di Andrea Taschini, advisor e manager automotive
L’importo, sebbene rilevante, non deve comunque trarre in inganno dato che in realtà gli investimenti necessari per le gigafactory sono di ben più ampia portata.
Voglio solo qui ricordare per esempio, che il progetto Northvolt sfociato in un Chapter 11 solo pochi mesi fa, ha generato un disavanzo finanziario di 5,8 miliardi e specularmente il progetto mai concretizzato di Britishvolt prevedeva un investimento iniziale di 3,8 miliardi di sterline.
Oltre a ciò, sovvenzionare investimenti miliardari in gigafactory in Europa non significa avere la capacità di aggirare il problema maggiore che è l’approvvigionamento di materie prime che come è ben noto sono saldamente in pugno alla Cina e che difficilmente Pechino concederà agli europei per competere contro il loro stesso monopolio.
Per quanto riguarda i sussidi per la produzione di piccole city-car, la Commissione sembra incapace di comprendere che sul segmento del basso di gamma di piccole vetture oramai commodizzate, la Cina è nei fatti imbattibile dato che già da tempo produce quel tipo di vetture con prezzi al mercato intorno 5.000 euro, che è oggettivamente un ammontare impossibile con cui competere.
Ancora una volta l’Unione europea si illude di poter risolvere un problema che lei stessa ha generato con palliativi privi di una qualsiasi efficacia.



