Legge di Bilancio: settore automotive penalizzato

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

Il profilo della Legge di Bilancio sembra assumere un connotato penalizzante per l’intero comparto dell’Automotive, prevedendo tagli lineari per diversi miliardi di euro alle misure di sostegno al rinnovo del parco delle autovetture e dei veicoli commerciali, senza includere nel contempo misure alternative. Di fronte alle difficoltà che il sistema automotive sta affrontando, per rispondere ai target e alle scadenze “sfidanti” – in realtà irrealistiche – poste dall’Unione europea c’era da attendersi una manovra che mettesse in priorità misure di sostegno al settore, anziché tagli draconiani e misure penalizzanti.

Riteniamo giusto che si attenuino le politiche dei “bonus”, che finora poco hanno influito sulla necessità di invertire la tendenza al ribasso del mercato dell’auto. Tuttavia, se viene ridotto drasticamente il fondo per l’Ecobonus e se si tagliano addirittura i fondi per l’Autotrasporto, senza prevedere nel contempo misure di supporto al settore riguardante una revisione complessiva del sistema di tassazione in grado di alleggerire il carico fiscale per le famiglie e le imprese che intendono investire per acquistare un’auto o un veicolo commerciale nuovo, significa semplicemente che si sta rinunciando a perseguire una politica di rilancio del comparto automotive.

I concessionari italiani non possono che ribadire quanto espresso al ministro Adolfo Urso al Tavolo Automotive del 7 agosto: è necessario avviare una profonda revisione della fiscalità sugli autoveicoli, nel solco di quanto previsto dalla Legge Delega approvata lo scorso anno. Ci auguriamo vivamente, pertanto, che il Governo voglia essere, anzitutto, coerente con le sue scelte politiche, dando una risposta adeguata nell’ambito degli sviluppi parlamentari ed interministeriali della Legge di Bilancio.

 

Foto da ufficio stampa Federauto

Mobilità e futuro: no a limiti ideologici alle tecnologie, sì all’energia da fonti nucleari

UNRAE e Federauto a Pichetto: no "Eco-score" nei prossimi incentivi

di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica
(dall’intervista in occasione di #FORUMAutoMotve)

Lo stop al 2035 dei motori endotermici non sta in piedi economicamente. Se l’obiettivo è la decarbonizzazione, è giusto porre vincoli alle emissioni, ma non scadenze che mettano fuori gioco alcune tecnologie (come è accaduto con i motori endotermici). L’elettrico avrà un ruolo strategico e tra 10 anni e potrebbe essere anche maggioritario rispetto all’endotermico, ma non vanno posti limiti ideologici. Bisogna superare i particolarismi nazionali. Oggi c’è una guerra di interessi contro l’Italia, il più grande produttore di biocarburanti: i Paesi che producono energia dal nucleare o possono produrre carburanti sintetici vogliono tagliare fuori i biocarburanti che, invece, possono giocare un ruolo importante nella lotta alle emissioni.

Sul tema automotive, Italia e Germania, visti i rapporti commerciali in essere, devono agire in modo sinergico come un unico produttore, puntando a mantenere il livello di produzione e di occupazione. Dati alla mano i consumi di energia cresceranno rapidamente nei prossimi anni. Le rinnovabili non sono in grado di soddisfare questa esigenza, solo il nucleare può dare risposte efficaci a questo boom di domanda.

Anche l’Italia deve percorrere questa strada. Vanno create le condizioni di consenso su questa soluzione, per arrivare, come previsto nel PNIEC, ad avere produzione di energia da fonti nucleari, attraverso le tecnologie più innovative, a partire dal prossimo decennio. Non serviranno grandi centrali.

Le chiusure di mercato, con i dazi, possono essere solo temporanee. I cinesi rappresentano oggi una potenza anche nel mercato automotive, ben venga che avviino la produzione di auto in Europa e nel nostro Paese, rispettando tutte le norme nazionali. Siamo aperti agli investimenti sul nostro territorio. Dobbiamo procedere rapidamente alla riconversione e riprofessionalizzazione del sistema per assecondare la transizione.

AlixPartners e la stretta sulle emissioni: tegola da 50 miliardi entro il 2030

AlixPartners e la stretta sulle emissioni: tegola da 50 miliardi entro il 2030

Raramente le novità presentate al recente Salone dell’Auto di Parigi hanno avuto un’importanza così strategica. Il successo dei nuovi veicoli elettrici dei produttori europei influisce direttamente su quanto pagheranno a partire dal 2025 in termini di sanzioni legate agli standard CAFE europei. Secondo le stime di AlixPartners, queste costeranno complessivamente 50 miliardi di euro entro il 2030, che saliranno a 75 miliardi di euro nello scenario peggiore.

Alla vigilia dell’entrata in vigore degli standard CAFE (Corporate Average Fuel Economy) in tutta Europa, la crescita del mercato dei veicoli elettrici (EV), una delle principali leve per i costruttori per evitare le sanzioni, sembra essere fuori controllo… Nonostante un’offensiva di prodotto da parte dei produttori, c’è ancora incertezza sulla penetrazione dei veicoli elettrici entro il 2030. Soprattutto, e questo non era previsto negli scenari che hanno portato alla definizione di questi standard nel 2016, i produttori cinesi stanno conquistando una fetta importante del mercato emergente dei veicoli elettrici, riducendo le opportunità per i produttori europei… e la possibilità di migliorare il mix energetico delle nuove flotte di veicoli.

 

Veicoli elettrici: mercato europeo in rallentamento sotto la pressione dei nuovi produttori cinesi

Le previsioni per le vendite di autovetture (tutte le motorizzazioni insieme) in Europa indicano un aumento del 2% per il 2024, seguito da un plateau dell’1% in media all’anno fino al 2030, trainato dall’Europa dell’Est. Nel 2024, le vendite di veicoli leggeri nel Continente sono stimate a 18,4 milioni di unità, che saliranno a 19,4 milioni nel 2030. Entro tale data, la quota di mercato dei veicoli elettrici (compresi gli ibridi plug-in) dovrebbe raggiungere il 46%, rispetto all’attuale 20%.

“Se si vuole che i veicoli elettrici diventino un vero successo popolare, è necessario risolvere una serie di problemi fondamentali, a cominciare dal prezzo. Il biglietto d’ingresso è troppo alto, tanto più che molti Paesi europei hanno ridotto le loro politiche di sovvenzione. Questa è la principale spiegazione del rallentamento della crescita a cui stiamo assistendo in questo momento”, spiega Alexandre Marian, Partner e Direttore Generale dell’ufficio di Parigi di AlixPartners.

Per i produttori europei, questo è un problema ancora più grave perché sono sotto pressione per i nuovi veicoli elettrici dei produttori cinesi. Si prevede che questi ultimi conquisteranno una quota significativa del mercato dei veicoli elettrici nei prossimi anni. Nel 2023, i marchi cinesi rappresentavano il 12% delle vendite di veicoli elettrici in Europa (3,4 milioni di unità in tutto). Entro il 2030, si prevede che rappresenteranno il 25% di un mercato di 8,8 milioni di veicoli.

 

Le sanzioni CAFE limiterebbero gli effetti delle nuove barriere doganali

Una delle principali preoccupazioni è l’entrata in vigore degli standard CAFE (Corporate Average Fuel Economy) nel 2025, che impongono soglie rigorose per le emissioni medie di CO2 per veicolo, pena l’applicazione di sanzioni finanziarie. Concepiti per incoraggiare la transizione verso flotte elettriche, richiedono che le soglie di emissione di CO2 siano ridotte a meno di 94 grammi per chilometro percorso, rispetto a 116 g/km nel 2024. Questa emissione media è calcolata su tutti i nuovi veicoli venduti (veicoli leggeri, veicoli commerciali, veicoli elettrici).

La diffusione più lenta del previsto dei veicoli elettrici in Europa e la crescente concorrenza dei marchi cinesi rendono questi obiettivi molto difficili da raggiungere per i produttori europei. Dato che le sanzioni saranno di 95 euro per grammo in eccesso per chilometro e per veicolo venduto, promettono di raggiungere miliardi di euro.

Secondo lo scenario mediano calcolato da AlixPartners, ammonteranno a 50 miliardi di euro per il periodo 2025-2029. Nello scenario migliore, con un’autentica impennata delle vendite di veicoli elettrici e l’esaurirsi della concorrenza cinese, questa cifra sarebbe di 28 miliardi di euro. Ma nello scenario peggiore, la cifra si avvicinerebbe a 75 miliardi di euro.

Oltre a privare questi produttori di significativi margini finanziari, questi standard limiterebbero l’effetto delle nuove barriere doganali imposte ai veicoli elettrici stranieri, guidati dalla Cina, il cui impatto è stimato in 25 miliardi di euro entro il 2030. Gli standard CAFE rappresentano un’importante sfida finanziaria per le case automobilistiche europee ”, afferma Sophie D’Herbomez, Senior Vice President di AlixPartners. Con una domanda insufficiente di veicoli elettrici e l’ascesa dei produttori cinesi, gli operatori europei si trovano in una corsa contro il tempo per adeguarsi agli standard CAFE.

Sono ipotizzabili effetti perversi. Man mano che i produttori cinesi guadagnano quote di mercato nel settore dei veicoli elettrici, i produttori europei

faticheranno a migliorare il loro mix energetico, esponendoli così ancora di più alle sanzioni degli standard CAFE. mix energetico, esponendoli ancora di più alle sanzioni degli standard CAFE. Per compensare queste sanzioni, potrebbero essere costretti ad aumentare il prezzo dei veicoli a combustione, riducendo i volumi e penalizzando i consumatori.

 

I partenariati come soluzione a queste sfide

Nell’ambito del passaggio ai veicoli elettrici, anche i leader di mercato stanno prendendo in considerazione stanno prendendo in considerazione le partnership per rimanere competitivi. Dal 2016, il numero di collaborazioni nei veicoli elettrici è aumentato significativamente, passando da 41 a 114 entro il 2023. Ma questi non sono gli unici soggetti strategici. Mentre il 62% delle partnership è direttamente legato ai veicoli elettrici, il 27% riguarda il software di bordo. Il successo di queste alleanze dipende dalla capacità delle parti coinvolte di definire obiettivi chiari e condivisi, sia internamente sia con il partner.

Foto – FREEP!K – Parlamento europeo

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Purcaro (DEKRA) a #FORUMAutoMotive: “Nella distribuzione il numero dei player si è ridotto”

Purcaro (DEKRA) a #FORUMAutoMotive: "Nella distribuzione il numero dei player si è ridotto"

A #FORUMAutoMotive si è discusso del futuro dell’auto elettrica, tra imposizioni e speranze di cambiamento.

Toni Purcaro, Chairman DEKRA Italia, Executive Vice President DEKRA Group – Head of Region CEEME: “I bilanci delle Case automobilistiche sono tutt’altro che in crisi a fronte di un mercato della produzione in decisa contrazione. Sul fronte della distribuzione, l’offerta vede oggi un numero di player che si è ridotto. I costi delle vetture elettriche restano un ostacolo alla diffusione di massa”. Nel video potete ascoltare l’intervista integrale

Transizione UE: l’orientamento della Commissione non sembra destinato a subire cambiamenti significativi

Veicoli industriali: quadro negativo, possibili impatti sull'occupazione
di Paolo A. Starace, presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE
 
Dopo un’estate difficile, settembre ha visto una risalita delle immatricolazioni di veicoli inustriali, grazie alla spinta del comparto pesante. Tuttavia, il quadro complessivo del mercato continua a destare
preoccupazione: la contrazione registrata nei mesi estivi ha eroso gran parte della crescita accumulata nel primo semestre e il recente segnale di ripresa appare fragile e temporaneo.
 
Alla luce di queste tendenze, stimiamo che il calo proseguirà nei prossimi mesi e che il mercato si attesterà a fine anno su valori simili a quelli del 2023, con una chiusura prevista tra le 28.500 e le 29.000 unità.
 
