Appello ANFIA a Bruxelles: ora i fatti, già persi 100mila posti di lavoro

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 
L’Europa ha urgente bisogno di adottare una vera strategia di decarbonizzazione. ANFIA lo sostiene da tempo e lo stesso Mario Draghi ha più volte denunciato come l’immobilismo dell’Unione a fronte delle sfide dell’automotive rischi di causare danni
irreversibili.

Non possiamo più attendere: è necessario passare dalle parole ai fatti perché l’industria sta già pagando un prezzo altissimo – complessivamente, tra Costruttori e componentisti, sono andati persi più di 100mila posti di lavoro.

Le nostre proposte sono pragmatiche e facilmente adottabili
: revisione dei target di riduzione delle emissioni di CO2 ripristinando il principio di neutralità tecnologica; sospensione dell’entrata in vigore dell’utility factor sui plug-in, che rappresentano una tecnologia-ponte fondamentale verso la mobilità elettrica; adozione di un piano strategico di politica industriale che supporti la filiera europea nel recuperare i gap di competitività dovuti ai costi dell’energia, del lavoro e logistici; tutela del “made in Europe”.

Auspichiamo quindi che, nei prossimi mesi, il lavoro della Commissione e degli esperti possa finalmente portare ad azioni concrete ed efficaci. L’Europa ha bisogno di tutelare la propria filiera industriale.

In questa direzione sosteniamo pienamente anche l’iniziativa del Governo italiano, impegnato a coinvolgere altri Paesi per condividere un approccio comune: fare bene e fare presto, secondo le linee guida che l’agenda Draghi ha già delineato.
Foto da ufficio stampa ANFIA

Rapporto economico e di mercato ACEA: punto sull’industria automobilistica globale e dell’UE

Rapporto economico e di mercato ACEA: punto sull'industria automobilistica globale e dell'UE

Le prospettive economiche dell’UE rimangono moderatamente ottimistiche, con una crescita prevista del PIL dell’1,1% nel 2025, a fronte delle tensioni commerciali e delle modifiche tariffarie degli Stati Uniti. L’inflazione complessiva dovrebbe scendere al 2,3% nel 2025 e attestarsi in media all’1,9% nel 2026, leggermente al di sotto dell’obiettivo del 2% della Banca Centrale Europea (BCE). Le condizioni del mercato del lavoro rimangono solide, con l’occupazione destinata ad aumentare e il tasso di disoccupazione che dovrebbe raggiungere il minimo storico del 5,7% nel 2026.

 

I mercati automobilistici globali hanno mostrato andamenti contrastanti nella prima metà del 2025. Le immatricolazioni mondiali sono aumentate del 5%, raggiungendo i 37,4 milioni di unità, trainate dall’aumento del 12% in Cina, sostenuto dagli incentivi alla rottamazione e dalle politiche sui veicoli a energia rinnovabile. Il Nord America ha registrato una crescita modesta del 2,5%, sebbene permangano preoccupazioni circa un indebolimento della domanda più avanti nel corso dell’anno. Al contrario, l’Europa è rimasta indietro, con le immatricolazioni complessive in calo del 2,4% e il mercato UE in calo dell’1,9%, sebbene Turchia, i paesi EFTA e Regno Unito abbiano garantito una certa stabilità.

 

Il panorama della produzione automobilistica dell’UE è rimasto fortemente concentrato, con la Germania che produce il 20% delle auto vendute nell’UE, seguita da Spagna, Repubblica Ceca, Francia e Slovacchia. Insieme, i produttori con sede nell’UE fornivano il 74% del mercato. Nel frattempo, le auto prodotte in Cina rappresentano ora il 6% delle vendite nell’UE, evidenziando sia la crescente competitività dei marchi cinesi sia il ruolo crescente delle importazioni.

 

La produzione mondiale di automobili è cresciuta del 3,5%, raggiungendo i 37,7 milioni. L’Asia ha dominato con il 60,1% della produzione totale, mentre l’UE ha rappresentato il 15,9%. La produzione europea ha subito una contrazione del 2,6%, ostacolata da obiettivi più severi sulle emissioni di CO2, elevati costi energetici e dazi, mentre la produzione cinese è aumentata del 12,3% grazie al sostegno politico e all’aumento delle esportazioni. Nonostante le difficoltà, le auto prodotte nell’UE hanno mantenuto una forte domanda internazionale, con oltre un terzo vendute al di fuori dell’Unione. Regno Unito, Stati Uniti e Turchia si sono confermate le principali destinazioni; d’altro canto, le vendite in Cina hanno continuato a calare a causa della concorrenza locale e delle tendenze dei veicoli a nuova energia.

 

Anche l’andamento degli scambi commerciali nel settore automobilistico dell’UE ha registrato alcune difficoltà. Sia le importazioni sia le esportazioni sono diminuite del 3,3%,riducendo ulteriormente il surplus commerciale. Le importazioni dalla Cina sono aumentate, mentre le esportazioni verso la Cina sono diminuite drasticamente del 42%. Nel frattempo, il Regno Unito si è distinto, con un aumento del valore delle esportazioni dell’8,1%, mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 13,6%.

 

Il mercato europeo dei veicoli commerciali ha dovuto affrontare una prima metà del 2025 difficile, con un calo delle immatricolazioni di furgoni, camion e autobus. La flessione riflette sia una normalizzazione verso tendenze di lungo termine, sia le continue sfide nel rinnovamento della flotta e nella transizione verso propulsori a zero emissioni. Alcuni mercati, come la Spagna per i furgoni, hanno mostrato resilienza, ma la domanda complessiva è rimasta debole nei principali mercati dell’UE.

 

La produzione di veicoli commerciali ha mostrato chiare differenze regionali nella prima metà del 2025. La produzione globale di furgoni è cresciuta dell’1%, mentre l’Europa è diminuita del 6,8%, principalmente a causa dei forti cali nell’UE e nel Regno Unito. Nel frattempo, si prevede che la produzione di camion e autobus nell’UE recupererà rispettivamente del 5,7% e del 6,2% entro la fine dell’anno.

 

I saldi commerciali dei vari segmenti hanno registrato notevoli divergenze. Il surplus commerciale del settore dei furgoni si è dimezzato, quello degli autocarri si è ridotto del 12,1% e il deficit commerciale del segmento degli autobus ha superato 1,2 miliardi di euro.

 

Foto di Sara Kurfeß su Unsplash

 

 

Incentivi per le auto elettriche al via: niente “eco-score”

Mercato auto 2026, il nuovo accelera: +9,8% nel primo semestre

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 
Riguardo agli incentivi nazionali per i veicoli elettrici, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha comunicato l’apertura della piattaforma per la registrazione dei concessionari, prevista dal DM 08.08.25. Non è stato invece introdotto il
criterio dell’Eco-score
, anch’esso previsto dal decreto, che alla vigilia ci si attendeva fosse ricalcato sul modello francese.
 
La richiesta di non adottarlo era stata avanzata con determinazione da UNRAE, che ha ottenuto questo importante risultato, grazie anche alla costante attività di rappresentanza istituzionale, basata su argomentazioni solide e documentate.
 
Ora clienti e operatori attendono la piena operatività del sistema di incentivi, la cui mancata attivazione sta causando da 2 mesi una situazione di stallo nel mercato.
Foto Ufficio Stampa Unrae

L’Italia dell’auto: appello unanime al Governo

L'Italia dell'auto: appello unanime al Governo
Illustri Ministri/Presidenti,
ACI, ANFIA, ANIASA, Federauto, Motus-E e UNRAE, in rappresentanza dell’intero settore automotive italiano, intendono sottoporre alcune proposte urgenti per affrontare la crisi in atto nel settore – di una gravità senza precedenti – e guidarne con successo la trasformazione.

Il settore automotive italiano, in tutti i suoi comparti, vale a dire autovetture, veicoli commerciali leggeri, veicoli industriali, autobus e rimorchi e semirimorchi, versa in un autentico stato di emergenza, a causa di una serie di criticità concomitanti.
La stagnazione del mercato, in continuo calo nel corso dell’anno e senza alcun cenno di ripresa all’orizzonte, su volumi nettamente inferiori a livello pre-pandemico (2019): per esempio, nel comparto autovetture -21,5% nei primi 8 mesi del 2025; la conclamata crisi della filiera industriale, legata anche – ma non solo – alle condizioni del mercato nazionale ed europeo, con la produzione di veicoli ridotta al minimo storico:
una situazione che sta mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza di un’eccellenza italiana; il continuo invecchiamento del parco circolante, tra i più anziani d’Europa con i suoi 13 anni di età media per il settore autovetture, rispetto agli 11,5 anni del 2019 e ai 7,9 anni del 2009, e ancora più marcato nei comparti dei veicoli pesanti e di quelli trainati, con effetti particolarmente negativi sia sotto l’aspetto ambientale che della sicurezza stradale.
E ancora: lo stallo della transizione energetica, con una quota di mercato dei veicoli elettrici puri assolutamente insufficiente (per esempio, nel comparto autovetture 5,2%, circa un quarto della media degli altri Paesi Europei, 19,1%, e ancora inferiore negli altri comparti), e con un livello di emissioni delle nuove immatricolazioni lontanissimo dagli obiettivi fissati dalle norme europee.
Tutti questi fattori simultanei testimoniano l’urgente necessità di un’azione corale per proteggere e rilanciare il settore automotive nazionale in tutti i suoi comparti. Qui di seguito elenchiamo pertanto i sei punti prioritari su cui riteniamo indispensabile intervenire in tempi rapidi, per invertire le tendenze negative riportate sopra.
1. Stabilità e chiarezza delle misure incentivanti a carattere strutturale
Misure di sostegno per la diffusione di veicoli a basse e zero emissioni che siano semplici, strutturali e di lungo periodo, con uno stretto coordinamento fra tutti i ministeri competenti (MASE, MEF, MIMIT, MIT), per dare fiducia e visibilità prospettica a clientela e operatori.
2. Piano nazionale per le infrastrutture di ricarica elettrica e per le altre alimentazioni
Un cronoprogramma con obiettivi cogenti per accelerare l’installazione e l’attivazione di colonnine di potenza adeguata così come di tutti gli altri sistemi di distribuzione di vettori energetici puliti, interoperabili e di facile utilizzo per tutte le categorie di veicoli, assicurandone una diffusione
omogenea in aree urbane, zone periferiche e reti stradali e autostradali, con un coordinamento nazionale che garantisca la semplificazione delle procedure autorizzative e paesaggistiche e la effettiva erogazione dei fondi stanziati, per rendere l’Italia pronta alla sfida europea della mobilità sostenibile e pluri-tecnologica. Accanto a ciò, occorre introdurre interventi normativi e regolatori, in ambito tariffario, in grado di ridurre il prezzo dell’energia per gli utenti che utilizzano le infrastrutture pubbliche o private, attraverso misure temporanee capaci di sostenere i cittadini e le imprese in questa fase iniziale.
3. Riforma della fiscalità sull’auto aziendale
Allineamento del sistema fiscale alle best practices europee in tema di deducibilità, detraibilità e tempi di ammortamento, con regole che favoriscano il rinnovo delle flotte aziendali e del parco veicoli da lavoro, motori della crescita di mercato e della transizione energetica, generando benefici ambientali, economici e occupazionali, ma anche erariali, e migliorando la competitività internazionale delle imprese italiane.
4. Sostegno alla filiera industriale e artigianale italiana
Supporto agli operatori del settore lungo l’intera catena del valore, dai componentisti ai concessionari, a gestire la transizione tecnologica, rafforzando gli strumenti per la riconversione industriale, incentivando la ricerca e lo sviluppo su tecnologie chiave, e investendo nella formazione delle competenze necessarie a mantenere la competitività globale della filiera italiana.
5. Supporto alla clientela
Accompagnamento di consumatori e aziende clienti in questo cambiamento con informazioni chiare e neutrali e una visione di medio-lungo periodo su regole, divieti e misure incentivanti così da aumentare la serenità sulla scelta del veicolo, offrire garanzie su sicurezza e sostenibilità ed evitare che i clienti restino spaesati o esclusi dalla transizione. Particolare attenzione e coordinamento tra le regole di circolazione regionali e comunali, alla parità di diritti e obblighi degli utenti delle strade.

6. Valorizzazione culturale dell’automobile e del trasporto merci su gomma come moltiplicatore
fondamentale dell’attività economica e benessere nazionale Attività di comunicazione istituzionale per aiutare i cittadini a riconoscere l’auto, e più in generale i veicoli su gomma, non solo come mezzo di trasporto, ma come elemento culturale e identitario, capace di generare passione, design, innovazione, trasferimento tecnologico, indotto nei settori economici più disparati, flussi turistici, connessione tra territori e comunità, valorizzando tutte le soluzioni disponibili e tutti gli operatori presenti sul mercato, aderendo al principio della pluralità tecnologica e la libertà di scelta dei consumatori.
In merito a quanto sopra, le scriventi Associazioni si rendono sin d’ora disponibili a partecipare ad occasioni di confronto diretto, costante e strutturato sulle esigenze del settore automotive, senza escludere o sostituire altri organismi o iniziative istituzionali già in essere, per un approfondimento strategico con l’analisi, l’elaborazione e la realizzazione di proposte puntuali e sostenibili.
Tale confronto dovrebbe vedere coinvolti: in rappresentanza del settore automotive le scriventi Associazioni, così da garantire alle Istituzioni un dialogo diretto, concreto e autorevole sulle scelte decisive per il futuro del settore; in rappresentanza delle Istituzioni nazionali e locali, tutti i Ministeri competenti (MASE, MEF, MIMIT, MIT) e i rappresentanti degli Enti Locali (ANCI e Conferenza Stato-Regioni) per il doveroso coordinamento.
L’Italia non può permettersi di restare indietro nel cammino mondiale ed europeo verso il futuro, e l’automobile deve tornare a essere compresa e percepita come motore di progresso e di benessere.
Foto da uffici stampa di ACI, ANFIA, ANIASA, Federauto, Motus-E e UNRAE

Saloni della moto: anche la Cina ha il suo EICMA

Saloni della moto: anche la Cina ha il suo EICMA
di Pier Francesco Caliari, direttore generale Associazione italiana concessionari moto
 

Se EICMA resta la fiera di riferimento a livello globale per il mondo moto, il successo di 𝗖𝗜𝗠𝗔 𝟮𝟬𝟮𝟱 – 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗲 𝗳𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗼𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗻𝗲𝘀𝗲, chiusasi da poco a Chongqing  – evidenzia con chiarezza come il baricentro del settore motociclistico mondiale si stia progressivamente spostando verso la Cina.

I 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶, per una fiera che esiste solo dal 2002, sono 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗻𝘁𝗶: oltre 86.000 visitatori nel solo primo giorno, 𝟵𝟱𝟬 𝗲𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶  da tutto il mondo, sette padiglioni indoor e un’area test outdoor su 𝟭𝟲𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗮𝘁𝗶. Ma oltre questi, un dato fa comprendere l’importanza e il peso assunto da questa fiera: il fatto che un costruttore giapponese come 𝗛𝗼𝗻𝗱𝗮 scelga Chongqing per il debutto mondiale della 𝗖𝗕𝟱𝟬𝟬 𝗦𝘂𝗽𝗲𝗿 𝗙𝗼𝘂𝗿 e della sorella carenata CBR500R Four.


Molte anche le novità portate da costruttori già protagonisti in Italia – Kove e Voge su tutti – che è facile immaginare non resteranno confinate al mercato interno, ma potremo vederle a novembre a Milano, sotto le luci di EICMA. 𝗘 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼, 𝗺𝗮 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗿𝗶𝗰𝗼: in questo, la Cina e in generale i paesi orientali si discostano dai trend dei mercati occidentali.

Nel 2024 la Cina ha esportato 36,7 milioni di motocicli, pari al 55% del mercato globale. Nei primi sette mesi del 2025, l’export ha già registrato una crescita del 31%. La conclusione è evidente: la Cina non è più un attore marginale, ma il motore principale del motociclismo globale.
EICMA rimarrà una vetrina imprescindibile, ma 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲 𝗮𝗹 𝗖𝗜𝗠𝗔𝗠𝗼𝘁𝗼𝗿 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗵𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗹𝘂𝗲𝗻𝘇𝗲𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼.