di Andrea Cardinali, direttore generale UNRAE
Il negoziato europeo sul Pacchetto automotive si sta avvicinando a un punto di caduta, ma al di là di quale sarà il compromesso finale, per l’Italia il vero nodo è un altro. Al netto di qualunque “sconto”, l‘obiettivo al 2035 resterà unico per tutti i 27 Stati membri e, ovunque si atterri, il nostro Paese parte da una distanza enorme rispetto agli altri mercati, che nessun ritocco percentuale potrà colmare. Il divario nella diffusione delle vetture elettriche pure è ormai una sorta di burrone, che rischia di compromettere la stessa coesione europea. Siamo il secondo mercato per volumi della UE: ci servono condizioni concrete per poter recuperare terreno e partecipare alla transizione.
La spinta decisiva deve arrivare dalle scelte nazionali, sfruttando i margini consentiti dall’Unione europea: la prossima Legge di bilancio è il primo banco di prova. Gli spazi finanziari esistono, grazie alla clausola di salvaguardia per la sicurezza energetica. Con il prezzo del gasolio ai livelli attuali, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati è ormai una necessità primaria per famiglie e imprese: la defiscalizzazione delle auto aziendali a zero e basse emissioni è la misura più rapida, efficace ed efficiente per invertire la tendenza, rinnovare il parco circolante e generare un bacino di usato recente e accessibile.
Foto Ufficio Stampa Unrae

Consumatore finale: qual è il prezzo reale del petrolio?