Iveco all’indiana Tata Motors: quali opportunità

Agricoltura e automotive: il coraggio di protestare contro la strada del silenzio

di Domenico De Rosa, CEO di SMET Group

 
La Commissione europea ha approvato l’acquisizione del controllo esclusivo di Iveco da parte del gruppo indiano TML Commercial Vehicles (Tata Motors). Un’operazione che unisce la storicità del camion europeo con la spinta espansiva di uno dei player più dinamici dei mercati emergenti. Per l’industria del trasporto significa nuovi nuovi capitali, nuove sinergie, nuovi mercati. Per l’Italia significa difendere e rilanciare una filiera strategica, dall’automotive alla componentistica.


Se ben guidata, questa alleanza può finalmente trasformare Iveco da marchio in difesa a brand in attacco, non più solo simbolo del passato industriale europeo ma motore del suo futuro globale ma c’è da crederci e lavorare. 
Ora la sfida è trasformare le sinergie su carta in investimenti reali, innovazione di prodotto, occupazione qualificata e valore per i territori in cui Iveco è nata.

 

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

 

 

Volkswagen in Cina per produrre auto elettriche: un altro autogol dell’Europa

Batterie "made in Europe" e city-car BEV economiche: illusioni senza futuro della Commissione UE

di Andrea Taschini, advisor e manager automotive

 
Cinque considerazioni personali sulla decisione di Volkswagen di produrre in Cina auto elettriche.

1. Le case auto per essere competitive sui veicoli elettrici devono trasferirsi in Cina.

2.
Solo nel Paese asiatico, infatti, trovano le condizioni sistemiche e valoriali per poter competere con i concorrenti cinesi e che ancora con una narrazione troppo semplicistica, ma errata, qualcuno insiste a chiamare “ritardo tecnologico europeo”.

3. Per ritrovare competitività le imprese devono trasferirsi laddove viene prodotta la quota maggioritaria del valore aggiunto di un’auto elettrica e cioè batteria, motore, hardware e software.


4.
A fronte di migliaia di assunzioni in Cina ci sono parallelamente migliaia di licenziamenti nel contesto europeo.

5.
La produzione nel nuovo impianto VW sarà dedicata sia al mercato interno sia a quello europeo e, quindi, significa che sempre più auto cinesi mascherate da europee circoleranno in Europa.

Si sta compiendo ciò che era previsto e che non è altro che il copia e incolla di cosa è successo in altri settori e, cioè, la smobilitazione del settore automotive europeo e la sua delocalizzazione in Asia. Concludo sottolineando che più elettriche si vendono in Europa più la quota cinese si accresce e non è un caso che l’aumento delle vendite delle auto elettriche, dal 15% al 18% a settembre e ottobre, sia il dato più tangibile che testimonia l’aumento della penetrazione delle case auto di Pechino nel mercato europeo.

Se così è e se così vi piace….
Foto ANDREA TASCHINI FOTO archivio Forum-Diario
 

L’auto in Europa: sale l’elettrico, ma i target UE restano lontani

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 

 

L’Europa dell’auto registra una crescita appena percettibile, chiudendo i primi dieci mesi dell’anno a +1,4% rispetto a gennaio-ottobre 2024, ma a -30,7% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nonostante la crescita a doppia cifra (+25,7%) registrata dalle vetture elettriche (BEV) nel periodo gennaio-ottobre 2025, la quota di mercato raggiunta si ferma al 16,4%, quindi ben lontano dai target previsti al 2025 per il Green Deal.

Per questo auspichiamo che a inizio dicembre la Commissione Europea, tenendo conto dei dati reali di mercato nei diversi Paesi e della situazione industriale, presenti una proposta pragmatica di revisione del regolamento sulla riduzione delle emissioni di CO2 degli autoveicoli leggeri, che preveda, accanto allo sviluppo dell’ecosistema della mobilità elettrica, anche la diffusione dei carburanti rinnovabili come elemento indispensabile per il raggiungimento dei target.
 

