OMR Automotive: celebrazione natalizia con al centro persone, inclusione e innovazione

Il Gruppo OMR, realtà industriale con oltre 3.800 dipendenti di 47 nazionalità, ha celebrato la tradizionale festa natalizia al Brixia Forum di Brescia, alla presenza dei collaboratori provenienti dagli stabilimenti italiani ed esteri. Una comunità multiculturale che fa della diversità un valore operativo e identitario, trasformandola in spirito di squadra, energia e capacità di affrontare sfide globali.


La madrina dell’evento, Daniela Ferolla, ha partecipato con la Fondazione Le Stelle di Marisa ETS, impegnata nel sostegno agli orfani di donne vittime di femminicidio. La testimonianza della Fondazione ha sottolineato il ruolo sociale dell’impresa e l’attenzione di OMR verso i temi di responsabilità e inclusione.

 

OMR Awards 2025
Sono stati premiati percorsi di crescita, innovazione e impegno sociale. Valorizzati tre ambiti strategici per il Gruppo

 

Generation & Anzianità
Le categorie sono state unite per raccontare la storia delle persone che contribuiscono allo sviluppo del Gruppo. Con Generation sono state premiate le migliori storie personali e professionali, esempi di crescita, formazione e senso di appartenenza. Il riconoscimento dedicato all’anzianità ha celebrato oltre 80 collaboratori da almeno 15 anni di servizio fino ai 35 di permanenza in OMR, evidenziando il valore della continuità e dell’esperienza.

 

Innovation
La categoria Innovation ha premiato 156 idee innovative, frutto del contributo diretto dei dipendenti su tecnologia, processi produttivi, sostenibilità ed efficienza. Una testimonianza dell’approccio partecipativo con cui OMR alimenta il proprio sviluppo industriale.

 

Sustainability
Il premio Sustainability è stato assegnato a Daniela Ferolla per l’impegno della Fondazione Le Stelle di Marisa ETS. Durante l’evento è stato ricordato anche il risultato di OMR Automotive Brasile, che ha ottenuto la Medaglia di Platino EcoVadis, classificandosi nell’1% delle aziende più performanti al mondo in ambito ESG.

 


Le parole del Presidente Bonometti
Il Presidente Cav. Marco Bonometti ha sottolineato il ruolo centrale delle persone: «Dietro ogni risultato ci sono le persone e il loro lavoro quotidiano. La vostra dedizione è la vera forza di questa azienda. Premiare la crescita e la fedeltà significa riconoscere valore, esperienza e passione. È grazie a questo patrimonio umano che possiamo guardare al futuro con fiducia. Ma il futuro siamo noi che dobbiamo costruirlo».

 

Una giornata di comunità
La manifestazione si è conclusa con lo spettacolo di Raul Cremona e con il tradizionale pranzo conviviale, momento di incontro e condivisione che ha confermato il forte senso di comunità che caratterizza OMR Automotive. L’evento ha ribadito la centralità delle persone nel progetto industriale del Gruppo: un’azienda che continua a crescere puntando su lavoro, competenze, rispetto, spirito di squadra e valorizzazione delle differenze.   

 

 

Foto da ufficio stampa OMR

Decarbonizzazione reale: Cirelli Motor Company punta sul MHEV-Biometano

Decarbonizzazione reale: Cirelli Motor Company punta sul MHEV-Biometano

Di Luca Talotta, giornalista

 

La transizione della mobilità è spesso raccontata come una corsa verso soluzioni futuristiche, talvolta lontane dalle esigenze reali di chi utilizza l’auto ogni giorno. In questo scenario si inserisce la proposta di Cirelli Motor Company, che presenta la propria tecnologia MHEV-Biometano, un’evoluzione dell’ibrido che sceglie la strada del pragmatismo: riduzione delle emissioni, autonomia elevata, semplicità d’uso e costi di esercizio sotto controllo.

Non una rivoluzione teorica, ma una soluzione applicabile da subito, senza richiedere cambiamenti radicali nelle abitudini di guida o di rifornimento. È questa la filosofia che guida lo sviluppo del sistema MHEV-Biometano, pensato per accompagnare la transizione energetica con strumenti già maturi dal punto di vista industriale.

 

Una tecnologia ibrida costruita sull’uso reale

Il cuore del progetto è l’integrazione tra un motore alimentato a Biometano e un’unità elettrica di tipo mild hybrid, in grado di recuperare energia durante le fasi di rilascio e frenata e di supportare il propulsore nelle riprese. Un sistema che lavora soprattutto nelle condizioni di guida quotidiane, ottimizzando consumi ed emissioni senza complicare l’esperienza dell’utente.

La scelta del Biometano, carburante rinnovabile ottenuto da matrici organiche, consente una riduzione significativa della CO₂ sull’intero ciclo di vita, mantenendo però uno dei principali vantaggi del motore termico: tempi di rifornimento rapidi e libertà di percorrenza. Un aspetto non secondario per chi percorre molti chilometri, in ambito urbano come extraurbano, e non può permettersi compromessi sull’autonomia.

