AlixPartners: tra scenari automotive e rebus elettrico

L'auto in Europa: ricalibrazione traumatica dell'industria in corso

Foto: Dario Duse, EMEA co-leader dell’Automotive & Industrial team e Country Leader Italia di AlixPartners

 

Il mercato globale dell’auto si appresta nel 2024 a recuperare i volumi pre-covid (+3% e 89 milioni di veicoli attesi nel 2024), ma con un mix geografico sempre più spostato sulla Cina – primo mercato in volume (23 milioni di veicoli nel 2023, +6% rispetto al 2022) e primo esportatore al mondo di veicoli. La domanda fino al 2027 è prevista sostanzialmente stagnante con crescita bassa a singola cifra per tutti i mercati principali (+1% annuo in Europa; 2% in America e 3% in Cina tra 2024 e 2027).

“Dopo il triennio 2020-2023, guidato da varie disruptions che hanno portato l’industria verso una condizione di sotto-capacità produttiva, l’Automotive è pienamente ritornata a una situazione di sovracapacità produttiva. Le cause? L’indebolimento della domanda, il contesto geopolitico ed economico, e soprattutto la crescita nettamente inferiore, rispetto alle attese, della domanda di vetture elettriche sulle quali si è scatenata una guerra sui prezzi nel mondo, soprattutto in Cina, a partire dai due leader BYD e Tesla”, ha affermato Dario Duse, EMEA co-leader dell’Automotive & Industrial team e Country Leader Italia di AlixPartners. “Tutti i grandi costruttori hanno una gamma elettrificata disponibile, ed è previsto che ulteriori 616 miliardi di dollari saranno investiti entro il 2027, ma al contempo l’industria ha assunto un atteggiamento attendista in ragione di una domanda di BEV debole, ancora legata agli incentivi, e una prospettiva incerta sulla effettiva tenuta della regolamentazione che impone lo stop ai motori termici dal 2035. Infine, la sostenibilità ambientale dell’elettrico per i costruttori occidentali oggi non ha ancora un riscontro in termini di domanda e di sostenibilità economica e finanziaria, elementi parimenti importanti per un’effettiva transizione energetica”.

Le piattaforme di sviluppo annunciate dai costruttori europei sono ancora concentrate sulle motorizzazioni elettriche, ma la crescita dei veicoli elettrici sta rallentando in tutti i principali mercati europei, compresa l’Italia, dove dal 2021 l’incidenza dei veicoli BEV è rimasta stabile al 4%.

Le conseguenze per le Case costruttrici sono evidenti: Volkswagen, ad esempio, ha rallentato la produzione sui modelli ID nel corso del 2023 in alcuni siti produttivi, Tesla ha avuto un calo di produzione nel primo trimestre del ’24 e prevede un piano di tagli del 10% della propria forza lavoro, come anche la cinese Polestar che addirittura ipotizza tagli del 15%.

L’elettrico, gravato da costi superiori alle pari versioni con motore a combustione, continua anche ad avere volumi produttivi per piattaforma e modello di gran lunga inferiori alle pari versioni ICE, con conseguente problema anche di capacità di assorbimento dei costi fissi. Le partnership volte a condividere tecnologie e piattaforme potrebbero rappresentare un punto di svolta, generando sinergie di acquisto nell’ordine dell’8-10% al raddoppio dei volumi, oltre a sinergie multimilionarie sui costi fissi legati a sviluppo del prodotto e assets produttivi.

“La via per la sostenibilità economica passa necessariamente attraverso la riduzione dei costi e quindi dei prezzi dei veicoli elettrici, ad oggi superiori di circa 40-50% rispetto ai veicoli a combustione. Sfida che alcuni costruttori stanno già indirizzando anche attraverso la condivisione di piattaforme e tecnologie come la partnership Stellantis-LeapMotor e Mercedes-BYD per la produzione della gamma Denza”, commenta Paolo Pucino, Partner dell’Automotive & Industrial team di AlixPartners. “Ormai mercato e operatori valutano scenari di possibile revisione del green deal / Fit-for-55, con probabile rilassamento dei tempi o della curva di entrata in vigore”.

Nel pieno della transizione energetica e in un contesto di grande incertezza geopolitica (con guerre e nuove elezioni in gran parte del mondo), si affaccia nel frattempo una nuova disruption collegata al Software Defined Vehicle (SDV), un veicolo in cui alcune caratteristiche “hard” – come la sicurezza, la protezione, la comodità e le prestazioni – possono essere controllate e modificate da un software modificabile (piuttosto che codificato) attraverso aggiornamenti Over The Air. Si tratta di modificare le caratteristiche del veicolo dopo l’uscita dalla fabbrica del costruttore, molto più complesso quindi di un semplice aggiornamento del software già possibile su veicoli recenti.

“Dalla nostra survey sui Software Defined Vehicles (SDVs), che ha coinvolto 180 Executives in ambito automotive e tecnologico, emerge che il 25% dei costruttori e il 9% dei fornitori vede i SDVs disponibili in 1-2 anni, mentre la maggioranza (intorno al 65%) si attende che i veri SDVs si vedranno nei prossimi 3-4 anni”, puntualizza Emanuele Cordone, Director dell’Automotive & Industrial team di AlixPartners. “Questa tempistica è assai breve per l’industria Automotive che ha cicli di sviluppo prodotto piuttosto lunghi basati su investimenti pluriennali, rispetto invece all’approccio Agile di sviluppo del Software, ben consolidato nelle aziende tecnologiche, che ha tempi di sviluppo molto ridotti e si basa su evoluzioni incrementali. È necessario quindi un cambio di marcia per poter cogliere le opportunità del cambiamento tecnologico e di modello di business abilitato dalla transizione verso i SDVs, che peraltro richiede un mix di competenze diverse, con ancor maggior focus su software ed elettronica, da ottenere anche valutando potenziali partnership con aziende tecnologiche”.

Per quanto attiene l’Italia, AlixPartners prevede che i volumi di veicoli nuovi rimarranno per i prossimi anni attorno ai livelli attuali (1,8 milioni veicoli nel 2023), in un contesto competitivo complesso come per il resto dell’Europa: costi, sovracapacità produttiva su componenti e veicoli ICE, e con una consolidata vocazione all’export dei componentisti.

“Il valore dei componenti di motore e trasmissione per la propulsione elettrica sono ridotti a un terzo degli analoghi componenti di un veicolo endotermico, e solo in quota parte sono accessibili ai fornitori, ponendo un rischio per i componentisti italiani di 7 miliardi di perdita di valore al 2030 e 40mila posti di lavoro in potenziale esubero; e questo escludendo ulteriori impatti sulla forza lavoro dei costruttori e delle altre filiere dipendenti da quella automobilistica” aggiunge Fabrizio Mercurio, Director Automotive di AlixPartners. “Queste perturbazioni potrebbero gravare pesantemente sulla filiera in cui già il 30% delle aziende è in una condizione di stress finanziario, e l’impatto occupazionale potrebbe riguardare tutto il territorio, in primis nel Nord, ma anche nel Centro Sud dove sono a rischio il 40% o più degli addetti. Affrontare la transizione richiede uno sforzo non solo a livello regionale, ma coordinato a livello di governo, sistema Paese e privati”.

Per identificare una strategia nazionale di sviluppo per indirizzare efficacemente i fattori di discontinuità del settore e salvaguardare l’occupazione nella fase di transizione, è stato lanciato un tavolo coordinato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) con il supporto di ANFIA e che, che oltre ad AlixPartners, ha visto la partecipazione di Stellantis, Sindacati e Regioni. 

Dario Duse ha spiegato: “I lavori del tavolo si sono svolti tra dicembre 2023 e marzo 2024 e hanno espresso una proposta di Protocollo d’Intesa di respiro pluriennale con una lista di 20 interventi che coinvolgono istituzioni pubbliche e operatori privati, il tutto condensato in un piano organico finalizzato all’aumento di competitività del sistema-Paese e alla salvaguardia del settore in questa difficile transizione”.

Le tematiche affrontate sono state ad esempio gli incentivi alla domanda, da legare all’impronta ecologica della produzione, o l’accessibilità a fonti di finanziamento per il set-up di nuovi siti produttivi. Sul fronte degli operatori privati, sono citati possibili accordi tra operatori di filiera (come gruppi di acquisto per l’energia) o la definizione di progetti di riconversione guidati da aziende “capi-filiera”, con impatto positivo anche sul relativo ecosistema di sotto-fornitori. 

Pedoni vittime della strada: numeri inaccettabili

Pedoni vittime della strada: numeri inaccettabili

di Toni Purcaro, Executive Vice President DEKRA Group e Chairman DEKRA Italia,

 

I dati riportati dall’Osservatorio pedoni Asaps-Sapidata, fotografano numeri drammatici, in quanto dall’inizio dell’anno, in Italia, 123 pedoni sono morti sulle nostre strade, sulle strisce pedonali e sui marciapiedi, senza considerare, inoltre, i gravi feriti che spesso perdono la vita negli ospedali o dopo lunghi periodi. La Lombardia è la regione più colpita con 17 vittime, seguita da Lazio ed Emilia-Romagna, Campania e Sicilia.

 

Non è ammissibile far finta di niente di fronte a tali numeri, bensì occorre promuovere la sicurezza stradale con campagne di prevenzione e misure adeguate, come previsto dal Nuovo Codice della Strada. DEKRA si impegna quotidianamente sui temi della sicurezza stradale, a tal proposito quest’anno, all’interno del Villaggio per la Terra, nello splendido scenario del Galoppatoio di Villa Borghese, a Roma, sarà allestito lo spazio “Villaggio della Mobilità Sicura e Sostenibile” di DEKRA di oltre 1.000 mq, pensato per studenti, ragazzi e famiglie ma anche aziende e stakeholder per parlare di sicurezza stradale, mobilità sostenibile e mobilità del futuro attraverso workshop e laboratori educativi.

