La transizione verso la mobilità elettrica in Italia procede, ma troppo lentamente. È questo l’allarme lanciato da Motus-E, l’associazione che riunisce l’intera filiera dell’elettrico, nel corso della presentazione del Manifesto della Ricarica, un documento programmatico che indica le priorità per trasformare la rete di ricarica nazionale in un’infrastruttura strategica per lo sviluppo del Paese. L’obiettivo è chiaro: rendere la ricarica pubblica più diffusa, semplice e conveniente, in linea con i principali mercati europei.
Dal 2019 gli operatori della ricarica hanno investito in Italia oltre 1,8 miliardi di euro e installato più di 70.000 punti di ricarica pubblici, ma la crescita dei veicoli elettrici resta lenta: solo il 5,2% delle immatricolazioni da inizio 2025 riguarda auto full electric, contro una media europea superiore al 16%. Paesi come Francia, Germania, Spagna e Regno Unito viaggiano a ritmi ben più sostenuti, e persino mercati emergenti come Portogallo o Ungheria hanno già superato l’Italia in quota di diffusione.
Colonnine, tariffe e burocrazia: i nodi da sciogliere
Per Motus-E la causa del ritardo non è solo la minore propensione all’acquisto di veicoli a batteria, ma anche la mancanza di un sistema infrastrutturale adeguato. «Il settore della ricarica è un pilastro della nuova mobilità, crea lavoro, attira capitali e riqualifica il territorio», spiega Fabio Pressi, presidente di Motus-E. «Ma si scontra con troppi ostacoli: procedure complesse, tariffe energetiche più alte rispetto al resto d’Europa e difficoltà nella copertura delle autostrade».
Il quadro normativo frammentato e le differenze tra i Comuni rallentano infatti l’installazione di nuove stazioni, mentre le tariffe regolate impediscono agli operatori di ridurre i prezzi al pubblico. A questo si aggiunge un tasso di utilizzo ancora basso delle infrastrutture, dovuto al numero limitato di veicoli elettrici in circolazione, che mette in difficoltà la sostenibilità economica degli investimenti.
Cinque proposte per cambiare rotta
Il Manifesto della Ricarica Motus-E individua cinque azioni concrete e prioritarie per colmare il divario con l’Europa. La prima riguarda la riduzione dei costi di approvvigionamento energetico per gli operatori, da allineare agli standard dei grandi Paesi europei, così da garantire tariffe più basse per i consumatori finali.
La seconda proposta punta alla semplificazione delle procedure autorizzative, con un quadro normativo uniforme e tempi di connessione più rapidi. In particolare, Motus-E chiede di dare piena attuazione alla direttiva europea sulle energie rinnovabili (RED III), per favorire la decarbonizzazione dei trasporti.
Il terzo pilastro è la copertura completa della rete autostradale, oggi ancora disomogenea. L’obiettivo è assicurare infrastrutture lungo tutte le arterie del Paese, indispensabili anche per la mobilità commerciale e turistica.
Il quarto punto riguarda la durata delle concessioni di suolo pubblico, da estendere a 20 anni per garantire il ritorno degli investimenti e maggiore stabilità al settore. Infine, il quinto propone una governance centralizzata, con strumenti di monitoraggio e pianificazione nazionale in grado di coordinare gli interventi e aggregare i dati provenienti da tutti gli stakeholder.
Un’infrastruttura strategica per il futuro industriale
Dietro il Manifesto non c’è solo la volontà di migliorare la rete di ricarica, ma quella di salvaguardare la competitività dell’intero sistema automotive italiano. Se l’Italia non accelera, avverte Pressi, rischia di diventare «un Paese di serie B per il mercato dell’auto, con ripercussioni industriali e occupazionali pesanti».
Motus-E chiede dunque una politica industriale coerente con le sfide della transizione, che favorisca la crescita del settore e la stabilità del lavoro. La rete di ricarica non deve essere vista come un semplice servizio, ma come un’infrastruttura nazionale strategica, al pari di autostrade, ferrovie o reti energetiche.
Il tempo di agire è adesso
Il Manifesto nasce anche come risposta al disallineamento tra gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC) e la realtà attuale. Il piano prevede entro il 2030 oltre 6,6 milioni di veicoli elettrificati (di cui 4,3 milioni full electric), ma oggi in Italia ne circolano appena 330.000 elettrici puri e altrettanti plug-in. Per raggiungere quei traguardi, serve una rete più densa e affidabile già nei prossimi anni, a prescindere dai volumi effettivi di mercato.
Il documento sottolinea inoltre l’importanza di un approccio pragmatico e di lungo periodo. L’esperienza recente degli incentivi auto elettriche, che hanno esaurito rapidamente le risorse disponibili, dimostra che la domanda dei cittadini esiste: ciò che manca è un ecosistema in grado di sostenerla.
«Non è più il momento di discutere sulle date del 2035», ribadisce Pressi, «ma di lavorare insieme su una politica industriale europea seria e orientata all’innovazione. La mobilità elettrica è già realtà nel mondo: una nuova auto su cinque venduta globalmente è 100% elettrica».
Mobilità, innovazione e fiducia
Il Manifesto della Ricarica Motus-E invita le istituzioni, le imprese e gli enti locali a collaborare in un percorso comune. L’elettrico non è solo una scelta ambientale, ma un investimento sul futuro economico del Paese, capace di generare nuove professionalità e riqualificare aree urbane e infrastrutture obsolete.
La vera sfida, oggi, è costruire una rete capillare, affidabile e accessibile, che renda la ricarica un gesto quotidiano e non un problema logistico. Solo così l’Italia potrà accelerare la transizione e colmare il divario con i Paesi europei più avanzati.
Motus-E, con il suo Manifesto, offre una direzione chiara: semplificare, investire e coordinare. Perché senza una rete di ricarica efficiente, la rivoluzione elettrica resterà una promessa incompiuta.
Foto – go-e-r8Em_4mTkJ4-unsplash da Ufficio stampa Motus-E