Ferrari, ti prego non mollare pure tu

di Cristiano Donelli, policy advisor – European Parliament

Di fronte al piano industriale verso il 2026 appena presentato si può dire che la Casa di Maranello risponde prontamente alle sfide che vengono imposte dall’alto, allo stesso tempo senza snaturarsi e abbandonare la propria tradizione. Ha destato scalpore al Parlamento Europeo, all’interno del malaugurato voto che prova a far terminare la lunga vita dei motori endotermici, il cosiddetto emendamento “salva Ferrari” quasi fosse un’onta difendere una delle più iconiche aziende italiane e per estensione europee.

Non tutti perché ce ne sono tanti nelle istituzioni europee che vogliono punire l’eccellenza e la bellezza, soprattutto se si parla di automotive e ancora di più se si parla di Italia, ma in maggioranza col voto hanno giustamente voluto dare la possibilità ad aziende come Ferrari che producono meno di 10mila auto l’anno di avere tempistiche più corrette per procedere a una transizione.
La fiducia dei parlamentari europei, insieme ai governi nazionali co-legislatori anche per le normative sulle emissioni delle automobili, è stata subito ripagata perché il piano prevede modelli elettrici a breve e una ottima percentuale sul totale ad arrivare al 2030. Allo stesso tempo, però, l’intelligenza flessibile e concreta tipica italiana, che non deve mai dimenticare il lascito morale del “Drake” Enzo Ferrari, prevede non si dica che dal 2035 o quando mai si abbandoneranno totalmente i motori termici.
I motori V12 dovranno continuare a mostrare maestria tecnica inarrivabile e far sentire il loro inconfondibile rombo, in tutto il mondo, come una firma indelebile del genio italiano. Di utilitarie che andranno a pile elettriche ce ne saranno tante, di Tesla squadrate e standardizzate magari qualcuna in più se ne venderà quando costeranno meno, ma il Cavallino rampante dovrà sempre distinguersi e tutti quelli che avranno agibilità decisionale dovranno ricordarselo nel momento che serve.

Si parla qui di magnifiche automobili, ma si potrebbe estendere il concetto a tanti oggetti che la nostra capacità ci ha regalato negli anni, vediamo di non farcele togliere sotto mano da chi vuole imporre il socialismo dei giorni nostri. Per ora con la Ferrari siamo salvi, se ci molla pure quella saremo finiti e non avremo nemmeno più la possibilità di sognare ad occhi aperti vedendola e sentendola passare.

E intanto che scrivevo questi pensieri mi chiedevo: Greta avrà preso la patente…? Con i soldi che ha fatto negli anni grazie ai suoi manager e genitori che l’hanno ben indirizzata potrebbe tranquillamente comprarsi una fiammante Purosangue, inquinando in maniera impercettibile e dimostrando finalmente a tutti i suoi fan quali sono i valori di una vita che merita di essere vissuta.

Tutto elettrico dal 2035: una sfida da vincere

di Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile

Il 10 dicembre del 2021 il Comitato interministeriale per la transizione ecologica aveva detto che come Italia si puntava al 2035 come data ragionevole. Se parliamo di automotive –  quindi anche di moto, auto, furgoni, Tir, autobus – stiamo spingendo per la sostituzione di mezzi inquinanti e qui l’Italia ha una grande possibilità di attirare aziende.

È una sfida molto complessa, ma dobbiamo dotare il nostro Paese della capacità di vincerla. La scelta che abbiamo davanti non è solo economica, ma anche sociale e ambientale.

In pista a Misano: sfida in Smart (e prova ricarica)

di Roberta Pasero

Erano 23 le Smarteqfortwo che si sono sfidate nelle prove by night e by day di Smarteqfortwo Cup.
Una due giorni sul circuito dell’autodromo di Misano per mettere alla prova anche la ricarica elettrica delle baby Smart, al termine dei giri con le vetture partite con carica piena eSolutions, satellite di Free2move, Gruppo Stellantis. Che ha tante interessanti novità anche per chi le elettriche non le guida in pista, ma sulle strade di sempre.

Ambrosetti-Erion: forte criticità materie prime

L’Italia “rischia sull’approvvigionamento di materie prime critiche (CRM – Critical Raw Materials) essenziali per lo sviluppo di settori ritenuti strategici per l’economia del Paese» anche per la forte dipendenza dalla Russia sulle forniture per 107 miliardi di euro. È quanto emerge dallo studio di The European House – Ambrosetti, commissionato da Erion – il più importante Sistema multi-consortile italiano di Responsabilità Estesa del Produttore per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici.

La produzione industriale italiana dipende, infatti, per 564 miliardi di euro (pari a circa un terzo del PIL al 2021) dall’importazione di materie prime critiche extra-UE. Da Mosca il nostro paese dipende per la fornitura di Palladio (35%), Rodio (33%), Platino (28%) e Alluminio primario (11%). Nello specifico, nel nostro Paese, ben 26 CRM su 30 sono indispensabili per l’industria aerospaziale (87% del totale), 24 per quella ad alta intensità̀ energetica (80%), 21 per l’elettronica e l’

automotive (70%) e 18 per le energie rinnovabili (60%).

Un settore, quest’ultimo che con la transizione ecologica ed energetica è destinato a forti potenziali di crescita della domanda di materie prime critiche, essenziali allo sviluppo dell’industria dell’eolico, del fotovoltaico e della mobilità elettrica.

Mobilità che cambia: una sfida vincere con la circolarità 

di Teodoro Lio, Consumer& Manufacturing Industries Lead di Accenture Italia, Europa Centrale e Grecia

Il mondo Automotive sta vivendo la più profonda trasformazione dalla sua nascita, con la combinazione di elettrificazione, trasformazione dell’esperienza di mobilità e transizione verso la sostenibilità. In questo contesto, tutti gli attori di questo mercato hanno la necessità di rivedere visione strategica, modelli di business e operating model. La circolarità è uno degli strumenti chiave per indirizzare queste sfide e, nello stesso tempo, a migliorare la resilienza della catena del valore.

 

L’economia circolare, infatti, può ridurre la dipendenza dai puri volumi di vendita delle automobili, spostando il focus sui servizi e sul miglioramento delle prestazioni del ciclo di vita del prodotto, portando a una crescita dei ricavi per veicolo.

 

La filiera automotive può sfruttare le sue forze nell’orchestrare ecosistemi complessi per guidare la transizione verso la circolarità, attraverso l’ottimizzazione della intera value chain e l’adozione di modelli as-a-service. Questo migliorerà l’impatto di sostenibilità e in parallelo aumenterà il value pool per veicolo.