Stretta UE sulla CO2: FAI per la neutralità tecnologica

Stretta UE sulla CO2: FAI per la neutralità tecnologica

di Paolo Uggé, presidente della Federazione degli Autotrasportatori Italiani (FAI)

La decisione della UE, che continua a voler sostenere una politica ambientale strumentale e ideologica, deve impegnare tutti coloro che sono convinti di quanto simili decisioni siano il frutto solo di scelte che puntano a penalizzare le attività legate alla mobilità, in particolare quelle dell’autotrasporto.

Dobbiamo impegnarci a sostenere quelle forze politiche responsabili che promuovono principi come la neutralità tecnologica, oltre alla necessità che i temi legati alle emissioni inquinanti, e le conseguenti decisioni, siano affrontati in una logica mondiale.

Da qui ai giorni delle elezioni europee occorre l’impegno di tutti per non doversi pentire amaramente dopo. In gioco non c’è la salute del pianeta, come asseriscono gli ideologi che alimentano le paure con le loro teorie false: in gioco c’è il futuro delle nostre imprese.

Foto ufficio stampa FAI

Batterie per auto “Made in EU”: fino al 60% meno inquinanti delle cinesi

Batterie per auto "Made in EU": fino al 60% meno inquinanti delle cinesi

Insediare in Europa le supply chain della mobilità elettrica e della produzione di batterie, grazie alla quota sempre crescente di elettricità rinnovabile impiegata nei processi produttivi, permetterebbe di ridurre l’impronta di carbonio di una batteria del 62% rispetto ad una catena del valore interamente controllata dalla Cina; tale riduzione si attesterebbe al 37%, tenendo conto dell’attuale mix energetico medio in UE. Questo quanto emerge da una nuova analisi di Transport & Environment (T&E) – organizzazione ambientalista indipendente europea. L’onshoring della produzione di celle delle batterie e dei componenti necessari per soddisfare la domanda europea di sistemi di accumulo potrebbe far risparmiare circa 133 Mt di CO2 tra il 2024 e il 2030, l’equivalente delle emissioni annuali totali della Repubblica Ceca.

In Europa a rischio più della metà dei progetti annunciati. Il report – che ha analizzato il livello di avanzamento dei progetti annunciati – evidenzia che meno della metà (47%) dell’intera produzione di batterie agli ioni di litio, pianificata in UE da qui al 2030, è sicura di vedere la luce. Le misure messe rapidamente in campo per rispondere all’IRA (Inflation Reduction Act) statunitense hanno giovato all’industria europea, che ha consolidato parte della sua nascente industria greentech: lo scorso anno i progetti sicuri si attestavano ad appena un terzo del totale. Stante questo miglioramento, sono ancora più della metà (53%) i progetti europei che presentano un rischio medio-alto di essere ritardati, ridimensionati o cancellati del tutto.

 

Appello al Governo: “Le batterie sono il nuovo oro

“Il Governo dovrebbe capire che le batterie e i metalli che le compongono sono il nuovo oro. Forti requisiti di sostenibilità, come le imminenti norme sull’impronta di carbonio delle batterie, possono sostenere e premiare una produzione locale più pulita e sottrarci alla dipendenza dalla Cina”, ha dichiarato Carlo Tritto, Policy Officer per T&E Italia, che continua: “E’ importante che l’Italia giochi un ruolo propulsivo in Europa, per predisporre un quadro che da qui ai prossimi anni garantisca reale sostegno alla transizione, ad esempio negoziando migliori strumenti di finanziamento per le gigafactory. È il momento di fare scelte chiare, sapendo che la mobilità fondata sul motore endotermico ha i giorni contati”.

 

Francia, Germania e Ungheria i Paesi con maggiori progressi

Francia, Germania e Ungheria sono i Paesi che hanno conseguito i maggiori progressi in questo anno, dando concretezza a progetti che nella precedente analisi di T&E apparivano a rischio. In Francia, ACC ha avviato la produzione a Pas-de-Calais, mentre gli impianti di Verkor a Dunkirk e Northvolt a Schleswig-Holstein, in Germania, stanno procedendo anche grazie ai sussidi governativi.

 

In Italia la capacità produttiva pianificata scende a 48 GWh 

In Italia, dopo il fallimento del progetto ItalVolt (con una capacità di 45 GWh, già lo scorso anno segnalato come un progetto ad alto rischio) la capacità produttiva nazionale – attuale e in via di sviluppo – seppur sicura al 100%, è scesa a 48 GWh; è affidata agli impianti di Teverola (FAAM, già operativa) e Termoli (ACC, in via di realizzazione). Finlandia, Regno Unito, Norvegia e Spagna sono i paesi con la maggiore quota di impianti pianificati a rischio medio-alto, specialmente a causa degli interrogativi sui progetti rispettivamente di Finnish Minerals Group, della West Midlands Gigafactory, di Freyr e di Envision AESC.

 

T&E ai legislatori

“Si intensifichino gli sforzi sulle auto elettriche”. T&E ha invitato i legislatori a garantire sicurezza per gli investimenti previsti, raddoppiando gli sforzi a favore della mobilità elettrica, applicando requisiti di sostenibilità per le batterie volti a premiare la produzione locale, nonché rafforzando i finanziamenti a livello europeo.

 

Europa ha potenziale, ma mancano gli impianti

Riuscire a sviluppare in Europa la catena di valore della mobilità elettrica, in special modo per le attività di midstream, sarà impegnativo specialmente in chiave di competizione con la Cina. L’Europa – rileva il rapporto di T&E – ha il potenziale per rendersi autosufficiente nella produzione di celle dal 2026 e potrebbe produrre più della metà (56%) della sua domanda di catodi – i componenti più preziosi della batteria – entro il 2030, ma sono solo due gli impianti che, ad oggi, li producono.

T&E: “Serve sostegno dell’UE e degli Stati Membri per incrementare la produzione”. Entro la fine di questo decennio, il Vecchio Continente potrebbe anche soddisfare tutto il suo fabbisogno di litio raffinato e assicurarsi tra l’8% e il 27% dei minerali per batterie grazie al riciclo. Ma per T&E gli impianti di raffinazione del litio e quelli di riciclo hanno bisogno del sostegno finanziario tanto dell’UE quanto degli Stati membri, così da poter incrementare rapidamente la produzione.

T&E: “Dare agli investitori garanzia che i loro prodotti abbiano mercato”. “La corsa al primato per le batterie tra Cina, UE e Stati Uniti si sta intensificando. Nell’ultimo anno l’Europa è riuscita a salvare alcuni investimenti che rischiavano di essere attirati dai sussidi statunitensi, ma oggi quasi la metà della produzione prevista per l’UE è ancora in bilico. Per garantire che queste gigafactory vedano la luce qui e non altrove, l’UE deve fugare ogni incertezza sull’abbandono dei motori endotermici e fissare un obiettivo di elettrificazione del 100% delle flotte aziendali che possa assicurare un mercato alle batterie Made in UE”, commenta Tritto, che conclude: “Le stesse considerazioni valgono per il nostro Paese, in cui il mercato dell’auto elettrica, a causa di nuovi incentivi annunciati da mesi e ancora non pervenuti, è in contrazione persino rispetto ai modesti volumi del 2023. Eppure l’Italia, con il più alto tasso di motorizzazione in Europa e uno dei parchi circolanti più vecchi, inquinanti e insicuri, necessita più di ogni altro stato membro un netto cambio di marcia. Anche per sostenere la produzione e tutelare l’occupazione”.

Foto di Tommy Krombacher su Unsplash

Fiat 600 Hybrid: la segmento B elettrificata arriva in concessionaria

Fiat 600 Hybrid: la segmento B elettrificata arriva in concessionaria

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 

La nuova Fiat 600 Hybrid è pronta a invadere le strade del nostro Paese dopo essersi presentata al pubblico italiano qualche giorno fa nel “porte aperte” di lancio che segna l’arrivo in concessionaria del modello con motorizzazione mild-hybrid capace combinare prestazioni brillanti e consumi ridotti. La Fiat 600 Hybrid, che va ad affiancare la sorella elettrica, amplia dunque la possibilità di scelta relativa alla nuova segmento B del marchio italiano. Con una lunghezza di 4,17 metri, la 600 Hybrid mette insieme dimensioni compatte e un buona abitabilità potendo ospitare al suo interno fino a cinque persone ed offrendo un bagagliaio da 385 litri di capacità di carico.

 

La tecnologia mild-hybrid

La grande novità della Fiat 600 Hybrid è nascosta sotto il cofano dove troviamo un powertrain composto dal motore termico tre cilindri turbo da 1.2 litri che sviluppa 100 cv di potenza e da un motore elettrico da 21 kW, quest’ultimo supportato da un batteria agli ioni di litio da 48 Volt e dalla capacità di 115 kW. Ad affiancare la tecnologia mild-hybrid c’è il nuovo cambio automatico a doppia frizione e-Dct a 6 rapporti che, assicura Fiat, garantisce maggiore fluidità di guida. Il powertrain ibrido consente alla 600 di viaggiare in elettrico a velocità inferiori di 30 km/h, oltre che nelle fasi di avviamento e di accelerazione. La batteria viene ricaricata grazie alla frenata rigenerativa, che si aziona dal momento in cui viene rilasciato il pedale dell’acceleratore. La vettura ha un consumo dichiarato di 4,9 litri/100 km a fronte di 109 g/km di emissioni di CO2.

 

Due allestimenti

La Fiat 600 Hybrid viene proposta in due allestimenti: versione base e La Prima. Sull’entry-level troviamo una dotazione di serie che comprende il cruscotto digitale con schermo da 7 pollici, l’infotainment con display da 10 pollici e connettività wireless con Apple CarPlay e Android Auto. L’equipaggiamento Adas include la frenata automatica di emergenza, il cruise control e i sensori di parcheggio posteriore. Nell’allestimento La Prima, oltre ad interni impreziositi con sedili in tecnopelle color avorio con ricami personalizzati Fiat, troviamo anche i cerchi in lega diamantati da 18 pollici, il sistema di guida autonomia di Livello 2 e i sensori di parcheggio anteriori e posteriori.

 

Prezzi da 24.950 euro

Per quanto riguarda i prezzi, la Fiat 600 Hybrid ha un listino che parte da 24.950 eurp per la versione d’ingresso e da 30.950 euro per la versione La Prima. Entrambi gli allestimenti hanno dunque i requisiti per beneficiare degli incentivi riservati alle auto ibride con emissioni tra 61 e 135 g/km e con prezzo inferiore ai 35.000 euro.