AUTO ELETTRICA/ “L’Ue scopre i sussidi cinesi? Se mette dazi, la risposta di Pechino sarà durissima”

Dall’intervista rilasciata a “Sussidiario.net”

Pubblicazione: 15.09.2023 – int. Pierluigi Bonora

Ursula von del Leyen lancia una indagine sui sussidi alle auto elettriche cinesi. Una mossa politica tardiva, proprio come le lamentele dei costruttori

 

Un’indagine sui sussidi statali cinesi per la produzione delle auto elettriche. Dopo anni in cui Pechino ha sviluppato la sua industria del settore proprio grazie a questo tipo di sostegno, finalmente anche l’Unione Europea si è posta il problema della concorrenza sleale, del dumping che danneggia le imprese del vecchio continente. Tanto che Ursula von der Leyen ha annunciato una serie di accertamenti da parte della Ue per verificare se le aziende cinesi di questo comparto usufruiscano effettivamente di questi aiuti.

 

Un’iniziativa tardiva, per molti, dopo che le stesse aziende cinesi hanno acquisito grosse fette di mercato, apprestandosi a inondare quello europeo e soprattutto dopo che la stessa Ue ha stabilito che dal 2035 verranno prodotte solo auto elettriche, con l’unica eccezione, per ora, di quelle a combustibile sintetico.

 

Di fronte alla decisione europea, spiega Pierluigi Bonora, giornalista de Il Giornale, esperto del settore auto, i cinesi non staranno con le mani in mano. Una volta accertata l’esistenza dei sussidi potrebbero essere imposti dei dazi dalla Ue, ma ci si dovrà aspettare anche la reazione di Pechino. La Cina, ad esempio, è la principale produttrice delle batterie al litio che servono per le auto elettriche: l’arma per un’eventuale ritorsione commerciale potrebbe essere questa.

Anche la Ue ha scoperto che per produrre le auto elettriche servono sussidi. Una decisione un po’ tardiva, quella dell’indagine sui sussidi statali cinesi?

 

Si avvicinano le elezioni europee e a Bruxelles hanno intuito che tira una bruttissima aria per questa Commissione. Frans Timmermans, il vicepresidente, ha capito l’antifona e si è candidato in Olanda. Ora stanno cercando di recuperare. È una vergogna: questa indagine è arrivata con almeno due o tre anni di ritardo.

 

Il programma industriale cinese per le auto elettriche negli ultimi 15 anni ha comportato ampi interventi governativi. Come mai finora si è sottovalutato il problema da parte europea?

È cominciato 15 anni fa ma, complice la pandemia che ha distratto un po’ tutti, i cinesi hanno ampliato piano piano il loro raggio di azione grazie alla complicità dei tedeschi, al fatto che tutti i centri stile più importanti, anche italiani, hanno sedi a Shanghai e dintorni. Hanno approfittato dell’apertura nei loro confronti. I tedeschi hanno molti rapporti di collaborazione, hanno realizzato joint ventures, rendendosi molto dipendenti da loro. Non è possibile rendersi conto solo adesso del rischio cinese per ragioni politiche. Si sono svegliati tardi.

 

L’indagine Ue che conseguenze può avere in termini generali per il settore?

Molte di questa aziende cinesi hanno già annunciato investimenti in Europa per costruire nuove fabbriche, creando quindi posti di lavoro. Cosa faranno nel momento in cui dovessero partire dei dazi nei confronti delle loro auto? Potrebbero prendere una posizione dura. Teniamo conto che l’Europa, in quanto a materie prime, dipende quasi in tutto e per tutto da Pechino.

 

la Cina è il principale produttore di batterie al litio. Ai cinesi fa capo il 65% delle batterie prodotte. Potrebbero non darcele più?

Oppure farcele pagare cinque volte tanto. Sicuramente qualche cosa faranno. Quella della Ue è anche un’operazione codarda. Finora hanno lasciato tutto aperto, facendo sviluppare progetti ai cinesi, creando delle aspettative e poi improvvisamente chiudono la porta? Le auto cinesi sono meno care, anche se quelle super economiche devono ancora arrivare: se ne accorgono solo adesso?

 

L’industria automobilistica europea su che posizioni è?

Oliver Zipse, ceo di Bmw, Ola Kallenius, capo di Mercedes Benz e lo stesso Luca De Meo, quando parla come presidente Acea (Associazione europea costruttori automobili) manifestano molte perplessità, così come Tavares di Stellantis. Hanno più volte denunciato la situazione e l’immobilismo dell’Unione Europea. C’è da chiedersi poi come si fa a far viaggiare le auto elettriche: non c’è una rete di ricarica ad alta efficienza, che ricarichi in un quarto d’ora. Si è fatto un piano sull’elettrico senza pensare ad imprevisti come la guerra o una crisi energetica. La nostra rete elettrica poi salta quando rifornisce troppi condizionatori, figuriamoci se tutti dovessero caricare la macchina.

 

Alla fine questa indagine presumibilmente scoprirà quello che tutti sanno e cioè che i sussidi sono stati utilizzati. Vuol dire che metteremo dei dazi sui prodotti cinesi?

Certamente. Anche le nostre esportazioni pagano dazi in Cina. Poi c’è da considerare i bonus: dare incentivi alle auto elettriche significa privilegiare quelle che costano poco. I produttori occidentali hanno già manifestato l’intenzione di ridurre o forse anche di azzerare la produzione di macchine compatte, quelle meno care: anche gli incentivi, quindi, rischiano di finire in mani cinesi.

 

Ma non c’è il pericolo che anche il progetto Ue di produrre solo auto elettriche dal 2035 subisca un rallentamento?

La von der Leyen ha detto che per l’indagine ci vorranno 13 mesi, arriviamo a novembre 2024; ci sarà la nuova Commissione europea, il nuovo parlamento. È il solito annuncio. I cinesi hanno più di un anno per allargare ancora la loro sfera di influenza nel settore. La colpa della situazione però non è solo dei politici, ma anche dei costruttori: hanno sposato tre anni fa un progetto senza pensare a possibili inconvenienti. Lo hanno preso a scatola chiusa e adesso ne pagheranno le conseguenze. Le loro rimostranze attuali sono un po’ tardive.

 

Bisognava pensarci prima?

Adesso scopriamo che c’è il biocarburante prodotto dal gruppo Eni, i carburanti sintetici. Ci sono tante soluzioni. Non sono contro l’elettrico, ma la strada deve essere quella della neutralità tecnologica.

Ferrari Roma Spider: la Dolce Vita ha 620 cavalli

di Roberta Pasero

Caput mundi. Come Roma. Come Ferrari Roma Spider. Che sprigiona l’esprit della nuova Dolce Vita, un V8 da 620 cavalli con un raffinato abito da sera.

Silhouette elegante che sa stupire con un tetto di tela che c’è e non c’è, per guidare la sera sotto un cielo di stelle, di giorno nel blu dipinto di blu. 

Noleggio a lungo termine: ecco perché piace

Il Noleggio a lungo termine (NLT), nato per gestire le flotte, da anni si sta diffondendo anche tra i privati, intesi come piccole partite IVA, ma pure semplici soggetti con codice fiscale. Questa forma di acquisizione e gestione della propria auto rimodella tutti i servizi che ruotano attorno, dal finanziamento alle coperture assicurative, dai pneumatici ai ricambi. È normale dunque che in molti si chiedano quanto possa crescere ancora, per decidere se e come modificare le proprie strategie.


AgitaLab, il think tank di Agenzia Italia, ha approfittato dell’evento La Capitale Automobile consumer, promosso dal Centro Studi Fleet&Mobility,
per raccogliere il sentiment degli operatori presenti attraverso un televoto. Nel triennio 2023/25, le immatricolazioni annue potrebbero raddoppiare o anche più per quasi la metà dei rispondenti. Un altro 30% si aspetta numeri più alti, sopra le 120.000 immatricolazioni fino a 200.000.

A parte l’evoluzione spontanea degli automobilisti, è noto che anche l’offerta stia spingendo molto su questa formula, per andare incontro a una clientela spesso incerta su quale prodotto scegliere, oltre che sempre meno capace di sostenere un finanziamento per l’intero valore dell’auto.

“Tutto elettrico” dal 2035: le scelte devono essere guidate dal buon senso

di Galeazzo Bignami, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
(dal Meeting di Rimini 2023)

 

L’adesione fideistica, ambientalista, radical chic, ecologista non può guidare le scelte in campo industriale che devono essere orientate al buon senso. Non possiamo pensare di imporre a tutto il popolo italiano, a tutto il popolo europeo di convergere su auto elettriche, per scoprire, magari tra 5 anni, che l’Euro 7 avrebbe avuto lo stesso o un minore impatto e magari scoprire l’esistenza di rapporti non chiari con mercati esteri. Beh, vi assicuro che il Governo italiano non li seguirà su questa strada. Non si può imporre l’acquisto di auto elettriche spaccando la popolazione tra chi può permettersela e chi no. E non si può non sostenere una filiera che crea valore aggiunto e che crea occupazione.

Quando abbiamo iniziato è stato subito chiaro che il Governo non fosse in linea con quello fatto dai precedenti Governi. Pochi mesi dopo una direttiva di un funzionario del MIT, indirizzata all’Unione Europea, diceva “bene l’auto elettrica”. Ecco il primo tema è far capire a una tecnostruttura che è stata educata da 12 anni di Governo tecnico, e quindi a supplire alla politica, che non è suo compito fissare il percorso e pure gli obiettivi. La politica fissa gli obiettivi e il tecnico aiuta a trovare il percorso.

È il Governo che gli italiani hanno votato che decide dove la nazione va, e che si assume fino in fondo la responsabilità delle scelte che opera. Scelte operate in coerenza con il nostro mandato e che ci fanno dire che non siamo disponibili a cedere a pressioni tecnocratiche che magari in filiera con Bruxelles vorrebbero imporci delle scelte.