di Ivan Scelsa, scrittore e giornalista
Il Dieselgate, noto anche come scandalo su scala planetaria sulle emissioni, arriva come un fulmine a ciel sereno nel 2015, quando l’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA) certifica la falsificazione delle emissioni di diverse automobili alimentate a gasolio prodotte dal Gruppo Volkswagen e vendute sia negli Stati Uniti d’America che in Europa.
L’Agenzia prova come Volkswagen abbia intenzionalmente progettato i suoi motori diesel Turbocharged Direct Injection (TDI) affinché attivassero i sistemi di controllo delle emissioni solamente durante i test di controllo, con il chiaro intento di fare in modo che i valori di ossidi di azoto (NOx) dei veicoli rientrassero nei limiti prescritti dalla legislazione vigente.
Ma cosa è accaduto dopo? Beh, prima di analizzare gli accadimenti, occorre sottolineare la bravura (o furbizia, fate voi…) nel trasformare quello che si sarebbe dovuto chiamare “VolkswagenGate” in DieselGate,spostando così l’attenzione dell’opinione pubblica sui motori Diesel piuttosto che sull’operazione fraudolenta messa in atto dal Gruppo tedesco. Bravi, eh?!? Guardiamo però oltre questa mirabile mossa comunicativa a cui hanno sicuramente contribuito agenzie e media di indubbio peso specifico.
Già, perché quanto accaduto in quest’ultimo decennio ha ancora di più dell’incredibile, con le massime autorità continentali a suffragare una spinta ecologista priva di alcun fondamento di fattibilità, oltre che pericolosamente cancerogena sin dagli albori per l’intero comparto automotive del Vecchio Continente. Finita qui, direte. Purtroppo no.
Capita poi che, casualmente, dai laboratori d’Oriente, “sfugga” un pericoloso virus (il Covid-19), un vero flagello per l’equilibrio socio-economico mondiale. Di pari passo, si palesa una asserita mancanza di microchip che ferma tutto il comparto estero (ndr. guarda caso molto meno quello orientale…) e la tempesta perfetta è servita!
A nulla servono allarmi, proposte e idee lanciate dai più lucidi osservatori, politici e addetti del settore: il dado è tratto e il pasticcio ormai infornato, con tutte le Case europee in crisi, nera, profonda. Questa è storia, inopinabile, vera! Il 2025 volge alla termine e, alcune notizie insistentemente circolanti da mesi riportano tutto lì, dove il caos è stato creato, a chi questa bomba l’ha inevitabilmente innescata e mal gestita: la Germania, quella che oggi trema e forse piangerà, più di tutte.

Bonus colonnine: segnale positivo per il mercato con la “scossa”