Fiat, la festa per i 125 anni con l’anteprima di Grande Panda e 500 Giorgio Armani

Fiat, la festa per i 125 anni con l’anteprima di Grande Panda e 500 Giorgio Armani

Le celebrazioni al Lingotto per il compleanno del brand torinese

 Di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 

 Nei giorni scorsi Fiat ha festeggiato i suoi 125 anni, con una celebrazione in grande stile svoltasi al Lingotto di Torino. La Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino, nasceva l’11 luglio 1899 dando il via ad una lunga storia di successo che si è storicamente intrecciata a doppio filo alla storia dell’industria italiana, dagli anni del boom economico fino ai giorni nostri in cui Fiat è parte del Gruppo Stellantis.

 

Un futuro e un orgoglio italiano da preservare

 Ai festeggiamenti per i 125 anni di Fiat hanno preso parte i vertici di Stellantis, ovvero il presidente John Elkann e il CEO Carlos Tavares, oltre al CEO dei marchi Fiat e Abarth Olivier François, con quest’ultimo che ha confermato l’arrivo di una nuova elettrica con prezzo di partenza sotto i 25.000 €. Presente anche il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che nell’occasione ha ricordato il glorioso passato di Fiat e l’impegno collaborativo necessario per preservarne il futuro: “Torino era Fiat. Noi non ci rassegniamo al fatto che divenga un museo industriale L’Italia era con la Fiat. Ora dobbiamo ritrovare questa coesione e responsabilità sociale per continuare questa storia”. Il ministro ha inoltre auspicato che “l’auto ritorni ad essere l’orgoglio dell’Italia”.

 

La Grande Panda e la 500e Giorgio Armani

 La festa per i 125 anni del marchio torinese è stata l’occasione per inaugurare Casa Fiat, che ora in tutto e per tutto diventa un museo dedicato al brand. C’è stato poi spazio per il debutto in anteprima di due importanti novità di prodotto che riguardano Fiat: la Grande Panda e la nuova 500 firmata da Giorgio Armani.

 

La Fiat Grande Panda, recentemente svelata, è il nuovo modello globale col quale il marchio si appresta a scrivere un nuovo capitolo della storia della sua popolare utilitaria, nonché da anni l’auto più venduta nel nostro Paese.

Insieme alla Grande Panda, la cui versione definitiva verrà presentata verso fine anno, le celebrazioni per i 125 anni sono stati l’occasione per mostrare in anteprima un’altra novità esclusiva: la Fiat 500e Giorgio Armani. Si tratta di una versione speciale della 500 elettrica “vestita” dal noto stilista, una limited edition che rende la city car di Fiat, anche in versione cabrio, più modaiola con una serie di personalizzazioni come il logo GA sui cerchi, le colorazioni esclusive per la carrozzeria e i dettagli specifici per rivestimenti e finiture degli interni. La Fiat 500e Giorgio Armani, di cui non si conosce ancora il numero di esemplari che verranno realizzati, sarà ordinabile da gennaio 2025.

Foto da redazione di Motorionline

Libertà di movimento, Lancellotti: “La guida autonoma è in ritardo”

Libertà di movimento, Lancellotti: "La guida autonoma è in ritardo"

Tra gli ospiti dell’evento The Urban Mobility Council, organizzato dal gruppo Unipol che si è tenuto lo scorso 8 Luglio presso la Triennale di Milano, presente anche Guido Lancellotti, ingegnere di Bosch Italia: “Quello che vediamo sul tema della guida autonoma è un ritardo dell’avvento del livello 3 di un paio di anni almeno. Questo principalmente per la complessità dei contenuti tecnologici nella definizione dei corner case, come vengono chiamati in gergo“. Guarda e ascolta l’intervista completa realizzata da Paolo Artemi.

Libertà di movimento, del Viscovo: “L’elettrico? Il consumatore è contento di quello che ha”

Libertà di movimento, del Viscovo: "L’elettrico? Il consumatore è contento di quello che ha"

Tra gli ospiti dell’evento The Urban Mobility Council, organizzato dal gruppo Unipol che si è tenuto lo scorso 8 Luglio presso la Triennale di Milano, presente anche Pier Luigi del Viscovo, direttore e fondatore del Centro studi Fleet & Mobility: “I consumatori stanno semplicemente agendo, non reagendo, stanno agendo secondo quello che hanno sempre fatto, scegliendo il prodotto che più soddisfa le loro esigenze di mobilità. Il consumatore sta andando per la sua strada; non c’è un consumatore che rifiuta l’elettrico, che si allontana dall’elettrico, ma semplicemente c’è un consumatore che manco lo ha preso in considerazione, che non gli interessa perché è contento di quello che ha. Così come tutti noi quando siamo contenti dei prodotti, dei servizi, degli amici, delle persone che abbiamo, non ne cerchiamo di diversi». Guarda e ascolta l’intervista completa realizzata da Paolo Artemi.

ANFIA-AlixPartners: filiera automotive fra transizione green e competitività

ANFIA-AlixPartners: filiera automotive fra transizione green e competitività

ANFIA e AlixPartners hanno presentato uno studio che si concentra su due obiettivi principali. Il primo è analizzare ed identificare in  maniera puntuale i gap di competitività tra il sistema produttivo automotive italiano e quello di altri Paesi europei  come Francia, Germania, Spagna e Paesi dell’Est – in particolare sulle maggiori voci di costo per le imprese, ovvero  energia, lavoro e logistica – per poi elaborare una serie di proposte di politica industriale che il Governo dovrà  mettere in campo nel breve e nel medio e lungo periodo per cercare di colmare queste differenze, in modo che si  creino le condizioni per arrivare a produrre in Italia, nel 2028-2030, almeno 1 milione di autoveicoli, coinvolgendo in misura crescente il sistema della componentistica italiana e mantenendo e sviluppando le competenze in ricerca  e sviluppo sul territorio. 

Il secondo obiettivo è analizzare l’impatto sul fatturato e sulla forza lavoro della filiera della componentistica  italiana della transizione ecologica e, nello specifico, degli obblighi regolamentari imposti dall’UE e orientati  all’elettrificazione del settore dell’auto. 

Lo studio ha evidenziato una crescita clamorosa del peso dei produttori cinesi a  discapito dei produttori occidentali. Questa tendenza si associa ai radicali cambiamenti tecnologici in atto,  imposti anche dalle normative europee, che hanno permesso alla Cina di contendere la leadership tecnologica  nella produzione di veicoli elettrici. Questo è avvenuto anche grazie alle intelligenti politiche di sostegno alla  domanda di auto elettriche fatte dal Governo cinese che hanno favorito una continua innovazione tecnologica  innalzando il livello di performance dei veicoli e riducendone al contempo i costi di produzione.

Ciò, associato  alla disponibilità di materie prime, di enormi economie di scala e di competenze professionali, ha permesso un  “sorpasso” rispetto ai leader tradizionali occidentali. Lo studio avanza anche alcune considerazioni e proposte  nella prospettiva di una valorizzazione delle filiere italiane di fornitura all’interno delle catene globali del valore:  collaborazioni con i nuovi players indicando nella creatività italiana la chiave per passare dal “Made in Italy” a  “Invented and Made in Italy” a difesa della profittabilità delle imprese e anche dei salari; la necessaria crescita dimensionale delle imprese; l’adozione dei principi di neutralità tecnologica e di revisione di alcuni aspetti  sostanziali delle politiche europee relative alla transizione green.

“Abbiamo bisogno di politiche industriali che puntino soprattutto sull’offerta e sull’innovazione di prodotto più che  sugli incentivi sulla domanda che devono rimanere soluzioni marginali – dichiara Federico Visentin, presidente  Federmeccanica e presidente & CEO Mevis -. Ci auguriamo che la nuova Commissione Europea rifletta sulla  necessità di introdurre il principio della neutralità tecnologica per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle  emissioni: l’elettrico deve essere una delle opzioni e non l’unica soluzione. Dobbiamo puntare alla crescita delle  imprese per avere più grandi produttori e nel frattempo attrarre big player stranieri, anche cinesi, vincolandoli a investire sulla filiera italiana. In quest’ottica, la politica di dazi è pericolosa in quanto innesca reazioni a catena non  controllabili e non possiamo permetterci l’autarchia essendo la nostra una manifattura esportatrice ed un’industria  di trasformazione per cui anche l’import è fondamentale”. 

