Mercedes-Benz Italia e Centri di Guida Sicura ACI-SARA: partnership rinnovata

Mercedes-Benz Italia e Centri di Guida Sicura ACI-SARA: partnership rinnovata

Mercedes-Benz Italia ha annunciato il proseguimento della collaborazione con i Centri di Guida Sicura ACI-SARA di Roma (Vallelunga) e Milano (Lainate) anche per il 2025. Questa partnership, giunta al quinto anno consecutivo, sottolinea l’impegno condiviso verso la promozione della sicurezza stradale e della sostenibilità.

 

Un impegno verso l’inclusività

Una novità significativa di questa collaborazione è l’introduzione di due Mercedes-Benz Classe A equipaggiate con comandi speciali. Queste vetture sono state adattate per consentire alle persone con disabilità di partecipare ai corsi di guida sicura, offrendo loro l’opportunità di migliorare le proprie competenze al volante in totale sicurezza.

 

Dichiarazioni dei protagonisti

Marc Langenbrinck, presidente e CEO di Mercedes-Benz Italia, ha dichiarato: «La partnership con i Centri di Guida Sicura ACI-SARA ci offre oggi la grande opportunità di rafforzare il concetto di sicurezza attraverso il nostro impegno nella corporate social responsibility. L’automobile è, infatti, da sempre un simbolo di libertà e autonomia e il nostro impegno è quello di estendere questi valori anche a persone che, ove supportate dagli opportuni dispositivi, sono perfettamente in grado di mettersi al volante, in piena sicurezza, senza alcuna limitazione né barriera.»

Vincenzo Credi, Presidente di ACI Vallelunga, ha aggiunto: «La partnership con Mercedes-Benz Italia S.p.A. è un passo importante per ACI Vallelunga. Con l’integrazione dei veicoli della prestigiosa casa automobilistica nei nostri centri, i nostri corsi di guida sicura saranno ancora più completi, offrendo ai partecipanti la possibilità di apprendere con vetture equipaggiate con le più moderne tecnologie di sicurezza.»

 

Un passo concreto verso una guida senza barriere

L’introduzione di vetture adattate rappresenta un passo concreto verso una guida sempre più sicura e senza barriere, permettendo a tutti, indipendentemente dalle proprie abilità fisiche, di acquisire competenze fondamentali per la sicurezza stradale.

 

 

foto uff stampa Mercedes-Benz Italia

La lobby T&E: per loro il mercato deve restare imbavagliato

Incentivi esauriti: per l'auto elettrica brusca frenata
di Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia
 
Guardando ai risultati di CO2 media per canale in Italia, potrebbe sembrare che oggi scendere sotto i 110 g/km non sia possibile. I canali che fanno questo risultato sono il Noleggio a Lungo Termine e le auto-immatricolazioni, gli altri viaggiano molto, molto più in alto mentre l’obiettivo di 93,6 g/km resta lì, lontano, con tutto quello che si porta dietro.
 
I primi 5 Paesi europei in termini di volumi di immatricolazioni stanno tutti più o meno come noi in termini di emissioni medie, a parte la Francia, che ha chiuso il 2024 raggiungendo quel target. Dovranno essere i virtuosi del Nord Europa a compensare le nostre cattive propensioni di acquisto… e i bilanci miliardari degli scorsi anni di molte Case Auto.
 
Le simulazioni che stiamo facendo attualizzando i dati per stimare gli importi delle multe a fine 2025 non raccontano di una vera sterzata in termini di riduzione dei volumi e/o di crescita delle BEV che possa azzerarle.
 