Un segnale dal mercato italiano

A confermare la concretezza dell’approccio di Cirelli Motor Company arriva anche un dato che racconta molto del contesto attuale: nel 2025 l’unica vettura a Biometano immatricolata in Italia è stata una Cirelli 1. Un risultato che, al di là dei numeri assoluti, evidenzia come questa tecnologia rappresenti oggi una nicchia presidiata da pochissimi operatori, ma con margini di sviluppo interessanti.

La gamma MHEV-Biometano comprende attualmente Cirelli 1 e Cirelli 6, a cui si affiancherà a breve Cirelli 3, ampliando l’offerta verso segmenti e utilizzi differenti. Dalla compatta cittadina al veicolo più versatile per famiglie e professionisti, l’obiettivo è coprire esigenze concrete, evitando soluzioni di facciata.

 

Spazio, funzionalità e progettazione razionale

Sul piano progettuale, le vetture adottano soluzioni orientate alla massima fruibilità. Cirelli 6, in particolare, offre fino a sette posti e una capacità di carico che può raggiungere 3.024 litri, un valore rilevante per il segmento. I serbatoi da 138 litri di Biometano, collocati nel sottoscocca, permettono di preservare l’abitabilità e la capacità del bagagliaio, senza penalizzare lo spazio interno.

La dotazione di serie include sistemi di connettività e assistenza alla guida di ultima generazione, in linea con le aspettative di un pubblico sempre più attento alla sicurezza e alla semplicità di utilizzo. Elementi che contribuiscono a rendere l’auto non solo sostenibile, ma anche coerente con gli standard contemporanei.

Garanzia e post-vendita come parte del progetto

Un altro tassello della strategia Cirelli è rappresentato dalla garanzia Seven Safe, estesa fino a sette anni, e da un’impostazione del post-vendita basata su trasparenza dei costi e rapidità di intervento. In un mercato in cui l’incertezza tecnologica può rappresentare una barriera all’acquisto, la riduzione del rischio percepito diventa un fattore chiave.

«Volevamo un’innovazione che facesse la differenza tutti i giorni: più autonomia, meno CO₂ e costi sotto controllo», spiega Paolo Daniele Cirelli, Presidente di Cirelli Motor Company. «Il nostro MHEV-Biometano è una risposta concreta: una tecnologia pronta, facile da usare e pensata per chi macina chilometri senza rinunciare alla responsabilità ambientale».

 

Una roadmap orientata alla crescita

Dopo i risultati ottenuti sui mercati esteri, dove la rete e i volumi sono in crescita, Cirelli Motor Company punta ora a trasferire questo modello anche in Italia. Il piano per il biennio 2025–2026 prevede un rafforzamento del presidio retail e service, aperture mirate nelle città chiave, campagne di test drive e una strategia omnicanale capace di integrare punti vendita fisici e canali digitali.

Sul fronte dell’assistenza, il canale Service sarà supportato da una logistica ricambi strutturata, con stock dinamici e livelli di servizio omogenei sul territorio, per ridurre i tempi di fermo e migliorare l’esperienza complessiva del cliente.

In un momento in cui la transizione energetica dell’automotive richiede soluzioni realistiche e sostenibili anche dal punto di vista economico, l’ibrido MHEV-Biometano si propone come una strada alternativa, meno ideologica e più legata all’uso quotidiano dell’auto. Una proposta che, senza clamore, prova a tenere insieme ambiente, industria e bisogni reali degli automobilisti.

 

 

Il Terzetto di #FORUMAutoMotive: sarà proprio “tutto elettrico” kaputt il 16 dicembre?

Il Terzetto di #FORUMAutoMotive: sarà proprio "tutto elettrico" kaputt il 16 dicembre
Il Terzetto di #FORUMAutoMotive torna in questo periodo di dicembre caldissimo sul fronte del presente e del futuro del settore auto, indotto incluso, in Europa. Il 16 dicembre, dalle informazioni trapelate, sarebbe previsto l’annuncio ufficiale del clamoroso quanto atteso dietrofront di Ursula von der Leyen sullo stop ai motori endotermici dal 2035. C’è chi lo dà per certo, ma Verdi e Sinistra si oppongono fermamente. Per Ursula sarà una vera prova del nove.
Alla vigilia del vertice di Bruxelles parlano dei possibili sviluppi Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, Andrea Taschini, manager e advisor automotive, e Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility. Il Terzetto, insomma.
 

Bimbi in auto: “In viaggio sicuri”, informare gli adulti per proteggere i bambini

Bimbi in auto: “In viaggio sicuri”, informare gli adulti per proteggere i bambini

La sicurezza dei bambini in auto non è solo un dovere familiare, ma una responsabilità sociale. È questo il messaggio al centro dell’evento “In viaggio sicuri: informare i grandi per proteggere i più piccoli”, promosso da Chicco a Milano con il patrocinio di Regione Lombardia e Fondazione Pubblicità Progresso. Un incontro istituzionale che ha riunito enti, associazioni, professionisti della salute, formatori della guida e media, con l’obiettivo di dare nuovo impulso alla cultura della prevenzione.

L’urgenza è evidente: gli incidenti stradali restano la prima causa di morte infantile in Europa. E i dati italiani lo confermano: nel 2024, secondo l’Osservatorio ASAPS, 34 bambini hanno perso la vita; nei primi nove mesi del 2025 sono già 24, con un picco preoccupante registrato a settembre. Numeri che rendono ancora più evidente l’importanza dell’uso corretto dei seggiolini auto, veri e propri salvavita capaci di ridurre fino al 70% il rischio di morte nei primi anni di vita.

 

Formazione, informazione e rete: la strategia di Chicco

Chicco porta avanti da anni una strategia fondata sulla diffusione di conoscenza e buone pratiche. Tra il 2024 e il 2025 l’azienda ha organizzato 84 corsi gratuiti coinvolgendo oltre 3.000 persone, con un piano che prevede più di 150 appuntamenti entro fine anno. Un percorso di lungo periodo, che punta a raggiungere 25.000 famiglie nei Negozi Specializzati entro il 2028, grazie a un programma di formazione capillare rivolto a genitori, operatori sanitari e professionisti della mobilità.

La collaborazione con la Società Italiana di Neonatologia (SIN) rappresenta uno dei pilastri del progetto: nata nel 2023 con la realizzazione di un vademecum tecnico per genitori e operatori, oggi prevede attività formative nei principali Centri Nascita italiani. Sei strutture hanno già aderito e una ventina entreranno nel programma entro il 2026, con una copertura stimata di oltre 230.000 nuovi nati entro il 2028. A questi si aggiungono circa 80.000 famiglie raggiungibili tramite il contributo delle ostetriche territoriali.

 

Il ruolo delle autoscuole e della formazione alla guida

Un altro anello fondamentale della rete è rappresentato da UNASCA, l’Unione Nazionale Autoscuole, da sempre impegnata nella diffusione della sicurezza stradale. Nel 2025, presso il Crash Test Lab di Chicco, una giornata dedicata ha formato 30 istruttori, capaci a loro volta di sensibilizzare oltre 4.500 allievi ogni anno.

L’iniziativa abbraccia un pubblico più ampio dei soli neopatentati: coinvolge tassisti, autisti professionisti e over 65, categorie che condividono quotidianamente la strada con neonati e bambini. L’obiettivo è ambizioso: raddoppiare le attività formative già dal prossimo anno, raggiungendo nel medio termine fino a 90.000 nuovi allievi.

 

I negozi specializzati come luoghi di educazione

Nel nuovo modello proposto da Chicco, il Negozio Specializzato evolve da punto vendita a centro di formazione, dove futuri e neogenitori possono ricevere consulenze personalizzate e partecipare a corsi dedicati. La presenza di personale preparatodiventa un tassello essenziale per colmare le lacune informative e trasformare la consapevolezza in comportamenti responsabili.

 

Il valore delle testimonianze istituzionali

Il panel ha evidenziato, attraverso le parole dei protagonisti, il valore di una rete capace di integrare competenze e responsabilità. Corrado Colombo, Commercial Vice President Europe di Artsana – Chicco, ha sottolineato la necessità di un impegno corale: «Pensiamo che la nostra responsabilità non debba fermarsi allo sviluppo dei seggiolini, ma estendersi alla promozione della cultura della prevenzione e dell’informazione. Solo attraverso una rete di responsabilità condivisa possiamo trasformare la consapevolezza in azione concreta».

Un approccio condiviso anche dal Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN, che ha ricordato come il percorso di prevenzione inizi già nei primi giorni di vita: «Solo partendo da una corretta informazione clinica e quotidiana possiamo proteggere davvero i più piccoli».

Per UNASCA, il Segretario nazionale Alfredo Boenzi ha ribadito l’importanza della formazione alla guida come strumento di tutela collettiva, mentre l’Assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia, Romano La Russa, ha evidenziato l’impegno dell’istituzione nella diffusione della sicurezza stradale attraverso scuole, luoghi di lavoro e collaborazioni strutturate con ACI e INAIL.

 

Un impegno comune per un futuro più sicuro

Il confronto ha coinvolto anche Fondazione Pubblicità Progresso, UIGA – Unione Italiana Giornalisti Automotive e Prénatal, confermando quanto la protezione dei più piccoli sia un obiettivo da perseguire insieme. L’evento “In viaggio sicuri” sancisce così un modello virtuoso: un sistema che unisce mondo scientifico, istituzioni, autoscuole, aziende e retail per costruire una cultura della sicurezza stradale consapevole e partecipata, capace di incidere sui comportamenti quotidiani e salvare vite sin dai primi spostamenti in auto.

 

 

Foto da ufficio stampa Chicco

 

 

Punto della situazione: automotive ormai a un bivio

Automotive: quelle 7 grandi profezie rimaste disattese

di Gianluca Di Loreto, partnter presso Bain & Company
(da “Industria Italiana Magazine”)

 

Un bivio tra tradizione e innovazione, tra Occidente ed Oriente, tra hardware e software, tra globalizzazione e regionalizzazione, tra standardizzazione e personalizzazione. In questa situazione, 𝗹𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗴𝗹𝗶 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗶 𝗱𝗲𝗰𝗲𝗻𝗻𝗶 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗮𝗹𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗶𝘂̀: cicli di test, tempi di sviluppo, segmentazione clienti, fedeltà al marchio; tutto da rifare! 𝗠𝗮 𝗲̀ 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗶̀?

O forse rimangono gli stessi punti fermi di sempre (posizionamento chiaro, offerta coerente, qualità…sempre,…) e 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 “𝗶𝗹 𝗰𝗼𝘀𝗮” 𝗺𝗮 𝗽𝗶𝘂𝘁𝘁𝗼𝘀𝘁𝗼 “𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗲”? L’analisi delle nuove tecnologie applicate al settore auto sembra andare in questa direzione, fornendo metodi nuovi per risolvere i problemi vecchi e nuovi.

Nello specifico, l’adozione dell’𝗜𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗔𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 (𝗔𝗜) nel settore automotive non solo potrà migliorarne l’efficienza, generando per i Costruttori un 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗮𝗿𝗺𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗹 𝟭𝟬% 𝗻𝗲𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 𝘁𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗹 𝟯𝟬% 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝟮𝟬𝟯𝟬, ma sta già rivoluzionando la collaborazione digitale tra Case Auto e fornitori. Grazie a queste nuove modalità di cooperazione, i tempi di sviluppo dei veicoli si sono ridotti di oltre il 40%, e i leader del settore puntano ora a un time-to-market di appena 24 mesi, obiettivo reso possibile dalle tecnologie emergenti.

 

 

Foto ufficio Stampa Bain & Company

 

 

Vehicle Valley Piemonte: nuovo format per connettere imprese e competenze del territorio

Vehicle Valley Piemonte: nuovo format per connettere imprese e competenze del territorio

La capacità di un territorio di trasformarsi davvero in un ecosistema competitivo nasce dall’incontro tra le sue eccellenze. È con questo spirito che Vehicle Valley Piemonte ha dato vita al nuovo format di networking e collaborazione industriale, debuttato a Cambiano (Torino) con un incontro ospitato nella sede di Pininfarina. Un appuntamento strategico, pensato per rendere più fluido il dialogo tra le aziende e moltiplicare opportunità di sviluppo nel cuore del distretto automotive piemontese.

 

Un confronto diretto con Pininfarina per far crescere la filiera

Al centro dell’iniziativa, 15 aziende appartenenti alla rete Vehicle Valley e ad API Torino hanno incontrato i referenti Pininfarina per valutare ambiti concreti di collaborazione. Un’occasione rara e strategica, che ha permesso di presentare competenze, soluzioni tecniche e proposte industriali direttamente a uno dei player più significativi dell’automotive italiano.

L’obiettivo del nuovo format è chiaro: trasformare la prossimità territoriale in un vantaggio competitivo reale, generando sinergie tra grandi realtà e PMI qualificate. Una visione che conferma il ruolo di Vehicle Valley Piemonte come piattaforma capace di facilitare connessioni, far emergere opportunità latenti e valorizzare le tecnologie locali.

 

I temi chiave emersi nei tavoli di lavoro

La mattinata di Cambiano ha alternato momenti strutturati di confronto a sessioni di networking più libere. Nei tavoli tematici, le imprese hanno potuto illustrare competenze specifiche, tecnologie proprietarie, capacità produttive e progetti in corso. Parallelamente, l’apertura di spazi di dialogo orizzontale ha stimolato la possibilità di nuove partnership, anche tra aziende dello stesso livello dimensionale.

Particolarmente significativa la visita alla Collezione Pininfarina, che ha messo in luce la continuità tra tradizione industriale e innovazione, elemento distintivo dell’identità piemontese nel mondo dell’automotive.

 

Il valore dell’ecosistema secondo Vehicle Valley, Pininfarina e API Torino

La presidente Monica Mailander ha evidenziato come l’iniziativa rappresenti un passo concreto verso un ecosistema sempre più coeso: «Portare le nostre imprese al tavolo con un’eccellenza come Pininfarina significa valorizzare il nostro asset più importante: un ecosistema completo, capace di coprire ogni fase dello sviluppo veicolo con standard di livello assoluto». Un messaggio chiaro: fare rete deve diventare una pratica strutturata, non un fatto occasionale.

