore e la ricerca di giustizia. Per questo riteniamo doveroso intervenire ogni volta che la memoria delle vittime viene ferita una seconda volta da comportamenti che non soltanto offendono il senso stesso di civiltà e rispetto che dovrebbero appartenere a ogni comunità”.
L’Associazione Gabriele Borgogni continuerà a battersi affinché il valore della vita umana, la tutela delle vittime della strada e il rispetto per chi soffre non siano mai messi in secondo piano”.
 

Foto da ufficio stampa Associazione Gabriele Borgogni

Auto cinesi e “giovani”: 3 su 4 pronti all’acquisto

Auto cinesi e “giovani”: 3 su 4 pronti all’acquisto

Le auto cinesi conquistano i giovani italiani e si candidano a diventare protagoniste della nuova mobilità: oggi 3 su 4 dichiarano di essere pronti ad acquistare una vettura prodotta in Cina, preferibilmente ibrida e con un prezzo inferiore ai 30.000 euro. È quanto emerge dalla nuova instant survey “Cosa pensano i giovani delle auto cinesi?”, realizzata nel mese di maggio da Areté, società di consulenza operativa e strategica per il settore automotive.

Dalla diffidenza alla fiducia
Il dato più significativo riguarda il radicale cambio di percezione dei consumatori più giovani: i brand cinesi non vengono più considerati semplici alternative low cost, ma marchi sempre più competitivi sul piano della qualità, della tecnologia e dell’innovazione.
L’indagine evidenzia inoltre come l’automobile continui a occupare un ruolo centrale nella mobilità quotidiana: oltre la metà degli intervistati utilizza l’auto ogni giorno per i propri spostamenti, mentre l’83% ne possiede già una.
Tecnologia e prezzo guidano la scelta

Il 75% dei rispondenti si dice pronto ad acquistare una vettura “made in China”. Per questi, il principale fattore di attrazione è rappresentato dal mix tra tecnologia e qualità del prodotto, indicato dal 53% del campione. Seguono i prezzi competitivi rispetto alla media del mercato, citati dal 43% degli intervistati.
Il tema economico resta comunque determinante, con i potenziali acquirenti disposti a prendere in considerazione un modello cinese a condizione di spendere al massimo 30.000 euro, soglia entro cui è già oggi disponibile sul mercato un’ampia offerta di modelli.
In merito alle motorizzazioni le nuove generazioni non hanno dubbi: quasi la metà sceglierebbe un’auto ibrida, nelle diverse configurazioni disponibili, mentre il 34% guarda all’elettrico puro. Solo il 20% continuerebbe a preferire un modello benzina.

Restano tuttavia alcune aree di diffidenza tra i consumatori ancora scettici verso i marchi cinesi. I principali dubbi riguardano il servizio post-vendita, considerato potenzialmente debole dal 23% degli intervistati, e l’affidabilità generale dei veicoli, guardata con timore dal 22% del campione. Una percezione che appare legata soprattutto alla limitata conoscenza diretta dei prodotti e dei brand.

“La nostra analisi si concentra sui clienti che saranno sempre più decisivi nel mercato automotive  del prossimo futuro e dimostra con chiarezza come i brand cinesi abbiano ormai quasi completamente colmato il gap reputazionale che inizialmente li separava dai marchi tradizionali”, commenta Massimo Ghenzer, Presidente di Areté.
 
“Addirittura 8 italiani su 10 li considerano oggi più avanzati dal punto di vista tecnologico rispetto ai competitor europei e giapponesi. Il prezzo continua a essere una leva importante, ma non è più il principale driver di scelta: i giovani cercano innovazione, elettrificazione e qualità, e trovano nei brand cinesi un’offerta sempre più competitiva e accessibile”.

L’informazione passa sempre più dal digitale
Interessante, infine, anche il dato relativo alle fonti di informazione utilizzate dai giovani prima dell’acquisto di un’auto: il 41% si affida ai siti specializzati e alle piattaforme online, il 18% continua a preferire il rapporto diretto con il concessionario, mentre il 17% costruisce la propria opinione attraverso i social media.
 
 
A,Young,Woman,Hugging,The,Hood,Of,A,New,Modern
Foto da ufficio stampa Areté

L’auto in Europa: aprile con una forte “scossa”

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor

 
In aprile 2026 in Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) sono state immatricolate 1.152.315 autovetture, con una crescita del 7% rispetto ad aprile 2025. Si tratta della terza crescita mensile consecutiva dopo il risultato positivo registrato dal mercato europeo in febbraio (+1,7%) e in marzo (+11,1%). Il cumulato dei primi quattro mesi dell’anno raggiunge quota 4.672.775 immatricolazioni, segnando un +4,8% sullo stesso periodo del 2025. Nonostante questi progressi, il confronto con lo stesso periodo del 2019 (anno che ha preceduto la pandemia) rimane decisamente negativo. Nel primo quadrimestre, rispetto ai volumi dello stesso periodo del 2019, in Europa Occidentale si registra infatti ancora una diminuzione del 14,9%, a testimonianza di quanta strada resti ancora da percorrere per un pieno recupero.

Tra i cinque maggiori mercati dell’Europa Occidentale nel primo quadrimestre il risultato migliore è quello dell’Italia, che, con 639.736 immatricolazioni nel periodo gennaio–aprile, registra una crescita del 9,8% sullo stesso periodo del 2025. Segue poi il mercato del Regno Unito, che registra una crescita del 9%, quello della Spagna (+7,8%) e quello Germania (+4,5%). In controtendenza è invece la Francia, unico grande mercato in lieve flessione (-1,6%).

Il dato più rilevante di aprile riguarda la mobilità elettrica. Le immatricolazioni di auto elettriche hanno raggiunto in aprile una quota del 22,2% sul totale delle immatricolazioni mensili nell’area EU+EFTA+UK, con 255.296 unità vendute (+38,3% su aprile 2025). Nel cumulato gennaio–aprile la quota delle auto elettriche si attesta al 20,9%, rispetto al 17% dello stesso periodo del 2025.
 
Dai dati diffusi da ACEA emerge inoltre che anche per le auto ibride plug-in si registra una crescita importante. In aprile le immatricolazioni sono infatti cresciute del +20,3% rispetto ad aprile 2025, con 118.645 auto immatricolate. Nei primi quattro mesi dell’anno, invece, le auto ibride plug-in hanno totalizzato 473.503 immatricolazioni nell’area EU+EFTA+UK (+29,2% sul primo quadrimestre del 2025), con una quota del 10,1% sul totale.

I dati di aprile, secondo il Centro Studi Promotor, disegnano un mercato europeo in salute, con una ripresa dei volumi complessivi e un’accelerazione della transizione all’elettrico. Se da un lato il divario rispetto ai livelli pre-pandemia rimane rilevante, dall’altro la composizione della domanda si è profondamente trasformata, con quote di mercato per i veicoli a zero emissioni impensabili nel 2019.

 
 

Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor