Autocarri in Italia: bene lo stanziamento di sostegni per 590 milioni

Autocarri in Italia: bene lo stanziamento di sostegni per 590 milioni
di Luca Sra, Delegato ANFIA per il trasporto merci
 

In continuità col mese precedente, si registra una crescita apprezzabile nelle immatricolazioni di autocarri che non riesce tuttavia a compensare la contrazione che ha caratterizzato la quasi totalità del 2025; si esprime pertanto soddisfazione per la pubblicazione del decreto che stanzia 590 milioni di euro per misure di sostegno al rinnovo del parco trasporto merci per gli anni 2027-2031.


La misura, frutto di una proposta congiunta delle associazioni automotive e di quelle autotrasporto presentata nel 2023 come “Road map di decarbonizzazione del trasporto pesante”, darà finalmente alle imprese la possibilità di fare una pianificazione degli
investimenti.

L’auspicio è che l’attuazione possa essere anticipata al 2026, garantendo il pieno rispetto del principio di neutralità tecnologica, riconoscendo il ruolo dei veicoli di ultima generazione alimentati con carburanti rinnovabili come il bioLNG e l’HVO, e  per quel
che riguarda i mezzi a zero emissioni,
anche nell’inclusione di specifiche fattispecie che ne abilitino e facilitino la diffusione, come il noleggio a lungo termine.
 
Si auspica, infine, un’integrazione con strumenti che sostengano il consumo di carburanti rinnovabili e i relativi investimenti in beni strumentali sostenibili.
 

Foto da ufficio stampa ANFIA


Misure UE pro auto: c’è ancora molto da fare

L'auto in Europa: target CO2 al 2025 irraggiungibili

Foto: Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 

Pubblicati i testi definitivi delle diverse misure del  pacchetto automotive che la Commissione europea ha approvato il 16 dicembre, accogliamo  positivamente la previsione di ribassare i target di riduzione della CO2 dal 100% al 90% per  le auto al 2035, dal 50% al 40% nel 2030 e dal 100% al 90% per i veicoli commerciali leggeri. Questa riduzione è importante, perché dà nei prossimi anni ai costruttori la possibilità di raggiungere gli obiettivi di riduzione con il contributo di più tecnologie, aprendo al  concetto di neutralità tecnologica. 

Il rischio però di vanificare questo sforzo dopo il 2035, anno dal quale dovrebbe scattare l’obbligo di compensazione del 10% di riduzione contabilizzando l’utilizzo di acciaio verde  (massimo 7% del target) e quote di carburanti rinnovabili per i veicoli non elettrici (massimo il 3% del target), è molto alto. Bisognerà pertanto analizzare e valutare nel dettaglio l’applicabilità e gli impatti reali di  queste flessibilità

Nell’ottica di stimolo alla diffusione della mobilità elettrica, bene la maggiore  valorizzazione delle auto piccole (valgono 1.3) e gli obiettivi sulle flotte aziendali, così  come la proposta di flessibilità sulle sanzioni per i veicoli pesanti, cui auspichiamo possa  seguire una revisione anticipata del Regolamento 2019/1242. Accogliamo con favore, infine, anche la comparsa delle prime indicazioni sul “local  content” e sul “made in European Union”, auspicando che le diverse implementazioni  attuative del prossimo Industrial Accelerator act possano davvero avere impatti positivi  sulla filiera produttiva. 

Nel complesso, non possiamo che ritenere il pacchetto poco risolutivo dei problemi di  mercato e poco incisivo rispetto alle tanto annunciate intenzioni di rafforzare la  competitività dell’industria europea. Ringraziamo il Governo Italiano e gli eurodeputati che stanno potando avanti insieme a  noi le istanze necessarie a salvaguardare e rafforzare una vera competitività europea del  settore automotive e confidiamo che, nell’iter legislativo, Parlamento Europeo e Consiglio  possano assumere posizioni più nette e più vicine alle reali esigenze che la transizione del  settore automotive ha messo in evidenza in questi anni.


Foto da ufficio stampa ANFIA

 

Il “pacco” UE sull’auto: no all’addio ai motori endotermici, ma l’elettrico resta centrale

Il "pacco" UE sull'auto: no all'addio ai motori endotermici, ma l'elettrico resta centrale

La Commissione europea fa retromarcia sullo stop ai motori endotermici. Dal 2035 in poi, le case automobilistiche dovranno rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90%, mentre il restante 10% delle emissioni dovrà essere compensato attraverso l’utilizzo di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione, oppure da e-fuel e biocarburanti. Ciò consentirà ai veicoli ibridi plug-in, ai veicoli con range extender, ai mild hybrid e ai veicoli con motore a combustione interna di continuare a svolgere un ruolo anche dopo il 2035, oltre ai veicoli completamente elettrici (EV) e a idrogeno. La Commissione propone inoltre una modifica mirata alle norme sulle emissioni di CO2 per i veicoli pesanti, con una flessibilità che faciliti il rispetto degli obiettivi del 2030.

È quanto emerge dal pacchetto automotive presentato il 16 dicembre dall’Esecutivo europeo. Nella proposta – che dovrà ora essere negoziata tra Parlamento e Consiglio– Bruxelles spiana la strada, dunque, all’utilizzo di “crediyi”che potranno essere utilizzati volontariamente dalle case automobilistiche per compensare il restante 10% di emissioni soggetto a condizioni.

Oltre ai carburanti rinnovabili sostenibili e l’uso di acciaio a basse emissioni “made in Europe”, fino al 2034 i produttori potranno beneficiare di super crediti per l’immissione sul mercato di piccole auto elettriche economiche prodotte nell’Ue, di cui una sottocategoria normativa viene oggi annunciata all’interno del pacchetto e che comprenderà veicoli elettrici di lunghezza fino a 4,2 metri.

Bruxelles propone poi ulteriore flessibilità per conformarsi ai target di taglio emissioni sul triennio dal 2030 al 2032, estendendo la flessibilità concessa già quest’anno tra il 2025 e il 2027 per scongiurare il pagamento delle multe. Nella revisione, la Commissione UE aggiorna poi l’obiettivo climatico per i furgoni che dovranno ridurre le emissioni del 40% entro il 2030, non più del 50%.

Un forte contributo alla decarbonizzazione è atteso dalle flotte aziendali, il 60% del circolante.  I target, in proposito, saranno “modulati” sulle caratteristiche del mercato di ciascuno Stato, a cui viene lasciata “piena discrezionalità su come raggiungerli”. Secondo la proposta – che andrà negoziata da Parlamento e Consiglio – gli obiettivi si applicheranno solo alle grandi imprese con più di 250 addetti e un fatturato di oltre 50 milioni. Dal regolamento saranno esentate le Pmi. Bruxelles propone di vincolare gli incentivi solo ai veicoli aziendali green fabbricati nell’Ue

Nel pacchetto, inoltre, la Commissione Ue lancia il piano “Battery Booster'”da 1,8 miliardi di euro per accelerare lo sviluppo di una catena del valore delle batterie interamente prodotta nell’UE, di cui 1,5 miliardi di euro sosterranno i produttori europei di celle per batterie attraverso prestiti senza interessi già il prossimo anno.


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Automotive: quelle 7 grandi profezie rimaste disattese

Automotive: quelle 7 grandi profezie rimaste disattese

di Gianluca Di Loreto, Partner presso Bain & Company


Si è tenuta a Roma l’edizione 2025 del Parts Aftermarket Congress, l’evento di assoluto riferimento per la 𝗳𝗶𝗹𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 auto, che ha visto anche quest’anno il pieno sold-out con più di 700 iscritti.

Nella cornice dell’A.ROMA Lifestyle Hotel abbiamo aperto i lavori con un approfondimento sui 𝟳 𝘃𝗶𝘇𝗶 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗲, ovvero le 𝟳 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘇𝗶𝗲 rimaste a oggi disattese. Da anni infatti numerosi proclami “futuristici” cercano di cambiare il volto del settore automotive, lasciandolo però in 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗲𝗻𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻-𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. Dal “tutto elettrico” allo sharing, dalla guerra al Diesel e ai SUV fino alle vendite di auto online.

Un percorso guidato attraverso i 𝟳 𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝘀𝗳𝗮𝘁𝗮𝗿𝗲 di un’industria che, pur cambiando profondamente, rimane ancorata ai fondamentali di sempre; ma che ora presenta il conto con 𝟯 𝘀𝗳𝗶𝗱𝗲, 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗱𝗮 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝗲, per chi opera nell’aftermarket, un canale con il vento in poppa ma che deve farsi trovare pronto all’esame della sostenibilità (quella del conto economico…).

 

Foto ufficio Stampa Bain & Company


Automotive World/2: le frasi dei big viste da Ghenzer e Bonora

Automotive World/2: le frasi dei big viste da Ghenzer e Bonora

Nuovo appuntamento con Automotive World, il confronto video edito da “Auto”, il magazine diretto da Andrea Brambilla. Protagonisti, come da tradizione, sono  i big del settore automotive (e non solo) le cui frasi vengono commentate da Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAItoMotive.

 

La nuova serie, al quarto anno e alla dodicesima stagione, si occupa oggi di un virgolettato di Mario Draghi, ex premier italiano: “ Non ci sono più i presupposti per vendere solo auto elettriche dal 2035″.

 

Fondazione ENI Enrico Mattei: solo il 14% delle nuove vendite è elettrico

Fondazione ENI Enrico Mattei: solo il 14% delle nuove vendite è elettrico

La decarbonizzazione dell’automobile europea si trova a un bivio: revisione pragmatica degli obiettivi o irrigidimento normativo con il rischio di indebolire industria e competitività. È il tema centrale di un articolo di prossima uscita dal titolo: “Revisione o avvitamento per la decarbonizzazione dell’automobile”, della Fondazione Eni Enrico Mattei, che approfondisce l’incertezza sul cosiddetto “pacchetto automotive” della Commissione europea e, soprattutto, la possibile revisione anticipata del Regolamento UE 2023/851 sullo stop alle immatricolazioni di auto a combustione interna dal 2035.

La revisione del bando era originariamente prevista per il 2026, ma le pressioni industriali, il rallentamento del mercato delle auto elettriche e i mutati equilibri politici in Europa hanno riaperto il confronto. Germania e Italia, insieme ad altri Stati membri con una importante industria automobilistica, chiedono maggiore flessibilità per conciliare obiettivi ambientali e realtà produttiva.

Il quadro che emerge è complesso: la domanda di autoveicoli elettrici cresce più lentamente di quanto fosse stato previsto, la produzione europea di batterie fatica a decollare, le infrastrutture di ricarica restano insufficienti e la concorrenza dei produttori extra-UE, in particolare di quelli cinesi, è sempre più forte. Nel frattempo, il parco auto europeo continua a invecchiare e la riduzione delle emissioni di CO₂ procede a un ritmo inferiore alle aspettative.

I dati globali sulle immatricolazioni confermano un divario tra ambizioni e realtà: nel 2024, anche nelle principali economie avanzate, la quota di auto elettriche resta minoritaria rispetto ai veicoli non elettrici. Nell’UE a 27, su oltre 10 milioni di nuove auto, meno del 14% è completamente elettrico, mentre il restante mercato è ancora dominato da motorizzazioni tradizionali.

Secondo la Fondazione Eni Enrico Mattei, anche prescindendo dalle implicazioni industriali, non è possibile ignorare in alcun caso l’andamento del mercato né i bisogni e le preferenze dei consumatori. Con l’avvicinarsi delle impegnative tappe verso il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, diventa quindi doveroso interrogarsi sull’efficacia della strategia scelta e imposta dall’Unione Europea.

In questi giorni si sta discutendo (e si discuterà nei prossimi mesi) molto di politica industriale, ma poco di politiche ambientali e dunque della valutazione dell’arduo percorso intrapreso per la decarbonizzazione dei trasporti stradali dovrebbe essere il primo parametro di valutazione dell’efficacia delle politiche UE. I dati non appaiono però incoraggianti. Da un lato l’utilizzo dell’energia elettrica nel settore dei trasporti stradali è certamente in crescita, ma resta ancora ben inferiore all’1%: 25 anni sono un orizzonte decisamente troppo ravvicinato perché possa esserci una crescita maggiore di 80 o 90 volte.

Dall’altro le autovetture nuove non stanno sostituendo quelle già in circolazione. Perché le emissioni si riducano è necessario o che il saldo sia negativo o che le nuove auto elettriche sostituiscano delle auto endotermiche in uso. O, meglio ancora, che si verifichino entrambe le condizioni. Cosa che non sta avvenendo in Italia, che, come numero di auto circolanti, è seconda solo alla Germania, come nel resto dell’Unione, nonostante svariate e costose politiche di incentivazioni.

Ai 224 milioni di autovetture circolanti nel 2015 in tutta l’Unione Europea negli ultimi nove anni se ne sono aggiunti oltre 29 di auto alimentate con motore a scoppio e poco più di 6 milioni da soli motori elettrici. Valori, che di per sé, a prescindere dallo sviluppo da invasioni estere, specie quelle cinesi, dovrebbero porre, tra i vari interrogativi, la seguente domanda: è ancora realistico puntare principalmente sulla sostituzione del parco circolante? Quali strategie possono affiancare l’elettrificazione? In questo contesto, quale è lo spazio per i biocarburanti? Quale equilibrio è possibile tra politiche ambientali, industriali e di domanda?”, sottolinea Antonio Sileo, Programme director del Programma di ricerca Sustainable Mobility presso Fondazione Eni Enrico Mattei.

“Crediamo sia necessario un confronto per valutare l’efficacia delle politiche europee sulla decarbonizzazione dei trasporti stradali e per capire se l’Unione sia oggi più vicina a una revisione pragmatica della strategia o a un ulteriore avvitamento normativo” – conclude Sileo.

Revisione delle regole sulle emissioni: l’ultimo appello di ANFIA

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA

Foto – Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 

In attesa della pubblicazione prevista per il 16 dicembre del cosiddetto pacchetto automotive da parte della Commissione europea, ANFIA fa un ultimo appello alla Commissione Europa per l’adozione di una proposta chiara e concreta che faccia ripartire industria e mercato.


Si rimarcano ancora una volta – si legge in una nota stampa – i punti chiave su cui è urgente e indispensabile intervenire
per ridisegnare il percorso di decarbonizzazione in maniera realistica ed economicamente e socialmente sostenibile, per andare incontro alle esigenze dei consumatori ed evitare, al contempo, il rischio di una progressiva deindustrializzazione.

Approccio tecnologicamente neutrale; i
ntroduzione di flessibilità per valorizzare i carburanti rinnovabili (sia biocarburanti che carburanti sintetici) a complemento della mobilità elettrica, attraverso l’introduzione di un Carbon Correction Factor che permetta di
contabilizzare ai fini della compliance la riduzione delle emissioni di CO2 dei carburanti rinnovabili (liquidi e gassosi) secondo i criteri definiti dalla REDIII; modifica della metodologia di calcolo delle emissioni secondo il principio del life cycle assessment (LCA); sospensione dell’adeguamento del fattore di utilità per le auto ibride plug-in e valorizzazione delle tecnologie range extender, per mantenere entrambe le tecnologie anche oltre il 2035; obiettivi diversi per veicoli commerciali leggeri e autovetture; prevedere la flessibilità delle sanzioni da tre a cinque anni.

Ricordiamo che anche il regolamento sulla riduzione delle emissioni di CO2 dei veicoli
pesanti necessita di essere modificato con urgenza, adottando una flessibilità per l’applicazione delle sanzioni 2025, come fatto per i veicoli leggeri e anticipando al 2026 la revisione in chiave di neutralità tecnologica.

L’Europa deve, inoltre, intervenire per rafforzare e valorizzare le sue competenze
industriali e tutelare il “made in Europe”; l’adozione di una misura di local content, certamente andrebbe in questa direzione.

ANFIA – conclude la nota – ribadisce, infine, la sua piena disponibilità al confronto con le istituzioni europee e

italiane al fine di bilanciare al meglio la tutela ambientale con la salvaguardia della competitività della filiera industriale europea.
Foto da ufficio stampa ANFIA
 

Europa e industria automotive: punto di svolta importante

Batterie "made in Europe" e city-car BEV economiche: illusioni senza futuro della Commissione UE

di Andrea Taschini, advisor e manager automotive


Era l’unica strada sensata e percorribile fin dall’inizio. Per anni si è destabilizzato un intero settore inseguendo modelli ideologici dannosi, ma soprattutto irrealizzabili. È costato migliaia di posti di lavoro e svariati miliardi buttati al vento con una leggerezza e una noncuranza che ha dell’assurdo e dell’incredibile.

