Sicurezza stradale: il messaggio di chi ha perso un figlio

di Pierluigi Bonora

 

Il messaggio di Ezio Bressan, vicepresidente dell’Associazione nazionale familiari e vittime della strada, in occasione della giornata  – il 19 novembre – dedicata proprio a chi ha perso la vita e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema.

 

Ecco l’intervista che Ezio Bressan ha concesso a #FORUMAutoMotive e trasmessa, il 14 novembre scorso, anche in occasione della discussione pubblica sul nuovo Codice della strada e la necessità di una maggiore responsabilizzazione anche delle famiglie, visti gli incidenti con protagonisti in particolare i giovani.

19 novembre 2023: riflessioni ricordando le vittime della strada

Autovelox: bene il censimento, necessarie alcune precisazioni

di Giordano Biserni, presidente di ASAPS

Sì, ci rendiamo conto che parlare di vittime della strada in un periodo incastrato tra due terribili guerre può sembrare forse un po’ fuori luogo. Ma non è così. Sulle strade della grande palla rotonda che è la terra, ogni anno una guerra non dichiarata causa 1 milione e 300mila vittime in schianti della strada. Prevalentemente (sembrerà strano) in Africa, Cina, Sudamerica. Ma 21.000 se ne contano anche nell’UE e 127.000 nella intera regione europea, di cui  oltre 3.000 anche in Italia.

Oggi come ASAPS potremmo citare alcuni dati dei nostri Osservatori. Dati che abbiamo illustrato il 14 novembre nella audizione presso la Commissione Trasporti della Camera. Eccone alcuni. In Italia dal 1° gennaio sono deceduti nell’immediatezza del fatto: a) 379 pedono al 12.11.2023, b) 175 ciclisti 12.11.2023, c) 72 episodi di pirateria mortali (al 30.9.2023), d) 48 bambini deceduti (al 12.11.2023). Erano stati 39 i piccoli uccisi sulle strade in tutto il 2022 e 29 nel 2021. Un dato terribile per chi si occupa da decenni di sicurezza sulle strade. Una vera sconfitta. e) 1.133 vittime nei soli fine settimana (al 31.10.2023)

Ecco perché il 19 novembre, giornata dedicata alla memoria delle vittime della strada, non può passare nel solito colpevole silenzio.

Autostrade per l’Italia: energia cinetica delle auto per caselli e stazioni di servizio

Autostrade per l'Italia: energia cinetica

Prosegue l’impegno di Autostrade per l’Italia nella promozione di soluzioni “green” e “tech” per lo sviluppo e gestione sostenibile della rete autostradale. Illuminare una stazione di servizio o far funzionare un casello in autostrada grazie al passaggio dei veicoli: questi sono solo alcuni dei risultati che saranno possibili grazie al progetto Kinetic energy harvesting from vehicles” (KEHV), la prima sperimentazione al mondo in autostrada che prevede l’utilizzo di una piattaforma tecnologica capace di trasformare l’energia cinetica dei veicoli in decelerazione in energia elettrica, altrimenti dissipata in calore ai freni.

Questa tecnologia è stata sviluppata da Movyon, centro di eccellenza per la ricerca e l’innovazione del Gruppo Autostrade per l’Italia e leader nello sviluppo e nell’integrazione di soluzioni avanzate di Intelligent Transport Systems e monitoraggio delle infrastrutture. L’innovazione parte dalla Toscana. I test sono partiti in A1 nell’area di servizio di Arno Est e proseguiranno nei prossimi mesi anche con la sperimentazione in una pista di esazione.

L’obiettivo di Autostrade per l’Italia è realizzare una piattaforma, integrata con i principali sistemi di gestione e monitoraggio dell’infrastruttura autostradale, che possa produrre energia pulita oltre a quella tipica del fotovoltaico. Secondo le prime stime, grazie al passaggio medio giornaliero di 9mila veicoli, con un unico modulo sarà possibile produrre 30 Megawattora all’anno pari a una riduzione di 11 tonnellate di CO2. Un valore che corrisponde al consumo annuo di elettricità di un condominio composto da 10 famiglie. In una barriera autostradale come Firenze Ovest, a esempio, il consumo di elettricità è pari a circa 60 MWh/anno. Grazie all’installazione di due impianti sarà quindi possibile azzerare completamente il fabbisogno energetico della stazione.

Un sistema rivoluzionario. Il progetto KEHV è basato sull’impianto LYBRA sviluppato dalla startup 20energy s.r.l. Un veicolo che passa sopra al modulo attiva un generatore elettromeccanico e l’energia elettrica viene resa fruibile mediante un convertitore elettronico che ne permette la connessione alla rete. In un’area di servizio, a esempio, l’energia prodotta potrebbe essere utilizzata per alimentare l’illuminazione, la cartellonistica pubblicitaria e anche per i generatori di ricarica dei veicoli elettrici. Nel caso della stazione di esazione, l’energia generata potrà essere utilizzata dall’impianto del casello (casse, sbarre e illuminazione). 

Numeri e dati. Secondo le stime elaborate da Movyon nelle barriere di Milano Nord e Milano Sud, con un traffico giornaliero medio di circa 8mila veicoli pesanti e 63mila veicoli leggeri, gli impianti distribuiti sulle piste potrebbero raggiungere una produzione annua complessiva per ognuna delle due stazioni di oltre 200 MWh, con un risparmio di 70 tonnellate di CO2/anno. Nella seconda fase del progetto sono previste altre installazioni sulla rete in gestione.

La sperimentazione fa parte dei progetti sviluppati dal Gruppo in tema innovazione e sostenibilità. In base ai risultati ottenuti anche questo sistema potrà essere inserito all’interno del più ampio programma Mercury Smart Sustainable Mobility, il piano del Gruppo di Autostrade per l’Italia finalizzato alla creazione di un grande polo unitario e coordinato per l’innovazione tecnologica, al fine di garantire infrastrutture più sicure e partecipare da protagonisti alla rivoluzione che decarbonizzazione, digitalizzazione e nuovi servizi di trasporto stanno apportando a tutti i sistemi di mobilità.

Il programma coinvolge le diverse società controllate del Gruppo e consentirà di ammodernare gli asset e di allungarne la vita utile, rendendo il traffico più fluido e aumentando la sicurezza dei viaggiatori. Attraverso queste innovazioni tecnologiche Aspi punta a massimizzare l’autoconsumo di energia elettrica da fonti rinnovabili, al fine di ridurre la carbon footprint e contestualmente aumentare la resilienza energetica dell’infrastruttura autostradale.