Pedaggi: nuova stangata sui pedaggi

Pedaggi: nuova stangata sui pedaggi

di Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere

Anno nuovo, solite vecchie dinamiche. Il decreto Milleproroghe prevede da gennaio l’aumento del 2,3% delle tariffe autostradali, una stangata che graverà in particolare sul mondo dell’autotrasporto e sui camionisti, primi grandi utenti delle autostrade italiane. Un’ ennesima inaccettabile decisione che arriva senza una riforma del modello degli sconti sui pedaggi destinati ai camionisti. Le tariffe continuano ad aumentare senza poter minimamente mettere in discussione il modello di business che vede lo Stato rimborsare non gli autotrasportatori, bensì tutte le sovrastrutture create ad arte per riassorbire una parte importante di quegli stessi incentivi.

 

Ruote Libere non si presta a questa messa in scena dove si mantengono sempre inalterati gli “affari di bottega”. Cari autotrasportatori dalle solite associazioni di rappresentanza non aspettatevi proteste di alcun tipo contro i Concessionari autostradali o il Governo, perché con questi ultimi, loro, hanno già ottenuto ciò che preferiscono: i rimborsi per i pedaggi all’autotrasporto, garantiti da fondi pubblici, attraverso l’intermediazione dei consorzi di servizi che si trattengono le consuete provvigioni le quali vanno ad assottigliare le reali risorse destinate alla categoria.

 

Dal Governo invece ci aspetteremmo qualcosa di diverso rispetto ad altri Governi che si sono fin qui succeduti. Invece, a oggi, nulla di nuovo. Purtroppo i rincari dei pedaggi rappresentano una costante che dà la misura di quanto i Governi di turno siano appiattiti sugli interessi dei concessionari. L’ultimo aumento risale infatti allo scorso luglio quando le tariffe vennero incrementate dell’1,34% dopo che a gennaio vennero alzate del 2%. I concessionari italiani hanno goduto nell’ultimo decennio di incrementi tariffari che vanno ben oltre quelli applicati dalle aziende di autotrasporto ai propri clienti senza che questo si sia tradotto, come i drammatici fatti di cronaca dimostrano, in un miglioramento del servizio, in primis sul fronte delle manutenzioni della rete autostradale.

 

Già piegati dal caro carburante, gli autotrasportatori devono così farsi carico di un altro giro di vite sui pedaggi subendo ancora, come detto, il sistema-beffa dei rimborsi. Un sistema barocco che potrebbe essere facilmente superato attraverso la semplice e conveniente pratica degli sconti immediati al casello, ma che nessuno per interessi incrociati vuole toccare. Al Governo chiediamo ancora una volta di congelare gli aumenti richiesti dai concessionari e di rivedere il sistema dei rimborsi dei pedaggi autostradali.

Bosch per la logistica e i trasporti: piattaforma di servizi in Europa, India e Usa

Bosch per la logistica e i trasporti

La piattaforma digitale Bosch per la logistica, L.OS, volta a semplificare i processi informatici nel settore dei trasporti e della logistica, celebra il successo del lancio sul mercato. In Europa, India e Stati Uniti, l’offerta Bosch ha già conquistato 50 clienti. Tra i primi clienti di L.OS figurano 20 società di logistica in Germania, 20 in India e dieci negli USA. Inoltre, è già in corso l’integrazione di altri 50 fornitori di servizi nel marketplace digitale.

Lo scorso anno Bosch ha annunciato la collaborazione con il fornitore americano di servizi cloud Amazon Web Services (AWS), con l’obiettivo di digitalizzare la logistica. Il settore dei trasporti e della logistica è la spina dorsale dell’economia globale. Bosch vede grandi opportunità di mercato per i propri servizi di logistica, che puntano a migliorare l’efficienza.

 

L’azienda intende generare un fatturato globale di 500 milioni di euro dai servizi di logistica entro il 2030 e ha creato un’unità separata con oltre 400 collaboratori per la sua attività di piattaforme digitali.

“Con L.OS, Bosch inaugura l’era digitale per i trasportatori di merci, i proprietari di flotte e i fornitori di servizi di logistica. La nostra piattaforma per la logistica offre un ecosistema completo e un ambiente software per utilizzare e combinare i servizi di diversi fornitori. Per Bosch il settore dei trasporti e della logista ha un’importanza strategica“, ha affermato Markus Heyn, membro del Consiglio di Amministrazione di Bosch e presidente del settore di business Mobility.

#FORUMAutoMotive 2023: Vecere (ACI) e la centralità dell’educazione stradale

“Sono molto contenta di avere l’occasione di parlare di educazione stradale, che è una delle formule per poter creare la vera prevenzione all’incidentalità; l’educazione nasce in famiglia, sicuramente prosegue nella scuola e viene anche in qualche modo motivata, poi, da quelli che sono i riferimenti istituzionali, come le autoscuole e gli Automobile club. Ma i primi portavoci dell’educazione sono i genitori, perché spesso introducono alla logica della mobilità”.

