Ideologia UE scardinata: nulla è impossibile, basta far valere la ragione

L'editoriale di Pierluigi Bonora

È incredibile come uno scenario, giudicato fino a poco tempo fa blindato, possa invece essere scardinato e cambiare in poco tempo. E’ successo per il dogma del “tutto elettrico” a partire dal 2035, con la successiva apertura ai carburanti sintetici, prima, e ai biocarburanti poi. E, buon ultima, anche l’assurdità dell’Euro 7, come impostata inizialmente, è stata ribaltata.

 

Colpi di bacchetta magica? No, solo la volontà di far valere il buon senso e di guardare al bene dell’industria automotive europea, dei suoi occupati con le rispettive famiglie. In parole povere, chi ha governato l’Italia negli ultimi anni si è subito arreso al diktat ideologico di Bruxelles.

 

È vero che c’è stata la pandemia con tutte le conseguenze traumatiche e drammatiche che ha cambiato le priorità. Purtroppo, però, c’è chi ne ha approfittato per preparare la trappola “pseudo-green” in cui, alla fine, sono caduti tutti senza battere ciglio, attratti dalla visione di un mondo impossibile da realizzare.

 

La guerra in Ucraina, la crisi energetica e delle materie prime, i forti sbilanciamenti dei già fragili equilibri politico-economici e l’inflazione alla stelle, hanno fatto il resto. Il settore automotive ha imboccato la via imposta de Bruxelles senza pensare ai possibili ostacoli che, inevitabilmente, si sarebbero trovati di fronte. E gli stessi Governi, Italia compresa, hanno fatto altrettanto con i risultati che ora tocchiamo con mano.

 

La concorrenza cinese si rafforza proprio sul territorio europeo in virtù di un singolare lasciapassare non contraccambiato (i dazi) e l’automobile, da mezzo di libertà e movimenti per tutti, sta diventando sempre più un lusso con il risultato che le famiglie si tengono ben stretto il veicolo anche di 10 anni perché non ci sono i soldi per cambiarlo.

 

Ma ora, sentendo aria di bocciatuta alle urne al elezioni europee del 2024, è suonata la sirene di allarme. E chi ha fatto spallucce fino a ieri si è accorto del grossimo problema che ha contribuito a creare.

 

Ecco, allora, i nuovi importanti e tangibili segnali di cedimento dell’impalcatura ideologica messa in piedi dalla Commissione UE sullo spinoso problema della eco-mobilità. E qui parliamo del nuovo regolamento sullo standard Euro 7. L’Italia del Governo Meloni ha fatto la voce grossa e la linea impostata è stata seguita da altri Paesi, Francia compresa.

 

È la chiara dimostrazione che bastava svegliarsi prima e che nulla è impossibile. Ma, forse, è stato più opportuno lasciare suonare a vuoto la sveglia. Qualcuno, però, una volta ristabili gli equilibri, dovrà pagare il conto.

Euro 7 che cambia: bene l’approccio pragmatico del Governo

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

Siamo molto soddisfatti dell’accordo raggiunto dal Consiglio UE in tema di Euro 7, perché tiene conto della maggior parte delle osservazioni tecniche e strategiche che ANFIA aveva condiviso con le istituzioni nazionali ed europee. Giuste le nuove date di entrata in vigore,
coerente la scelta di mantenere gli attuali standard per i veicoli leggeri e quella di riportare i test di prova a banco per i veicoli pesanti, fondamentale il coordinamento della regolamentazione di freni e pneumatici con quella dell’UNECE.

L’approccio pragmatico e razionale che l’Italia e gli altri Stati membri hanno adottato
nell’affrontare un dossier così importante per la filiera automotive europea, come quello dell’Euro 7, fa riaffiorare la speranza che in Europa sia possibile discutere e decidere senza ideologie.
In tal senso, al Governo italiano, e in particolare al MIMIT, va riconosciuta la tenacia di una leadership importante mantenuta in tutte le fasi negoziali sui temi prioritari per la nostra industria.

Il passo importante compiuto è parte essenziale di un percorso ancora complesso, perché nelle prossime settimane sarà il Parlamento europeo a dover esprimere a sua volta la posizione da portare nel negoziato finale. Perciò, l’appello di tutta la filiera automotive agli europarlamentari italiani è di analizzare il testo di compromesso approvato dagli Stati membri, coglierne e condividerne la ragione e lo spirito, per poi adottare una posizione che sia altrettanto razionale e pragmatica.

L’assurda politica UE: perché l’attacco ai cinesi solo ora

di Gianluca Italia

È tutto sbagliato!!! 1. La politica europea si sveglia (perché a breve arrivano le elezioni) ed attacca i cinesi sull’auto??? Ridicolo. 2. Le Case auto europee protestano perché le Case cinesi sono troppo competitive? Bah.

Sul punto 1: E’ proprio la politica europea che ha favorito le Case cinesi con l’assurda strategia sull’elettrico subito e senza alternative. Ora li attaccano??? Odio la politica! Sul punto 2: Signori, il mondo è globale sempre, non solo quando conviene a qualcuno. Inoltre ormai i cinesi stanno aprendo le fabbriche in Europa quindi la strada è segnata.

Semmai le Case europee potrebbero provare a valorizzare le risorse umane con grande know how che stanno perdendo e la rete dei dealer (sono di parte, lo so) per preservare quanto di buono è stato fatto negli anni e i clienti acquisiti e non essere investiti dall’onda che, cari tutti, ormai è arrivata. Detto questo, adoro le auto… e adorerò sempre venderle.