Sul ruolo strategico dell’ecosistema, anche Marco Busi, Senior Vice President Operations & Coachbuilding di Pininfarina, ha ribadito l’importanza di un modello collaborativo che rafforzi il territorio, soprattutto in un contesto tecnologico che richiede massa critica, competenze avanzate e velocità nell’innovazione.

A completare il quadro, l’intervento di Antonio Casano, Presidente di Unionmeccanica API Torino, che ha ricordato quanto sia cruciale connettere il tessuto delle PMI alle opportunità dei grandi player: un passaggio obbligato per non disperdere il patrimonio tecnico locale e creare nuove occasioni di crescita.

 

Un primo passo verso un modello replicabile

L’incontro di Cambiano apre ufficialmente la strada a una serie di appuntamenti che Vehicle Valley Piemonte svilupperà nei prossimi mesi, con l’obiettivo di estendere il format a un numero crescente di realtà e settori tecnici.

Il distretto piemontese dell’automotive, forte di competenze storiche e capacità di innovazione, si conferma così terreno fertile per un approccio collaborativo che punta a rafforzare la competitività e accelerare lo sviluppo industriale della regione.

 

 

Foto da ufficio stampa Mailander – 25-11-27-VVP evento Pininfarina e API To – Monica Mailander (VVP), Marco Busi (Pininfarina), Giada Bronzino (API Torino)

Non c’è più tempo: sì a un iter di decarbonizzazione ambientalmente e socialmente sostenibile

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA
(la lettera aperta dell’Associazione Italiana dell’automotive alle istituzioni europee e italiane, ai rappresentanti politici, ai media e ai cittadini)

 

Nell’ambito della lotta al cambiamento climatico globale, la nostra industria sostiene fortemente la necessità di ridurre le emissioni dei trasporti su strada. Tutti i settori devono fare la loro parte e la filiera automotive si è data l’obiettivo della neutralità carbonica dei processi di produzione europei di veicoli e componenti al 2040, con dieci anni di anticipo sulle richieste UE.

L’attuale regolamento europeo ha stabilito che la politica più opportuna per decarbonizzare la mobilità fosse quella di indirizzare l’industria verso una transizione a tappe forzate con l’obiettivo finale di vendere al 2035 solo veicoli elettrici o ad idrogeno a celle a combustibile.

L’impatto che questa scelta politica sta generando sull’industria è chiaro con pochi numeri: a fronte degli oltre 250 miliardi di euro investiti dalle imprese europee nell’elettrificazione, i posti di lavoro persi nel settore automotive in Europa nel 2024 sono più di 100.000 (stime CLEPA) e altri 400.000 sono a forte rischio da qui al 2028.

La diagnosi dello stato di salute del nostro settore a livello europeo è stata formulata ormai oltre un anno fa attraverso il Rapporto Draghi, che indica anche i rimedi e le cure necessarie. Da allora, nulla è stato fatto e quindi riteniamo necessario ribadire qui cosa serve con urgenza per mantenere vitale la nostra filiera, che in Europa conta 13 milioni di lavoratori e investe ogni anno oltre 84 miliardi di euro in R&S, rappresentando oltre l’8% del PIL e circa 400 miliardi di euro di entrate fiscali.

Non è più tempo di riflettere. E’ il momento di fare ciò che realmente serve per andare verso una mobilità sostenibile, non solo a livello ambientale, ma anche economico e sociale, evitando la deindustrializzazione dell’Italia e dell’Europa.

Nell’imminenza di importanti decisioni europee, chiediamo con forza che la transizione verso la mobilità europea decarbonizzata avvenga con intelligenza e ambizione concrete e fattibili, utilizzando tutte le leve tecnologiche utili a raggiungere l’obiettivo, e che sia in linea con le richieste dei cittadini, che anche in questo processo devono restare sovrani nelle loro scelte di mercato e non sudditi di norme non condivise. È fondamentale prescrivere i carburanti di origine non fossile e rinnovabili quali strumenti efficaci di transizione e decarbonizzazione, proibiti invece dalla legislazione vigente. È inoltre necessario valorizzare il ruolo dei veicoli ibridi ricaricabili, siano essi plug-in o dotati di range extender, che l’attuale legislazione invece penalizza.

Crediamo necessario vengano adottate misure concrete per la revisione dei target di CO2, anzitutto per il triennio 2025-2027, definendo obiettivi realistici e separati per i veicoli commerciali leggeri, oggi irragionevolmente assimilati alle autovetture. Occorre poi rivedere gli attuali obiettivi di emissione imposti per il 2030 che appaiono già oggi irrealistici, ipotizzando un loro innalzamento a 75-80 g/km di CO2. Per il 2035 occorre stabilire da subito una flessibilità necessaria che preveda un’estensione fino a 5 anni del tempo per adeguarsi ai target e una quota fino al 25% di veicoli non BEV, monitorando ogni biennio a partire dal 2026 i progressi sul campo. È poi necessario anticipare al primo semestre 2026 la revisione delle regole per i veicoli commerciali pesanti e per i rimorchi, che sono la spina dorsale della logistica di ogni Paese.