Mercato delle moto: male a novembre per l’effetto “fine serie”

Mercato delle moto: male a novembre per l'effetto "fine serie"

Sul mercato delle due ruote a motore tornano a farsi sentire in modo significativo gli effetti del surplus di immatricolazioni di “fine serie” registrato proprio a fine 2024 per l’allora imminente entrata in vigore dello standard Euro 5+. Novembre chiude, infatti, a -14,5% sullo stesso mese dell’anno scorso, malgrado un andamento complessivo 2025 che si ferma a un più realistico -2,8%.

Una singolarità eccezionale che appare ancora più evidente e comprensibile se si confrontano i primi undici mesi di quest’anno con lo stesso periodo del 2023, esente dalle distorsioni del fine serie Euro 5, dove emerge un +1,8%. È questo, in sintesi, il quadro che emerge dai dati sulle immatricolazioni di ciclomotori, scooter e moto in Italia a novembre diffusi da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori).

 

Dunque, s’inceppa nel penultimo mese dell’anno il mercato delle due ruote, che si confronta con un novembre 2024 contraddistinto dai primi effetti del fine serie Euro 5, destinato ad alimentare un surplus di vendite. Dopo due mesi di crescita, il mercato segna una flessione del 14,50% e 15.630 unità vendute. L’inversione di tendenza è imputabile in prima battuta agli scooter che, fino ad ora, avevano sostenuto il mercato: a novembre anche questo comparto si ferma a -4,81% con 8.826 veicoli immatricolati. In affanno le moto, che lasciano sul terreno 23,62 punti percentuali e immatricolano 5.986 unità. Ancora  a doppia cifra il calo dei ciclomotori, che fanno registrare solo 818 unità e una flessione del 30,20%.

 

Il mercato di novembre pesa circa il 5% del totale annuo, pertanto il parziale negativo impatta limitatamente sui volumi complessivi: i primi nove mesi dell’anno registrano infatti un calo del 2,82% (era il 2,17% a ottobre), con 334.056 veicoli messi in strada. Il mercato rimane ancorato agli scooter, che spuntano un incremento dell’8,11% e 191.155 veicoli immatricolati; segnano il passo le moto, che perdono 13,23 punti percentuali e targano 129.910 mezzi. I ciclomotori, infine, perdono circa un quarto del loro mercato (-24,55%) e fanno registrare 12.991 unità. In ogni caso, il mercato 2025, se confrontato con il 2023 segna a novembre, come anticipato, un incremento dell’1,8%.

 

Passo falso per le due ruote elettriche che, nel penultimo mese dell’anno, subiscono una flessione del 32,28% e 470 unità vendute, dopo due mesi consecutivi di segno più. L’anno rimane in territorio negativo, anche se con percentuali meno pesanti (-15,44%) e 8.159 mezzi messi in strada.

 

Proseguono le difficoltà dei quadricicli, che dal mese di giugno non sono più riusciti a tornare in territorio positivo: novembre segna un calo del 38,63% e 1.185 unità vendute. Sull’anno si registra un diverso andamento tra i quadricicli elettrici (-0,82% e 12.478 unità), sostenuti a primavera dagli incentivi Ecobonus, e le minicar a motorizzazione termica (-43,57% e 3.355 unità), anch’esse appesantite dagli effetti del fine serie

 

Foto di Harley-Davidson su Unsplash

 

                    

Premi di laurea UNRAE: 5 i riconoscimenti, ecco i vincitori

Premi di laurea UNRAE: 5 i riconoscimenti, ecco i vincitori

UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) prosegue il suo impegno ultraventennale nella valorizzazione del talento e della ricerca accademica, assegnando nella 25^ edizione 5 riconoscimenti a giovani laureati che hanno sviluppato elaborati di particolare rilievo su temi nel settore automotive e nella mobilità sostenibile.


