Impresa, territorio e motori: il Museo Nicolis celebra 25 anni premiando l’eccellenza veneta

Impresa, territorio e motori: il Museo Nicolis celebra 25 anni premiando l’eccellenza veneta

Il Premio Museo Nicolis 2025 conferma, ancora una volta, quanto il Veneto rappresenti un laboratorio unico per la cultura d’impresa italiana. Nella cornice di Villafranca di Verona, il Museo Nicolis ha celebrato i suoi 25 anni di attività premiando due realtà simbolo di un territorio che continua a costruire, innovare e generare valore non solo economico, ma anche sociale e culturale. Una visione che si riflette perfettamente nel tema dell’edizione: «Radici e futuro: l’impresa come eredità e innovazione».

L’evento, che ha raccolto imprenditori, designer, protagonisti del motorsport e figure di spicco del panorama industriale nazionale, ha ribadito con forza che esiste ancora, nel Nord Est, quella energia creativa che ha reso il territorio uno dei motori più dinamici del Paese. Un’energia che nasce da una visione familiare dell’impresa, dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti e da un legame profondo con il proprio patrimonio, come ha ricordato la presidente Silvia Nicolis.

Il premio principale è stato conferito al Cav. Lav. Pilade Riello, Presidente di Riello Industries. La sua figura rappresenta una sintesi esemplare di continuità generazionale, leadership strategica e capacità di innovare senza perdere il contatto con le proprie radici industriali. Riello Industries è oggi una Family Company moderna, solida e internazionale, con una posizione di rilievo nel settore della conversione dell’energia e tra i primi cinque produttori mondiali di gruppi statici di continuità: un risultato che testimonia come tradizione e tecnologia possano convivere armoniosamente.

Accanto a questo riconoscimento, il Premio “Sfide d’Impresa” è stato assegnato a EcorNaturaSì, rappresentata dal Presidente Fabio Brescacin. Un’azienda che ha saputo unire visione etica, sostenibilità e crescita economica fino a diventare un modello imprenditoriale unico in Italia: 330 punti vendita NaturaSì, oltre 300 aziende agricole collegate, più di 1.200 collaboratori e un fatturato di 413,6 milioni di euro nel 2024. Una testimonianza concreta di come la responsabilità sociale possa essere un fattore competitivo e non un limite.

 

Storie di impresa, cultura e design

Al centro della giornata, il talk dedicato al rapporto tra eredità e innovazione, moderato dal giornalista Mario Puliero. Sul palco, relatori di alto profilo hanno offerto prospettive diverse sul futuro dell’impresa italiana: Fabrizio Giugiaro, firma del design internazionale e creatore della celebre DeLorean DMC-12; Bruno Giordano, Presidente della Fondazione Cariverona; Antonio Calabrò, Senior Vice President Cultura in Pirelli e Presidente di Museimpresa; e Silvia Nicolis, presidente del Museo.

Il dibattito ha messo in luce il ruolo strategico della cultura d’impresa come elemento capace di unire passato e futuro, patrimonio e innovazione. Un tema particolarmente rilevante per un museo nato per valorizzare la storia industriale del territorio ma capace di trasformarsi in un luogo di confronto su temi contemporanei: dalla continuità generazionale alla sostenibilità, fino al rapporto tra artigianalità e tecnologia.

La presenza di Giugiaro – e l’esposizione speciale della leggendaria DeLorean – ha arricchito ulteriormente la riflessione, ricordando come il design automobilistico italiano continui a essere riconosciuto nel mondo come simbolo di creatività e visione.

 

Un premio che unisce imprenditori, motori e visione futura

La settima edizione del Premio Museo Nicolis ha visto la partecipazione di centinaia di ospiti, tra cui rappresentanti istituzionali, imprenditori, protagonisti del motorsport e del mondo automobilistico. Tra i presenti: Miki Biasion, pluricampione mondiale Rally; i piloti Ivan Capelli e Umberto ScandolaLucio Cecchinello, Team Principal e CEO Honda LCR; Giuliano Michelotto, fondatore di Michelotto Engineering; Romano Artioli, ex proprietario Bugatti e Lotus; e Maria Paola Stola Ariusso di Studio Torino.

Un parterre che conferma il ruolo del Museo Nicolis non solo come custode della storia delle quattro ruote, ma come crocevia di relazioni strategiche, capace di mettere in dialogo settori diversi – dall’industria alimentare al design, dalla meccanica al motorsport – in un’unica visione dell’impresa come motore di progresso.

 

Tradizione e innovazione: la voce del Museo Nicolis

Il messaggio finale arriva proprio dalle parole della presidente Silvia Nicolis, che sintetizza l’essenza dell’iniziativa: «Radici solide e innovazione continua sono il binomio che permette all’impresa italiana di restare competitiva. Solo coltivando identità e valori possiamo generare innovazione autentica, capace di parlare alle nuove generazioni e di guidare l’Italia verso un futuro più stabile e sostenibile».

Un pensiero che si innesta perfettamente con la missione del Museo Nicolis, fondato da Silvia e Luciano Nicolis nel 2000: custodire il patrimonio industriale italiano e trasformarlo in una fonte di ispirazione per le nuove generazioni. A 25 anni dalla sua nascita, il Museo si conferma una realtà vivace, moderna e capace di unire il mondo dell’impresa a quello dei motori, della cultura e della creatività.

In un momento storico in cui l’automotive e l’industria italiana affrontano sfide globali – dalla transizione energetica alla digitalizzazione – il Premio Museo Nicolis dimostra come il racconto delle imprese, delle persone e delle loro visioni sia ancora uno strumento potente per comprendere il futuro e costruirlo.

 


Premio Museo Nicolis: da sin -Giugiaro, Riello, Nicolis, Brescacin, Giordano, ph Leaduser – Foto da ufficio stampa Museo Nicolis

Via i dazi UE alle auto elettriche cinesi? Il caos continua

Boomerang: la lettera Filosa-Blume alla Commissione UE
di Andrea Taschini, advisor e manager automotive


Se un marziano arrivasse sulla terra e leggesse gli interessanti articoli dedicati al settore automotive, penserebbe che i decisori dell’Unione europea soffrono della sindrome di Stoccolma e necessitano urgentemente di uno psicanalista. L’alternativa è che non abbiano compreso bene la situazione in cui il settore auto europeo si trova nell’attuale contesto mondiale.


Se da un lato si spiega con dovizia dell’impossibilità di costruire batterie in Europa, tesi che io porto avanti da anni, dall’altro si legge che l’Europa toglierà i dazi alle vetture elettriche cinesi accontentandosi della dichiarazione del Governo di Pechino che non finanzierà più le case auto di cui come è ben noto, è azionista o supporter esterno.

Come funzioneranno i controlli non è evidentemente dato sapere vista l’opacità che regna sovrana in Cina in fatto di questioni riguardanti i rapporti tra stato e aziende. Dulcis in fundo, ecco la notizia (che non è affatto una sorpresa) che i costruttori tedeschi stanno svanendo dal mercato cinese sopraffatti dalla forza dei costruttori locali.

L’appeal delle auto europee nel Paese asiatico è giunto infatti come prevedibile, a fine corsa e da quanto si evince dalle surreali iniziative della commissione europea, a fine corsa è giunto anche l’intero settore automotive del Vecchio continente.
 
 
Foto Andrea Taschini da archivio Forum-Diario