Di fronte a uno scenario internazionale che vede l’incremento di tensioni commerciali e misure protezionistiche dei due giganti USA e Cina, è fondamentale e urgente introdurre azioni di tutela concreta del Made in Europe, adottando un livello di contenuto minimo locale per i veicoli e i loro componenti.

Se queste sono le modifiche urgenti e necessarie da apportare alle regole attuali, è di tutta evidenza che decarbonizzare la mobilità europea si può e si deve fare senza attendere il 2035 ma iniziando da oggi. L’attuale parco circolante europeo comprende 250 milioni di veicoli con un’età media di circa 12 anni e con valori di emissioni che possono essere largamente ridotti. Chiediamo quindi alla Commissione il coraggio di presentare un piano decennale di accelerazione del ricambio del parco veicoli europeo con un sistema omogeneo tra i vari Stati membri e che sia premiante per i nuovi veicoli basandosi sulla bassa o nulla emissione di CO2 e sul contenuto di manodopera e componentistica locale.

In Italia, la filiera produttiva automotive vale quasi il 6% del PIL e impiega oltre 270.000 addetti, numeri che salgono rispettivamente al 19,5% e a oltre 1 milione se includiamo anche i servizi connessi. Per salvaguardare questa fetta importante della nostra economia, occorre rilanciare produzione e mercato, ma anche tenere alta e rilanciare la competitività delle imprese. A questo proposito, desidero far riflettere le istituzioni sulla scelta, che ci vede contrari, di introdurre nel nostro calendario un giorno festivo in più (il 4 ottobre), che contraddice l’impegno quotidiano delle nostre imprese a migliorare la competitività in ogni ambito. Nell’attuale contesto la manifattura italiana non merita un costo aggiuntivo di 4 miliardi di euro l’anno. Chiediamo quindi, con forza e rispetto, al nostro Parlamento di rivedere questa decisione. Ne va della nostra credibilità, nel duro confronto quotidiano con i nostri concorrenti europei e asiatici che lavorano molti più giorni di noi.

ANFIA ha condiviso da tempo con il Governo proposte concrete di intervento per sostenere offerta e domanda, ma dopo un anno dalla concertazione al Tavolo Automotive, ancora non sono state approvate. Questi tempi lunghi danneggiano le nostre imprese che devono muoversi alla stessa velocità dei concorrenti a livello internazionale.

I volumi produttivi di autoveicoli nel nostro Paese calati del 30% nel 2024 e di un altro 15% quest’anno, sono ai minimi storici, poco sopra le 450.000 unità. Siamo confidenti che dall’attuale deserto si possano risollevare a partire dal 2026 e seguiamo con estrema attenzione e supporto il Piano Italia del Gruppo Stellantis, fondamentale per la filiera automotive italiana.

 

 

Foto da ufficio stampa ANFIA

 

Trump-Farley-Filosa: il triangolo che rilancia il pragmatismo

Trump-Farley-Filosa: il triangolo che rilancia il pragmatismo

di Mario Verna, manager automotive

 
 

Nessuna reazione europea: silenzi e rinvii. Nel ballo della sedia nessuno vuole rimanere in piedi. Ecco l‘Europa che sull’auto ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare – tempi, modi, numeri, previsioni – costringendo tutto il settore a peggiorare un quadro già critico e imponendo ai cittadini incrementi di prezzo che stanno rallentando la sostituzione del parco circolante e il suo ulteriore invecchiamento.

Chi ha confuso i fini con i mezzi e li ha imposti a tutti, beh, dovrebbe scusarsi e farlo a voce alta. Perché: l’Europa è il Continente che ha ridotto di più le emissioni negli decenni; le emissioni del parco auto non pesano pressoché nulla sotto il cielo mondiale; l’Europa non ha materie prime tali da consentire un qualche vantaggio competitivo nella corsa alla transizione energetica; l’Europa non ha alcun know-how nella produzione di componentistica che alimenti la transizione energetica; l’Europa ha (aveva) un know-how da leader mondiale per la produzione di motori a combustione interna che, nel corso degli anni, hanno ridotto drasticamente le emissioni; l’Europa non ha indipendenza energetica, meno che mai a impatto zero; i principali Paesi europei hanno una significativa porzione di PIL e di occupazione che dipende dall’automotive e dalla sua filiera.

E prendere immediati provvedimenti riparatori. Mentre nello Studio Ovale, Donald Trump ha presentato il nuovo impianto CAFE come una “liberazione” da regole considerate troppo rigide, puntando su auto più accessibili e sulla libertà di scelta dei consumatori. Un messaggio chiaro: meno vincoli sui consumi, più spazio a SUV e pickup a benzina.

Jim Farley (Ford) ha accolto la mossa come un ritorno al “buon senso industriale”, sottolineando che standard più graduali permettono di investire sia nei veicoli tradizionali sia nell’elettrico senza scaricare tutti i costi sul cliente finale. In altre parole: sostenibilità sì, ma con una traiettoria compatibile con i bilanci delle famiglie e delle case auto.

Antonio Filosa (Stellantis) ha parlato di riallineamento delle regole alle reali condizioni di mercato (“realigns standards with real-world market conditions”) evidenziando l’esigenza di politiche che tengano insieme tre obiettivi: competitività delle fabbriche USA, prezzi accessibili, percorsi di riduzione delle emissioni credibili ma non scollegati dalla domanda effettiva.

Questo triangolo Trump–Farley–Filosa apre una domanda cruciale anche per l’Europa: come conciliare transizione green, occupazione industriale e appetibilità del prodotto finale, in un contesto in cui USA e Cina stanno giocando una partita molto aggressiva sull’auto?

ANFIA, il futuro è adesso: è il momento di fare ciò che realmente serve

ANFIA, il futuro è adesso: è il momento di fare ciò che realmente serve

Si è svolta oa Roma, presso l’Auditorium della Tecnica, l’Assemblea Pubblica ANFIA 2025, intitolata “Il futuro è adesso. L’automotive europeo come fattore essenziale di autonomia strategica”. L’evento ha riunito esponenti del mondo industriale e associativo, rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee e stakeholder in un confronto sulle prospettive di sviluppo e le politiche industriali necessarie a rafforzare la competitività del comparto in Italia e in Europa e a sostenere l’innovazione delle imprese.

I lavori si sono aperti con un dialogo tra il Presidente di ANFIA, Roberto Vavassori, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e l’Amministratore Delegato di Stellantis, Antonio Filosa sulle sorti dell’industria automotive tra rivoluzione energetica e complesse dinamiche geopolitiche. A seguire, il dibattito si è aperto alla filiera allargata dell’automotive con l’intervento di Antonio Gozzi, Special Advisor Confindustria con delega all’autonomia strategica europea, Piano Mattei e competitività e Presidente Federacciai, che ha sottolineato l’importanza dell’ecosistema delle filiere upstream e downstream ed evidenziato alcuni temi comuni al mondo dell’acciaio e dell’automotive, due settori chiave per la sovranità tecnologica dell’UE – come la necessità di riformare le attuali normative CBAM ed ETS2.
ANFIA, il futuro è adesso: è il momento di fare ciò che realmente serve
Dialogo_Vavassori_Filosa_Urso
Successivamente, Stefano Aversa, Global Vice Chairman and Chairman EMEA di AlixPartners, ha illustrato con lucidità di analisi gli scenari globali in cui l’automotive si sta muovendo e si muoverà nel medio periodo, con un focus sul posizionamento dei player cinesi e sugli sviluppi delle tecnologie ADAS e del trend dell’elettrificazione. Alec Ross, Autore e Professore della Bologna Business School, ha poi offerto alla platea una visione del prossimo futuro centrata sui maggiori driver tecnologici di cui già si intravedono i semi nel presente.
 
Il Presidente ANFIA ha infine concluso i lavori della giornata evidenziando i messaggi chiave sul futuro del settore che l’Associazione sta condividendo con istituzioni e stakeholder. “Dobbiamo lasciarci alle spalle questo annus horribilis con volumi di produzione
nazionali ed europei ai minimi storici – ha affermato Roberto Vavassori – e ripartire al più presto. Oggi, con il Governo e Stellantis, abbiamo preso l’impegno per avviare un piano di lavoro serrato nelle prossime settimane per definire le misure di una solida strategia di competitività della filiera e di ritrovarci tra un anno per condividerne l’andamento e i progressi del Piano Italia. Ripartiremo dal lavoro fatto in coordinamento da ANFIA, Stellantis, sindacati e Regioni e dalle proposte condivise, riaggiornando i dati di scenario e definendo tempi e modalità di partenza delle misure volte a sostenere investimenti e innovazione e rafforzare la competitività della nostra filiera. L’obiettivo è che le misure portino in tempi brevi a una forte inversione di tendenza della produzione nazionale, facendo affidamento sulla realizzazione dei piani produttivi di Stellantis2 e su una riconnessione forte del Gruppo con i fornitori italiani, nell’ottica di lottare insieme per la valorizzazione del Made in Europe”.
Le aziende sono pronte a fare la loro parte, insieme. L’Europa non può più farsi attendere. Deve agire per rafforzare e difendere la competitività delle sue imprese, e può farlo mantenendo al contempo la sua identità di pioniera della sostenibilità. Lo diciamo ormai da diversi anni, la revisione della regolamentazione sulla CO2 – sia per i veicoli leggeri che per i pesanti – in chiave di neutralità tecnologica è un passo fondamentale da cui ripartire e chiediamo nuovamente con forza che la proposta della Commissione vada in questa direzione, riconoscendo al fianco dello sviluppo dell’elettrificazione, la necessità di tecnologie ponte come gli ibridi Plug-in e i range extender, ma soprattutto i benefici dei carburanti rinnovabili.
Nonostante la situazione sia drammatica, con oltre 100.000 posti di lavoro persi e molti altri a rischio, dobbiamo guardare avanti con ottimismo, perché i pessimisti non hanno mai costruito nulla. Dobbiamo attingere alle nostre migliori risorse industriali e competenze manageriali per costruire il nostro futuro. Adesso!“

Incidenti stradali giù nel primo semestre: meno vittime, ma la sicurezza resta una sfida

Incidenti stradali giù nel primo semestre: meno vittime, ma la sicurezza resta una sfid

Il nuovo report preliminare ACI-Istat conferma un trend incoraggiante per la sicurezza stradale italiana: tra gennaio e giugno 2025 si registra una diminuzione di incidenti (-1,3%)morti (-6,8%) e feriti (-1,2%) rispetto allo stesso periodo del 2024. Un segnale positivo, che tuttavia non consente di abbassare la guardia: la media giornaliera racconta infatti un’Italia che continua a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane. Nei primi sei mesi dell’anno si sono verificati 82.344 incidenti con lesioni, con 111.090 feriti e 1.310 vittime entro il trentesimo giorno dall’evento. Tradotto su scala quotidiana significa 455 incidenti al giorno, oltre 7 decessi e 614 feriti— una vittima ogni tre ore e mezza. Numeri che confermano quanto la sicurezza stradale resti un tema prioritario del Paese.

 

 

Il cammino verso gli obiettivi europei è ancora lungo

A vent’anni di distanza, l’Italia ha ridotto del 60,1% il numero di vittime rispetto al primo semestre del 2001. Un progresso significativo, frenato però negli ultimi anni da un rallentamento della curva di miglioramento. Rispetto al 2019 – anno scelto dalla Commissione Europea come riferimento per il programma “Road Safety Policy Framework 2021-2030”, che punta al dimezzamento delle vittime e dei feriti gravi entro il 2030 – la situazione appare moderatamente positiva: incident: -1,5%; feriti: -5,0%; decessi: -14,6%.

Sebbene la riduzione delle vittime rappresenti un avanzamento concreto, il traguardo del 2030 richiede un’accelerazione significativa nelle politiche di prevenzione, controllo, infrastrutture e cultura della sicurezza.

 

Meno vittime in città ed extraurbane, aumenta la mortalità in autostrada

Il confronto con il 2024 rivela un quadro disomogeneo a seconda della tipologia di strada. Le vittime diminuiscono:-8,4% sulle strade urbane; –7,1% sulle extraurbane. Ma aumentano del 4,4% sulle autostrade, dove la velocità elevata e la maggiore energia degli impatti rendono gli incidenti potenzialmente più gravi. Pur rappresentando solo il 26,7% degli incidenti, le strade extraurbane continuano a essere le più critiche in termini di conseguenze: qui avviene quasi la metà dei decessi (49,1%). Rispetto al 2019, però, la situazione migliora per tutte le categorie di strada: autostrade -33,4% vittime; extraurbane -12,4%; urbane -12,2%. Un segnale che dimostra come gli investimenti in infrastrutture e controlli possano incidere in modo significativo sulla riduzione della mortalità.

 

Traffico stabile: meno code non significa automaticamente più sicurezza

Nella prima parte del 2025 il traffico autostradale complessivo è cresciuto leggermente (+0,3%), con un incremento dello 0,4% per i veicoli leggeri e un dato stabile per i pesanti. Sulle strade extraurbane principali si registra invece una sostanziale stabilità del volume di circolazione, con movimenti differenziati tra categorie (+2% pesanti, -2% leggeri). Un dato rilevante perché dimostra come il calo degli incidenti non sia legato a una contrazione dei flussi veicolari: a parità di traffico, i comportamenti corretti e le misure di prevenzione restano determinanti, insieme al progresso delle tecnologie di sicurezza attiva e passiva presenti sulle vetture.

 

Un miglioramento che deve diventare solido

Il primo semestre 2025 delinea un panorama in miglioramento, soprattutto sul fronte del numero di vittime. Tuttavia, l’incremento della mortalità sulle autostrade e la distanza ancora ampia dagli obiettivi europei mostrano con chiarezza la necessità di proseguire con interventi mirati, coordinati e continui. Le sfide che attendono il nostro Paese – digitalizzazione delle infrastrutture, educazione alla guida, controlli efficaci e rinnovo del parco auto – richiedono una visione condivisa e un impegno costante. Un percorso che non può prescindere dalla collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca, costruttori e cittadini: solo così il trend attuale potrà trasformarsi in un cambiamento strutturale e duraturo.

 

 

Foto da ufficio stampa ACI-ISTAT