L’iniziativa consolida un traguardo significativo: dall’anno 2000 a oggi, sono complessivamente 205 i laureati che hanno ricevuto questo prestigioso riconoscimento, testimoniando l’impegno e l’investimento continuo di UNRAE nella formazione e nel supporto alle nuove generazioni di professionisti del settore.
“Una mobilità tecnologicamente avanzata e la transizione verso un modello sostenibile, richiedono competenze sempre più specializzate e visioni innovative”, dichiara Roberto Pietrantonio, Presidente UNRAE. “Questi giovani laureati, ai quali va il mio personale e affettuoso in bocca al lupo, rappresentano il futuro del nostro settore: attraverso le loro tesi affrontano temi cruciali come la comunicazione strategica nella transizione ecologica, l’analisi predittiva del mercato automotive e della determinazione delle politiche di prezzo, le strategie competitive, la decarbonizzazione e la green communication. Il loro contributo è fondamentale per accompagnare l’industria automobilistica verso le sfide della mobilità del futuro”.
I premi verranno consegnati la prossima primavera in occasione dell’Assemblea Generale dei Soci UNRAE, alla presenza di Amministratori Delegati e Direttori Generali delle Case automobilistiche associate. Ecco i premiati:
Habiba El Morabit, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo- Facoltà di Lingue e culture moderne. Tesi di laurea: Target based communication e implementazione delle strategie ATL, BTL e TTL nel settore automobilistico, strumenti e best practises – 106/110.
Jacopo Lotti, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – Facoltà di Scienze statistiche, business analytics. Tesi di laurea: Forecasting the 2025 Italian automotive market: from total registrations to the premium segment, with a focus on audi and C-segment Suvs – 110/110 e lode.
Daniel Nikaj, Università degli Studi di Trento – Facoltà di Economia. Tesi di laurea: Decisioni strategiche di marketing e ragioni del vantaggio competitivo: il caso Tesla – 105/110.
Silvia Palanca, Università Politecnica delle Marche (UNIVPM) – Facoltà di Economia. Aziendale. Tesi di laurea: Regressione lineare in Python: un modello previsivo per la determinazione del prezzo delle auto – 110/110 e lode.

Luca
Sciani, Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano – Facoltà di Lettere – Economia. Tesi di laurea: Comunicare ad emissioni zero. Pratiche di Green Communication per affrontare la sfida della transizione ecologica nel settore automotive – 110/110 e lode.
Contestualmente, UNRAE lancia la 26^ edizione del bando di concorso: 10 premi di laurea: 5 destinati a tesi magistrali e 5 a tesi triennali
Destinatari: laureati dal 1° ottobre 2025 al 31 luglio 2026 con voto non inferiore a 105/110. Argomento: Marketing e Innovation in ambito automotive e mobilità sostenibile.Premio: 1.200 euro e una eventuale opportunità di stage lavorativo di 6 mesi presso una delle Case automobilistiche associate a UNRAE.
Foto da ufficio stampa UNRAE
 

Storie di cuore: e al cuor non si comanda proprio mai

Trump-Farley-Filosa: il triangolo che rilancia il pragmatismo
di Mario Verna, manager automotive

Ho fatto il mio primo viaggio, nel senso letterale del termine, dall’ospedale di Pescara a casa (allora era vista mare a San Salvo), in una 500.

Era bianca e aveva la cappottina nera che si apriva. Sembrava grande, tanto che la usavamo anche nei fine settimana con papà, possessore di una 127 verde, che poi divenne una Lancia Beta. Quella 500 con le due levette aria/accensione, ci accompagnò per molti anni, tanto che nei miei anni di scuola elementare ne ricordo un buco da usura sotto il tappetino posteriore destro.

Erano gli anni leggeri, un po’ sfrontati, di gran lavoro e di grandi soddisfazioni: crescevamo tutti, grandi e bambini. Li ricordo con dolcezza.

Poi ne passarono ancora molti e mi ritrovai a Torino, un po’ per caso e parecchio, evidentemente, per destino.

Era il 2001, la Fiat era tecnicamente fallita, le banche, il convertendo, i debiti e i prodotti, tutto sembrava indicare la stessa inesorabile sorte.

La scomparsa dell’”Avvocato, poi di Umberto, il flop della Stilo, insomma buio pesto.

Poi, come la storia italiana ci insegna da millenni, ci sono svolte, colpi di scena, imprevisti e imprevedibili, come nei film, dove il tappeto viene girato e prende forma e colori. Arrivò l’abruzzese americano, silenzioso, scorbutico, sconosciuto.
Che senza la bacchetta magica ma con lavoro e visione, diede di nuovo carte, per iniziare una nuova partita. All-in. Senza compromessi né distinguo. All, tutto, per tutti.
Segno di un tempo nuovo che divenne fatto. Fatti.Nessuno stabilimento italiano penalizzato, tutti rinnovati.
Nuovi prodotti, sindacati inchiodati al reale, nuovi mercati, nuovi brand americani, forza, coraggio, grinta, rabbia.

Insomma una storia, difficile da riassumere, piena di saliscendi, di emozioni forti, di grande fatica, di silenziose ansie e nascoste paure.
Eppure di grande orgoglio.

E così, nel 2007, eccoci tutti lì su quella gradinata lungo il Po a celebrare il nuovo rinascimento, in quella straordinaria festa che fu il lancio della 500, 50 anni dopo.

Orgoglio, sì. All’epoca bastava quello per essere felici.

Foto da archivio Mario Verna
 

Sussidiario Tv: l’industria europea automotive tra presente e… futuro?

Sussidiario Tv: l'industria europea automotive tra presente e... futuro?

“Sussidiario Tv” lo scorso 1 dicembre ha intervistato in diretta Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive. La raffica di domande rivolte al giornalista – seguite da puntuali e schiette risposte – ha riguardato lo stato dell’arte, sempre più complesso, dell’industria europea automotive.

Mercato Italia: più che alle vendite di novembre si guarda al 10 dicembre

Mercato Italia: più che alle vendite di novembre si guarda al 10 dicembre
di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor
In novembre sono state immatricolate in Italia 124.222 autovetture con un calo sullo stesso mese del 2024 dello 0,04%. Il risultato non è certo esaltante e per giunta è stato ottenuto grazie a un apporto degli ultimi incentivi varati dal Governo per l’acquisto di auto elettriche, incentivi che, immediatamente dopo l’apertura della piattaforma del Ministero delle Imprese e del Made in Italy il 22 ottobre scorso, sono stati prenotati per 55.680 autovetture.

Senza il contributo di cui si è detto, il risultato del mese scorso sarebbe stato sostanzialmente allineato con quello dei primi dieci mesi di quest’anno in cui le immatricolazioni sono state complessivamente 1.293.366 con un calo del 2,7%. Con il piccolo contributo di cui abbiamo detto, il consuntivo del periodo gennaio-novembre chiude a quota 1.417.621 con una contrazione sullo stesso periodo dell’anno precedente del 2,43%.

Tenendo conto del fatto che gli incentivi prenotati daranno luogo a immatricolazioni soprattutto nel 2026, poiché si può ritenere che una parte importante delle auto prenotate con incentivi non siano immediatamente disponibili, secondo il Centro Studi Promotor il 2025 dovrebbe chiudere a quota 1.506.000 immatricolazioni, un livello decisamente infimo e molto lontano da quello che ha preceduto la pandemia, cioè dal 2019 in cui le immatricolazioni furono 1.916.951 (-21,4%).

