Il dopo elezioni UE: messaggio agli europarlamentari italiani

Effetto incentivi: l'auspicio di crescita per le nuove tecnologie green

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

L’80% delle regolamentazioni del settore automotive viene definito in Europa. È pertanto fondamentale che gli eletti al Parlamento europeo siano consapevoli dell’importanza che i prossimi 5 anni avranno per la tenuta industriale e sociale dell’industria italiana della mobilità.

Se vogliamo dare alle nostre imprese la possibilità di competere ancora a livello globale, serve un approccio pragmatico e razionale nella regolamentazione.

L’Europa, per rimanere un posto attrattivo dove produrre veicoli, deve adottare un piano straordinario di politica industriale che rilanci e supporti le imprese negli investimenti in ricerca e sviluppo nelle nuove tecnologie (elettrico, idrogeno, software defined vehicles), nella riconversione produttiva e riqualificazione dei lavoratori.

Bisogna assolutamente ridurre i costi dell’energia, incrementare la circolarità delle produzioni e rendersi autonomi nell’approvvigionamento e trattamento delle materie prime. Come ha auspicato anche il presidente Mario Draghi nell’anticipazione del suo report all’Ecofin, senza più tabù, dobbiamo velocemente adottare azioni concrete per rilanciare la competitività europea.

Nel prossimo mandato sono in programma, tra le altre, le clausole di revisione relative alle regolamentazioni sui target di riduzione delle emissioni di CO2 dei veicoli leggeri al 2035 e pesanti al 2040. Senza perdere di vista l’obiettivo condiviso di un’ambiziosa decarbonizzazione, l’auspicio è che le istituzioni europee rivedano le metodologie di raggiungimento degli obiettivi in un’ottica neutrale e plurale, che consenta a tutte le tecnologie di poter contribuire alla causa.

Dagli europarlamentari italiani ci aspettiamo, quindi, che facciano squadra nazionale, per portare avanti uniti azioni fondamentali per la filiera italiana in considerazione della sua rilevanza.

In particolare, ci riferiamo alla necessità di  poter considerare gli investimenti pubblici per la transizione energetica fuori dal “patto di stabilità” e di adottare un “temporary framework automotive” che consenta alle aziende di ogni dimensione e su tutto il territorio nazionale di essere supportate nella transizione”.

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