Auto, pensieri e parole… scritte: fallimenti senza appello

Auto, pensieri e parole... scritte: fallimenti senza appello
di Mario Verna, manager automotive
Si può ancora recuperare il terreno perduto, ma serve ammettere di aver sbagliato direzione, senza se e senza ma.
Chiude Northvolt, la promessa delle batterie europee e tagli a raffica nell’industria automobilistica.Produzione automotive, altro record negativo a gennaio. La sinistra radical-chic inciampa nel cavo della ricarica e racconta molto bene quale sia il giro mentale della transizione a spese altrui. Tesla, la politica c’entra poco: i business emotivi restano emotivi.Del doman non v’è certezza… eppure ciascuno può essere arbitro del proprio destino.

Decarbonizzazione: il nostro appoggio al “Non Paper” del Governo

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 

Federauto si riconosce nel Non-Paper sulle prospettive dell’automotive, presentato dal Governo italiano e ribadisce in tre punti la posizione di Federauto: rendere più flessibili le regole sulle multe per la case produttrici di autoveicoli; anticipare a quest’anno la verifica sul Regolamento CO2 per accertarne l’efficacia; revisionare il testo e di modificare l’approccio – ideologico e dirigistico – al tema della transizione puntando tutto su un’unica tecnologia – quella del veicolo elettrico – che non sta ricevendo dal mercato il riscontro che si attendevano i redattori dei piani e dei regolamenti UE, anziché applicare il principio della neutralità tecnologica, sollecitata anche dal Piano Draghi per rendere anche i carburanti rinnovabili (in primis, BiofuelsHVO e Biometano) vettori determinanti per la decarbonizzazione dei trasporti.

In questo modo si è solo rinviato il problema, senza peraltro intervenire sul metodo di misurazione delle emissioni di CO2, che è il vero albero avvelenato della catena: applicare soltanto il Tank-to-Wheels (dal serbatoio alle ruote), anziché il più veritiero Well-to-Weheels (dal pozzo alle ruote) è un modo surrettizio per spinare verso il motore elettrico, senza peraltro migliorare le emissioni nel loro complesso.

Invece, si continua a battere la strada di normative mirate a condizionare il mercato (che, oggi, essendo libero, sta rifiutando la trazione elettrica), quali la greening corporate fleet, attraverso la quale si vorrebbe costringere non solo il cliente che vuole cambiare la macchina, ma addirittura l’operatore logistico, che con il veicolo ci lavora e ci vive, a comprare un certo tipo di prodotto.

Mezzi diversi hanno invece bisogno di soluzioni diverse, scelte con un pragmatismo che dovrebbe ispirare le decisioni sia delle istituzioni europeo che del governo italiano. Al quale, peraltro, chiediamo – sul  versante delle autovetture – di ridisegnare il sistema fiscale del settore, sul modello dei principali Paesi europei, anziché penalizzare ulteriormente uno dei mercati più resilienti riducendo i benefit delle auto aziendali e su quello dei veicoli commerciali di istituire un fondo di investimenti pluriennale, per favorire lo svecchiamento del parco circolante, in  particolare quelli fino a 7,2 tonnellate, che è tra i più obsoleti d’Europa e – esso sì – è il principale fattore attuale di inquinamento, sul quale è urgente intervenire.

Produzione italiana automotive: apre male il 2025

Produzione automotive in Italia: tra numeri e attesa di decisione sensate da Bruxelles
di Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA
 
Anche l’apertura del nuovo anno si conferma in pesante ribasso per l’indice della produzione automotive italiana, che registra ancora una flessione a doppia cifra (-25,3%) . D’altra parte, mantengono il segno meno sia l’indice della fabbricazione di autoveicoli (-37%) – complice il forte calo, -63,4%, registrato, secondo i dati preliminari di ANFIA dalla produzione di autovetture, per un totale di circa 10.800 unità prodotte – sia ’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori (-15,4%).
 
Il “Piano d’azione per l’Automotive” presentato lo scorso 5 marzo dalla Commissione europea ci lascia purtroppo insoddisfatti e non risponde pienamente alle necessità dell’industria in questo momento critico per tutto il settore automotive europeo, tralasciando alcuni punti essenziali come la messa in campo di misure a salvaguardia
della competitività delle nostre imprese, in primis per riequilibrare i costi dell’energia rispetto a Paesi competitor come USA e Cina.
 
Per affrontare seriamente la gravità della situazione attuale, serve un piano che, al di là delle linee guida e delle raccomandazioni, preveda azioni concrete, date certe e importi allocati per i vari interventi da programmare, tra cui anche, in nome dell’obiettivo della decarbonizzazione, un piano almeno decennale di rinnovo del parco circolante auto, che in Europa ha un’età media di 12,5 anni ed è quindi ad alte emissioni.
Foto da ufficio stampa ANFIA