L’aumento di immatricolazioni dovuto agli incentivi di cui abbiamo appena detto è già comunque visibile nella quota delle auto elettriche che, secondo le elaborazioni dell’Unrae, è passata dal 5% di ottobre al 12,2% di novembre. D’altra parte, gli incentivi di cui stiamo parlando, se da un lato migliorano, sia pure in misura modesta, la quota delle auto elettriche in Italia, che è tra le più basse dell’Unione Europea, dall’altro non danno certo un contributo di rilievo al mercato automobilistico italiano nel suo complesso, né influiscono positivamente sulle sue prospettive che, secondo i concessionari interpellati dal Centro Studi Promotor nel corso dell’inchiesta congiunturale di novembre, non sono certo rosee. Nell’83% dei casi i concessionari hanno giudicato bassa la raccolta di ordini in novembre e nel 42% dei casi hanno previsto anche domanda in calo nei prossimi tre-quattro mesi.

D’altra parte, il clima di opinione nel settore dell’auto è fortemente condizionato dall’attesa del progetto che la Commissione Europea presenterà il 10 dicembre per cercare di attenuare l’impatto negativo sull’industria europea dell’auto, sugli automobilisti e sull’economia della sua politica per la transizione energetica nell’auto. Questa politica ha già determinato risultati catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti: dal crollo della produzione di auto in Europa, alla penetrazione di concorrenti molto temibili dell’industria europea, agli effetti sugli automobilisti costretti in moltissimi casi ad utilizzare auto sempre più vecchie e sempre più pericolose in quanto rimangono in esercizio auto che in tempi normali, sarebbero state da tempo rottamate e ciò ovviamente per la crescente difficoltà per molti cittadini dell’Unione di acquistare auto nuove.

Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor
 

L’auto elettrica e l’Italia: l’UE favorisca un’offerta “mass market”

Motus-E: il nuovo Pacchetto Ue spinge la diffusione delle colonnine di ricarica

di Fabio Pressi, presidente di Motus-E

 
La spinta degli incentivi ha temporaneamente mitigato l’anomalia del mercato italiano, riavvicinandolo agli standard europei e lanciando un segnale chiaro sulle ambizioni che il nostro Paese può e deve avere. Appurato l’interesse degli italiani per la mobilità elettrica, strumenti di supporto alla domanda programmatici e prevedibili conseguirebbero anche da noi risultati paragonabili a quelli degli altri grandi mercati UE, come l’ormai improcrastinabile revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, che aiuterebbe le imprese e faciliterebbe la diffusione dei veicoli a batteria, mettendo inoltre in moto un ampio mercato dell’usato elettrico accessibile a tutti i cittadini.

Osservando l’evoluzione e le prospettive del comparto, due temi meritano infine particolare attenzione. Per rilanciare la filiera, l’Europa deve mettere tutti i costruttori in condizione di produrre sul proprio territorio auto elettriche mass market con costi industriali competitivi. La crescente disponibilità di questi modelli, insieme ai bonus rivolti alle fasce più fragili, sta facendo superare la fase dei cosiddetti early adopters, avvicinando all’elettrico una popolazione sempre più ampia, che deve essere adeguatamente informata su questa tecnologia.
 
Come associazione, abbiamo già realizzato in questo senso una “Guida per l’installazione delle wallbox di ricarica” con oltre 140 fonti per approfondire ogni sfumatura dell’argomento. Iniziative simili sono e saranno sempre più fondamentali.
Foto da ufficio stampa Motus-E
 

Allarme fornitori: il divario di competitività minaccia la base manifatturiera del settore

Allarme fornitori: il divario di competitività minaccia la base manifatturiera del settore

Foto – Benjamin Krieger, Segretario Generale del CLEPA

 

I fornitori europei del settore automobilistico – sottolinea una nota di CLEPA, l’Associazione Europea dei Fornitori del Settore Automotive con sede a Bruxelles- segnalano che la base manifatturiera del continente è sottoposta a crescenti pressioni. La debole redditività, il calo della capacità produttiva e l’intensificarsi della concorrenza estera, in particolare cinese, minano la capacità del settore di investire e rimanere competitivo a livello globale. Secondo l’ultimo CLEPA Pulse Check, un’indagine semestrale sul sentiment delle imprese condotta in collaborazione con McKinsey, i risultati indicano un deficit strutturale di competitività che l’Europa non può più ignorare.