Ma arrivato è il giorno della rivincita della ragione, dei tanti sugli interessi dei pochi e per questo è un punto di svolta importante. Ciononostante il lavoro non è ancora finito. Ora diviene altrettanto importante liberare l’Europa dell’industria da tutti gli altri vincoli del Green deal dando alle imprese finalmente un segnale forte che Bruxellles crede ancora nel lavoro e nella manifattura.

Serve  una revisione totale dei rapporti commerciali con la Cina non solo con i dazi, ma contingentando il numero di vetture che Pechino può vendere in Europa che non deve superare il 5% del totale del venduto. Il sistema valoriale tra Cina e Occidente è troppo differente: non si può giocare la stessa partita con regole totalmente diverse.
 
Foto ANDREA TASCHINI FOTO archivio Forum-Diario
 

FIA: La Russa (ACI) nel Consiglio mondiale, secondo più votato tra i 14 eletti

FIA: La Russa (ACI) nel Consiglio mondiale, secondo più votato tra i 14 eletti

L’avvocato Geronimo La Russa è stato eletto nel Consiglio Mondiale per lo Sport Automobilistico della Federazione Internazionale dell’Automobile. Le votazioni si sono svolte a Tashkent, in Uzbekistan, dove si sono tenute le Assemblee Generali FIA. L’urna ha premiato l’impegno e la professionalità di La Russa con un ampio consenso ottenuto dal voto delle 146 federazioni nazionali sportive aventi diritto, rendendolo il secondo più votato tra i 14 eletti direttamente in Consiglio.

“Sono onorato e felice di essere stato eletto all’interno dell’organo che decide le regole tecniche e sportive per il motorsport – dichiara Geronimo La Russa – dal quale l’Italia mancava dal 2021. ACI è membro fondatore della FIA e il nostro Paese torna ad avere un ruolo centrale nel panorama sportivo mondiale. Darò tutto me stesso per far riconoscere sempre ai massimi livelli la nostra capacità di coniugare innovazione e tradizione, nello sport come nella mobilità quotidiana. Per l’Italia e tutto il movimento sportivo tricolore scatta ora una nuova corsa, avvincente ed appassionante”.

“Apprendiamo, con vivissima soddisfazione, la notizia dell’elezione del Presidente eletto dell’ACI Geronimo La Russa nel Consiglio Mondiale per lo Sport Automobilistico della Federazione Internazionale dell’Automobile” – affermano Tullio Del Sette e Giovanni Battista Tombolato, rispettivamente Commissario Straordinario e Sub Commissario dell’Automobile Club d’Italia. “Si tratta di un riconoscimento prestigioso – continuano – per il prossimo Presidente di ACI e per il Motorsport italiano. Un riconoscimento meritato al rilievo internazionale e all’eccellenza dell’impegno profuso dall’ACI quale Federazione Italiana dell’Automobilismo sportivo, anche in questi mesi di commissariamento dell’Ente, nell’organizzazione, promozione e valorizzazione del Motorsport e dopo i successi di pubblico e gli apprezzamenti ricevuti a tutti i livelli anche per i Gran Premi di Formula 1. Una conferma del ruolo di primo piano del motorismo nazionale e dell’autorevolezza italiana nell’automobilismo mondiale”.

Foto da ufficio stampa ACI MILANO
 

Automotive World/3: le frasi del big secondo Ghenzer e Bonora

Automotive World/3: le frasi del big secondo Ghenzer e Bonora
Terzo appuntamento con Automotive World, il confronto video edito da “Auto”, il magazine diretto da Andrea Brambilla. Protagonisti, come da tradizione, sono  i big del settore automotive (e non solo) le cui frasi vengono commentate da Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive.

La nuova serie, al quarto anno e alla dodicesima stagione, si occupa oggi di un virgolettato di Alfredo Altavilla, special advisor di BYD per l’Europa: “Il mercato delle vendite si è fermato. Ci siamo stancati di aspettare. Ecco allora il nostro incentivo, indipendente dal reddito del consumatore, con un unico requisito indispensabile: avere un’auto da rottamare massimo Euro 5”.