“Il dibattito consente di fare il cosiddetto “punto bussola” nel tragitto verso la neutralità carbonica che il  settore automotive, anche quello italiano, ha intrapreso con convinzione – commenta Roberto Vavassori,  presidente di ANFIA e Chief Public Affairs Officer & Board Member di Brembo -. A partire dai due studi presentati,  sia pure per sommi capi, visto il tempo a disposizione, si comprende come vi siano scenari complessi di fronte alle  nostre aziende, che vanno affrontati in assenza di mappe dettagliate, ma in territori in gran parte inesplorati; mi riferisco al tema enorme della necessità di disporre di energia pulita nella quantità e tempistica richiesta dal sistema  e a costi competitivi con il resto dei concorrenti, alla necessità imperativa di snellire molti processi burocratici  autorizzativi a tutti i livelli, inclusi quelli regionali, alla opportunità di ripensare modelli organizzativi del lavoro che  sappiano coniugare l’attrattività di talenti per il nostro settore con schemi retributivi incentivanti e che garantiscano  la necessaria competitività e flessibilità per le nostre produzioni, al supporto legislativo nazionale ed europeo per  garantire condizioni eque e paritetiche di competizione internazionale”.

“E, per i nostri imprenditori, la necessità di  abbracciare con lo sguardo creativo e propositivo il mondo intero della produzione di veicoli, che per una parte  molto rilevante ha spostato il baricentro al di fuori dei confini consueti; oggi l’Europa deve andarci stretta, e la  necessità di competere con attori industriali non più emergenti, ma affermati, rappresenta il nocciolo della sfida che  le aziende del nostro settore devono affrontare e vincere”. 

“Lo studio – aggiunge Corrado La Forgia, vicepresidente Federmeccanica e General Manager VHIT-WEIFU – si propone di dare un contributo di consapevolezza alla discussione in corso sulla transizione green in corso  attraverso l’analisi strutturata e comparata delle strategie di sviluppo industriale in Europa e in Cina. Gli elementi  emersi conducono alla necessità di una revisione pragmatica dei targets europei fissati e della via indicata per  raggiungerli. Essenziale l’apertura alla neutralità tecnologica e la capacità di relazione con i leader tecnologici  emergenti, con obiettivo strategico, in particolare per il nostro paese, di attrarre investimenti e insediamenti  produttivi e di R&D importanti”. 

“Lo studio che abbiamo realizzato insieme ad AlixPartners – afferma Marco Stella, presidente del Gruppo  Componenti ANFIA – raccoglie i contributi dei partecipanti ai lavori del Tavolo Sviluppo Automotive gestito dal  ministero delle imprese e del Made in Italy e ora in fase conclusiva, ovvero ANFIA, Stellantis, i rappresentanti delle  regioni in cui si trovano gli stabilimenti del Gruppo e le parti sociali. Il lavoro traccia i possibili impatti della  transizione energetica sulla filiera a livello regionale, analizza i gap di competitività delle imprese italiane rispetto  ai principali competitor e, infine, identifica quattro aree di intervento – produzione locale, competitività produttiva  (OEM e fornitori), attrazione di investimenti e tecnologia, riconversione e sviluppo occupazionale – e una ventina di  misure di sostegno proposte per guidare e supportare l’evoluzione della filiera produttiva, che puntano  principalmente ad incoraggiare l’incremento dei volumi della produzione locale di autoveicoli e a potenziare la  competitività della nostra componentistica rispetto ai competitor. In questo momento così sfidante, tra gli elementi  di difficoltà da evidenziare ci sono anche le scelte di gestione e di relazione con la filiera di alcuni Costruttori, come  Stellantis, che prevedono di dare sempre maggior spazio alle low cost countries, mettendo sul tavolo un confronto  impari delle condizioni di fornitura rispetto alla supply chain europea e italiana”. 

Foto ufficio stampa ANFIA