 

Parole di Lucia Vecere, dirigente dell’fficio Mobilità e Sicurezza Stradale di ACI. L’intervista completa nel video.

Studio McKinsey: impatto della diversity su comunità, forza lavoro e ambiente

Studio McKinsey, foto di LinkedIn Sales Solutions su Unsplash

La quarta edizione di “Diversity Matters”, studio McKinsey, rappresenta un’analisi sul rapporto tra diversity e performance aziendale, basata su dati provenienti da 1.265 aziende e 23 Paesi, oltre a molteplici interviste con rappresentanti di società operanti in settori diversi, per approfondire l’impatto olistico che la diversity ha sulle comunità, sulla forza lavoro e sull’ambiente.

Lo studio raggruppa le aziende in quartili in base al grado di diversity di genere e di provenienza etnica nelle loro organizzazioni, a ciascun livello; di seguito una sintesi delle principali evidenze. Se nel 2015 le aziende con una maggior gender diversity risultavano avere il 15% in più di probabilità di sovraperformance finanziaria rispetto ai competitor dell’ultimo quartile, nel 2023 la percentuale di probabilità ha raggiunto il 39%. Le aziende con una maggior rappresentanza etnica hanno il 39% in più di probabilità di sovraperformare rispetto alle aziende dell’ultimo quartile. Le aziende con una rappresentanza femminile superiore al 30% (e quindi nel primo quartile) hanno una probabilità significativamente maggiore di sovraperformare finanziariamente rispetto alle aziende con una rappresentanza di donne pari o inferiore al 30%. Allo stesso modo, le aziende nel quartile superiore per diversità etnica mostrano un vantaggio finanziario medio del 27% rispetto alle altre.

Entrambe le forme di diversity nei team dirigenziali sembrano mostrare una maggiore probabilità di ottenere una redditività superiore alla media. Le aziende che si collocano nel primo quartile per la diversity di genere e di etnia nei team dirigenziali hanno in media il 9% in più di probabilità di superare i loro competitor. Quelle che si collocano nell’ultimo quartile per entrambe hanno in media il 66% in meno di probabilità di ottenere risultati superiori alla media, rispetto al 27% del 2020, il che indica che la mancanza di diversità potrebbe diventare più costosa.

Le società con una maggiore diversity all’interno dei loro Consigli di amministrazione hanno maggiori probabilità di ottenere performance finanziarie superiori. Per la prima volta, questa correlazione è statisticamente significativa sia per il genere che per l’etnia. Le società che si collocano nel primo quartile per la diversity di genere nei cda hanno il 27% di probabilità in più di sovraperformare dal punto di vista finanziario rispetto a quelle che si collocano nell’ultimo quartile. Allo stesso modo, le aziende che si collocano nel primo quartile per la diversità etnica dei Consigli di amministrazione hanno il 13% in più di probabilità di ottenere risultati migliori rispetto a quelle che si collocano nell’ultimo quartile. Questi risultati supportano l’ipotesi che i benefici della diversità si estendano dai vertici aziendali ai Consigli di amministrazione, dove spesso vengono prese le decisioni sulle politiche DEI per l’intera organizzazione.

Lo studio di McKinsey prende inoltre in considerazione la diversity nelle economie emergenti e avanzate, evidenziando che, nonostante le economie avanzate abbiano una probabilità molto più alta di sovrapermorfance per diversità di genere tra i dirigenti, le economie emergenti hanno mostrato progressi significativi negli ultimi anni e potrebbero avere il maggior guadagno dall’aumento della diversità. Il cambiamento trasformativo nelle economie emergenti richiede azioni su larga scala: interventi a lungo termine, basati sulle competenze, investimenti sostenuti nell’istruzione e collaborazioni intersettoriali.

Da quando McKinsey ha iniziato a tracciare i dati sulla rappresentanza nel 2015, le donne hanno fatto notevoli progressi sul posto di lavoro e nelle posizioni di leadership. L’attuale serie di dati globali mostra che un quinto dei membri dei team dirigenziali sono donne, un terzo in più rispetto a quanto riportato nel 2020. Otto aziende su dieci tra quelle intervistate hanno almeno una donna nel loro team dirigenziale (rispetto a meno di due terzi), mentre sette su dieci ne hanno più del 10%. Nonostante i forti progressi, le donne sono ancora sottorappresentate nei team dirigenziali in tutte le regioni analizzate. I motivi sono noti, anche se negli ultimi anni sono emersi altri problemi, tra cui la crescente indicazione che le donne leader non sono soddisfatte del loro ruolo sul lavoro.

La rappresentanza della diversity etnica ha registrato incrementi più lenti negli ultimi anni. Tra le aziende considerate nei report McKinsey del 2020 e del 2023, solo il 16% dei membri del team dirigenziale appartiene a un gruppo etnico storicamente sottorappresentato. Se si considera la diversità etnica nella leadership rispetto alla popolazione generale, le aziende statunitensi sono attualmente quelle che più si avvicinano alla rappresentazione della popolazione, con il 20% di rappresentanza etnica nei team dirigenziali del set di dati