1000 Miglia: Colombo (Amici della Paraplegia) e la sua Fiat 600L del ’55

1000 Miglia: Colombo (Amici della Paraplegia) e la sua Fiat 600L del '55

Angelo Colombo, presidente dell’Associazione Amici della Paraplegia, che da decenni si adopera per il sostegno alla ricerca legata a questo filone, nonché tra gli ospiti di “Cuore & Motori” a #FORUMAutoMotive nello scorso marzo, è stato tra i protagonista della “1000 miglia” in occasione della tappa di Novara dell’11 giugno.

Con la sua Fiat 600L del 1955, Colombo, circondato dagli Amici della paraplegia e dai vertici di ACI Novara, ha accolto la carovana delle vetture partite poche ore prima da Brescia.

“Tutto elettrico” nel 2035: decisione sciagurata quella di Bruxelles

"Tutto elettrico" nel 2035: decisione sciagurata quella di Bruxelles

di Vincenzo Longobardi, presidente di Confindustria Molise

Sono anni che il settore dell’ automotive europeo e tutta la catena di fornitura soffrono per l’incapacità di soddisfare la domanda dei mercati. Lo scenario è diventato ancor più critico con la sciagurata decisione della Commissione europea di imporre un forzato passaggio all’elettrico, con buona pace di un’intera filiera ed un milione di lavoratori, ma soprattutto con la completa noncuranza degli interessi dell’unico vero interlocutore: il consumatore. A qualunque imprenditore attento, ben consapevole della capacità competitiva dei produttori asiatici nel settore – non solo sui costi, ma anche in tecnologia – era molto chiaro che sarebbe stato un suicidio. Ma tant’è, ed ora bisogna correre ai ripari.

 

Una volta compreso che l’auto elettrica avrà un futuro quando saremo in grado di avere abbondante energia elettrica a basso costo o meglio, il cui costo sarà quasi solo fiscale, quando saremo in grado di effettuare ricariche in breve tempo con batterie a lunga durata e soprattutto quando il prezzo di vendita sarà sostenibile con i costi dell’industria europea, quando il “vero” impatto ambientale, dato non solo dalle emissioni dirette sarà chiaro e trasparente, quando si terrà anche conto della neutralità tecnologica e sociale, allora forse conquisteranno il mercato, senza bisogno di incentivi e obblighi dall’alto. Prima di allora, dubito che le quote di mercato superino cifre da minima sostenibilità.

Foto ufficio stampa Confindustria Molise

Nuovi marchi: sono 22 quelli interessati all’Italia e a buon prezzo

Nuovi marchi: sono 22 quelli interessati all'Italia e a buon prezzo

Il New Brand Observatory – la mappatura e lo studio dettagliato dei nuovi marchi che si apprestano ad entrare in Italia o in Europa che abbiano in gamma almeno una vettura a propulsione elettrica o plug-in (BEV o PHEV), presentato in occasione di Automotive Dealer Day – House of Mobility – racconta come l’Italia, tra gli oltre 60 marchi considerati, sia appetibile per almeno 22 brand auto.

 

Tra questi, 9 sono presenti dal 2020, gli altri 13 interessati al mercato nazionale in gran parte entro il 2024. Oltrepassando i confini nazionali, lo scenario evidenzia altri 8 marchi, tra i già presenti ed entranti in altre nazioni europee, per un numero complessivo di almeno 30 elettrificati in Europa. Tutte queste realtà, nella loro totalità, hanno provenienza principalmente dalla Cina, ma anche dalla Turchia e dal Vietnam.

 

Per i brand già presenti nel nostro Paese, la tendenza è quella presidiare il segmento SUV con prodotti che hanno un prezzo che oscilla tra i circa 17.000 euro e oltre i 90.000 euro. Il prezzo risulta sia un punto di forza sia un punto di debolezza nella percezione del consumatore finale. Se si apprezza la competitività, dall’altra si ha il timore che il prodotto possa avere una qualità più bassa rispetto ai marchi conosciuti.

 

La clientela più giovane guarda in maniera positiva ad un mercato con più offerta: il 76% del campione intervistato (fonte Automotive Customer Study di Quintegia), appartenente alla Gen Z, sarebbe disposto a valutare l’acquisto di veicoli di nuovi brand. Dal punto di vista della distribuzione, 1 concessionario su 3 è concretamente interessato ad aggiungere un nuovo marchio emergente in portafoglio brand.

