di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria
Il Dialogo strategico del 12 settembre: CLEPA dà l’ultima sveglia
Foto: Matthias Zink, CLEPA Presidente e CEO Powertrain e Chassis presso Schaeffler
I CEO dell’industria europea delle forniture automobilistiche hanno incontrato il 12 settembre la Presidente Ursula von der Leyen nell’ambito del terzo Dialogo Strategico, lanciato otto mesi fa per affrontare la crescente crisi in un settore vitale per l’economia europea. I fornitori hanno sottolineato che solo un approccio tecnologicamente neutrale può fornire la certezza e la flessibilità necessarie per superare le attuali sfide strutturali.
Oggi abbiamo proseguito il dialogo iniziato in inverno. C’è accordo sulla necessità di lavorare insieme per il successo della trasformazione. Si tratta di un compito importante, non solo per implementare infrastrutture di ricarica e quadri normativi per l’elettrificazione, ma anche per garantire l’adozione di politiche adeguate. Non c’è molto tempo e dobbiamo raggiungere soluzioni efficaci nei prossimi mesi“, ha dichiarato Matthias Zink, Presidente del CLEPA.
“Dobbiamo mantenere obiettivi climatici ambiziosi, ma costruire insieme il percorso. Una revisione sostanziale e tempestiva della normativa sulla CO₂, una vera apertura a tutte le tecnologie a impatto climatico zero – incluso il congelamento del fattore utility per gli ibridi plug-in – e passi decisivi verso un quadro normativo realistico che sostenga il ruolo di ibridi, range extender, idrogeno e combustibili rinnovabili sono essenziali. Concentrarsi esclusivamente su soluzioni esclusivamente elettriche rischia di mettere da parte il portafoglio tecnologico flessibile e a impatto climatico zero, in cui l’Europa è già leader a livello mondiale”.
Ha aggiunto: “Per salvaguardare il futuro industriale dell’Europa, l’UE deve anche affrontare con urgenza come mantenere la produzione, la ricerca e sviluppo e il know-how in Europa, preservando il contenuto locale nei nostri veicoli e garantendo capacità critiche lungo l’intera catena di approvvigionamento, non solo per batterie, semiconduttori e software. Allo stesso tempo, sono necessarie soluzioni a lungo termine per affrontare le sfide strutturali, come gli elevati costi energetici e la burocrazia”.
Secondo dati recenti, i fornitori del settore automobilistico si trovano ad affrontare uno svantaggio di costo del 15-35% rispetto ai concorrenti globali, a causa degli elevati costi energetici e del lavoro, degli oneri normativi e della frammentazione dei quadri normativi dell’UE. Le aziende stanno inoltre subendo gravi perdite di posti di lavoro: nel 2024 sono stati annunciati oltre 54.000 licenziamenti, con ulteriori 22.000 già previsti quest’anno, a causa della chiusura di stabilimenti e del blocco degli investimenti.
La prossima riunione del Dialogo Strategico è prevista per dicembre.
Foto Matthias Zink da ufficio stampa CLEPA
SUV e crossover: i preferiti dagli automobilisti europei
Negli ultimi anni, SUV e crossover hanno conquistato il settore automobilistico, affermandosi rapidamente come le carrozzerie più richieste in Europa. Questo cambiamento ha influenzato profondamente le strategie dei costruttori, spingendoli a puntare sempre più su modelli dalle dimensioni più grandi.
Tuttavia, la popolarità dei SUV non è uniforme in tutto il continente: le preferenze variano da Paese a Paese, riflettendo le peculiarità di ogni mercato. Per analizzare queste differenze, carVertuical, società leader nella raccolta di dati per il settore automobilistico, ha condotto un’indagine su oltre 20.000 utenti in tutta Europa, per determinare quali tipologie di carrozzeria siano le più amate nei Paesi europei.
3 conducenti su 10 preferiscono auto più grandi
La ricerca ha rivelato che il 30,6% dei conducenti preferisce SUV e crossover, il 21,3% le berline, il 17,3% le station wagon, l’11,9% le “hatchback” e il 9,7% le coupé. I SUV e i crossover sono i più popolari in Romania (35%), Polonia (27,3%) e Regno Unito (28,3%).Anche in Italia, i dati UNRAE1confermano la crescente popolarità dei SUV: nei primi 8 mesi dell’anno più del 50% delle immatricolazioni riguarda infatti un SUV.
Gli automobilisti spesso scelgono i SUV per la loro altezza da terra superiore, che garantisce una migliore visibilità, un accesso più facile all’abitacolo e un maggiore senso di sicurezza. La loro popolarità li rende anche più appetibili sul mercato dell’usato, poiché in genere sono più facili da rivendere. Molti modelli, inoltre, offrono anche ampio spazio per il trasporto di attrezzature, passeggini o animali domestici.
Le berline hanno dominato il mercato automobilistico fino all’inizio degli anni 2000, quando hanno iniziato a perdere popolarità. In genere, offrono una migliore efficienza nei consumi rispetto ai veicoli più ingombranti, rendendole ideali per i pendolari che percorrono lunghe distanze o per le flotte aziendali.
Gli appassionati di station wagon apprezzano in genere il vano di carico posteriore esteso, che consente di trasportare oggetti come biciclette o sci senza dover ripiegare i sedili posteriori.
Mentrele “hatchback” si confermano una scelta ideale nei contesti urbani ad alta densità, grazie alle dimensioni compatte e all’agilità che facilitano le manovre di parcheggio e la guida nelle strade più strette.
Le coupé, invece, attirano un pubblico che privilegia il design raffinato e una guida sportiva, e sono spesso dotate di motori più performanti e assetti più rigidi. Sono particolarmente apprezzate tra gli acquirenti più giovani o gli appassionati, che guidano prevalentemente da soli o utilizzano raramente i sedili posteriori.
“Le preferenze relative alla carrozzeria delle auto sono cambiate radicalmente negli ultimi vent’anni, con SUV e crossover che hanno sostituito le berline come scelta principale per molti automobilisti. Questa tendenza riflette il cambiamento degli stili di vita: oggi le persone dannopriorità allo spazio di carico, all’altezza da terra e alla sicurezza percepita, rispetto al profilo ribassato e all’efficienza nei consumi delle berline. Nel frattempo, segmenti di nicchia come station wagon e coupé continuano ad attrarre appassionati fedeli che privilegiano la praticità o la dinamica di guida rispetto al fascino mainstream”, commenta Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical.
Foto da ufficio stampa CarVertical
Trasporto pesante: la politica se ne disinteressa
di Paolo Starace, presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE
Ad aggravare la situazione si aggiungono le dichiarazioni intempestive circa ipotetici contributi straordinari e di rilevante entità per il rinnovo del parco circolante, che hanno generato aspettative nelle aziende di autotrasporto, a detrimento di una domanda già fortemente contratta.
Con l’approssimarsi delle interlocuzioni relative alla nuova Legge di Bilancio, auspichiamo che l’Esecutivo, pur nella consapevolezza delle ristrettezze delle risorse disponibili, individui misure concrete che restituiscano fiducia alle imprese. Un impegno quanto mai necessario in un contesto in cui gli stringenti obiettivi europei di decarbonizzazione e le conseguenti, pesanti sanzioni – inspiegabilmente non rimesse in discussione a Bruxelles, a differenza di quanto accaduto per il comparto auto – rischiano di compromettere la stabilità delle Case costruttrici di veicoli pesanti e la propria competitività rispetto a Gruppi extraeuropei.
Il punto di AlixPartners: l’intero settore automotive è sotto pressione
I brand cinesi continuano a crescere in Europa con prodotti competitivi e strategie aggressive, ma devono combattere una guerra sui prezzi nel mercato domestico dove si assiste a un necessario consolidamento.
“I costruttori cinesi continuano ad avere un vantaggio significativo legato a tempi di sviluppo – anche del 50% inferiori -, costi e tecnologie competitive”, commenta Dario Duse, EMEA Leader per Automotive & Industrial e Italy Country Head di AlixPartners, società di consulenza globale. “Tuttavia, la guerra dei prezzi in corso sul mercato locale continuerà per diversi anni, accelerando il consolidamento dell’industria cinese che passerà da 130 a 15-20 brand nel giro di 6 anni. Si rafforzerà quindi il percorso di crescita dei “vincitori” che, oltre a incrementare l’export, acquisiranno le quote di mercato oggi in mano ai piccoli costruttori locali”.
In Italia e in Europa i volumi di vendita 2025 saranno in contrazione rispettivamente del 3% e 2% vs il 2024, e le modeste aspettative di recupero sui volumi di produzione sono legate sostanzialmente alla localizzazione di player cinesi in Europa: produzione in Europa in calo del 24% nel 2025 rispetto al 2017, mentre in Italia la produzione è scesa del 54% nel 2025 rispetto al 2017 (ultimo anno con volumi di produzione superiori al milione di veicoli).
“In aggiunta alla domanda debole legata a una situazione economica non brillante, l’incertezza normativa collegata al Green Deal continua a pesare sulle vendite. Anche dopo i recentissimi confronti e nonostante l’urgenza da più parti sottolineata, non ci sono vere decisioni di cambiamento prese ma solo aperture ancora generiche verso la neutralità tecnologica. L’elettrico è in modesta accelerazione rispetto al 2024 (+3%. di quota BEV in Europa nel primo semestre del 2025) ma rimane lontano dagli obiettivi. La crescita è sostanzialmente legata alle flotte aziendali, la cui sostituzione periodica potrebbe agevolare il superamento di alcune condizioni limitanti la penetrazione del BEV, come il prezzo. Ad esempio, in Italia i BEV hanno una share nelle flotte del 50% maggiore rispetto alla media di mercato. Considerato il valore residuo più basso per i BEV, il rinnovo delle flotte potrebbe renderli accessibili anche ai privati”, continua Duse.
I margini dei costruttori in questo contesto sono in marcato calo (4,5% medio nel secondo trimestre 2025 contro 7,8% nel secondo trimestre 2023). In particolare i costruttori cinesi, in passato con profittabilità inferiore agli altri, nel Q2 del 2025 hanno registrato un EBIT del 3% circa, mentre gli europei e gli americani hanno visto un crollo della profittabilità di 6% e 3.5%. rispettivamente negli ultimi due anni.
“I profitti dei costruttori, innaturalmente alti nel periodo post – COVID, sono tornati a essere inferiori a quelli dei fornitori (4,5% contro 6,5% EBIT nel Q2 2025). Con questi valori di profittabilità, l’indebitamento dei costruttori cresce e diminuisce ancor di più il rapporto tra i due valori, fondamentale per la sostenibilità finanziaria del business”, afferma Fabrizio Mercurio, Director nella practice Automotive di AlixPartners.
Anche nell’industria dell’auto, l’intelligenza artificiale è invece sempre più un veicolo di opportunità che gli OEM hanno iniziato a utilizzare con maggiore frequenza per creare efficienza in ambito produttivo e nell’area vendite e marketing.
“Sono stati identificati più di 110 use cases di applicazione dell’AI nell’industria automotive, con forte crescita negli ultimi anni e con ambito di applicazione principale legato al prodotto e al processo produttivo (circa 40% delle applicazioni). Esistono tuttavia importanti opportunità abilitate dall’AI anche nel mondo Sales&Marketing. Qui le applicazioni sono meno diffuse rispetto a quelle su prodotto e manifattura (circa 25% dei casi) ma potrebbero ridurre del 30% il costo per lead, oltre a migliorare l’efficacia del processo di vendita, per esempio con campagne più personalizzate e l’utilizzo di chatbot intelligenti”, conclude Emanuele Cordone – Director nella practice Automotive di AlixPartners.
Foto ufficio stampa AlixPartners
Il Dialogo strategico del 12 settembre: la montagna ha partorito una Topolino elettrica
di Gianni Murano, presidente di UNEM
Se vogliamo che il ‘Dialogo Strategico’ diventi davvero uno strumento utile per restituire un orizzonte industriale all’Europa e non restare un esercizio di buone intenzioni, serve innanzitutto coinvolgere tutta la filiera in maniera veramente plurale e neutrale.
Occorre riconoscere che i consumatori europei si stanno orientando anche verso soluzioni ibride che consentono un processo di decarbonizzazione comunque efficace se alimentate con prodotti sempre più low carbon.
L’approccio più adeguato richiederebbe di considerare in modo globale i benefici offerti da ciascuna delle opzioni tecnologiche disponibili, con le loro sinergie e complementarità, tenendo conto delle specificità settoriali pertinenti di ciascuna modalità di
trasporto e in linea con il principio di libertà tecnologica.
In Italia circolano oltre 55 milioni di veicoli, di cui solo l’1,4% sono elettrici. Con questi numeri, gli obiettivi fissati da Bruxelles sono impossibili da raggiungere se si punta su un’unica tecnologia. La soluzione è perciò quella di rendere i motori a combustione interna (ICE) carbon neutral azzerando la carbon intensity dei combustibili che li alimenteranno.
Da questo punto di vista, l’unica novità emersa dall’incontro di venerdì scorso, ovvero il sostegno a una produzione europea di minicar elettrica, che dovrebbe costare meno di ventimila euro, pare veramente molto poco. È il caso di dire che la “montagna ha partorito una Topolino elettrica”.
Il Dialogo strategico del 12 settembre? Deludente, solo uno scambio di convenevoli
di Massimo Artusi, presidente di Federauto
Se non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c’è peggior muto di chi non vuol parlare: l’incontro tra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e i vertici dell’industria automobilistica europea è stato francamente deludente rispetto alle attese, essendosi trasformato in uno scambio di convenevoli tra chi pervicacemente difende una scelta ideologica e chi tale scelta l’ha avallata puntando alle risorse per sostenerla, entrambi più preoccupati di non perdere la faccia per le scelte fin qui compiute, che non per una realtà che li pone quotidianamente e drammaticamente di fronte alle pesanti conseguenze di tali scelte.
In sintesi, da una parte la Commissione ha assicurato che sosterrà la creazione di un segmento di piccole E-car, dall’altra i costruttori hanno continuato a invocare più infrastrutture di ricarica e più incentivi per l’acquisto. Non sembrano esserci grandi novità rispetto alla richiesta, anticipata dall’ACEA alla vigilia, di «un approccio politico pragmatico, più flessibile e tecnologicamente neutrale alla decarbonizzazione del trasporto stradale».
È quello che chiede da sempre Federauto, perché è quello che chiede il mercato. Ma proprio i concessionari – che sul territorio sono più a contatto di tutti con i cittadini europei e costituiscono un segmento della filiera indispensabile a far funzionare il sistema – vengono sistematicamente evitati dalle consultazioni dai decisori di Bruxelles, secondo l’antico, sgradevole cartello che, sui mezzi pubblici di una volta, obbligava a non disturbare il manovratore.
Anche per questo, l’esecutivo di Bruxelles, nell’incontro del 12 settembre, ha potuto insistere sul rafforzamento della leadership europea nel settore dei veicoli elettrici, sull’accelerazione dell’innovazione nei veicoli autonomi e connessi e sul rafforzamento dell’industria europea di produzione di batterie.
Posizioni alla luce delle quali l’affermazione della presidente della Commissione “Combineremo la decarbonizzazione con la neutralità tecnologica”, appare quanto meno poco convinta.
Anche la maggiore attenzione promessa su furgoni e camion, separandone il destino dalle automobili, è ancora vaga e inconsistente. A fronte di percentuali di mercato irrisorie in questi due settori, l’attenzione richiesta sembra essere orientata unicamente sulle condizioni abilitanti dimostrando grossolana ignoranza sul funzionamento e sulla strumentalità di questi segmenti.
C’è da chiedersi se la promessa – l’ennesima – di anticipare la revisione di target e standard del Regolamento CO2, dovesse tradursi solo in questi termini che richiedono ingentissime risorse senza invece realizzare l’autentica neutralità tecnologica, quindi di commercio, che passa attraverso i biocarburanti e le motorizzazioni ibride preferite dal mercato – quali finanziamenti potrebbero essere indirizzati a questo vasto programma in una fase storica in cui altre rilevantissime spese richiedono una drammatica priorità, per assicurare la difesa della stessa Europa in un mondo sempre più bellicoso. Perché le persone non vogliono le loro tasse spese in incentivi: vogliono vivere serenamente e scegliere liberamente.
UNRAE e Federauto a Pichetto: no “Eco-score” nei prossimi incentivi
Secondo le due Associazioni, che rappresentano la distribuzione, il commercio e l’assistenza nel settore automotive italiano la ventilata adozione del modello francese di Eco-score – che considera esclusivamente la fase di produzione e trasporto dei veicoli, senza includere l’intero ciclo di vita –
risulterebbe inopportuna, discriminatoria e controproducente.
Dalle analisi emerge infatti che l’applicazione automatica del sistema francese comporterebbe l’esclusione di numerosissimi modelli disponibili nei listini delle case costruttrici, riducendo drasticamente la scelta per consumatori e aziende, e mettendo a rischio la capacità di spesa delle risorse stanziate (quasi 600 milioni di euro).
Un sistema di Eco-score ambientalmente efficace e legalmente inoppugnabile richiederebbe una radicale revisione dello schema francese, con tempistiche incompatibili con le esigenze del mercato e gli obiettivi del Ministero stesso.
garantendo la ripresa tempestiva e ordinata delle attività degli operatori del settore.
Triennio 2025-2027: proposte ANFIA per la revisione dei target CO2
di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA
Anche Draghi bacchetta Bruxelles: “In un anno zero fatti, ora risposte rapide e concrete”
“Mentre procediamo con la decarbonizzazione, la transizione deve essere anche flessibile e pragmatica. La Commissione ha alleggerito alcuni dei requisiti di rendicontazione più onerosi attraverso il suo Omnibus sulla sostenibilità. Tuttavia, in alcuni settori, come quello automobilistico, gli obiettivi si basano su ipotesi che non sono più valide.
La scadenza del 2035 per l’azzeramento delle emissioni di scarico avrebbe dovuto innescare un circolo virtuoso: obiettivi precisi avrebbero stimolato gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, fatto crescere il mercato interno, stimolato l’innovazione in Europa e reso più economici i modelli di veicoli elettrici. Si prevedeva che i settori adiacenti, come quello delle batterie e dei chip, si sarebbero sviluppati parallelamente, sostenuti da una politica industriale mirata. Ma ciò non è avvenuto. L’installazione di punti di ricarica deve accelerare di tre o quattro volte nei prossimi cinque anni per raggiungere una copertura adeguata.
Come suggerito nella relazione, la prossima revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 dovrebbe seguire un approccio tecnologicamente neutro e fare il punto sugli sviluppi del mercato e della tecnologia. È inoltre necessario un approccio congiunto per l’aumento dei veicoli elettrici, che copra le catene di approvvigionamento, le esigenze infrastrutturali e il potenziale dei combustibili a emissioni zero. Nei prossimi mesi, il settore automobilistico metterà alla prov la capacità dell’Europa di allineare la regolamentazione, le infrastrutture e lo sviluppo della catena di approvvigionamento in una strategia coerente per un’industria che impiega oltre 13 milioni di persone lungo tutta la catena del valore”.
Come ANFIA – si legge nella nota – ribadiamo ancora una volta l’assoluta necessità di operare secondo le linee del Rapporto Draghi. A distanza di 12 mesi, non c’è più tempo da perdere. Servono proposte concrete:
– revisione dei target di CO2 al 2030, ipotizzando un loro innalzamento a 75-80 g/km di CO2 e, infine, al 2035, prevedendo fin d’ora un’estensione fino a 5 anni del tempo per adeguarsi ai target e una quota fino al 25% di veicoli non BEV;
– per i veicoli industriali, definire nuovi target rispetto agli attuali, che sono irraggiungibili e di cui si parla troppo poco;
– un piano serio di decarbonizzazione del parco circolante dei 250 milioni di auto con età media di oltre 12 anni e con valori emissivi che possono essere largamente ridotti già oggi senza attendere il 2035.