Se la revisione del sistema di calcolo del fringe benefit qui in Italia toglierà ulteriore potere di acquisto alla maggior parte degli utilizzatori di auto aziendali, se la nostra Agenzia delle Entrate decide che le ricariche elettriche debbano essere tassate in capo al dipendente, al contrario di quanto accade per benzina e gasolio, dobbiamo tenere a mente che la potentissima lobby ambientalista T&E – Transport & Environment, non potendo ancora proporre alla Commissione UE di inserire un chip nel cervello di chi le elettriche proprio non le vuole, chiede di obbligare le flotte aziendali con più di 100 veicoli ad acquistare o noleggiare solo elettrico dal 2030. Il mercato per la EU e per T&E deve restare imbavagliato, non ha il diritto di parlare e deve fare ciò che è giusto, per il nostro bene. Voi ringraziate?
Foto da ufficio stampa Dataforce Italia

T&E sul Piano UE. T&E: grande concessione all’auto, deve essere l’ultima

T&E sul Piano UE. T&E: grande concessione all’auto, deve essere l'ultima
Il piano della Commissione UE include misure cruciali per stimolare la domanda di veicoli elettrici prodotti nell’UE, tra cui un’iniziativa legislativa per elettrificare le flotte aziendali. Tuttavia, la decisione di concedere due anni in più alle case automobilistiche per adeguarsi agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ previsti per il 2025 mette a repentaglio il principale stimolo per l’automotive europea a recuperare terreno nella corsa all’elettrificazione.
T&E ritiene che le misure positive, ma al momento generiche, previste nel piano per promuovere schemi di sussidi nazionali e il social leasing per i veicoli elettrici, verranno vanificate dall’indebolimento degli obiettivi di CO₂ per il 2025. L’allentamento di questi obiettivi porterebbe le case automobilistiche a vendere fino a 880.000 auto elettriche in meno tra il 2025 e il 2027 rispetto agli obiettivi attuali; verrebbe inoltre a mancare il necessario stimolo a produrre modelli di veicoli elettrici più economici.
T&E chiede che, in sede di revisione del regolamento, i legislatori resistano a ogni pressione per modificare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ previsti per il 2030 e il 2035. Auto, furgoni, camion e autobus sono responsabili del 22% delle emissioni di gas serra nell’UE.
Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia, dichiara: “L’inchiostro con cui è scritto questo piano è ancora fresco e già l’industria automobilistica sta chiedendo ulteriori concessioni. Ma gli impatti dei dazi e delle crisi globali non saranno alleviati rallentando l’elettrificazione. Questo darà solo alla Cina un vantaggio ancora maggiore sulle auto elettriche. Questo piano dell’UE deve segnare una linea di non ritorno, se l’industria europea vuole finalmente recuperare terreno”.
La Commissione ha dichiarato che sta valutando la possibilità di sostenere la produzione di batterie nell’UE, nonché di introdurre requisiti sul contenuto locale dei materiali. Ma si tratterebbe di un intervento tardivo e insufficiente. Lo scorso anno sono stati cancellati progetti di produzione di batterie con una capacità complessiva di almeno 100 GWh, mentre i produttori europei faticano a competere con la concorrenza globale, i sussidi erogati in altre parti del mondo e la disparità di condizioni economiche e produttive. L’UE prenderà anche in considerazione il supporto finanziario alla filiera del riciclo delle batterie, un settore con u grande potenziale per ridurre le importazioni di minerali, ma che sta faticando a crescere in Europa.
T&E ha accolto positivamente l’annuncio che il sostegno alla produzione di batterie sarà subordinato al trasferimento di tecnologie e competenze a beneficio dell’industria domestica da parte degli investitori esteri – come le aziende europee sono state obbligate a fare in Cina per decenni. Ma l’annuncio sui requisiti di contenuto europeo per le celle e i componenti delle batterie appare vago e privo di quella determinazione e urgenza indispensabili per affrontare la sfida.
Boraschi: “L’ingenuità con cui sin qui abbiamo sostenuto l’insediamento dell’industria delle batterie cinesi in Europa deve volgere al termine. Se l’UE è seria riguardo alla produzione domestica di questa tecnologia pulita, incentivi finanziari focalizzati sulla crescita di un’economia di scala e requisiti di contenuto locale devono essere messi in campo ora. A tre anni dal varo dell’Inflation Reduction Act (IRA) statunitense, il tempo delle valutazioni è finito. Il sostegno economico dovrà essere garantito a tutti i produttori, ma alle aziende straniere va posta la condizione di condividere le loro conoscenze, proprio come i produttori europei hanno dovuto fare per anni fuori dal nostro continente”.
Secondo una comunicazione separata pubblicata il 5 marzo, la Commissione proporrà anche un’iniziativa legislativa per decarbonizzare le flotte aziendali. Un obiettivo di elettrificazione delle grandi flotte aumenterebbe la competitività dei produttori di auto europei, che già oggi vendono il 62% dei loro veicoli nel canale aziendale. Come evidenziato in una recente analisi di T&E, un target di vendita di sole auto zero emission a partire dal 2030, valido per le grandi flotte aziendali, potrebbe garantire ai carmaker europei una domanda pari a oltre 2 milioni di veicoli elettrici. Una quantità di auto a batteria, questa, equivalente alla metà delle vendite necessarie a raggiungere gli obiettivi di riduzione del 55% delle emissioni di CO₂ al 2030.
Le auto aziendali sono il più grande mercato automobilistico dell’UE, rappresentando circa il 60% delle nuove immatricolazioni. Nonostante il grande potenziale che rivestono per la transizione e per la crescita dell’industria automobilistica del blocco, le aziende in Europa stanno elettrificando a un ritmo quasi uguale a quello dei privati (14,3% rispetto al 13,6%). Una nuova legge UE, con obiettivi vincolanti per l’elettrificazione delle grandi flotte, potrebbe stimolare gli investimenti delle case automobilistiche europee e favorire l’ingresso di quasi 7 milioni di BEV sul mercato dell’usato entro il 2035.
Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia: “Il fatto che l’UE proporrà quest’anno una legge per accelerare l’elettrificazione delle flotte di auto aziendali e del settore della logistica è un’ottima notizia non solo in chiave di una rapida riduzione delle emissioni, ma anche perché questa iniziativa rafforzerà la competitività dell’Europa e sosterrà le case automobilistiche nella transizione. È necessario che l’UE proponga un regolamento con obiettivi vincolanti per l’elettrificazione delle grandi flotte. Qualsiasi ritardo priverebbe i produttori di batterie e l’industria che sviluppa l’infrastruttura di ricarica delle necessarie garanzie di investimento di cui hanno bisogno nei prossimi anni”.

UNEM sul Piano d’azione UE: la politica dello struzzo

Accise sui carburanti: approvato il decreto di riordino
di Gianni Murano, presidente di UNEM
Il tanto atteso “Piano d’azione” sull’automotive presentato il 5 marzo dalla Commissione europea, seppure con qualche segnale di timido cambiamento, non riesce a centrare il vero limite dell’attuale politica europea sulla transizione energetica per l’automotive che è ancora basata su una monocrazia tecnologica – l’elettrico – escludendo di fatto tutte le altre alternative in grado di dare un contributo immediato e concreto alla riduzione delle emissioni di CO2, a partire dai biocarburanti e in futuro gli e-fuels.

Se l’obiettivo è quello del Net Zero Emissions non si capisce perché nel Piano non venga spesa una parola anche per i carburanti rinnovabili e a basso contenuto di carbonio, come biocarburanti e gli e-fuels. La decarbonizzazione è possibile sfruttando tutte le tecnologie che insieme ad un elettrico, che ci si augura possa essere sempre più prodotto da fonti rinnovabili – oggi solo al 42% in Europa – potranno contribuire a raggiungere gli obiettivi europei.
Pluralità e neutralità tecnologica devono essere al centro del processo di transizione che deve essere sgombrato da politiche troppo evidentemente sbilanciate verso
un’unica tecnologia. Come abbiamo già evidenziato nelle osservazioni al documento preparatorio messo in consultazione dalla Commission, l’inclusione de carburanti rinnovabili nel Piano renderebbe il quadro normativo comunitario più inclusivo e tecnologicamente neutrale nel percorso di decarbonizzazione.

I biofuels e i motori a combustione interna (ICE) possono svolgere, affiancati ai veicoli elettrici, un ruolo cruciale per una transizione sostenibile ed equilibrata, favoriti da motorizzazioni sempre più digitali ed efficienti, con una significativa componente elettrica, come nelle vetture ibride. Una politica fatta di incentivi e sussidi non è la soluzione per supportare l’auspicata rincorsa del settore per riguadagnare una competitività perduta né per rendere socialmente sostenibile la mobilità elettrica. Analogamente forzare le flotte aziendali verso una mobilità elettrica – che non appare funzionale alle esigenze degli automobilisti – corre il rischio di mettere in crisi anche altri settori.

Un Piano che peraltro non tiene conto delle indicazioni contenute nel Rapporto Draghi, indicato dalla stessa Ursula von der Leyen come la stella polare della nuova legislatura europea, che tra i punti cardine ha inserito il tema della neutralità tecnologica in materia di mobilità.

L’unica nota positiva è l’accelerazione, sollecitata più volte dal Governo italiano, sulla possibile revisione degli standard di emissione per auto e van che si spera apra finalmente all’uso dei biocarburanti per fornire ai produttori di veicoli e ai consumatori soluzioni immediate, sostenibili e realmente accessibili. Su questo fronte continueremo a far sentire la nostra voce per un processo di decarbonizzazione che non faccia rima con deindustrializzazione.

Moto: febbraio pesante, ecco perché

Due ruote: confermato il ruolo centrale in svago, sport e turismo
di Mariano Roman, presidente di Confindustria ANCMA

Con il -20,8% delle vendite registrato a febbraio siamo di fronte a un prevedibile “effetto fine serie” dettato dall’entrata in vigore a inizio anno dello standard Euro 5+ per i motocicli di nuova immatricolazione.

 
Questo fenomeno ha portato a un surplus di vendite a dicembre 2024 e continuerà verosimilmente a influire sull’andamento del mercato nei primi mesi dell’anno.

ACEA sul Piano automotive: essenziale un’azione solida per rimettere in carreggiata la transizione

“Pacchetto Automotive”: serve un'azione urgente sulla flessibilità per auto e furgoni

Foto Sigrid de Vries, direttore generale di ACEA

 

L’industria automobilistica europea – si legge in una nota di ACEA – riconosce la svolta pragmatica del piano d’azione della Commissione nel contesto delle turbolenze del mercato globale, ma avverte che mancano ancora elementi chiave.

 

I produttori di veicoli europei sono impegnati nella mobilità a zero emissioni, avendo già investito centinaia di miliardi di euro nella transizione. Tuttavia, come dimostrano i dati di mercato, i produttori da soli non possono far sì che la transizione avvenga al ritmo richiesto dalla legge UE. Sono necessarie azioni ambiziose per potenziare le infrastrutture, incentivi alla domanda e misure per ridurre i costi di produzione per auto, furgoni, camion e autobus.

 

“Il piano d’azione identifica molti campi chiave in cui è necessario un lavoro immediato. La flessibilità proposta per soddisfare gli obiettivi di CO2 nei prossimi anni è un gradito primo passo verso un approccio più pragmatico alla decarbonizzazione dettato dalle realtà geopolitiche e di mercato. Promette un po’ di respiro per i produttori di auto e furgoni, a patto che la domanda tanto necessaria e le misure infrastrutturali di ricarica ora entrino effettivamente in azione”, ha affermato Sigrid de Vries, direttore generale dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA).

 

“Tuttavia, nonostante siano state delineate diverse misure promettenti per promuovere l’implementazione delle infrastrutture e l’adozione di veicoli pesanti a zero emissioni, questo segmento di veicoli non ha ancora un impegno esplicito per avviare la revisione degli standard di CO2 nel 2025, inclusa una valutazione urgente delle condizioni abilitanti”, ha aggiunto de Vries.

 

L’ACEA accoglie con favore il riconoscimento, da parte del piano d’azione, della necessità di snellire la regolamentazione, lavorare sulla semplificazione normativa e adottare misure per migliorare il vantaggio competitivo dell’Europa in altri settori, come la guida autonoma.

 

L’ACEA è pronta a proseguire il dialogo con la Commissione Europea per definire una strategia globale di decarbonizzazione a lungo termine e garantire un’industria automobilistica europea più resiliente, competitiva e sostenibile.

 

 

Foto fornita da uff stampa ACEA