Esprimo inoltre perplessità sul Decreto recentemente pubblicato per lo stanziamento di fondi a favore del rinnovo del parco circolante: i 25 milioni di euro destinati agli incentivi avrebbero potuto essere impiegati in modo più efficace. Il provvedimento non sembra rispondere adeguatamente alle reali necessità del settore, con uno schema che dispone di risorse insufficienti. Di fatto, il contributo aggiuntivo sosterrà l’acquisto di meno di 200 veicoli e il meccanismo di prenotazione confermerà, verosimilmente, i limiti legati al sistema del “click day”.
 
Nell’attuale contesto, è importante considerare il calo della produzione industriale e le previsioni macroeconomiche poco favorevoli per il Paese. Auspichiamo che il Governo adotti misure più lungimiranti per il futuro. Sebbene gli spazi di manovra siano limitati, riteniamo fondamentale che il nostro settore non sia lasciato indietro e che sia istituito al più presto un Fondo straordinario dedicato al rinnovo del parco veicolare.
Nonostante le discussioni in corso a Bruxelles, i target di decarbonizzazione per le Case rimangono a oggi invariati e
l’orientamento della Commissione Europea sulla transizione ecologica non sembra destinato a subire cambiamenti significativi. Temiamo, pertanto, che il mancato raggiungimento degli obiettivi possa portare a sanzioni gravose per i costruttori, che si troveranno a sostenere interamente i costi della transizione.

Sale il noleggio a lungo termine: 732.716 contratti nei primi 9 mesi del 2024

Sale il noleggio a lungo termine: 732.716 contratti nei primi 9 mesi del 2024

Il mercato del noleggio a lungo termine di autovetture e fuoristrada continua a crescere in modo significativo, segnando un aumento del 36,6% nei primi nove mesi del 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023. Secondo un’analisi elaborata da UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), i contratti stipulati tra gennaio e settembre 2024 sono stati 732.716, confermando l’importanza di questo segmento nel mercato automobilistico italiano.

La ripartizione tra aziende e privati

Un dato rilevante riguarda la distribuzione dei contratti tra aziende e privati. La maggioranza dei contratti, pari all’86,5% (633.848 unità), è stata stipulata da aziende, con una crescita del 35,2% rispetto all’anno precedente. Tra queste, le aziende non-automotive rappresentano il gruppo più consistente, con 530.494 contratti, coprendo il 72,4% del totale.

D’altra parte, i privati contribuiscono al 13,5% del mercato, con 98.868 contratti siglati, ma la crescita di questo segmento è particolarmente notevole: un aumento del 45,9% rispetto allo stesso periodo del 2023. Questo trend indica un interesse crescente da parte dei consumatori privati nel noleggio a lungo termine, attratti probabilmente dalla flessibilità e dai vantaggi economici di questa soluzione.

Aumenta anche il noleggio a breve termine

Anche il noleggio a breve termine ha registrato una crescita significativa, con 58.884 contratti stipulati, che rappresentano l’8,0% del totale, segnando un incremento del 65,3% rispetto al 2023. La crescita di questo segmento è trainata principalmente da Dealer e Costruttori, che restano stabili al 4,3% con 31.692 contratti.

Al contrario, il canale delle aziende specializzate nel noleggio a lungo termine ha subito una contrazione del 21,0%, con una quota di mercato ridotta all’1,8%, rispetto al 3,0% del 2023.

Preferenze per alimentazioni e segmenti

Le preferenze di alimentazione variano tra i diversi utilizzatori del noleggio a lungo termine. Le aziende non-automotive continuano a preferire veicoli diesel, che coprono il 45,3% delle scelte, mentre il noleggio a breve termine predilige vetture a benzina con una quota del 44,6%.

Per quanto riguarda le alimentazioni ibride, il noleggio a lungo termine si distingue con il 35,6%, mentre i privati e Dealer e Costruttori seguono al 29,4%. Sul fronte delle auto elettriche (BEV), Dealer e Costruttori detengono il primato con il 15,5%, mentre i privati si attestano al 5%. Per le auto plug-in hybrid (PHEV), i privati guidano con il 9,0%, seguiti dalle aziende non-automotive con il 7,8%.

 

Foto di Vlad Kutepov per Unsplash