 

La tutela della concorrenza sul mercato europeo è l’argomento principale del dibattito a livello politico e strategico. Potrebbero essere introdotti dazi doganali allo scopo di contrastare l’importazione di vetture a basso costo. La Cina ha prorogato al 2027 la sua politica fiscale tesa a facilitare l’acquisto di veicoli a energia alternativa, con misure di esenzione di imposta sull’acquisto. L’analisi per marchio è stata sviluppata attraverso un framework che guarda a proprietà, gamma a nuova propulsione, prezzi e segmenti, tecnologia e innovazione, mobilità, sostenibilità, prenotazione e acquisto online, tutto in considerazione dell’approccio distributivo e della timeline di ingresso prevista.

Scooter sharing: focus sullo scenario italiano

Scooter sharing: focus sullo scenario italiano

Il mercato della sharing mobility e nello specifico, quello dello scooter sharing, è destinato a crescere: si stima infatti che entro il 2027 arriverà a valere, a livello mondiale, circa 73 milioni raggiungendo quasi 500mila utenti. In Europa, dove la Spagna rappresenta il primo Paese e il secondo nel mondo per diffusione di questo tipo di servizio, le flotte messe a disposizione dagli operatori sono composte al 100% da veicoli a propulsione elettrica. Lo scooter sharing avrà infatti un ruolo sempre più decisivo e importante nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione 2030. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility (2022) anche in Italia lo scooter sharing ha avuto una crescita vertiginosa del numero dei noleggi: +42% rispetto all’anno precedente, passando a 4,4 milioni. A crescere sono stati anche i chilometri percorsi dagli utenti che sono aumentati del +39%, ovvero 20 milioni di km.

Il target che utilizza questo tipo di servizio è di fascia giovane (20-30 anni) e prevalentemente di sesso maschile, con un elevato livello di istruzione, ma la sua caratteristica principale è che ha molto a cuore il destino del pianeta per cui sceglie di non inquinare quando si sposta in città e lo fa spesso con uno scooter elettrico in condivisione, flessibile nel traffico cittadino e facile da parcheggiare. Questo è quello che ha potuto rilevare Pikyrent, una startup a forte vocazione innovativa, che dal novembre 2022 ha offerto alla città di Bari il proprio servizio free floating di micro-sharing composto da una flotta full electric di 50 quadricicli leggeri a cui, nel febbraio 2023, si sono aggiunti 100 scooter.

Dal lancio del servizio di scooter sharing Pikyrent ha visto crescere gradualmente il numero dei noleggi, rilevando una durata media, in termini di minuti e km percorsi, perfettamente in linea con i dati dell’Osservatorio, ovvero 15-20 minuti, per una percorrenza di 4-5 km. “A distanza di poco più di un anno dal lancio del nostro servizio di scooter sharing siamo orgogliosi dei risultati ottenuti e siamo pronti a esportare il nostro modello di business per far sì che la mobilità green condivisa non sia appannaggio solo delle grandi metropoli. Pikyrent è infatti oltre che operatore di sharing mobility anche fornitore in SaaS della piattaforma white label B2-Ride sviluppata in house per consentire la gestione completa della mobilità condivisa”, ha dichiarato Antonella Comes, CEO di Pikyrent.

Convenienza del servizio “pay per use”, accessibilità e facile reperibilità dei mezzi sono gli elementi che fanno propendere gli utenti per l’utilizzo dello scooter condiviso, insieme all’ accesso libero nei centri storici delle città e, in generale, nelle a zone a traffico limitato. Le occasioni d’uso sono in primis quella del piacere, seguono il lavoro e il pendolarismo di qualsiasi tipo, le visite a parenti e amici e in ultimo shopping e attività personali. La fascia oraria dove si registra il maggiore picco è infatti quella dopo le 18.00 quando lo scooter rappresenta la soluzione ideale per tornare a casa dopo lavoro o l’alternativa al mezzo di proprietà, ai taxi o al TPL, la sera, dopo un’uscita di piacere.

Altro dato interessante è che più dell’84% degli utenti si aspetta di poter raggiungere il proprio scooter da noleggiare in meno di 500 metri e il 50%, addirittura, in meno di 200 metri. La capillarità del servizio è dunque un fattore chiave per il successo della sharing mobility. Ma quali sono le altre sfide che gli operatori di scooter sharing (e non solo) dovrebbero auspicare per veder crescere ulteriormente i propri servizi, contribuire concretamente alla riduzione della CO2 e avvicinarsi sempre più alle esigenze degli utenti? Pikyrent ne ha individuate quattro.