Revisioni auto: +78% in 20 anni i centri autorizzati

Revisioni auto: +78% in 20 anni i centri autorizzati

Nel 2023 erano operativi in Italia 9.272 centri autorizzati ad effettuare le revisioni periodiche degli autoveicoli. Rispetto al 2003, quando ne risultavano attivi 5.197, sono aumentati di oltre 4mila unità (pari a una crescita del 78,4%). Il rilevante sviluppo del settore, registrato negli ultimi vent’anni, ne sottolinea la portata strategica e l’importante ruolo per garantire la sicurezza e diminuire l’impatto ambientale dei mezzi che circolano nel nostro Paese. I dati citati emergono da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec su informazioni del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

 

Analizzando il dettaglio regionale emerge che tra il 2003 e il 2023 il numero di centri autorizzati a effettuare revisioni auto è cresciuto soprattutto in Sardegna (+141,7%), e poi in Puglia (+122,7%), Molise (+103%), Campania (+90,9%) e Calabria (+89,6%). Più contenuta la crescita nelle Marche (+48,6%), in Trentino-Alto Adige (+43,9%) e in Valle d’Aosta (+40%). Come nel 2003, anche nel 2023 la regione con il maggior numero di centri di revisione auto è stata la Lombardia (1.543), seguita dal Veneto (900) e dal Lazio (804).

Foto di Tekton su Unsplash

Autotrasporto, cattivi pagatori: per risolvere il problema imitare il modello spagnolo

Autotrasporto: solo ora le associazioni si accorgono della crisi

di Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere

 

Per arginare gli atavici problemi che affliggono l’autotrasporto italiano sarebbe il momento che il nostro Paese mutuasse almeno quello che di buono si sta facendo altrove. Mi riferisco in particolare al tema dei cattivi pagatori. In Italia, come sappiamo, esiste una normativa in base alla quale “il termine di pagamento del corrispettivo relativo ai contratti di trasporto di merci su strada non può essere superiore a sessanta giorni, decorrente dalla data di emissione della fattura da parte del creditore”. Al fine di rendere effettive le tempistiche di pagamento indicate, la medesima norma prosegue precisando che “è esclusa qualsiasi diversa pattuizione tra le parti, scritta o verbale che non sia basata su accordi volontari di settore”.

 

Sempre la stessa legge prevede che “ove il pagamento del corrispettivo avvenga oltre il novantesimo giorno dalla data di emissione della fattura, oltre agli interessi moratori al committente debitore si applichi la sanzione amministrativa pecuniaria pari al 10 per cento dell’importo della fattura e comunque non inferiore a 1.000 euro”. Una norma che esiste da molti anni, ma che viene puntualmente disattesa come sanno bene in primis le piccole e medie aziende di autotrasporto costrette a far quadrare bilanci difficili con l’aggravio di queste vere e proprie ingiustizie che falsano il mercato.

 

Ebbene, il Governo spagnolo ha introdotto, già da due anni, una nuova legge in materia di ritardo nei pagamenti. Tale regolamentazione prevede oltre a pesanti sanzioni per le aziende che non effettuano i pagamenti entro il termine massimo di 60 giorni, anche la pubblicazione dell’elenco delle aziende che saldano in ritardo. Con l’applicazione di questa legge, perfettamente in linea con le direttive europee sul controllo dei pagamenti ritardati, la Spagna ha quindi cercato di porre fine a uno dei problemi più comuni del settore. In pratica il Governo rende pubblico a tutti l’elenco delle aziende che non rispettano la legge in materia di pagamenti: una lista aggiornata e facilmente scaricabile dal sito del ministero.

Risultato? Stando ai dati di un’autorevole associazione di autotrasporto spagnola, il pagamento medio nel mondo dell’autotrasporto è sceso da 81 giorni (valore medio per il 2021) a 69 giorni (valore medio per il 2023), ridotto a 66 giorni a dicembre. Lo stesso ministro spagnolo dei Trasporti ha spiegato che con la pubblicazione delle società che pagano in ritardo si aumenta la trasparenza e la responsabilità nel settore del trasporto su strada, promuovendo pratiche commerciali eque e incoraggiando la puntualità dei pagamenti.

Come sappiamo, anche in Italia spesso i committenti sono cattivi pagatori, anche quando sono altri autotrasportatori, ovvero aziende di autotrasporto di grandi dimensioni che possono godere di un potere contrattuale superiore. In assenza di un disincentivo reale al ritardo nei pagamenti, è quindi evidente che i grossi gruppi possono mettere in ginocchio le realtà più piccole favorendo ulteriormente i processi aggregativi forzati e il monopolio di fatto del settore.

La norma spagnola in base alla quale l’Amministrazione Pubblica competente per l’irrogazione delle sanzioni pubblica periodicamente le delibere sanzionatorie, ha dimostrato come invertire la rotta sia possibile. Ora in Spagna il tempo di pagamento medio è vicino a quello regolamentare e si è ridotta anche la percentuale di spedizionieri e intermediari che pagano oltre i 120 giorni: oggi sono solo l’11% contro l’oltre il 20% di due anni fa. Un modello simile applicato all’Italia renderebbe il nostro un Paese più civile e contribuirebbe a restituire un minimo di dignità al settore dell’autotrasporto.