“La redditività persistentemente bassa sta spingendo il settore verso una strada pericolosa. Senza misure decisive, la produzione di componenti in Europa rischia di scomparire, poiché le aziende sono costrette a delocalizzare o chiudere, mettendo a repentaglio l’occupazione e le competenze”, afferma Benjamin Krieger, Segretario Generale del CLEPA. “L’UE ha punti di forza come sede per gli investimenti e la produzione, ma è necessario un intervento urgente per aumentare la competitività riducendo i costi dell’elettricità, la burocrazia e migliorando le condizioni di finanziamento. Parallelamente,le politiche di contenuto locale devono garantire che il know-how critico rimanga in Europa. Un quadro flessibile e tecnologicamente neutrale stimolerà l’innovazione e accelererà la decarbonizzazione del trasporto su strada. Insieme, queste misure possono garantire la transizione e riportare il settore automobilistico europeo su un percorso di crescita sostenibile”.

 

Previsioni di redditività: i bassi margini mettono a rischio la transizione

Sette fornitori su dieci – informa sempre CLEPA – prevedono profitti inferiori al 5%, la soglia minima richiesta per sostenere gli investimenti in tecnologia, competenze e capacità produttiva. Un terzo prevede profitti scarsi o nulli, il che mette a repentaglio l’occupazione, l’attività di ricerca e sviluppo e la crescita futura. Il problema è strutturale, non temporaneo: entro il 2026, il 70% dei fornitori prevede ancora profitti inferiori al 5%. Con i profitti stagnanti, le aziende stanno rinviando gli investimenti o spostando la produzione in regioni più competitive in termini di costi, mettendo a dura prova la capacità dell’Europa di essere leader nelle tecnologie di mobilità di prossima generazione.

 

Europa occidentale: riduzione dell’impronta produttiva

L’aumento dei costi e il rallentamento della crescita della domanda stanno danneggiando la base produttiva del settore automobilistico dell’Europa occidentale. Metà dei fornitori prevede di ridurre la capacità produttiva in Europa occidentale nei prossimi cinque anni, mentre solo il 10% prevede di espanderla. Al contrario, il 49% prevede una crescita in Nord America, il 42% in Asia e il 35% in Cina, a dimostrazione del fatto che gli investimenti si stanno spostando verso regioni più competitive e mercati più prevedibili.

Le priorità del settore sono cambiate in modo decisivo. La competitività è ora indicata come la sfida principale dall’86% dei fornitori, con un aumento di 14 punti rispetto all’ultima indagine primaverile. Il calo della domanda e la più rapida adozione della tecnologia all’estero stanno intensificando la pressione, rendendo la base industriale europea sempre più fragile.

 

La pressione sulle importazioni cinesi accelera: l’impronta manifatturiera europea è a rischio

La concorrenza dei fornitori cinesi si è rapidamente intensificata. Grazie ai vantaggi in termini di costi, ai sussidi consistenti e a una solida base interna, gli operatori cinesi stanno guadagnando terreno in tutta l’UE. Oggi, il 69% dei fornitori europei deve già affrontare la concorrenza delle importazioni cinesi, con un aumento di 12 punti percentuali rispetto all’indagine di primavera. Tre su quattro prevedono un ulteriore aumento della pressione delle importazioni, fino a 26 punti percentuali in più rispetto all’indagine precedente, sollevando preoccupazioni sulla futura capacità dell’Europa di mantenere una solida catena del valore nel settore automobilistico.

 

 

Foto ufficio stampa CLEPA