Innovazione. Il settore ha fortemente bisogno di attrarre investimenti in sviluppo tecnologico. I veicoli per lo sharing devono, per esempio, avere le caratteristiche native per svolgere questo servizio, quindi: robustezza, sensoristica, box IOT a bordo sempre più sofisticate, sistemi di allarmistica integrata, sistemi GPS evoluti per localizzazioni precise e puntali, reti di trasmissione 5G sempre raggiungibili (in ogni luogo e in qualsiasi condizione). Ma sono necessari anche investimenti lato software, l’IA può aiutare a sviluppare algoritmi che siano in grado di: determinare la manutenzione predittiva dei veicoli; creare sistemi di rebalancing efficaci che tengano conto di eventi straordinari o semplicemente del meteo; gestire le batterie e la loro vita grazie a sistemi in grado di tarare in modo efficace quando ricaricarle, ottimizzando tempi e metodi per allungarne la vita.

Intermobilità affidata al MaaS. Molte aziende stanno scegliendo di integrare i propri servizi di scooter sharing con piattaforme di Maas Operator pubblici o privati per favorire l’intermobilità a 360 gradi. Muoversi in modo facile, veloce e anche economico è l’obiettivo che ormai sempre più l’utente chiede a tutti gli operatori del trasporto, senza distinzione. Il Maas questo può potenzialmente farlo.

È però importante che TPL, Taxi, NCC e Operatori di mobilità condivisa mettano al centro del loro servizio il cittadino di ogni città – non solo, dunque, le grandi metropoli – e le sue esigenze per dare l’opportunità di spostarsi liberamente e attraverso la modalità che preferisce, anche in modo intermodale. È così che si disincentiva l’utilizzo dell’auto di proprietà: creando e rendendo disponibili più alternative. L’obiettivo deve essere infatti comune: assicurare un’ampia e libera offerta di mobilità capace di fornire risposte alternative al problema del traffico e dell’inquinamento dei centri urbani.

Regolamentazione unificata a livello nazionale e politiche di incentivazione sull’uso della mobilità condivisa. Le normative locali possono variare notevolmente da una città all’altra, spesso vengono emessi bandi dalle amministrazioni comunali che non riescono ad essere accolti dagli operatori perché i requisiti richiesti per partecipare sono tanti e spesso difficilissimi da soddisfare. Il servizio offerto dalla mobilità condivisa è in continuo divenire e pone ogni giorno agli operatori grandi sfide a cui è necessario far fronte – vandalismo, incuria degli utenti, etc. – ma il punto nevralgico su cui si basa deve essere riconosciuto da tutti: è un servizio di utilità pubblica gestito da privati, dove le logiche dell’inclusione sociale delle aree periferiche, della salvaguardia del decoro pubblico, delle tariffe calmierate devono comunque fare i conti con la sostenibilità economica delle realtà che offrono servizi innovativi per la mobilità. Varare provvedimenti di incentivo all’utilizzo della mobilità condivisa verso i cittadini dovrebbero essere perciò la prima priorità che dovrebbe guidare le amministrazioni locali e nazionali.

Modelli assicurativi ad hoc. Il settore assicurativo ha tutte le potenzialità per cogliere le opportunità che il mercato della mobilità condivisa offre, ma è auspicabile un rinnovamento delle logiche che sottostanno agli attuali modelli assicurativi. Penalizzare un veicolo che è registrato come “veicolo senza conducente”, va in contrasto alla rapida evoluzione che sta avendo il mondo della mobilità. Non è perciò più possibile rimanere ancorati a modelli ormai obsoleti, dove il cliente tipo delle compagnie assicuratrici era in primis il proprietario del veicolo privato. Un altro passo avanti verso il futuro che evolve è la proposizione di polizze integrative di tipo smart – come quelle che, per esempio, offre Datafolio, startup francese di successo – sottoscrivibili da parte dell’utente con un click, nella formula del “pay per use” e integrabili in modo veloce tramite API sulle piattaforme degli erogatori dei servizi di mobilità.

“Siamo consapevoli delle tante difficoltà del settore in cui operiamo, ma crediamo che la più grande sia nel cambio di mindset necessario da parte di tutti gli attori coinvolti e che invece ancora stenta a imporsi. Soddisfare i bisogni di spostamento dei cittadini, che cambiano continuamente a seconda delle necessità e dei molteplici parametri coinvolti – orari, ultimo o primo miglio, meteo, occasione d’uso, percorso, urgenza, etc – sarebbe il primo vero obiettivo da porsi. Invece l’utilizzo del, monopattino, della bici, dello scooter o dell’auto in condivisione deve ancora fare i conti con il retaggio del possesso del veicolo di proprietà, ma siamo fiduciosi perché crediamo che la causa ambientale sia una sfida importante oltre che necessaria, e vada portata avanti grazie al contributo di tutti: imprese, cittadini e amministrazioni pubbliche”, conclude Comes.

Foto ufficio stampa Pikyrent