Il “cuore” di Nissan: così promuove l’inclusione di persone con disabilità

Il "cuore" di Nissan:

Nissan ha ospitato la sua 25esima corsa nazionale su sedia a rotelle, che si è svolta a Yokosuka, in Giappone. L’evento mira a promuovere gli sport per disabili, a sostenere la creazione di città inclusive e contribuisce allo sviluppo degli atleti paralimpici. Presenti oltre 60 atleti da tutto il Paese, dai paralimpici ai principianti, che si sono sfidati in gare di 2,5 km, 5 km e 10 km.

Questa competizione è una delle poche in Giappone in cui gli atleti possono gareggiare indipendentemente dall’età e dal fatto che abbiamo o meno disabilità. L’evento, negli anni passati, è stato l’ingresso nel mondo dello sport per molti atleti paralimpici.

Inoltre, il 29 novembre si è tenuto un evento di scambio di esperienze in carrozzina dedicato a studenti delle scuole elementari locali. Questa iniziativa ha offerto loro, attraverso il gioco, l’opportunità di comprendere l’importanza dell’empatia e della convivenza tra persone con diverse abilità.

Nissan vuole essere un’azienda realmente sostenibile e contribuire a realizzare una società più pulita, più sicura e più inclusiva. Per questo, Nissan continuerà a svolgere iniziative finalizzate a promuovere e sostenere lo sviluppo degli sport per disabili.

 

Foto da ufficio stampa NISSAN

 

 

Gli italiani e l’auto: un legame indissolubile

Gli italiani e l'auto: un legame indissolubile

Secondo una recente survey condotta da Autohero, uno dei principali rivenditori di auto usate in Europa, in collaborazione con Nielsen Media Germany, l’Italia si conferma il Paese europeo con la più alta propensione all’utilizzo quotidiano dell’auto. Il 95% degli italiani possiede almeno un’auto in famiglia e ben 9 su 10 la utilizzano quasi ogni giorno. Questo dato riflette un profondo legame culturale con l’automobile, considerata un bene essenziale per affrontare la quotidianità.

Tra i principali mercati europei – Italia, Spagna, Francia e Germania – il nostro Paese registra la quota più alta di possessori di automobili. Il 95% degli italiani dichiara di avere almeno un’auto in famiglia, superando Spagna e Francia (92%) e Germania (86%). L’utilizzo quotidiano dell’auto è particolarmente elevato: il 66% degli italiani la usa ogni giorno, mentre il 24% dichiara di utilizzarla più volte a settimana. In confronto, i dati degli altri Paesi sono significativamente inferiori: in Francia e Spagna l’uso quotidiano si attesta intorno al 54%, mentre in Germania scende al 49%.

Le motivazioni che spingono gli italiani a un utilizzo così intenso dell’auto sono molteplici. Al primo posto figura il fare la spesa, con il 76% degli intervistati che dichiara di utilizzare l’auto per questo scopo. Seguono l’andare al lavoro, al 54%, e gli spostamenti generici in mancanza di trasporti pubblici, con una percentuale del 62%, ben dieci punti sopra la Francia e la Spagna. Tuttavia, rispetto agli altri Paesi europei, gli italiani sembrano utilizzare meno l’auto per le lunghe percorrenze, come andare in vacanza, dove si registra un 57% contro il 65% della Francia e il 61% della Spagna.

Nonostante la frequenza di utilizzo, gli italiani percorrono generalmente distanze brevi. Il 73% degli automobilisti percorre meno di 15.000 chilometri all’anno, con una media giornaliera inferiore ai 40 chilometri. Allo stesso tempo, il parco auto italiano si distingue per la sua anzianità: il 40% delle auto supera i 100.000 chilometri e l’età media dei veicoli è di 12 anni e 10 mesi, secondo i dati ACI relativi al 2023. Questo riflette la tendenza degli italiani a mantenere i veicoli per lunghi periodi, anche in considerazione dei costi elevati delle auto nuove e degli incentivi limitati per il ricambio del parco auto.

Gli italiani, nonostante la longevità delle proprie vetture, cercano sempre auto di qualità a prezzi vantaggiosi. Come sottolineato da Donald Shehu, Director Retail Italia di Autohero, la survey conferma che per gli italiani l’auto è ancora un bene di prima necessità, utilizzato quasi ogni giorno e sostituito dopo molti anni. Shehu evidenzia come Autohero risponda a queste esigenze offrendo un parco auto diversificato, capace di soddisfare ogni tipo di necessità, garantendo massimi standard di qualità e affidabilità.

Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia presenta peculiarità interessanti. Gli italiani, infatti, preferiscono utilizzare l’auto per tragitti brevi, mantenendo comunque un elevato chilometraggio complessivo. In Germania, invece, l’età media delle auto è inferiore, grazie a un mercato che favorisce il ricambio e a un sistema di trasporti pubblici più efficiente. Questo contrasta con la realtà italiana, dove l’auto rimane un mezzo indispensabile, anche a causa della carenza di valide alternative per la mobilità.

In un contesto dove l’auto continua a essere centrale nella vita quotidiana degli italiani, Autohero si posiziona come una soluzione di riferimento per chi cerca veicoli usati di qualità. L’azienda offre una vasta gamma di auto, sottoposte a rigorosi controlli di qualità, con prezzi competitivi e un’assistenza post-vendita di alto livello.

Gli italiani confermano il loro legame inscindibile con l’automobile, non solo come mezzo di trasporto, ma come elemento imprescindibile della propria quotidianità. Nonostante le sfide legate all’anzianità del parco auto e alla limitata disponibilità di alternative di mobilità sostenibile, l’auto rimane il fulcro della mobilità italiana. In questo scenario, aziende come Autohero giocano un ruolo fondamentale, offrendo soluzioni affidabili, convenienti e in linea con le aspettative dei consumatori.

 

Foto da ufficio stampa Autohero

 

 

Fornitori europei: prospettive fosche, redditività giù per i volumi più bassi

Allarme fornitori: il divario di competitività minaccia la base manifatturiera del settore

L’industria europea della fornitura automobilistica sta lottando con livelli di incertezza senza precedenti, poiché l’ultimo sondaggio del settore rivela che il 60% dei fornitori prevede una diminuzione dei ricavi nei prossimi 12 mesi. Nuove intuizioni dal sondaggio biennale di CLEPA e McKinsey, con il contributo di 120 aziende, fanno luce sul clima aziendale del settore, sulle tendenze chiave e sulle sfide urgenti: un senso di incertezza prevalente porta il 64% dei fornitori a esprimere una prospettiva negativa, segnalando un calo significativo del sentimento generale del settore; il 68% dei fornitori prevede che i profitti rimarranno bassi e circa il 38% prevede di operare in pareggio o di subire perdite nell’anno di rendicontazione 2024; la riduzione della domanda e la diminuzione della competitività dell’UE sono considerate preoccupazioni importanti; il 65% dei fornitori prevede che il tasso di penetrazione dei veicoli elettrici a batteria rimarrà al di sotto del 50% entro il 2030.

 

Incertezza e pressioni sulla redditività

Elevati livelli di incertezza che circondano nuovi progetti e la domanda di veicoli elettrici (EV) in Europa, uniti alla pressione dei produttori di veicoli (OEM) per tagliare i costi e alle preoccupazioni sulla competitività dell’UE, stanno contribuendo al deterioramento del sentiment aziendale nel settore. Come risultato di queste sfide, le proiezioni di redditività dipingono un quadro desolante. Il 38% dei fornitori ora prevede di operare a livelli di redditività marginali o negativi, rispetto a solo il 25% all’inizio dell’anno. Solo il 31% prevede una redditività superiore al 5%, segnando un calo rispetto alle previsioni precedenti. Le prospettive per l’anno fiscale 2025 mostrano scarsi miglioramenti.

Benjamin Krieger, Segretario generale del CLEPA, sottolinea le preoccupazioni del settore: “I risultati del sondaggio dipingono un quadro crudo delle immense sfide che il nostro settore sta affrontando. I fornitori automobilistici europei hanno il potere innovativo per guidare la trasformazione della mobilità, ma le pressioni sui costi stanno invece costringendo a perdite di posti di lavoro e chiusure di fabbriche. Per proteggere l’occupazione, aumentare la competitività e accelerare le transizioni verdi e digitali, abbiamo urgente bisogno di una ricalibrazione dei quadri normativi”.

 

Quali priorità per la ripresa

I fornitori hanno identificato gli investimenti nella generazione di elettricità e nelle infrastrutture di ricarica, nonché la creazione di un ecosistema europeo di batterie e semiconduttori come aree di investimento chiave per rafforzare la forza competitiva dell’Europa. Circa tre quarti dei fornitori hanno identificato queste come le loro tre massime priorità. Un terzo dei fornitori ha evidenziato lo sviluppo di un ecosistema di software open source e l’accesso ai finanziamenti.
Le sfide strategiche principali

La riduzione della domanda è citata dall’80% degli intervistati come il problema più urgente. Il 77% segnala notevoli difficoltà nel trasferire gli aumenti dei costi agli OEM. I fornitori, in quanto intermediari nella catena di fornitura, sono i primi ad assorbire le pressioni sui costi. Mentre alcuni contratti includono clausole di indicizzazione per adeguare i prezzi in base ai costi su base regolare, molti rapporti contrattuali con i produttori di veicoli non includono tali clausole e richiedono negoziazioni per gli adeguamenti dei prezzi.

Inoltre, il 58% dei fornitori cita la crescente instabilità geopolitica come una delle principali preoccupazioni. Il 29% ritiene che i fallimenti dei fornitori di secondo livello più piccoli, nonché l’uscita dei fornitori dal settore automobilistico, abbiano un forte impatto sulle proprie attività, segnando un netto aumento rispetto all’anno scorso, quando solo il 16% lo aveva identificato come una sfida importante.

Preoccupazioni per la competitività globale
La competitività dell’Europa è una preoccupazione crescente, con il 70% dei fornitori che ora la vede come una sfida importante, rispetto al 43% di un anno fa. Inoltre, il 55% dei fornitori è preoccupato per altre regioni, in particolare Nord America e Asia, che superano l’Europa nell’implementazione della tecnologia. Mentre il 38% dei fornitori continua a dare priorità all’Europa per investimenti futuri, l’interesse per Nord America (25%) e Asia (22%) sta aumentando poiché le aziende cercano regioni alternative con prospettive di crescita più forti.

Transizione dei veicoli elettrici
Meno del 50% dei fornitori di automotive prevede una crescita delle vendite di veicoli elettrici a batteria (BEV) nei prossimi 12 mesi. Le prospettive di crescita sono incerte in particolare per i veicoli nella fascia di prezzo media. Il 65% dei fornitori di automotive prevede che i BEV rappresenteranno meno del 50% delle vendite di auto entro il 2030. Un sorprendente 81% dei fornitori attribuisce la colpa ai prezzi come altamente rilevante per spiegare il calo della domanda di BEV.

Le preoccupazioni sui prezzi dell’elettricità hanno mostrato un calo notevole, con il 29% che lo ha identificato come una ragione per la stagnante crescita dei veicoli elettrici, in calo rispetto al 51% dell’anno scorso. L’infrastruttura di ricarica rimane una preoccupazione importante per il 57% degli intervistati, sebbene in calo rispetto al 77% registrato l’anno scorso.

Foto Benjamin Krieger da suo profilo Linkedin

Transizione all’elettrico e sistema automotive europeo: una crisi annunciata

Transizione all'elettrico e sistema automotive europeo: una crisi annunciata
di Francesco Ranieri, presidente AC Bari BAT – (intervento in vista della giornata di studi su “Gli effetti economico-sociali dell’elettrificazione nel settore automotive” del 12 dicembre al Politecnico di Bari)
 
La commissione traffico e circolazione di AC Bari e BAT ha deciso di approfondire ulteriormente il tema dell’impatto socio-economico in merito alla decisione Europea di eliminare dalla produzione tutti i
veicoli con motori endotermici. I timori da anni paventati sulla scelta imposta dal Parlamento Europeo, purtroppo, si stanno manifestando in maniera ancor più repentina e nefasta.
 
Tutte le industrie Europee dell’automotive stanno licenziando migliaia di lavoratori in quanto i mezzi ibridi e ancor di più quelli elettrici non trovano interesse tra i consumatori. Costi elevatissimi, poca praticità d’uso e difficoltà di ricarica, queste sono le ragioni. E’ un grido di dolore che si poteva prevedere, ma nessuno poteva immaginare una crisi del settore così profonda e rapida.
 
Il risultato è che il parco circolante ha rallentato fortemente il suo ricambio con la conseguenza evidente che circolano sempre più veicoli vecchi, pericolosi in quanto privi di ogni sistema di sicurezza
passiva e attiva e molto più inquinanti rispetto ai motori endotermici di nuova generazione.
 
Il passaggio a veicoli con biocarburanti sarebbe stata probabilmente la soluzione meno dolorosa nell’attesa che fossero progettati veicoli elettrici molto più performanti sotto il profilo della loro autonomia e soprattutto dai costi sostenibili e con una rete elettrica adeguata.
 
Dare il tempo e soprattutto finanziare l’industria europea per la ricerca al fine di progettare le auto del “futuro” ritengo sarebbe stata la soluzione migliore. L’Europa, invero, ha previsto sanzioni insostenibili per le industrie che non rispettano la produzione di veicoli elettrici, concedendo incentivi per l’acquisto di veicoli a batteria che non hanno avuto l’effetto auspicato.
 
Termino con una provocazione, il pianeta non è fatto a compartimenti stagni, pertanto, se l’Europa, con sacrifici immensi in termini economici eliminasse i motori endotermici in che misura contribuirà alla riduzione dell’inquinamento atmosferico globale allorquando altri continenti continuassero imperterriti nel consentire la circolare a mezzi vetusti incuranti del rispetto dell’ambiente?
 
Non sarebbe stata una scelta più oculata incentivare la sostituzione di veicoli vecchi con altri di nuova generazione, ma con motori termici per quindi passare gradualmente e senza sanzioni ai nuovi motori ad emissioni zero?
FOTO da ufficio stampa AC Bari BAT